sabato 7 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 7 Maggio 2016

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 128
SABATO 7 MAGGIO 2016
GIOVANNI 16, 23b-28
Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
Parola del Signore
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1585
MALATTIE DEL SANTO.
AMORE A CRISTO SOFFERENTE
1585 37. Francesco soffrì per lungo tempo e fino alla morte malattie di fegato, di milza e di stomaco. Inoltre, quando si recò oltremare, per predicare al soldano di Babilonia e d'Egitto, contrasse una gravissima infermità agli occhi, a causa della intensa fatica durata nel viaggio, soprattutto per la violenta calura affrontata andando e ritornando. Non volle però farsi curare da nessuna di queste malattie, per quanto ne fosse pregato dai suoi fratelli e da molti che ne sentivano pietà e dispiacere: e ciò per l'ardente amore che fino dalla conversione portava a Cristo. Per la gran tenerezza e compassione che ogni giorno provava nel contemplare l'umiltà del Figlio di Dio e nel seguirne gli esempi, quello che riusciva amaro per la sua carne, lo accoglieva e sentiva come una dolcezza. E talmente si doleva ogni giorno delle sofferenze e amarezze che Cristo soffri per noi, e tanto se ne affliggeva nell'anima e nel corpo che non si
curava dei propri malanni.  Una volta, pochi anni dopo la conversione, mentre andava solitario lungo una via non  molto distante dalla chiesa della Porziuncola, piangeva e gemeva ad alta voce. Gli si fece incontro un uomo spirituale, che noi abbiamo conosciuto e che ci narrò questo fatto. Costui aveva testimoniato molta bontà e consolazione a Francesco, sia quando non aveva alcun fratello, che in seguito. Sentendolo piangere, ne fu commosso e gli chiese: « Cos'hai fratello?». Pensava infatti che dolorasse per qualche malattia. E Francesco: « Dovrei andare cosi per tutto il mondo, piangendo e gemendo la passione del mio Signore, senza rispetto umano ».QuelI'uomo allora cominciò a piangere forte e lacrimare con lui.


MEDITAZIONE
Pregare nel nome di Gesù, significa rivolgersi a Dio unendosi al Figlio che ci ha resi figli di Dio. Il Padre non può non esaudire questa preghiera filiale. Gesù ha detto: “Chiedete e otterrete” (Gv 16,24). Non dobbiamo disprezzare la preghiera di domanda, perchè sulla capacità di pregare in questo modo si misura la realtà della nostra fede. Noi, prima, non sapevamo domandare e non potevamo farlo. Ma, attualmente, dato che il Padre ci ama e desidera la nostra amicizia, possiamo essere sicuri di essere ascoltati, e di ricevere una grande gioia da quella amorosa comunicazione con lui, che è la preghiera. La nostra preghiera non è soltanto nostra, essa è anche e soprattutto quella di Cristo. Così terminano le preghiere della liturgia e così deve terminare la nostra: per Cristo nostro Signore. ] Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di Colui che si è degnato pregare per noi il Padre suo e manifestarci il nome di Lui, dicendo: "Padre, glorifìca il tuo nome" e: "Glorifica il Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te". "Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che tu hai dato a me, io le diedi loro;  ed essi le hanno accolte e  hanno riconosciuto che io sono uscito da te  ed hanno  creduto
che tu mi hai mandato. ….... Padre, quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch'essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno". Amen. (FF 62). Il Signore ci insegna a trasformare tutto di noi in preghiera incessante, continua e fedele. Saremo esauditi se sapremo farci preghiera e se sapremo chiedere ciò che Egli stesso chiede per noi.

PREGHIERA
Che Tu sia benedetto, Signore, Dio nostro, per il tuo Figlio che ci ha detto di pregare nel suo nome. Nel nome di Gesù, ti chiediamo una sola grazia: donaci il tuo Spirito, perchè rimanga in noi e ci faccia gustare fin da oggi la gioia della tua eternità.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 8 Maggio 2016


San Francesco e il Vangelo
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 129
DOMENICA 8 MAGGIO 2016
ASCENSIONE DEL SIGNORE-solennità-proprio
LUCA 24, 46-53
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». 
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

C: Parola del Signore.
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1586
IL LIBRO DELLA CROCE
1586 38. Durante la sua malattia di occhi, era così tormentato dalle sofferenze, che un giorno un ministro gli suggerì: « Fratello, perché non ti fai leggere dal tuo compagno qualche brano dei Profeti o altri passi della Scrittura? Il tuo spirito ne esulterebbe e ne ricaverebbe immensa consolazione ». Sapeva che Francesco provava molta felicità nel Signore quando gli si leggevano le divine Scritture.  Ma il Santo rispose:  « Fratello, io trovo ogni giorno una grande dolcezza e
consolazione rimembrando e meditando gli esempi di umiltà del Figlio di Dio, se anche vivessi sino alla fine del mondo, non mi sarebbe necessario ascoltare o meditare altri brani delle Scritture ».Richiamava alla memoria e ridiceva ai fratelli quel versetto di David: L'anima mia ricusa di essere consolata. Dovendo essere, come affermava di frequente, modello ed esempio a tutti i fratelli, non voleva far uso di medicine nelle sue malattie, e anzi rifiutava perfino i cibi necessari. Per restare fedele a questo programma, era duro con il proprio corpo, sia quando sembrava star bene, mentre era sempre debole e malaticcio, sia durante le sue infermità.






MEDITAZIONE
Dopo la cena, Gesù aveva portato gli apostoli sul monte degli ulivi, e là aveva chiesto loro di pregare. Tre giorni dopo, alla fine di un'altra cena, li porta nel medesimo luogo: ed è qui che i loro occhi si aprono. In realtà, Colui che avevano visto, il giovedì, arrestato come un ribelle, appare loro, la domenica, come il Signore . Non è più la fatica che li fa prostrare a terra, ma la riconoscenza e l'adorazione. Questa volta essi hanno capito; tutta la loro vita diventerà preghiera e stupore, e ogni luogo della loro esistenza quotidiana sarà d'ora in poi il nuovo tempio. Non va mai dimenticato che il segreto di ogni azione apostolica è anzitutto la preghiera. E proprio in intensa preghiera, dopo l´Ascensione, i discepoli vissero nel Cenacolo attendendo lo Spirito Santo promesso da Cristo. Con loro c'era Maria. Anche noi siamo fatti per il cielo, dopo essere ben maturati sulla terra. Il cielo non lo guadagniamo per insoddisfazione, per stanchezza, per evasione dalla terra, ma con l'amore alla vita, scoprendo che ogni cosa su cui gli occhi si posano "porta di Te significazione, o Signore", come cantava S. Francesco. Invochiamo con Maria lo Spirito Santo, perché sia l'ispiratore di ogni nostro pensiero e di ogni buona azione, e comportiamoci secondo la forza dell'amore che il Padre ha messo nei nostri cuori. Come gli apostoli rimaniamo uniti a Maria e invochiamo il suo aiuto.... “Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell'altissimo sommo Re, il Padre Celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo, prega per noi con San Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi presso il tuo santissimo diletto Figlio Signore e maestro. 
Gloria al Padre. Come era.” . FF 281 .
PREGHIERA
Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli è Dio...
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 4 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 127

VENERDI' 6 MAGGIO 2016


GIOVANNI 16, 20-23a
Nessuno potrà togliervi la vostra gioia

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Parola del Signore

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1584

EFFICACIA DELLA SUA PREGHIERA
1584 36. Mentre Francesco attraversava una provincia, gli venne incontro l'abate di un monastero, che lo venerava con profondo affetto. L'abate scese da cavallo e si trattenne per qualche ora in conversazione con Francesco parlando sulla salvezza dell'anima sua. Al momento del commiato, I'abate gli chiese con viva devozione che pregasse per lui. Gli rispose Francesco: « Lo farò volentieri ».
Quando l'abate fu un poco lontano, il Santo disse al suo compagno: « Fratello, fermiamoci un momento, perché voglio pregare per l'abate, come ho promesso ». E si raccolse in orazione. Era infatti abitudine di Francesco, se qualcuno per devozione lo avesse richiesto di pregare Dio per la salvezza della sua anima, di fare orazione più presto che poteva, per timore di scordarsene.L'abate intanto seguitava il suo cammino. Non si era allontanato molto da Francesco, quando il Signore lo visitò nel cuore. Un soave calore gli soffuse il volto e per un istante si sentì elevato in estasi. Tornato in sé, subito si rese conto che Francesco aveva pregato per lui, cominciò a lodare Dio, e fu ricolmo di letizia nel corpo e nello spirito.Da quel giorno provò per il Santo una devozione più grande, poiché aveva
sperimentato in se stesso l'alta santità di Francesco. E finché visse considerò quello un grande miracolo, e più volte raccontava l'accaduto ai fratelli e agli altri.

MEDITAZIONE
La gioia promessa da Gesù ai suoi discepoli fiorirà al termine di un parto doloroso,
sofferenza e gioia per la nascita di un mondo nuovo: immagine del mistero pasquale. Infatti, la gioia
che ci propone è frutto della sua Pasqua, passaggio che apre la vita dentro la morte. Che nessuna morte ci privi della speranza che Egli è, e nulla ci faccia dimenticare le sue parole. Come Gesù, anche il cristiano non deve tirarsi indietro di fronte alla sofferenza, quando questa è necessaria per la crescita del Vangelo, basta restare saldi nella fede e “nessuno ci potrà togliere la nostra gioia”. Così Francesco esortava i suoi seguaci: “Nient'altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient'altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono, pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli”. FF 70. Perciò, fratelli, mentre viviamo in questa vita, la certezza della Sua presenza ci appaga; non abbiamo bisogno di interrogarci sul passato o sul futuro. Cristo, Signore risorto, dà il senso ultimo della storia e della nostra vita. 



PREGHIERA
Signore, nonostante la vita nuova che abbiamo ricevuto nel Battesimo, spesso ci sentiamo stretti dall'angoscia in un mondo senza gioia. Aiutaci ad accettare la fatica e la sofferenza della sofferenza di un mondo nuovo, aperto alla vita dello Spirito. Tu che vivi e regni con Lui nella gioia eterna,per i secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen


martedì 3 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 126

GIOVEDI' 5 MAGGIO 2016

GIOVANNI 16, 16-20

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Parola del Signore

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1583

PREDICE AI PERUGINI LA GUERRA CIVILE
1583 35. In altra occasione, Francesco predicava nella piazza di Perugia a una grande folla ivi adunata. Ma ecco dei cavalieri perugini irrompere armati in piazza in groppa ai loro cavalli, così da sconvolgere la predicazione. E nonostante le proteste degli uomini e delle donne che ascoltavano attenti il discorso, quegli arroganti non la smettevano. Francesco allora, rivolgendosi ai disturbatori con animo vibrante, disse: « Udite e cercate di capire quello che il Signore vi preannunzia per bocca di me, suo servo. E non state a dire: Quello là è uno di Assisi! ». Il Santo disse questo perché tra assisani e perugini c'era un odio grande. E seguitò: « Il Signore vi ha resi grandi e potenti sopra tutti i vostri vicini. E per questo motivo dovete essere più riconoscenti al vostro Creatore, e mantenervi umili non solo davanti a Dio onnipotente, ma anche nei rapporti con i vostri vicini. Purtroppo, il vostro cuore si è gonfiato di arroganza e, invasati dall'orgoglio e dalla potenza, voi devastate le terre dei vostri vicini e molti ne ammazzate. Ora io vi dico che, se non vi convertite subito a Dio e non riparate ai danni compiuti, il Signore, che nessuna ingiustizia lascia impunita, a maggiore vendetta e castigo e disonore vostro, vi farà insorgere gli uni contro gli altri. Scoppiata la discordia e la guerra civile, patirete tali tribolazioni quante i vostri vicini non potrebbero infliggervi ».Invero, Francesco nelle sue predicazioni non taceva i vizi del popolo che offendevano pubblicamente Dio e il prossimo. Ii Signore gli aveva dato tanta grazia che tutti quelli che lo vedevano o udivano, piccoli o grandi che fossero, nutrivano per lui uno straordinario timore e rispetto a causa dei grandi carismi ch'egli aveva ricevuto da Dio. Per cui, anche quando venivano rimproverati da lui, pur vergognandosene, ne restavano edificati. E qualcuno si convertiva al Signore perché il Santo, preoccupato per la sua situazione, pregava intensamente.
Pochi giorni dopo, Dio permise che tra nobili e popolo esplodesse un conflitto. Il popolo cacciò dalla città i cavalieri, e costoro con l'aiuto della Chiesa, devastarono molti campi, vigneti, frutteti del popolo, facendo loro tutti i malanni possibili. A sua volta il popolo guastò le campagne, vigneti e frutteti appartenenti ai nobili. Così i perugini patirono una punizione più grave di quelle da loro inflitte ai vicini. E così si realizzò alla lettera la predizione fatta da Francesco.

MEDITAZIONE
La morte di Gesù ha gettato i discepoli nella tristezza, mentre i suoi nemici sembrano trionfare. Ma questa morte non è che un passaggio. Gesù annuncia con parole velate la risurrezione e la gloria che lo attendono, e che procureranno ai suoi discepoli una gioia senza fine. E' per questo che i cristiani possiedono la gioia e, nella fede, non provano mai delusione, ma interesse e stupore sempre nuovi. Amare Dio significa accettare di essere esposti anche alla sofferenza che è però destinata a portare frutti di gioia: se crediamo in Lui dovremmo essere sempre sereni e gioiosi! Nelle Fonti Francescane (1653) leggiamo che : “...Una volta il Santo rimproverò uno dei compagni che aveva un'aria triste e una faccia mesta:  <Perché mostri così la tristezza e I 'angoscia dei tuoi peccati ?  E' una questione privata
tra te e Dio. Pregalo che nella sua misericordia ti doni la gioia della salvezza. Ma alla presenza mia e degli altri procura di mantenerti lieto. Non conviene che il servo di Dio si mostri depresso e con la faccia dolente al suo fratello o ad altra persona>”. Francesco ha chiesto al confratello di pregare e chiedere a Dio misericordia. La preghiera è il respiro dell'anima e ci unisce a Dio: che possa quotidianamente diventare respiro anche della nostra stessa vita.

PREGHIERA                                                                                                                                         Signore Gesù, noi facciamo molta fatica a comprendere il mistero della tua croce. Ogni sofferenza, e quindi anche la tua, è per noi un problema insolubile. Non tardare troppo a manifestarci il tuo trionfo sul male, perchè la nostra tristezza possa sempre cambiarsi in gioia, oggi e sempre, nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra  azione  abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen






SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 125
MERCOLEDI' 4 MAGGIO 2016
GIOVANNI 16, 12-15
Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.   Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.   Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1581/82
VIZI E VIRTU' A GRECCIO
1581 34. Francesco amava l'eremo di Greccio, dove i frati erano virtuosi e poveri, e aveva
una predilezione anche per gli abitanti di quella terra per la loro povertà e semplicità. Perciò
si recava spesso a riposare e soggiornare là, attirato inoltre da una celletta estremamente
povera e isolata, dove il padre santo amava raccogliersi.
Stimolati dall'esempio e dalla predicazione sua e dei suoi frati e ispirati dalla grazia
del Signore, molti abitanti del paese entrarono nell'Ordine. Anche numerose donne vivevano
in verginità, restando a casa propria e indossando un abito religioso. Pur dimorando in
famiglia, esse conducevano vita comunitaria, coltivando la virtù e affliggendo il corpo con
digiuni e orazioni. Alla gente e ai frati esse apparivano, benché giovani e semplici, non come
persone dimoranti nel mondo e a contatto con i familiari, bensì come viventi in comunità di
religiose sante e dedite al servizio del Signore da lunghi anni. A proposito degli uomini e
delle donne di Greccio Francesco soleva dire tutto felice ai frati: « Non esiste una grande città
dove si siano convertite al Signore tante persone quante ne ha Greccio, un paese così piccolo
».
E sovente, quando alla sera i frati di quell'eremo cantavano le !odi del Signore,--ciò che
a quei tempi i frati solevano fare m molti luoghi,--gli abitanti del paese, piccoli e grandi,
uscivano dalle case, si riunivano sulla strada davanti al villaggio, e ad alta voce
rispondevano, a mo' di ritornello, al canto dei religiosi: « Lodato sia il Signore Dio! ». Perfino i
bimbi, che non sapevano ancora ben parlare, al vedere i frati lodavano il Signore come
potevano.
1582 In quegli anni, la popolazione di Greccio era esposta a un grave flagello, che durò
parecchi anni. La zona infatti era infestata da grossi lupi, che divoravano le persone, e ogni
anno campi e vigneti erano devastati dalla grandine. Durante una predica Francesco ebbe a dire: « Vi annunzio, a onore e lode di Dio, che se ognuno di voi si emenderà dai propri
peccati e si convertirà di tutto cuore a Lui con il fermo proposito di perseverare, ho fiducia
nel Signore Gesù Cristo che subito, per la sua misericordia, spazzerà via questi flagelli dei
lupi e della grandine, che da tanto tempo vi tribolano, e vi farà crescere e moltiplicare nelle
cose spirituali e temporali. Ma preannunzio ancora che, se (Dio non lo voglia!) tornerete al
peccato, questo flagello e maledizione ripiomberà su di voi, unitamente a molte altre
sventure più gravi ».
E accadde, per disposizione divina e grazie ai meriti del padre santo, che da quell'ora
cessarono le calamità. Di più, ciò che è grande miracolo, quando la grandine veniva a
devastare le campagne vicine, non colpiva i contigui poderi degli abitanti di Greccio.
Per sedici o venti anni essi videro moltiplicarsi e accrescersi i loro beni spirituali e
temporali. Ma dopo, il benessere generò l'orgoglio. Presero a odiarsi, a fare uso delle spade
fino ad ammazzarsi fra loro, uccidevano di nascosto gli animali, di notte si davano a rapine e
furti, e commettevano molte altre malvagità.
Il Signore, vedendo che le loro opere erano perverse e che non osservavano gli ordini
dati per mezzo di Francesco suo servo, si indignò contro di essi, allontanò la sua mano
misericordiosa, e così ritornò il flagello della grandine e dei lupi, come aveva predetto il
Santo, e molte altre tribolazioni più dure delle antecedenti li colpirono. Infatti, tutto il paese
fu divorato dall'incendio, e gli abitanti perdettero ogni loro avere, salvando soltanto la vita.
I frati e quanti avevano udito il discorso di Francesco, che aveva predetto prosperità e
disgrazie, ammirarono la santità di lui, constatando come ogni cosa si era verificata a
puntino.
MEDITAZIONE
Lo Spirito che Gesù promette ai discepoli non sarà portatore di un insegnamento diverso dal suo, ma li guiderà a scoprire tutta la verità a proposito della sua vita e della sua morte. Per questo Gesù dice: “Egli mi glorificherà”. 
Lo Spirito è chiamato Spirito di verità. La sua missione è di metterli in guardia contro lo spirito della menzogna. Li rende capaci di vivere e di vedere le cose e di giudicarle come Gesù stesso. Ne è una dimostrazione concreta la vita dei santi, che appartengono alla Chiesa spiegando le loro vele al soffio dello Spirito, guidati per vie che provocano un santo stupore. Là dove si trova la Chiesa, si trova lo Spirito. Diceva Francesco che i cristiani“... saranno figli del Padre celeste (Cfr. Mt 5,45), di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr. Mt 12,50). Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo. E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo (Cfr. Mt 12,50), che è in cielo. Siamo madri (Cfr. 1Cor 6,20), quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri (Cfr. Mt 5,16). FF200.

PREGHIERA
Ci sono molte verità, Signore, di cui non siamo capaci di portare il peso, per la ristrettezza del nostro spirito e la scarsità della nostra fede. Mandaci lo Spirito di verità, che ci guidi a poco a poco alla verità tutta intera: la verità su noi stessi, creature destinate alla morte eppure chiamate alla vita e all'amore, e la verità su di te e sul Padre, che conosceremo nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
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SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 Maggio 2016

 
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 124

MARTEDI' 3 MAGGIO 2016
SS.Filippo e Giacomo Apostoli--festa--proprio

GIOVANNI 14, 6-14
Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Parola del Signore

Dalla LEGGENDA PERUGINA 1580

VISITA DEL CARDINALE UGOLINO ALLA PORZIUNCOLA
1580 33. Diceva Francesco che i frati dovevano avere mense così umili e modeste, affinché i secolari ne restassero edificati. E se vi era invitato qualche povero, sedesse insieme con i frati,e non lui per terra e loro in alto.Papa Gregorio, quando era vescovo di Ostia, venuto al luogo della Porziuncola, entrò nell'abitazione dei frati. Andò a vedere il dormitorio, con molti cavalieri, monaci e altri ecclesiastici del suo seguito. Nell'osservare che i frati si coricavano per terra, su poca paglia, senza cuscini, con delle misere coperte quasi tutte sfilacciate e a brandelli, si mise a piangere
davanti a tutti e diceva: « Ecco dove riposano i frati. Sventurati noi, che ci permettiamo tante superfluità. Che sarà di noi? ». Sia lui che gli accompagnatori ne rimasero molto edificati. E non vide in quel luogo nessuna mensa, poiché i frati mangiavano seduti per terra. Sebbene il luogo della Porziuncola fin dai primordi, quando cioè venne fondato, fosse il più frequentato dai frati di tutto l'Ordine ( invero, tutti quelli che si facevano frati, prendevano l'abito a Santa Maria degli Angeli), tuttavia i frati di questa comunità mangiavano sempre per terra, pochi o molti che fossero. E finché visse Francesco, conformandosi all'esempio e al volere di lui, prendevano i loro pasti accomodandosi a terra.

MEDITAZIONE
“Se conoscete me, conoscerete anche il Padre” (Gv 14,7). Conoscere Gesù significa conoscere il Padre, Dio amore. Gli apostoli conoscono già il Padre e in qualche modo lo hanno visto nel Figlio, nel suo dono di amore. La domanda di Filippo e la riposta di Gesù (Gv 14,8-10) indicano unità tra il Padre e il Figlio, così stretta che sono parole e opere di salvezza, di amore, di dono di vita. L’opera di Gesù rappresenta la prova migliore di questa unità.
Ora Gesù fa due magnifiche promesse. In primo luogo promette al credente che compirà opere più grandi ancora delle sue (Gv 14,12) e poi promette di ascoltare sempre la preghiera di colui che la rivolgerà al Padre nel suo nome (Gv 14,13-14). Anche noi, in Gesù, siamo figli del Padre ! Francesco aveva compreso almeno in parte il mistero divino, “.Aveva infatti gustato e provato personalmente quanto è dolce, soave e buono il Dio d'Israele per i retti di cuore (Sal 72,1), che lo cercano sempre con semplicità pura e con purezza vera. La dolcezza e soavità, che egli sentiva infusa dall'alto nella sua anima, dono rarissimo concesso a pochissimi, lo spingeva a dimenticare totalmente se stesso, e allora, riboccante di tale gaudio, bramava con tutte le forze ascendere alla vita immortale degli spiriti eletti, dove uscendo da se stesso col desiderio in parte si era già elevato. Ripieno dello spirito di Dio, era pronto ad affrontare qualsiasi angustia di spirito, qualsiasi tormento nel corpo, a patto che gli fosse concesso quanto bramava: che si compisse in lui totalmente la misericordiosa volontà del Padre celeste”. .Comportiamoci in modo da meritare anche noi la dolcezza e la soavità dell'amore di Dio e la sua misericordia!

PREGHIERA
O Dio, nostro Padre,
che rallegri la Chiesa
con la festa degli apostoli Filippo e Giacomo,
per le loro preghiere concedi al tuo popolo
di comunicare al mistero della morte e risurrezione
del tuo unico Figlio,
per contemplare in eterno la gloria del tuo volto . Per Gesù Cristo nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

domenica 1 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1 Maggio 2016



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 122
DOMENICA 1 MAGGIO 2016
GIOVANNI 14,23-29
Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1578
ESCE DI CELLA
PER BENEDIRE UN FRATELLO
1578 31. Un frate uomo spirituale e amico di Dio, abitava a Rieti nel luogo dei frati. Un
giorno si alzò e, sospinto dal desiderio di vedere Francesco e di ricevere la sua benedizione,
venne con viva devozione al romitorio di Greccio, dove allora il Santo soggiornava.
Francesco aveva già preso il suo pasto e stava ritirato in una cella, dove pregava e riposava.
Siccome era quaresima, non ne usciva che all'ora della refezione, per poi tornare subito al suo
isolamento.
Il nuovo arrivato rimase molto avvilito nel non trovarlo, attribuendo la disdetta ai suoi
peccati, soprattutto perché gli era giocoforza rientrare al suo convento entro la giornata. I
compagni del Santo cercarono di consolarlo, ed egli stava ripartendo. Si era allontanato per lo
spazio di un tiro di sasso, quando Francesco, per volontà del Signore, uscì dalla cella, chiamò
uno dei compagni ( quello che era solito accompagnarlo fino alla fontana) e gli disse: «
Avverti quel frate di voltarsi verso di me ». Quello girò la faccia verso il Santo, il quale tracciò
un segno di croce e lo benedisse. Ricolmo di intima gioia e allegria, quel frate lodò Dio che aveva esaudito il suo
desiderio. La sua consolazione fu tanto più grande, in quanto comprese che era stato
benedetto per volontà del Signore, senza sua richiesta e senza intervento di nessuno.
Anche i compagni di Francesco e gli altri frati dell'eremo ne furono stupiti, e ritennero
quello un grande miracolo, giacché nessuno aveva avvisato il Santo dell'arrivo di quel frate.
D'altronde né i compagni né alcun altro frate osavano andare da lui se non erano chiamati.
Non soltanto a Greccio, ma dovunque Francesco soggiornasse in preghiera, voleva stare
totalmente isolato, e vietava che qualsiasi andasse a visitarlo, se non chiamato.
MEDITAZIONE
Dopo la promessa della pace, quella che solo Cristo sa dare, viene quella dello Spirito: essa è una garanzia di assistenza su tutto ciò che la Chiesa intraprende. Lo Spirito è dato alla Chiesa , quando essa cerca di amare il suo Signore e ubbidirgli. E nell'ubbidienza d'amore a Cristo, dopo la prova della passione, la Chiesa scopre la gioia. Se lo Spirito non fosse presente in essa, la Chiesa non sussisterebbe: l'esistenza della Chiesa è dunque un segno evidente della presenza dello Spirito. D'ora in poi Cristo si manifesta attraverso la Chiesa quando essa ama il Signore nell'obbedienza della fede e quando vive la gioia piena che suscita lo Spirito in lei. “ Francesco fu molto duro, sempre, con il suo corpo. Ma il suo più alto e appassionato impegno fu quello di possedere e conservare in sé stesso la gioia spirituale....” e diceva: “Quando mi trovo in un momento di tentazione e di avvilimento, mi basta guardare la gioia del mio compagno per riavermi dalla crisi di abbattimento e riconquistare la gioia interiore” . Abbiamo bisogno dello Spirito santo. Invochiamo il suo aiuto e la sua forza: Lui ha sostenuto Gesù nella sua opera e sosterrà anche noi nella nostra debolezza.

PREGHIERA
O Dio, che hai promesso
di stabilire la tua dimora
in quanti ascoltano la tua parola
e la mettono in pratica,
manda il tuo Spirito,
perché richiami al nostro cuore
tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato
e ci renda capaci di testimoniarlo
con le parole e con le opere. Per Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen