lunedì 30 aprile 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 29 APRILE 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 119
DOMENICA 29 APRILE 2018
GIOVANNI 15, 1-8
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore
+Dalla LEGGENDA PERUGINA 1574
PREDICE LA CONVERSIONE DI UN MARITO
1574 27. Andava un giorno Francesco alle Celle di Cortona, seguendo la strada che scorre ai piedi della cittadina di Lisciano, presso il luogo dei frati di Preggio. E accadde che una nobildonna di quella città scese in fretta per parlare al Santo. Uno dei frati, vedendo la signora che si avvicinava, stanca per il viaggio, disse a Francesco: « Padre, per amore di Dio, aspettiamo quella signora che ci segue per parlare con te, ed è così affaticata ».
Francesco, da uomo pieno di carità e di compassione, si fermò ad attenderla. E nel vederla appressarsi trafelata e animata da fervore e devozione grande, le disse: « Cosa posso fare per te, signora? ». Rispose la donna: « Padre, ti prego di darmi la tua benedizione ». Riprese Francesco: « Sei maritata o sei nubile? ». E lei: « Padre, è molto tempo che il Signore mi ha dato la volontà di servirgli, ho avuto e ho ancora un desiderio grande di salvare l'anima mia. Ma ho un marito assai crudele e nemico a se stesso e a me per quanto riguarda il servizio di Cristo. Così un vivo dolore e un'angoscia mi affliggono l'anima fino a morirne ». Francesco, considerando lo spirito fervoroso di lei, soprattutto vedendola così giovane e di fisico fragile, fu mosso a pietà di lei, la benedisse e l'accomiatò con queste parole: « Va'pure; troverai tuo marito in casa, e gli dirai da parte mia che prego lui e te, per amore di quel Signore che soffrì la passione di croce per noi, di salvare le vostre anime vivendo a casa vostra ». La donna se ne andò. Entrata in casa, vi trovò il marito, come le aveva detto Francesco. Questi le domandò: « Da dove vieni? ». E lei: « Vengo da un incontro con  Francesco.  Mi  ha benedetta, e le  sue parole mi  hanno consolata e allietata nel  Signore.  Inoltre mi incarica di
esortarti e pregarti a suo nome che ci salviamo l'anima rimanendo in casa nostra ». A quelle parole, per i meriti di Francesco, la grazia di Dio scese subito in cuore a quell'uomo. Rispose egli con molta delicatezza e bontà, completamente trasformato da Dio: «Signora, d'ora in poi, nel modo che vorrai, mettiamoci a servire Cristo e salviamoci l'anima, come ha raccomandato Francesco ». La moglie soggiunse: « Signore, mi sembra bene che viviamo in castità, virtù che molto piace a Dio e procura una grande ricompensa ». Concluse l'uomo: « Se piace a te, piace anche a me. In questo e in ogni altra opera buona, voglio unire la mia volontà alla tua ». Da quel giorno per lunghi anni i due vissero in castità, facendo generose elemosine ai frati e agli altri poveri. Non solo i secolari, ma anche i religiosi si stupivano della santità di quei coniugi, soprattutto perché l'uomo, da mondano che era prima, d'un tratto era divenuto così spirituale.
Perseverando in queste e in ogni altra opera buona sino alla fine, morirono a pochi giorni di distanza l'uno dall'altra. E si fece un gran compianto su di essi, per il profumo emanato dalla loro vita di bontà, lodando e benedicendo il Signore, che aveva elargito loro, fra molte altre grazie, quella di servirlo in intima concordia. Non furono separati nemmeno nella
morte, poiché si spensero l'uno appresso all'altro. E fino ai nostri giorni quelli che li conobbero li ricordano come dei santi .
MEDITAZIONE
La vera vigna di Dio di cui parlano i profeti è il Figlio che comunica la vita ai suoi. Uniti a Lui potremo portare un frutto che rimane. Ciò che il Signore non ha potuto realizzare nei limiti del suo corpo sensibile e materiale, lo realizza nel suo “corpo mistico”, nella moltitudine di coloro che gli appartengono, e attraverso i quali Egli vuole continuare ad agire e a rivelarsi. Essere una sola cosa con Cristo non è un privilegio per pochi, ma una grazia per tutti. Come si fa? Si sceglie di accettare le “potature”, ossia di togliere ciò che ci impedisce di andare avanti. Francesco realizzò questa unione e sembrava ”che Cristo e Francesco fossero una sola persona. Questa affermazione non può essere considerata temeraria da chi sa intendere bene, perchè chi aderisce a Dio diventa un solo spirito con Lui (1Cor 6,17), e lo stesso Dio sarà tutto in tutti (1 Cor 12,6).....”. FF814.

PREGHIERA
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo
come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito,
perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore,
diventiamo primizie di umanità nuova
e portiamo frutti di santità e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 30 APRILE 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 120
LUNEDI' 30 APRILE 2018
SAN PIO V
GIOVANNI 14, 21-26
Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 770 
183. A questo riguardo ripeteva spesso Francesco: "Il detrattore dice così:--Mi manca la perfezione della vita, non ho il prestigio della scienza, né doni particolari: perciō non trovo posto né presso Dio né presso gli uomini. So io cosa fare: getterō fango sugli eletti e mi acquisterō il favore dei grandi. So che il mio superiore č un uomo e alle volte fa uso del mio stesso metodo, cioč sradicare i cedri perché nella selva grandeggi unicamente il pruno. Miserabile!, nutriti pure di carne umana e rodi le viscere dei fratelli, giacché non puoi vivere diversamente! ".

Costoro si preoccupano di apparire buoni, non di diventarlo, accusano i vizi altrui ma non depongono i propri. Sanno soltanto adulare quelli, dalla cui autoritā desiderano di essere protetti, e diventano muti quando pensano che le lodi non raggiungano l'interessato. Vendono a prezzo di lodi funeste il pallore della loro faccia emaciata, per sembrare spirituali, in modo da giudicare tutto e non essere giudicati da nessuno. Godono della fama di essere santi, senza averne le opere, del nome di angeli ma non ne hanno la virtų.
MEDITAZIONE
Lo Spirito svelerà ai discepoli il rapporto nuovo che, nel Figlio, li unisce a Dio. Il Cristo regna col Padre nel cuore di ogni credente che mette in pratica con amore il suo insegnamento. Quando si ode una omelia, il cuore si scalda, e lo spirito comincia a desiderare i beni del Regno dei cieli. L'amore autentico che lo riempie gli strappa lacrime, ma questo ardore lo riempie pure di gioia. Quanto allora siamo felici di udire questo insegnamento che viene dall'alto e diviene in noi come una fiaccola che brucia, ispirandoci parole di fuoco ! Lo Spirito Santo è il grande artefice di queste trasformazioni in noi. e Francesco era ripieno di Spirito Santo. " Rivestito di virtù dall'alto, Francesco era interiormente caldo di fuoco divino, più di quanto lo fosse all'esterno per il vestito del corpo. Detestava chi nell'Ordine indossava molte vesti ed usava senza necessità indumenti delicati. Asseriva inoltre che dà segno di spirito
estinto colui che accampa la necessità, mosso non dalla ragione ma dai sensi.
«Quando lo spirito -- diceva -- si intiepidisce e si raffredda gradatamente, è inevitabile che la carne ed il sangue cerchino ciò che è loro proprio. Cosa rimane infatti quando l'anima non trova più i suoi piaceri, se non che la carne si rivolga ai suoi? Allora l'istinto naturale maschera il momento della necessità e la mentalità carnale forma la coscienza». FF655.

PREGHIERA
O Padre, che unisci in un solo volere
le menti dei fedeli,
concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi
e desiderare ciò che prometti,
perché fra le vicende del mondo
là siano fissi i nostri cuori
dove è la vera gioia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

sabato 28 aprile 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 28 APRILE 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 118
SABATO 28 APRILE 2018
B.LUCCHESE DA POGGIBONSI
GIOVANNI 14,7-14
Chi ha visto me, ha visto il Padre.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1570
VISIONE DI FRATE PACIFICO
1570 23. Un'altra volta, Francesco andava per la valle di Spoleto ed era con lui frate Pacifico,oriundo della Marca di Ancona e che nel secolo era chiamato " il re dei versi", uomo nobile e cortese, maestro di canto. Furono ospitati in un lebbrosario di Trevi.E disse Francesco al compagno: « Andiamo alla chiesa di San Pietro di Bovara, perché questa notte voglio rimanere là ». La chiesa, non molto lontana dal lebbrosario, non era officiata, giacché in quegli anni il paese di Trevi era distrutto e non ci abitava più nessuno. Mentre camminavano, Francesco disse a Pacifico: « Ritorna al lazzaretto, poiché voglio restare solo, qui, stanotte. Verrai da me domani, all'alba ». Rimasto solo in chiesa, il Santo
recitò la compieta e altre orazioni, poi volle riposare e dormire. Ma non poté, poiché il suo  fu assalito da paura e sconvolto da suggestioni diaboliche. Subito si alzò, uscì all'aperto e si fece il segno della croce, dicendo « Da parte di Dio onnipotente, vi ingiungo, o demoni, di scatenare contro il mio corpo la violenza concessa a voi dal Signore Gesù Cristo. Sono pronto a sopportare ogni travaglio. Il peggior nemico che io abbia è il mio corpo, e voi quindi farete vendetta del mio avversario ». Le suggestioni disparvero immediatamente. E il Santo, facendo ritorno al luogo dove prima si era messo a giacere, riposò e dormì in pace. Allo spuntare del giorno, ritornò da lui Pacifico. Il Santo era in orazione davanti
all'altare, entro il coro. Pacifico stava ad aspettarlo fuori del coro, dinanzi al crocifisso, pregando anche lui il Signore. Appena cominciata la preghiera, fu elevato in estasi (se nel corpo o fuori del corpo, Dio lo sa), e vide molti troni in cielo, tra i quali uno più alto, glorioso e raggiante, adorno d'ogni sorta di pietre preziose. Mentre ammirava quel]o splendore, prese a riflettere fra sé cosa fosse quel trono e a chi appartenesse. E subito udì una voce: « Questo trono fu di Lucifero, e al suo posto vi si assiderà Francesco ».Tornato in sé, ecco Francesco venirgli incontro. Pacifico si prostrò ai suoi piedi con le braccia in croce, considerandolo, in seguito alla visione, come già fosse in cielo. E gli disse: <<Padre, perdonami i miei peccati, e prega il Signore che mi perdoni e abbia misericordia di me». Francesco stese la mano e lo rialzò, e comprese che il compagno aveva avuto una visione durante la preghiera. Appariva tutto trasfigurato e parlava a Francesco non come a una persona in carne e ossa, ma come a un santo già regnante in cielo. Poi, come facendo lo gnorri, perché non voleva rivelare la visione a Francesco, Pacifico lo interrogò: « Cosa pensi di te stesso, fratello? ». Rispose Francesco: « Sono convinto di essere l'uomo più peccatore che esista al mondo ». E subito una voce parlò in cuore a Pacifico: « Da questo puoi conoscere che la visione che hai avuto è vera. Come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi ».

MEDITAZIONE
Chi vede Gesù vede il Padre. Facendogli scoprire che Gesù e il Padre sono una cosa sola, la fede dà al discepolo la forza di cui ha bisogno per continuare l'opera del maestro: nella misura in cui egli agirà “nel nome” del Cristo glorificato, la sua azione arriverà a penetrare l'umanità intera. La forza ci viene anche attraverso la preghiera, quella vera, quella che ottiene tutto, quando riusciamo a distaccarci da tutti i nostri interessi terreni per non vedere che Dio solo. “Assorto in Dio e dimentico di se stesso, non gemeva né tossiva, era senza affanno il suo respiro e scompariva ogni altro segno esteriore”. FF 681. Francesco si immergeva totalmente in Dio, ecco perchè la sua preghiera era tanto potente..... E noi abbiamo fede? E come preghiamo?

PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno,
rendi sempre operante in noi il mistero della Pasqua,
perché, nati a nuova vita nel Battesimo,
con la tua protezione possiamo portare molto frutto
e giungere alla pienezza della gioia eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27 Aprile 2018

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SAN FRANCESCO E IL VANGELO 117
VENERDI' 27 APRILE 2018
S.ZITA
GIOVANNI 14,1-6
Io sono la via, la verità e la vita.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
Parola del Signore

Dalla LEGGENDA PERUGINA 1569
A MENSA CON IL LEBBROSO
1569 22. Altra volta, essendo tornato un giorno Francesco alla Porziuncola, vi incontrò frate Giacomo il semplice, in compagnia di un lebbroso sfigurato dalle ulceri, capitato colà lo stesso giorno. Il Santo aveva raccomandato a frate Giacomo con insistenza quel lebbroso e tutti quelli che erano più corrosi dal male. A quei tempi, infatti, i frati abitavano nei lazzaretti. Giacomo faceva da medico ai più colpiti, e di buon grado toccava le loro piaghe, le curava, ne mutava le bende.Francesco si rivolse a frate Giacomo con tono di rimprovero: « Non dovresti condurre qui i fratelli cristiani, poiché non è conveniente per te né per loro ». Il Santo chiamava «fratelli cristiani » i lebbrosi. Fece questa osservazione perché, pur essendo felice che frate Giacomo aiutasse e servisse i lebbrosi, non voleva però che facesse uscire dal lazzaretto i più gravemente piagati. In più, frate Giacomo era molto semplice, e spesso andava alla chiesa di Santa Maria con qualche lebbroso. Oltre tutto, la gente ha orrore dei lebbrosi sfatti dalle ulceri. Non aveva finito di parlare, che subito Francesco si pentì di quello che aveva detto e andò a confessare la sua colpa a Pietro di Catanio, ministro generale in carica: aveva rimorso di aver contristato il lebbroso, rimproverando frate Giacomo. Per questo confessò la suacolpa, con l'idea di rendere soddisfazione a Dio e a quello sventurato. Disse quindi a frate Pietro: « Ti chiedo di approvare, senza contraddirmi, la penitenza che voglio fare ». Rispose frate Pietro: « Fratello, sia come ti piace ». Talmente  egli  venerava  e temeva  Francesco, gli era così obbediente, che non osava mutare  i  suoi  ordini, benché  in
questa e in molte altre circostanze ne restasse afflitto in cuore e anche esteriormente.Seguitò Francesco: « Sia questa la mia penitenza; mangiare nello stesso piatto con il fratello cristiano ». E così fu. Francesco sedette a mensa con il lebbroso e gli altri frati, e fu posta una scodella tra loro due.Ora, il lebbroso era tutto una piaga; le dita con le quali prendeva il cibo erano contratte e sanguinolente, così che ogni volta che le immergeva nella scodella, vi colava dentro il sangue. Al vedere simile spettacolo, frate Pietro e gli altri frati furono sgomenti, ma non osavano dir nulla, per timore del padre santo. Colui che ora scrive, ha visto quella scena e ne rende testimonianza.

MEDITAZIONE
La via che Gesù apre ai suoi discepoli è quella del servizio e dell'amore: chi segue Gesù cammina verso il Padre. Chi fonda la propria esistenza sul Cristo può essere certo di trovarsi sulla via di Dio. Gesù, che è una cosa sola col Padre, è il solo che può farcelo veramente conoscere. «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me....”. Dobbiamo avere fiducia nelle parole di Gesù: la nostra vita non si conclude con la morte, ma questa è la porta per accedere alla vita vera. Crediamo in Colui che ritornerà! Crediamo nel Signore che ci accompagna nella sua dimora dove ogni turbamento, ogni paura, cessa di esistere! Noi sappiamo che Cristo non è vienuto per se stesso, ma per noi. La sua casa è la nostra casa, suo Padre è nostro Padre. Come è semplice e quasi infantile la dottrina del cristianesimo! Noi non camminiamo da soli, non camminiamo senza guida. Cristo ha due mani: l’una per indicarci la via, l’altra per sostenerci lungo la via. È tutto ciò di cui ha bisogno il pellegrino: la Via, la Verità e la Vita.

“Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore”. (FF261)
PREGHIERA
O Padre,
principio della vera libertà e fonte di salvezza,
ascolta la voce del tuo popolo
e fa’ che i redenti dal sangue del tuo Figlio
vivano sempre in comunione con te
e godano la felicità senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 25 aprile 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26 APRILE 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 116
GIOVEDI' 26 APRILE 2018
S.PASCASIO RADBERTO
GIOVANNI 13, 16-20
Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 766
180. Inoltre, quando Francesco esortava tutti alla caritā, li invitava a dimostrare affabilitā e cortese dimestichezza. Voglio � diceva - che i miei frati si dimostrino figli della stessa madre, e che si prestino a vicenda generosamente la tonaca, la corda o ciō che uno avrā chiesto all'altro. Mettano in comune libri e tutto ciō che puō essere gradito ed anzi, direi di pių; li costringano ad accettarli ".

Ed anche a questo riguardo era il primo a darne l'esempio, per non dire cosa alcuna che prima non adempisse in lui il Cristo.
MEDITAZIONE
La via che Gesù apre ai suoi discepoli è quella del servizio, che è dono di sè. Seguendola si trova la vera felicità. Gesù, con il gesto della lavanda dei piedi, ci lascia un esempio da imitare. Lui, che è il Signore, si comporta come un servo. Questo gesto di umiltà dovrebbe far sciogliere la superbia che è incollata al nostro cuore. Se Gesù, ricco come era, si è umiliato fino alla morte in croce per la salvezza di tutti... chi siamo noi per fare tanto gli altezzosi nei confronti dei nostri fratelli? Gesù, con le Sue parole e il Suo comportamento ci istruisce ogni giorno, ma noi, oltre a essere miopi, facciamo finta di essere sordi e smemorati. Spesso ci rendiamo conto che gli insegnamenti di Gesù sono veritieri, ma ci rendiamo poco conto che per riuscire a metterli in pratica dobbiamo trasformare la nostra vita e il nostro cuore.
Francesco è riuscito a cambiare le sue abitudini e a diventare quel gran santo che tutti noi ammiriamo,.... perciò riconosciamo che era pieno di Dio e Dio agiva in lui. Come lui, cerchiamo di vivere il Vangelo nella nostra quotidianità e facciamo concreti gesti d'amore verso tutti.

PREGHIERA
O Dio, che hai redento l’uomo
e lo hai innalzato oltre l’antico splendore,
guarda all’opera della tua misericordia,
e nei tuoi figli, nati a vita nuova nel Battesimo,
custodisci sempre i doni della tua grazia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
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SAN FRANCESCO E II VANGELO 25 APRILE 2018

  

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 115
MERCOLEDI' 25 APRILE 2018
SAN MARCO EVANGELISTA festa-proprio-
MARCO 16,15-20
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore
Vita Seconda di Tommaso da Celano 749
Però diceva che sono da compiangersi i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria. E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio: "Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici? ". Ed anzi commentava così il passo che dice: Perfino la sterile ha partorito numerosi figli: "La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali. Quella invece che ne ha molti comparirà sterile perché il predicatore, che è fiero di molti figli come se li avesse generati lui, capirà allora che in essi non c'è niente di suo".
Riguardo poi a quelli che ci tengono a sentirsi lodare più come retori che come predicatori, e che parlano con discorsi leccati ma senza animo, non li amava molto. E affermava che fanno una cattiva spartizione del tempo, perché danno tutto alla predicazione niente alla devozione. In altre parole, lodava quel predicatore che ogni tanto si preoccupa di se stesso e si nutre personalmente della sapienza.

MEDITAZIONE
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”. La Chiesa deve predicare, cioè la sua missione evangelizzatrice è un comandamento del Signore risorto. I destinatari sono tutti gli uomini che esistono al mondo: “ogni creatura”. Ciò indica che tutti gli uomini hanno il bisogno e il compito di ascoltare il vangelo della salvezza. Il contenuto, l’oggetto della predica, è il Vangelo, il lieto messaggio della salvezza attraverso Gesù Cristo, la sua persona e la sua opera. San Francesco, sempre più unito a Gesù, predicava il Vangelo e la penitenza. "...con grande fervore ed esultanza, egli cominciò a predicare la penitenza, edificando tutti con la semplicità della sua parola e la magnificenza del suo cuore. La sua parola era come fuoco bruciante, penetrava nell'intimo dei cuori, riempiendo tutti di ammirazione. Sembrava totalmente diverso da come era prima: tutto intento al cielo, disdegnava guardare la terra. E, cosa curiosa, iniziò la sua predicazione proprio dove, fanciullo, aveva imparato a leggere, e dove poi ebbe la prima gloriosa sepoltura, così che un felice inizio fu coronato da una fine ancor più lieta. Insegnò dove aveva imparato e terminò felicemente dove aveva incominciato". FF358.
PREGHIERA
O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco
con il dono della predicazione apostolica,
fa’ che, alla scuola del Vangelo,
impariamo anche noi
a seguire fedelmente il Cristo Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con te...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 24 APRILE 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 114
MARTEDI' 24 APRILE 2018
SAN FEDELE DA SIGMARINGEN-memoria-
GIOVANNI 10,22-30
Io e il Padre siamo una cosa sola.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1566
GIOVANNI IL SEMPLICE
1566 19. Un giorno Francesco si recò nella chiesa di una borgata del territorio di Assisi e si mise a fare le pulizie. Immediatamente si sparse nel villaggio la voce del suo arrivo, poiché quella gente lo vedeva e ascoltava volentieri .Sentì la notizia anche un certo Giovanni, uomo di meravigliosa semplicità, che stava arando un suo campo vicino a quella chiesa. E subito andò da lui, e lo trovò intento a pulire.Gli disse: « Fratello, da' la scopa a me, voglio aiutarti ». Prese lui la scopa e finì di fare pulizia. Poi si misero a sedere, e Giovanni prese a dire: « Da molto tempo ho intenzione di servire a Dio, soprattutto da quando ho inteso parlare di te e dei tuoi fratelli. Ma non sapevo come unirmi a te. Ma dal momento che è piaciuto al Signore ch'io ti vedessi, sono disposto a fare tutto quello che ti piace ». Osservando il fervore di lui, Francesco esultò nel Signore, anche perché allora aveva pochi fratelli e perché quelI'uomo, con la sua pura semplicità, gli dava affidamento che sarebbe un buon religioso. Gli rispose: « Fratello, se vuoi condividere la nostra vita e stare con noi, è necessario che tu doni ai poveri, secondo il consiglio del santo Vangelo tutti i beni che possiedi legittimamente. Così hanno fatto i miei fratelli cui è stato possibile ».Sentendo ciò, subito Giovanni si diresse verso il campo dove aveva lasciato i buoi, li sciolse e ne portò uno davanti a Francesco, dicendogli: « Fratello, per tanti anni ho lavorato per mio padre e gli altri della famiglia. Sebbene questa parte della mia eredità sia scarsa, voglio prendere questo bue e darlo ai poveri nel modo che ti sembrerà più opportuno secondo Dio ».Vedendo che voleva abbandonarli, i genitori, i fratelli che erano ancora piccoli, e tutti quelli di casa cominciarono a lacrimare e piangere forte. Francesco si sentì mosso a compassione, massime perché la famiglia era numerosa e senza risorse. Disse loro: «Preparate un pranzo, mangeremo insieme. E non piangete, poiché vi farò lieti ». Quelli si misero all'opera, e pranzarono tutti con molta allegria. Finito il desinare, Francesco parlò: « Questo vostro figlio vuole servire a Dio. Non dovete contristarvi di ciò, ma essere contenti. E un onore per voi, non solo davanti a Dio ma anche agli occhi della gente; e ne avrete vantaggio per l'anima e per il corpo. Di fatti, è uno del vostro sangue che dà onore a Dio, e d'ora innanzi tutti i nostri frati saranno vostri figli e fratelli. Una creatura di Dio si propone di servire al suo Creatore--ed essere suo servo vuol dire essere re,--voi capite quindi che non posso e non debbo ridarvi vostro figlio. Tuttavia,affinché riceviate da lui un po' di conforto, io dispongo ch'egli rinunci per voi, che siete poveri alla proprietà di questo bue, benché secondo il consiglio dei santo Vangelo dovesse darlo agli altri poveri ».Furono tutti confortati dal discorso di Francesco, e soprattutto furono felici che fosse loro reso il bue, poiché erano veramente poveri. Francesco, cui piacque sempre la pura e santa semplicità in se stesso e negli altri, ebbe grande affetto per Giovanni. E appena lo ebbe vestito del saio, prese lui come suo compagno.Era questi talmente semplice, che si riteneva obbligato a fare qualunque cosa facesse Francesco. Quando il Santo stava a pregare in una chiesa o in un luogo appartato, Giovanni voleva vederlo e fissarlo, per ripetere tutti i gesti di lui: se Francesco piegava le ginocchia, se alzava al cielo le mani giunte, se sputava o tossiva, anche lui faceva altrettanto. Pur essendo incantato da tale semplicità di cuore, Francesco cominciò a rimproverarlo.Ma Giovanni rispose: « Fratello, ho promesso di fare tutto quello che fai tu; e perciò intendo fare tutto quello che tu fai ». Il Santo era meravigliato e felice davanti a tanta purità e semplicità. Giovanni fece tali progressi in tutte le virtù, che Francesco e gli altri frati restavano stupefatti della sua santità. E dopo non molto tempo egli morì in questa santa perfezione. Francesco, colmo di letizia nell'intimo ed esteriormente, raccontava ai frati la vita di lui, e lo chiamava « san Giovanni » in luogo di « frate Giovanni >>.

MEDITAZIONE
I giudei, che attendono il messia, chiedono a Gesù che si dichiari apertamente come l'inviato di Dio. Ma se accogliessero la sua testimonianza, comprenderebbero dal suo modo di agire che il suo rapporto col Padre è ben più profondo di quello di un semplice inviato.....Le Sue parole, le parole del Vangelo, sono per la vita e per la salvezza. Il Signore non vuole la sofferenza ma la pazienza, che Egli per primo ha sperimentato , perchè dà a noi conforto e coraggio per le nostre difficoltà. A san Francesco, Gesù disse: “....la tua infermità è caparra del mio regno e per il merito della pazienza devi aspettarti con sicurezza e certezza di aver parte allo stesso regno”. FF802.

PREGHIERA
Dio Padre onnipotente,
che ci dai la grazia di celebrare
il mistero della risurrezione del tuo Figlio,
concedi a noi di testimoniare con la vita
la gioia di essere salvati.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 23 aprile 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 23 APRILE 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 113
LUNEDI' 23 APRILE 2018
S.EGIDIO D'ASSISI E COMP.
GIOVANNI 10, 1-10
Io sono la porta delle pecore.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1565
PULIZIA DELLE CHIESE
1565 18. In altro tempo, quando Francesco abitava presso Santa Maria della Porziuncola, e i frati erano ancora pochi, andava talora per i villaggi e le chiese dei dintorni di Assisi, annunziando e predicando al popolo di fare penitenza E in questi suoi giri portava una scopa per pulire le chiese. Molto soffriva Francesco nell'entrare in una chiesa e vederla sporca.  Così, dopo aver predicato al popolo, faceva riunire in un posto fuori mano tutti i sacerdoti che si trovavano
presenti, per non essere udito dalla gente. E parlava della salvezza delle anime, e specialmente inculcava loro di avere la massima cura nel mantenere pulite le chiese, gli altari e tutta la suppellettile che serve per la celebrazione dei divini misteri.

MEDITAZIONE
Radunando intorno a sé coloro che credono alla sua parola, Gesù non si comporta certo come i cattivi pastori che <pascono sé stessi> alle spalle del gregge. Egli vuole una cosa sola: che i suoi <abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza>. Uno dei salmi più belli, è quello che enumera le virtù del Buon Pastore: Egli consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone sole nel loro isolamento. Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito, non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue pecorelle e, se è necessario, per morire per loro. Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria vita in una dilezione che si spinge sino alla fine. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida-pastore: a questa prova molti risultano incapaci. A proposito dei sacerdoti,buoni o cattivi pastori, san Francesco diceva ai suoi frati:”"Noi - ripeteva - siamo stati mandati in aiuto del clero per la salvezza delle anime, in modo da supplire le loro deficienze. …..Se poi essi ostacolano la salvezza dei popoli, a Dio spetta la vendetta, ed egli darà a ciascuno la paga a suo tempo. Perciò siate sottomessi all'autorità, affinché, per quanto sta in voi, non sorga qualche gelosia. Se sarete figli della pace, guadagnerete al Signore clero e popolo. Questo è più gradito a Dio, che guadagnare solo la gente, con scandalo del clero". E concludeva: "Coprite i loro falli, supplite i vari difetti, e quando avrete fatto questo, siate più umili ancora ".      FF 730.

PREGHIERA
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato il mondo dalla sua caduta,
donaci la santa gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen