SAN FRANCESCO E IL VANGELO 137
LUNEDI' 16 MAGGIO 2016
S.Margherita da Cortona--memoria
S.Margherita da Cortona--memoria
MARCO 9, 14-29
Credo, Signore; aiuta la mia incredulità.
Credo, Signore; aiuta la mia incredulità.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
Parola del Signore
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1594
UN CANTICO PER LE CLARISSE
1594 45. Sempre in quei giorni e nello stesso luogo, dopo che Francesco ebbe composto le
Laudi del Signore per le sue creature, dettò altresì alcune sante parole con melodia, a
maggior consolazione delle povere signore del monastero di San Damiano, soprattutto
perché le sapeva molto contristate per la sua infermità. E poiché, a causa della malattia, non
le poteva visitare e consolare personalmente, volle che i suoi compagni portassero e facessero
sentire alle recluse quel canto.
In esso, Francesco si proponeva di manifestare alle sorelle, allora e per sempre, il suo
ideale: che cioè fossero un solo cuore nella carità e convivenza fraterna, poiché quando i frati
erano ancora pochi, esse si erano convertite a Cristo, dietro l'esempio e i consigli di lui,
Francesco. La loro conversione e santa vita è gloria ed edificazione non solo dell'Ordine dei
frati, di cui sono pianticella, ma anche di tutta la Chiesa di Dio. Perciò, sapendo Francesco che le sorelle, fino dai primordi, avevano condotto e
conducevano una vita dura e povera, sia per volontà propria sia per necessità, il suo animo si
volgeva con sentimenti di pietà e amore verso di loro. Perciò in quel canto le pregava perché,
dal momento che il Signore le aveva riunite da molte parti nella santa carità, nella santa
povertà e nella santa obbedienza, continuassero a vivere e morire in queste virtù.
E raccomandava specialmente che, usando le elemosine che il Signore inviava loro,
provvedessero con saggia discrezione, con gioia e gratitudine alle necessità dei loro corpi, e
che le sorelle sane portassero pazienza nei travagli che duravano per curare le ammalate, e
queste fossero pazienti nelle infermità e privazioni che pativano.
1594 45. Sempre in quei giorni e nello stesso luogo, dopo che Francesco ebbe composto le
Laudi del Signore per le sue creature, dettò altresì alcune sante parole con melodia, a
maggior consolazione delle povere signore del monastero di San Damiano, soprattutto
perché le sapeva molto contristate per la sua infermità. E poiché, a causa della malattia, non
le poteva visitare e consolare personalmente, volle che i suoi compagni portassero e facessero
sentire alle recluse quel canto.
In esso, Francesco si proponeva di manifestare alle sorelle, allora e per sempre, il suo
ideale: che cioè fossero un solo cuore nella carità e convivenza fraterna, poiché quando i frati
erano ancora pochi, esse si erano convertite a Cristo, dietro l'esempio e i consigli di lui,
Francesco. La loro conversione e santa vita è gloria ed edificazione non solo dell'Ordine dei
frati, di cui sono pianticella, ma anche di tutta la Chiesa di Dio. Perciò, sapendo Francesco che le sorelle, fino dai primordi, avevano condotto e
conducevano una vita dura e povera, sia per volontà propria sia per necessità, il suo animo si
volgeva con sentimenti di pietà e amore verso di loro. Perciò in quel canto le pregava perché,
dal momento che il Signore le aveva riunite da molte parti nella santa carità, nella santa
povertà e nella santa obbedienza, continuassero a vivere e morire in queste virtù.
E raccomandava specialmente che, usando le elemosine che il Signore inviava loro,
provvedessero con saggia discrezione, con gioia e gratitudine alle necessità dei loro corpi, e
che le sorelle sane portassero pazienza nei travagli che duravano per curare le ammalate, e
queste fossero pazienti nelle infermità e privazioni che pativano.
MEDITAZIONE
La potenza della preghiera è in relazione alla qualità della fede. Gesù guarisce un ragazzo la cui malattia era attribuita al demonio. Al padre disperato, e ai discepoli che non sono riusciti a guarirlo, Gesù ricorda che niente è impossibile a Dio, la cui volontà va ricercata attraverso la fede e la preghiera. Ecco, noi li possediamo i due strumenti che ci permettono di cercare il dialogo con Lui, la fede e la preghiera; solo con questi due doni siamo in grado di acquisire la sapienza del cuore che ci permette di dare il vero valore alle cose e alle situazioni che ci circondano. Anche noi partecipiamo alla redenzione di Cristo con la nostra fede: essa si rafforza ogni volta che accettiamo la croce e l’obbedienza a Colui che ci rende liberi…..Francesco, uomo di grande fede, pregava sempre, in casa e fuori casa. ”Quando ... pregava nelle selve e in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava la terra di lacrime, si batteva con la mano il petto; e lì, quasi approfittando di un luogo più intimo e riservato, dialogava spesso ad alta voce col suo Signore: rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre, parlava all'Amico, scherzava amabilmente con lo Sposo. E in realtà, per offrire a Dio in molteplice olocausto tutte le fibre del cuore, considerava sotto diversi aspetti Colui che è sommamente Uno. Spesso senza muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e, concentrando all'interno le potenze esteriori, si alzava con lo spirito al cielo. In tale modo dirigeva tutta la mente e l'affetto a quell'unica cosa che chiedeva a Dio: non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente. “ FF682.
PREGHIERA
Signore Gesù, noi crediamo in Te, o meglio vorremmo credere in Te: aiuta la nostra incredulità. Donaci un segno della tua bontà onnipotente, perchè ritroviamo la forza di perseverare nella preghiera. Tu che sei la nostra speranza nei secoli dei secoli.
Signore Gesù, noi crediamo in Te, o meglio vorremmo credere in Te: aiuta la nostra incredulità. Donaci un segno della tua bontà onnipotente, perchè ritroviamo la forza di perseverare nella preghiera. Tu che sei la nostra speranza nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

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