giovedì 30 agosto 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 31 AGOSTO 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 243
VENERDI' 31 AGOSTO 2018
S.ARISTIDE
MATTEO 25, 1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Parola del Signore
DAL TRATTATO DEI MIRACOLI
CAPITOLO VIII
DI COLORO CHE IL SANTO SOTTRASSE ALLA MORTE
877 54 Presso Corneto, grosso paese e assai potente della diocesi di Viterbo, dove si procedeva nel luogo dei frati alla fusione di una campana di non poco peso, ed erano venuti molti amici dei frati per portare il loro aiuto, portata a termine la fusione, con grande letizia si cominciò a pranzare. Ed ecco, un fanciullo di appena otto anni, di nome Bartolomeo, il cui padre e lo zio avevano lavorato per la fusione, portare ai convitati una vivanda. All'improvviso si sollevò un violentissimo vento, che scosse l'edificio, e scagliò contro quel fanciullo la porta della casa che era molto grande e molto pesante. L'urto fu di tanta violenza da far credere che egli, oppresso dall'immane peso, ne fosse rimasto fatalmente schiacciato. Infatti giaceva del tutto coperto sotto il peso, sì che non si poteva veder nulla di lui. Alla fusione succede la confusione, e alla gioia dei convitati il lutto dei dolenti. Si alzarono tutti dalla mensa, lo zio insieme agli altri, invocando san Francesco, e accorsero presso la porta. Invece il padre, irrigidito dalla sorpresa e non potendosi muovere per lo strazio, faceva promesse ad alta voce e offriva il figlio a san Francesco. Venne tolto il peso funesto di dosso al fanciullo ed ecco apparire lieto, senza alcun segno di lesione, come svegliato dal sonno, colui che tutti credevano morto. Alla confusione seguì il ritorno della gioia e all'interruzione del pranzo una grandissima esultanza. Il fanciullo stesso ebbe occasione di assicurare proprio a me che non era rimasto in lui nessun segno di vita, finché giaceva sotto il peso. In seguito, a quattordici anni di età, divenne frate minore, e fu anche letterato ed eloquente predicatore dell'Ordine.
MEDITAZIONE
Agli occhi di Gesù, è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, nella grazia santificante, e chi si rialza subito se, per debolezza, cade. Allora “Vegliate”, perché nessuno, all’infuori di Dio, conosce il giorno e l’ora. Francesco era sempre pronto ad accogliere il suo Signore. ""Infatti, una notte, mentre vegliava in meditazione, improvvisamente sentì una cetra
suonare con un'armonia meravigliosa e una melodia dolcissima. Non si vedeva nessuno, ma si avvertiva benissimo l'andare e venire del citaredo dal variare del suono, che ora proveniva da una parte ed ora dall'altra. Rapito in Dio, a quel canto melodioso, fu invaso da tanta dolcezza che credette di trovarsi nell'altro mondo. L'avvenimento non sfuggì ai frati suoi familiari. Essi, d'altronde, sapevano da indizi sicuri che il Signore veniva spesso a visitarlo, donandogli consolazioni così sovrabbondanti che non riusciva a tenerle completamente nascoste. "" FF1100

PREGHIERA
O Dio, la tua sapienza
va in cerca di quanti ne ascoltano la voce,
rendici degni di partecipare al tuo banchetto
e fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade,
perché non si estinguano nell’attesa,
ma quando tu verrai
siamo pronti a correrti incontro,
per entrare con te alla festa nuziale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 29 agosto 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 30 AGOSTO 2018

una foto.
1 h

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 242
GIOVEDI' 30 AGOSTO 2018
S.MARGHERITA WARD
MATTEO 24,42-51
Tenetevi pronti.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Parola del Signore
DAL TRATTATO DEI MIRACOLI
CAPITOLO VIII
DI COLORO CHE IL SANTO SOTTRASSE ALLA MORTE
876 53. C'erano in una casa, presso Nettuno, tre donne, di cui una molto devota ai frati e a san Francesco. Squassata dal vento la casa crollò e travolse due di esse, uccidendole e seppellendole. Il beato Francesco, subito invocato, si presentò e non permise che la sua devota fosse ferita in alcun modo. Infatti il muro, a cui la donna era appoggiata, rimase intatto all'altezza di lei, e su di essa una trave, precipitando dall'alto, si adattò in modo da sostenere tutto il peso del gravoso crollo. Gli uomini, accorsi al fragore del crollo, non ebbero che a piangere per le due donne morte, e a ringraziare san Francesco per quella rimasta viva, devota dei frati.
MEDITAZIONE
Come cristiani e francescani, dobbiamo sentirci stimolati a un duplice progresso nelle nostre relazioni con le altre persone, progresso nella fede e progresso nell'amore, progresso spirituale e progresso umano. Dovremmo saper esprimere la nostra comunione di fede con gli altri cristiani, non rimanere sempre a un livello superficiale di conversazione banale, ma comunicare vicendevolmente la ricchezza della fede. E, d'altra parte, saper unire alla fede una grande cordialità umana: crescere e abbondare nell'amore vicendevole e nell'amore universale. Francesco stimolava tutti i frati e seguaci ad amare Dio e servirlo nel prossimo. Nella "Regola non bollata" scrisse: " E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue (Cfr. Ap 7,9), tutte le nazioni e tutti gli uomini d'ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili (Lc 17,10), umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo." FF68

PREGHIERA
O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli,
concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi
e desiderare ciò che prometti,
perché fra le vicende del mondo
là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 28 agosto 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 29 AGOSTO 2018



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 241
MERCOLEDI' 29 AGOSTO 2018
MARTIRIO DI S.GIOVANNI BATTISTA-memoria-p.-
MARCO 6,17-29
Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore
Leggenda Maggiore di San Bonaventura X,3: FF 1322
1322 3. Un certo Martino aveva condotto i buoi al pascolo, lontano dal suo paese. Uno dei buoi cadde e si fratturò una gamba molto malamente, sicché non c'era modo di rimediare. Martino decise di scuoiarlo; ma non avendo l'arnese necessario e dovendo tornare a casa a prenderlo, lasciò a san Francesco la cura del bue, fiducioso che il Santo lo avrebbe custodito fino al suo ritorno dall'assalto dei lupi. Ritornò il mattino dopo, prestissimo, con lo scortichino, nel bosco dove aveva lasciato il bue, ma lo trovò che pascolava, così sano che non si riusciva assolutamente a distinguere quale fosse la gamba fratturata. Martino rese grazie al buon pastore che aveva custodito con tanta cura 11 suo bue e lo aveva guarito. L'umile Santo ama soccorrere tutti quanti lo invocano e non sdegna di venir incontro alle necessità, per quanto piccole, degli uomini. Infatti ad un tale di Amiterno fece ritrovare il giumento che gli era stato rubato. A una donna di Antrodoco riaggiustò perfettamente un catino nuovo, che, cadendo, s'era rotto in mille pezzi. Anche ad un contadino di Montolmo, nelle Marche, riaggiustò il vomere, reso inutilizzabile da una rottura.

MEDITAZIONE
Giovanni aveva avuto una missione: preparare la venuta del Regno, Gesù è il Regno, come “una voce che grida nel deserto”; la sua voce echeggiò infatti nel deserto di Giuda, ma soprattutto nel deserto di cuori duri come la pietra. Eppure non cadde invano; alcuni dei primi discepoli di Gesù vennero da quanti l’avevano ascoltata. La verità non manca di farsi strada, magari faticosamente, se proclamata con la vita, e a scalfire anche la roccia. Tutta la vita di Giovannni è stata una testimonianza resa al cristo: dopo avergli preparato la strada, Giovanni lo ha additato ai suoi discepoli, felice di cedergli il passo e di scomparire davanti a Lui, avendo compiuto la sua missione. Giovanni è stato un testimone senza fronzoli e orpelli, ma anche senza compromessi e cedimenti; esigente prima con se stesso e poi con gli altri: un testimone luminoso che dà inizio ad una schiera non ancora interrotta di testimoni che continuano a pagare nel tempo della Chiesa la loro fedeltà a Cristo e al suo regno di verità, di giustizia e di pace.

PREGHIERA
In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso. Per la tua giustizia liberami e difendimi, tendi a me l’orecchio e salvami. Sii tu la mia roccia, una dimora inaccessibile, hai deciso di darmi salvezza: davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Sei tu mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno: a te la mia lode senza fine. 
Dal salmo 71
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 28 AGOSTO 2018

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SAN FRANCESCO E IL VANGELO 240
MARTEDI' 28 AGOSTO 2018
S.AGOSTINO-memoria-
Matteo 23, 23-26
Queste erano le cose da fare, senza tralasciare quelle.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: 
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
Parola del Signore
Leggenda maggiore di San Bonaventura IX,3: FF 1318
1318 3. Un cavaliere di Borgo, in provincia di Massa, denigrava con estrema sfacciataggine le opere e i miracoli del beato Francesco. Insultava e ingiuriava i pellegrini che si recavano a venerare il suo sepolcro e, nella sua frenesia, si scagliava pubblicamente contro i frati. Una volta quel peccatore ostinato, per contestare la gloria del Santo di Dio, uscì in quest'esecrabile bestemmia: “ Se codesto Francesco è davvero un santo, che io muoia oggi stesso d'un colpo di spada; se, invece, non è un santo, che io resti incolume ”. L'ira di Dio non tardò a colpire col giusto supplizio colui che ormai aveva trasformato la sua preghiera in colpa. Infatti di lì a poco, suo nipote, sentendosi ingiuriare da quel bestemmiatore, sguainò la spada e gliela immerse nel ventre. In quel giorno stesso lo scellerato morì e divenne preda dell'inferno, figlio delle tenebre: perché tutti imparassero a non contrastare con espressioni blasfeme gli stupendi prodigi di Francesco e a celebrarli con debite lodi.

MEDITAZIONE
Quanti cristiani vivono nell’ipocrisia! Portano una maschera! Non si può ingannare Dio nascondendo l’infedeltà del proprio cuore sotto un’ostentata fedeltà agli atti di culto. Facciamo in modo che Gesù non debba rimproverare a noi, suoi discepoli di oggi, lo stesso atteggiamento che ha rimproverato nei farisei del suo tempo. Purtroppo,gli ipocriti, non si accontentano di essere malvagi, ma vogliono anche passare per buoni, e con la loro falsa virtù fanno sì che gli uomini non osino più fidarsi di quella vera. San Francesco, nella seconda “Lettera ai fedeli” scrisse:
“[FF 186] Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore (Cfr. Sal 33,9) e preferiscono le tenebre alla luce (Gv 3,19), rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: "Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti" (Sal 118,21). Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37.39).

PREGHIERA
Liberaci da qualsiasi ipocrisia, Signore, e fa che cerchiamo con cuore semplice e retto la giustizia, la pietà e la lealtà. Purificati nell’intimo del nostro essere potremo allora invitare gli uomini a venire a Te, che regni nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio e in te il suo compimento" Amen.

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27 AGOSTO 2018

 
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 239
LUNEDI' 27 AGOSTO 2018
S.MONICA-memoria-
MATTEO 23,13-22
Guai a voi, guide cieche.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: 
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».
Parola del Signore
DAL TRATTATO DEI MIRACOLI
CAPITOLO VIII
DI COLORO CHE IL SANTO SOTTRASSE ALLA MORTE
873
50. Nel paese di Pofi, situato in Campagna, un sacerdote di nome Tommaso, si recò con molti a riparare un mulino di proprietà della sua chiesa. Sotto il mulino c'era un gorgo profondo e vi scorreva un canale di copiosa portata. Mentre dunque il sacerdote passeggiava incauto lungo le rive del canale, all'improvviso vi cadde dentro e in un attimo venne spinto dalla violenza impetuosa dell'acqua contro le pale, dalla cui forza viene mosso il mulino. Giaceva irrigidito su quel legno, incapace di qualsiasi movimento. Sulla sua faccia, coricato com'era, si scatenava la violenza delI'acqua, tale da annebbiargli sia l'udito che la vista. Non più la parola ma soltanto il cuore gli era rimasto, con cui invocava flebilmente san Francesco. La vittima rimaneva così esanime per lungo tempo, mentre gli amici tornavano di corsa disperando ormai di salvarlo; finalmente il mugnaio propose: "Giriamo con forza il mulino in senso contrario in modo che ributti fuori il cadavere". Puntellandosi dunque con forza, fecero girare la macina in senso contrario e scorsero l'uomo caduto in acqua ancora vivo. Mentre il sacerdote ancor vivo continua a dibattersi nell'acqua, gli appare un frate minore, vestito di abito bianco e cinto di corda, che con grande dolcezza, traendolo per un braccio lo tira fuori dal fiume, e gli dice: "Io sono Francesco che tu hai invocato". Colui allora così liberato si meravigliò altamente, e cominciò a correre qua e là esclamando: "Fratello, fratello!". E volto ai circostanti: "Dov'è? Per quale strada si è allontanato? ". Tutti i presenti allora tremando, si buttarono proni a terra, glorificando Dio e il suo Santo.

MEDITAZIONE
Siamo chiamati ad un rapporto sincero con il Signore; ad aprire completamente il nostro cuore perché in noi si realizzi il suo piano d’amore. Riconoscere Dio come nostro Signore ed affidarsi completamente a Lui, significa guardare il nostro prossimo, e non solo quello più vicino a noi, come veri figli di Dio, accomunati nella fratellanza in Cristo. Francesco ha riconosciuto Cristo come suo Signore e, della sua vita e della sua persona ne ha fatto un'offerta a Lui gradita.

PREGHIERA
Suscita sempre nella tua Chiesa, Signore,
lo spirito che animò il tuo vescovo Agostino,
perché anche noi, assetati della vera sapienza,
non ci stanchiamo di cercare te,
fonte viva dell’eterno amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen


domenica 26 agosto 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 16 AGOSTO 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 228
GIOVEDI' 16 AGOSTO 2018
S.STEFANO D'UNGHERIA
MATTEO 18,21-19,1
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Parola del Signore
TRATTATO DEI MIRACOLI
CAPITOLO VII
MORTI RISUSCITATI PER I MERITI DEL BEATO FRANCESCO
863
40. Mi accingo a parlare dei morti risuscitati per i meriti del confessore di Cristo, e chiedo agli ascoltatori e ai lettori d'essere attenti. Trascurerò nella narrazione, per amor di brevità, molte circostanze, e tacendo le esaltazioni degli ammiratori, annoterò soltanto le cose mirabili.
Nel paese di Monte Marano, presso Benevento, una donna, di nobile casato, ancor più nobile per virtù, si era affezionata con speciale devozione a san Francesco, e lo serviva con profonda dedizione. Oppressa da malattia ed ormai giunta all'estremo, seguì la sorte di ogni mortale. Poiché essa morì verso il tramonto, venne differita la sepoltura al giorno dopo, per permettere alla numerosa folla dei suoi cari di partecipare al sacro rito. Di notte arrivarono i chierici con i salteri per cantare le esequie e le veglie notturne, mentre tutt'attorno stava la folla. Ed ecco all'improvviso, alla vista di tutti, si levò la donna sul letto e chiamò tra i presenti un sacerdote, suo padrino, dicendogli: "Voglio confessarmi, padre, ascolta il mio peccato! Io, infatti sono morta ed ero destinata a una dura prigione, poiché non avevo confessato ancora un peccato che ora ti rivelerò. Ma avendo san Francesco, a cui fui sempre molto devota pregato per me--essa soggiunse --, mi è stato permesso dl ritornare in vita in maniera che, confessato quel peccato, possa meritare il perdono. Ed ecco, davanti a voi tutti, confessato il peccato, mi affretterò al promesso riposo ". Confessatasi con tremore al tremante sacerdote, e ricevuta l'assoluzione, essa si coricò quietamente sul letto e si addormentò felice nel Signore.
Chi può dunque esaltare con degne lodi la misericordia di Cristo? Chi celebrare la virtù della confessione e i meriti del Santo con degna lode?

MEDITAZIONE
La nostra vita deve essere orientata dal dono di Dio: ricevere il dono di Dio nell'Eucaristia è fondamentale, se vogliamo avere il giusto orientamento e superare le difficoltà della vita in modo positivo; invece di esserne abbattuti saperle trasformare in occasioni di progresso. 
Gesù nel duplice comandamento dell'amore ha precisato: "Amerai il Signore tuo Dio... Amerai il tuo prossimo". "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato": una esigenza meravigliosa, in fondo: soltanto amare. Siamo fatti per amare, lo sentiamo. Quindi è una esigenza che accogliamo con entusiasmo, quando la capiamo bene. Però d'altra parte è una esigenza reale, perché l'amore è esigente, l'amore non si vive senza accettare sacrifici, senza accettare rinunce. L'amore è duro come l'inferno, dice il Cantico dei Cantici. In certe circostanze sentiamo che non è facile amare sul serio. È quindi una vera esigenza. Però una esigenza che è contemporaneamente un dono di Dio. Gesù viene in noi per amare; possiamo amare grazie al suo cuore, che ci è dato. La vita cristiana è proprio questo accogliere il dono di Dio, il dono dell'amore di Dio, non soltanto un modo passivo, essendo amati da lui, ma in modo anche attivo: amando con lui. Così è vissuto Francesco: si commuoveva sempre profondamente nel sentire l'amore di Dio. ""Fra le altre parole, che ricorrevano spesso nel parlare, non poteva udire l'espressione " amore di Dio " senza provare una certa commozione. Subito infatti, al suono di questa espressione "amore di Dio" si eccitava, si commuoveva e si infiammava, come se venisse toccata col plettro della voce la corda interiore del cuore."" FF784.

PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno,
che ci dai il privilegio di chiamarti Padre,
fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare
nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26 AGOSTO 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 238
DOMENICA 26 AGOSTO 2018
GIOVANNI 6,60-69
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». 
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore
Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,1 : FF 1315
1315 1. Dalle parti di Poitiers, in un villaggio chiamato Le Simon, un sacerdote di nome Reginaldo aveva ordinato ai suoi parrocchiani di celebrare solennemente la festa di san Francesco, per il quale aveva molta devozione. Ma un popolano, che non conosceva la potenza del Santo, non tenne conto dell'ordine del suo parroco. Uscito fuori nel campo per far legna, mentre si accingeva al lavoro, udi per tre volte una voce che gli diceva: “ E festa: non si può lavorare ”. Quel servo temerario, che non aveva ascoltato il comando del sacerdote, non si lasciò impressionare neppure dalla voce del cielo. Ma la potenza di Dio, a gloria del suo Santo, intervenne senza indugio con un miracolo, che fu anche un castigo. Il contadino aveva già alzato con una mano la scure per dar inizio al lavoro, mentre con l'altra teneva la forcella: ma ecco che per intervento divino, ognuna delle mani gli rimase attaccata all'arnese che impugnava e le dita gli si irrigidirono in modo tale che non riusciva più a staccarle. Stupefatto, non sapendo che fare, corse alla chiesa, mentre molti accorrevano da ogni parte per vedere il prodigio. Con il cuore contrito, si inginocchiò davanti all'altare; poi, per suggerimento di uno tra i molti sacerdoti là invitati per la festa, fece umilmente a san Francesco tre voti, come tre volte aveva sentito la voce del cielo: di celebrare con onore la sua festa; di venire, nel giorno della festa, in quella chiesa in cui ora si trovava e di andare in pellegrinaggio al sepolcro del Santo. Prodigio stupendo da raccontare: formulato un voto, rimase libero un primo dito; pronunciando il secondo, si sciolse l'altro, ma, emesso il terzo voto, non si staccò solo il terzo dito, ma tutta quanta la mano. Così pure avvenne, successivamente, per l'altra mano. Intanto la gente, ormai accorsa in gran numero, implorava con molta devozione la clemenza del Santo. L'uomo, riacquistato il libero uso delle mani, depose da se stesso i suoi attrezzi mentre la folla lodava Dio per la meravigliosa potenza dei Santo, che tanto meravigliosamente poteva colpire e risanare. A ricordo del fatto, sul luogo stesso fu costruito un altare in onore di san Francesco e davanti all'altare furono appesi quei famosi attrezzi, che anche oggi si possono vedere. Molti altri miracoli furono compiuti là e nei dintorni, quasi per dimostrare che il Santo regna glorioso nei cieli e che qui in terra si deve celebrare col debito onore la sua festa.

MEDITAZIONE
I discepoli sentono il discorso di Gesù come inaccettabile. Perché, quando qualcuno afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, ciò oltrepassa di molto il concepibile. E tuttavia: in nome dei Dodici, Pietro esprime la sua professione di fede in colui che parla in termini così poco comprensibili. Egli la giustifica in un modo sorprendente: “Soltanto le tue parole (incomprensibili) sono parole di vita eterna”. Nessun mortale è capace di pronunciare queste parole, che vanno ben oltre quello che chiunque potrebbe dire. Solo chi resta incomprensibile pur rivelandosi - con parole di vita eterna - è capace di offrire agli uomini l’ultimo rifugio. Ma, se la parola del “pane di vita” resta incompresa e scandalizza, cosa sarà della croce? Chi comprenderà che elevato sulla croce il Cristo si eleva anche nella gloria? Credere non è comprendere, ma rischiare un impegno. San Francesco si è impegnato, senza alcuna incredulità. L’unione con Cristo avviene attraverso la sua Parola e per mezzo del cibo che Egli ci ha dato come segno evidente del suo amore per noi: Egli ha voluto unirsi a noi, fare di noi il suo corpo, in modo che fossimo una cosa sola con Lui, come il corpo è unito alla testa.

PREGHIERA
Padre, rendi il mio amore sorridente, perché sia ancor più ricco di amore! Fa in modo che il mio sorriso, possa esprimere la più pura bontà! Insegnami a dimenticare con un sorriso le mie preoccupazioni e le mie pene, per prestare attenzione soltanto alle gioie degli altri. Il mio volto sorridente renda i miei contatti col prossimo più cordiali e più caldi di fraternità.
Conservami il sorriso nelle ore dolorose, perché anche in quei momenti io possa continuare a donarmi al prossimo. Aiutami a custodire in fondo al cuore quella gioia di amare che si manifesta attraverso il sorriso. E tu, Maria, insegnami a servire il Signore, con gioia, sorridendo, a qualunque costo. Amen

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 15 agosto 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 15 AGOSTO 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 227
MERCOLEDI' 15 AGOSTO 2018
ASSUNZIONE DELLA B.V.MARIA-solennità-proprio-
LUCA 1,39-56
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. 
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore
+TRATTATO DEI MIRACOLI
CAPITOLO VI
DONNA GIACOMA DEI SETTESOLI
861 Continuerò il racconto di questo pellegrinaggio--perché tale è stato veramente-- per non lasciare senza consolazione la nobile pellegrina. La moltitudine e soprattutto il devoto popolo della città attendeva ormai prossimo il passaggio del Santo dalla morte alla vita. Ma alla venuta della pellegrina romana il Santo si era un poco ripreso e si pensava allora che sarebbe vissuto ancora. Perciò quella signora pensò di licenziare il resto della comitiva, per rimanere lei sola con i figli e pochi scudieri. Ad essa però il Santo disse: " Non farlo, poiché io partirò sabato e tu te ne andrai la domenica con tutti". E così accadde: alI'ora predetta entrò nella Chiesa trionfante colui che aveva combattuto così eroicamente in quella militante. Tralascio qui il concorso delle folle, i cori inneggianti, i rintocchi solenni delle campane, le copiose lacrime; tralascio i pianti dei figli, i singhiozzi degli amici, i sospiri dei compagni. Mi limiterò a narrare come la pellegrina, privata del conforto del Padre, fu consolata.
MEDITAZIONE
Celebriamo oggi il mistero dell’Assunzione. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. L’Apocalisse ci mostra “un segno grandioso del cielo”: la Donna che ha il sole per mantello, e una corona di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale. “Figura e primizia della Chiesa”. Primizia nel dolore della maternità al servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza. Il suo eterno Magnificat. 
Francesco ""Circondava di indicibile amore la Madre del Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia.
In Lei, principalmente, dopo Cristo, riponeva la sua fiducia e, perciò, la costituì avvocata sua e dei suoi. In suo onore digiunava con gran devozione dalla festa degli apostoli Pietro e Paolo, fino alla festa dell'Assunzione"". FF1165.

PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno,
che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima
l’immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio,
fa’ che viviamo in questo mondo
costantemente rivolti ai beni eterni,
per condividere la sua stessa gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 14 AGOSTO 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 226
MARTEDI' 14 AGOSTO 2018
S.MASSIMILIANO M.KOLBE-memoria-
MATTEO 18,1-5.10.12-14
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Parola del Signore
Leggenda Maggiore di San Bonaventura XII, 2: FF1205
Non aveva rossore di Chiedere le cose piccole a quelli più piccoli di lui; lui, vero minore, che aveva imparato dal Maestro supremo le cose grandi. Era solito ricercare con singolare zelo la via e il modo per servire più perfettamente Dio, come a Lui meglio piace. Questa fu la sua filosofia suprema, questo il suo supremo desiderio, finchè visse: chiedere ai sapienti e ai semplici, ai perfetti e agli imperfetti, ai giovani e agli anziani frati di andare da frate Silvestro, a dirgli che cercasse di ottenere la risposta di Dio sulla tormentosa questione e che gliela facesse sapere (frate Silvestro era quello che aveva visto una croce uscire dalla bocca del Santo e ora si dedicava ininterrottamente alla orazione sul monte sovrastante Assisi). Questa stessa missione affidò alla santa vergine Chiare: indagare la volontà di Dio su questo punto, sia pregando lei stessa con le altre sorelle, sia incaricando qualcuna fra le vergini più pure e semplici, che vivevano alla sua scuola. E furono meravigliosamente d’accordo nella risposta- poiché l’aveva rivelata lo Spirito Santo- il venerabile sacerdote e la vergine consacrata a Dio; il volere divino era che Francesco si facesse araldo di Cristo e uscisse a predicare.

MEDITAZIONE
Francesco voleva vivere nella volontà di Dio, fare la volontà di Dio! Gesù è venuto per compiere la volontà del Padre suo e Padre nostro e a Lui si riferiva costantemente Francesco, per imitarlo: come Gesù amava pregare giorno e notte, in luoghi deserti e solitari. Colui che è veramente grande davanti a Dio, sprofondando nell’abisso della sua umiltà pregava così: "Signore, dammi umiltà profonda, perché io diventi degno della tua pietà”. Si dimostrava in tutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Quando apriva la bocca era per parlare con Dio nella preghiera, o per parlare di Dio ai fratelli. Dotato di grande santità era sostenuto da un intenso impeto di fervore divino. Francesco si era fatto “piccolo” e per questo è diventato grande nel Regno di Dio.

PREGHIERA 
Signore, insegnaci a non disprezzare nessuno dei piccoli che Tu metti sulla nostra strada: dal bambino difficile al povero che tende con insistenza la mano, all’emarginato che la gente “perbene” guarda dall’alto in basso. Aiutaci a vedere nella loro debolezza un segno della tua grandezza e della tua bontà, perché sono loro e quelli che assomigliano a loro, che Tu chiami nel tuo Regno.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen