lunedì 25 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26

MARTEDI' 26 Gennaio 2016
SS. Timoteo e Tito—memoria--proprio

LUCA 10, 1-9

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1895

1895 Al detto frate Giovanni in nel sopraddetto luogo di Molliano, secondo che recitarono li frati che vi erano presenti, addivenne una volta questo mirabile caso, che la prima notte dopo l' ottava di santo Lorenzo e infra l' ottava dell' Assunzione della Donna, avendo detto mattutino in chiesa con gli altri frati, e sopravvenendo in lui l' unzione della divina grazia, e' se ne andò nell'orto a contemplare la passione di Cristo e a disporsi con tutta la sua devozione a celebrare la messa, la quale gli toccava la mattina a cantare. Ed essendo in contemplazione della parola della consecrazione del corpo di Cristo, cioè: Hoc est corpus meum e considerando la infinita carità di Cristo, per la quale egli ci volle non solamente comperare col suo sangue prezioso ma eziandio lasciarci per cibo delle anime il suo corpo e sangue degnissimo; gli cominciò a crescere in tanto fervore e in tanta soavità l' amore del dolce Gesù, che già non potea più sostenere l' anima sua tanta dolcezza, ma gridava forte e come ebbro di spirito tra se medesimo non ristava di dire: Hoc est corpus meum: però che dicendo queste parole, gli parea vedere Cristo benedetto con la vergine Maria e con moltitudine d' Agnoli. E in questo dire era alluminato dallo Spirito santo di tutti i profondi e alti misteri di quello altissimo Sacramento.
E fatta che fu l' aurora, egli entrò in chiesa con quel fervore di spirito e con quella ansietà e con quello dire non credendo essere udito nè veduto da persona, ma in coro era alcuno frate in orazione, il quale udiva e vedeva tutto. E non potendo in quello fervore contenersi per l' abbondanza della divina grazia, gridava ad alta voce, e tanto stette in questo modo, che fu ora di dire messa; onde egli s' andò a parare allo altare e cominciò la messa. E quanto plu procedeva oltre, tanto più gli cresceva l' amore di Cristo e quello fervore della divozione, col quale e' gli era dato uno sentimento di Dio ineffabile, il quale egli medesimo non sapea nè potea poi esprimere con la lingua. Di che temendo egli che quello fervore e sentimento di Dio crescesse tanto che gli convenisse lasciare la messa, fu in grande perplessità e non sapea che parte si prendere, o di procedere oltre nella messa o di stare a aspettare. Ma imperò che altra volta gli era addivenuto simile caso, e 'l Signore avea sì temperato quello fervore che non gli era convenuto lasciare la messa; confidandosi di potere cosl fare questa volta, con grande timore si mise a procedere oltre nella messa; e pervenendo insino al Prefazio della Donna, gli cominciò tanto a crescere la divina illuminazione e la graziosa soavità dello amore di Dio, che vegnendo a Qui pridie quam, appena potea sostenere tanta soavità e dolcezza. Finalmente giugnendo all' atto della consecrazione, e detto la metà delle parole sopra l' ostia, cioè Hoc est enim; per nessuno modo potea procedere più oltre, ma pure repetia queste medesime parole, cioè Hoc est enim e la cagione perchè non potea procedere più oltre, si era che e' sentia e vedea la presenza di Cristo con moltitudine di Agnoli, la cui maestà non potea sofferire; e vedea che Cristo non entrava nella ostia, nè ovvero che l' ostia non si transustanziava nel corpo di Cristo se egli non proferia l' altra metà delle parole, cioè corpus meum. Di che stando egli in questa ansietà e non procedendo più oltre, il guardiano e gli altri frati ed eziandio molti secolari ch' erano in chiesa ad udire la messa, s' appressarono allo altare e stavano ispaventati a vedere e a considerare gli atti di frate Giovanni; e molti di loro piagnevano per divozione. Alla perfine, dopo grande spazio, cioè quando piacque a Dio, frate Giovanni proferì corpus meum ad alta voce, e di subito la forma del pane isvanì, e nell' ostia apparì Gesù Cristo benedetto incarnato e glorificato, e dimostrogli la umiltà e carità la quale il fece incarnare della vergine Maria e la quale il fa venire ognindì nelle mani del sacerdote quando consacra l' ostia. Per la qual cosa egli fu più elevato in dolcezza di contemplazione. Onde levato ch'egli ebbe l' ostia e il calice consacrato, egli fu ratto fuori di se medesimo, ed essendo l'anima sospesa dalli sentimenti corporali, il corpo suo cadde indietro, e se non che fu sostenuto dal guardiano, il quale gli stava dietro, cadea supino in terra. Di che, accorrendovi li frati e li secolari ch' erano in chiesa, uomini e donne, ne fu portato in sagrestia come morto, imperò che il corpo suo era raffreddato come corpo morto, e le dita delle mani si erano rattrappate sì forte che non si poteano appena distendere punto o muovere. In questo modo giacque così tramortito ovvero ratto insino a terza, ed era di state.
E però ch' io, il quale fui a questo presente, disiderava molto di sapere quello che Iddio avea adoperato inverso lui, immantanente ched egli fu ritornato in sè andai a lui e priega 'lo per la carita di Dio ch' egli mi dovesse dire ogni cosa. Onde egli, perchè si fidava molto di me, mi innarrò ogni cosa molto per ordine, e tra l' altre cose egli mi disse che, considerando egli il corpo e 'l sangue di Gesù Cristo anche innanzi, il suo cuore era liquido come una cera molto istemperata, e la carne sua gli parea che fosse sanza ossa per tale modo, che quasi non potea levare le braccia nè le mani a fare il segno della croce sopra l' ostia nè sopra il calice. Anche sì mi disse che, innanzi che si facesse prete, gli era stato rivelato da Dio ch' egli dovea venire meno nella messa; ma, però che già avea detto molte messe e non gli era quello addivenuto, pensava che la rivelazione non fosse stata da Dio. E nientedimeno cinque anni innanzi all' Assunzione della Donna, nella quale il sopraddetto caso gli addivenne, anco gli era da Dio istato rivelato che in quel caso gli avea a divenire intorno alla detta festa dell' Assunzione; ma poi non se ne ricordava della detta rivelazione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

MEDITAZIONE
Per la fede cattolica, "santo" è colui che sull'esempio di Gesù Cristo, animato dall'amore, vive e muore in grazia di Dio; in senso particolare è colui che in vita si è distinto per l'esercizio delle virtù cristiane in forma eroica o per aver dato la vita a causa della fede (i martiri). La Chiesa cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del Papa, proclama santo una persona solo in seguito all'esito di un articolato procedimento detto canonizzazione. Il percorso di coloro che si rendono disponibili alla predicazione del Vangelo, è apparentemente destinato alla sofferenza e al fallimento, Non ha detto Gesù che il messaggio è rivolto a lupi rapaci? Ebbene, è qui che nasce lo spirito di fede che non fa temere né tremare l'apostolo. Egli sa che la Parola possiede una forza propria, che non dipende né dalla bravura e né dalle capacità di chi l'annuncia. Essa trova spazio nel cuore di chi l'accoglie e sovente trasforma i lupi in altri agnelli. Oggi la Chiesa ricorda i santi vescovi Timoteo e Tito.Vissuti nell'orbita del grande Apostolo delle genti, S. Timoteo e S. Tito sono ora collocati nel nuovo calendario liturgico a ridosso della festa della « conversione » di S. Paolo. Timoteo è l'immagine del discepolo esemplare: obbediente, discreto, fattivo, coraggioso. Per queste doti Paolo lo volle compagno d'apostolato, al posto di Giovanni Marco, già nell'autunno del 50, durante il secondo viaggio missionario. Il secondo fedele collaboratore di Paolo, S. Tito, proviene dal paganesimo. Convertito e battezzato dallo stesso Apostolo, che lo chiama «figlio mio», era già in compagnia di Paolo nel 49, a Gerusalemme. Compì con lui il terzo viaggio missionario. Fu Tito a recapitare la « lettera delle lacrime » di Paolo ai fedeli di Corinto, presso i quali ristabilì l'armonia e organizzò la colletta da inviare ai poveri di Gerusalemme. Riassumendo:Timoteo, di padre pagano e di madre ebreo-cristiana, Eunice, fu discepolo e collaboratore di san Paolo e da lui preposto alla comunità ecclesiale di Efeso.
Tito, anch’egli compagno di san Paolo nell’attività missionaria, fu posto alla guida della Chiesa di Creta.
I due discepoli sono destinatari di tre lettere «pastorali» dell’apostolo, che fanno intravedere i primi lineamenti dei ministeri nella Chiesa. L'esempio di questi santi apostoli e di san Francesco, ci sia oggi di esempio per annunciare la Parola là dove viviamo, e sostenga e ravvivi la fede ricevuta nel Battesimo.

PREGHIERA

O Dio, nostro Padre,
che hai formato alla scuola degli Apostoli
i santi vescovi Timoteo e Tito,
concedi anche a noi per loro intercessione
di vivere in questo mondo
con giustizia e con amore di figli,
per giungere alla gloria del tuo regno.
Per Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen




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