venerdì 29 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 29 APRILE 2016


San Francesco e il Vangelo ha condiviso la sua foto.

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 120
VENERDI' 29 APRILE 2016
SANTA CATERINA DA SIENA PATRONA D'ITALIA festa-proprio-
MATTEO 11, 25-30
Io sono mite e umile di cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1576
UN PESCE PRELIBATO
1576 29. Mentre Francesco gravemente malato era ospite nel palazzo del vescovo di Assisi,
veniva insistentemente pregato di nutrirsi. Egli rispose: « Fratelli, non ho nessuna voglia di
mangiare. Però, se avessi del pesce squalo, forse ne prenderei ». Com'ebbe espresso il desiderio, ecco appressarsi un tale che portava un canestro
contenente tre bellissimi squali, ben preparati, e piatti di gamberi, che il Santo mangiava
volentieri. Il tutto gli veniva offerto da frate Gerardo, ministro a Rieti.
Molto stupiti rimasero i frati, considerando la cosa una prova della santità di
Francesco. E lodarono Dio, che procurava al suo servo quanto non gli si poteva offrire,
perché era inverno e in quella città non si sarebbe riusciti ad avere vivande simili.
MEDITAZIONE
Nella vita e nell’attività esterna di Caterina, come in quella di san Francesco, le beatitudini evangeliche hanno avuto un modello di superlativa verità e bellezza. Entrambi liberi nello spirito da ogni terrena cupidigia e affamati di giustizia e colmi di misericordia nel cercare di riportare la pace in seno alle famiglie e alle città, dilaniate da rivalità e da odi atroci. Due grandi nella fede e nell'amore che, fino alla fine, non hanno smesso di aspettare lo Sposo nella fedeltà alla propria quotidianità.
Il loro messaggio è quello di una fede purissima, di un amore ardente, di una dedizione umile e generosa alla Chiesa cattolica, quale Corpo mistico e Sposa del Redentore divino!
PREGHIERA
O Dio, che in santa Caterina da Siena,
ardente del tuo spirito di amore,
hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso
e il servizio della Chiesa,
per sua intercessione concedi a noi tuoi fedeli,
partecipi del mistero di Cristo,
di esultare nella rivelazione della sua gloria. Per Gesù Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

giovedì 21 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 22 Aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 113

VENERDI' 22 APRILE 2016

GIOVANNI 14, 1-6

Io sono la via, la verità e la vita.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Parola del Signore

Dalla LEGGENDA PERUGINA 1569

A MENSA CON IL LEBBROSO
1569 22. Altra volta, essendo tornato un giorno Francesco alla Porziuncola, vi incontrò frate
Giacomo il semplice, in compagnia di un lebbroso sfigurato dalle ulceri, capitato colà lo
stesso giorno. Il Santo aveva raccomandato a frate Giacomo con insistenza quel lebbroso e tutti quelli che erano più corrosi dal male. A quei tempi, infatti, i frati abitavano nei lazzaretti.
Giacomo faceva da medico ai più colpiti, e di buon grado toccava le loro piaghe, le curava, ne
mutava le bende.
Francesco si rivolse a frate Giacomo con tono di rimprovero: « Non dovresti condurre
qui i fratelli cristiani, poiché non è conveniente per te né per loro ». Il Santo chiamava «
fratelli cristiani » i lebbrosi. Fece questa osservazione perché, pur essendo felice che frate
Giacomo aiutasse e servisse i lebbrosi, non voleva però che facesse uscire dal lazzaretto i più
gravemente piagati. In più, frate Giacomo era molto semplice, e spesso andava alla chiesa di
Santa Maria con qualche lebbroso. Oltre tutto, la gente ha orrore dei lebbrosi sfatti dalle
ulceri.
Non aveva finito di parlare, che subito Francesco si pentì di quello che aveva detto e
andò a confessare la sua colpa a Pietro di Catanio, ministro generale in carica: aveva rimorso
di aver contristato il lebbroso, rimproverando frate Giacomo. Per questo confessò la sua
colpa, con l'idea di rendere soddisfazione a Dio e a quello sventurato.
Disse quindi a frate Pietro: « Ti chiedo di approvare, senza contraddirmi, la penitenza
che voglio fare ». Rispose frate Pietro: « Fratello, sia come ti piace ». Talmente egli venerava e
temeva Francesco, gli era così obbediente, che non osava mutare i suoi ordini, benché in
questa e in molte altre circostanze ne restasse afflitto in cuore e anche esteriormente.
Seguitò Francesco: « Sia questa la mia penitenza; mangiare nello stesso piatto con il
fratello cristiano ». E così fu.
Francesco sedette a mensa con il lebbroso e gli altri frati, e fu posta una scodella tra loro due.
Ora, il lebbroso era tutto una piaga; le dita con le quali prendeva il cibo erano contratte e
sanguinolente, così che ogni volta che le immergeva nella scodella, vi colava dentro il sangue.
Al vedere simile spettacolo, frate Pietro e gli altri frati furono sgomenti, ma non
osavano dir nulla, per timore del padre santo. Colui che ora scrive, ha visto quella scena e ne
rende testimonianza.

MEDITAZIONE
La via che Gesù apre ai suoi discepoli è quella del servizio e dell'amore: chi segue Gesù cammina verso il Padre. Chi fonda la propria esistenza sul Cristo può essere certo di trovarsi sulla via di Dio. Gesù, che è una cosa sola col Padre, è il solo che può farcelo veramente conoscere. «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me....”. Dobbiamo avere fiducia nelle parole di Gesù: la nostra vita non si conclude con la morte, ma questa è la porta per accedere alla vita vera. Crediamo in Colui che ritornerà! Crediamo nel Signore che ci accompagna nella sua dimora dove ogni turbamento, ogni paura, cessa di esistere! Noi sappiamo che Cristo non è vienuto per se stesso, ma per noi. La sua casa è la nostra casa, suo Padre è nostro Padre. Come è semplice e quasi infantile la dottrina del cristianesimo! Noi non camminiamo da soli, non camminiamo senza guida. Cristo ha due mani: l’una per indicarci la via, l’altra per sostenerci lungo la via. È tutto ciò di cui ha bisogno il pellegrino: la Via, la Verità e la Vita.
“Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei pr
otettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità. 
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore”. (FF261)









PREGHIERE
Signore Gesù, a volte ci sentiamo a disagio nella situazione in cui ci troviamo. Tu che sei la via, la verità e la vita, donaci di giungere al posto che dobbiamo occupare nella casa del Padre, oggi nella fede e domani nella gioia eterna.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 20 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 21 Aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 112
GIOVEDI' 21 APRILE
San Corrado da Parzham
GIOVANNI 13,16-20
Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Parola del Signore

Dalla LEGGENDA PERUGINA 1568
TENTAZIONE E SERENITA'
1568 21. In quello stesso torno di tempo, mentre Francesco dimorava nel luogo della Porziuncola, fu assalito per il bene del suo spirito da una gravissima tentazione. Interiormente ed esteriormente ne era duramente turbato, tanto che alle volte sfuggiva la compagnia dei fratelli perché, sopraffatto da quella tortura, non riusciva a mostrarsi loro nella sua abituale serenità. Si mortificava, si asteneva dal cibo e dalla conversazione. Spesso si internava a pregare nella selva che si stendeva vicino alla chiesa, per dare liberamente sfogo all'angoscia e al pianto in presenza del Signore, affinché Dio, che può tutto, si degnasse d'inviargli dal cielo la sua medicina in quella così violenta tribolazione. E per oltre due anni fu tormentato giorno e notte dalla tentazione. Accadde che un giorno, mentre stava pregando nella chiesa di Santa Maria, gli fu detta in spirito quella parola del Vangelo: « Se tu avessi una fede grande come un granello di senape, e dicessi a quel monte di trasportarsi da quello a un altro posto, avverrebbe così. Francesco domandò: " E quale è quel monte? ". Gli fu risposto: " Il monte è la tua tentazione ". Rispose Francesco " Allora, Signore, sia fatto a me secondo che hai detto ". E all'istante fu liberato, così che gli parve di non avere mai sofferto quella tentazione».

MEDITAZIONE
La via che Gesù apre ai suoi discepoli è quella del servizio, che è dono di sé. Gesù stesso si mise al posto del servo e raccomandò a tutti gli uomini di fare questa inversione di ruoli, non come un gesto effimero, ma come risposta alla ricerca - eterna per la società umana - della felicità. Solo così si trova la vera felicità !!!!! Per il mondo la felicità risiede nella triade empia del potere, del prestigio e del possesso....per Gesù, invece, si trova nel servizio ai fratelli! Scrive Francesco:“ Dice il Signore: "Non sono venuto per essere servito ma per servire" (Mt 20,28). Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell'ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all'ufficio di lavare i piedi (Cfr. Gv 13,14) ai fratelli. E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento (Cfr. Gv 12,6) a pericolo della loro anima “ FF 152.


PREGHIERA
Signore Gesù, Figlio di Dio onnipotente, lavando i piedi ai tuoi discepoli ti sei rivelato come il servo di Dio e hai fatto loro comprendere che non devono avere altra ambizione che quella di seguire il tuo esempio ponendosi al servizio dei fratelli. Donaci di mettere in pratica il tuo insegnamento e di trovare in questo la nostra gioia, ora e sempre.






“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 19 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 20 Aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 111

MERCOLEDI' 20 APRILE 2016

GIOVANNI 12,44-50

Io sono venuto nel mondo come luce.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù esclamò:

«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Parola del Signore

Dalla LEGGENDA PERUGINA 1567

UNA FALSA VOCAZIONE 1567 20. Francesco percorreva una volta la provincia della Marca predicando. Un giorno, dopo la predica alla gente di un villaggio, un uomo venne da lui e gli disse: «Fratello voglio lasciare il mondo ed entrare nella tua fraternità ». Rispose Francesco: « Fratello, se vuoi entrare nella nostra famiglia, è necessario per prima cosa che tu distribuisca ai poveri tutti i tuoi beni, secondo la perfezione consigliata dal santo Vangelo, e poi che tu rinunzi completamente alla tua volontà ». A queste parole, colui partì in fretta, ma ispirato da amore carnale e non spirituale, donò i suoi beni ai consanguinei. Tornò poi da Francesco e gli disse: « Fratello, ecco, mi sono privato di tutti i miei averi! ». E Francesco: « Come hai fatto? ». Rispose quello: « Fratello, ho donato tutto il mio ad alcuni parenti, che erano nella necessità ».Conobbe Francesco, per mezzo dello Spirito Santo, che quello era un uomo carnale, e subito lo accomiatò: « Vai per la tua strada, frate Mosca, poiché hai dato il tuo ai consanguinei, e ora vorresti vivere di elemosine tra i frati ». E colui se ne andò per la sua strada, ricusando di distribuire i suoi averi ad altri poveri.




 



MEDITAZIONE
Con la sua parola, Gesù mette in luce il significato della nostra esistenza: vivere con Dio. Tutta la sua esistenza sulla terra è stata la prova visibile che Egli ci porta l'amore del Padre: è Cristo a chiarire questa realtà di Dio come Padre. Coloro che rifiutano il suo insegnamento si condannano con le proprie mani. Il mondo della creazione e quello della redenzione non sono due realtà contrapposte. Entrambi sono sottomessi alla signoria del Cristo: per questo, servire Cristo, Signore del mondo, ci pone al servizio della creazione e del mondo. Gesù è immenso nel suo essere Dio, immenso nella sua volontà di non condannare ma di salvare il mondo. San Francesco, seguendo il suo stile, diventò un altro Cristo “e rifulse chiaramente alla luce della verità che tutta la sua vita era stata divina, quando, dopo aver calpestato le attrattive di questa vita mortale, se ne volò libero al cielo....” FF804.

PREGHIERA
Signore Gesù, Tu sei venuto nel mondo per strapparci alle tenebre. Donaci di ascoltare le tue parole e di metterle in pratica, per sfuggire alla condanna e vivere eternamente nella tua luce, con il Padre che ti ha inviato e che regna nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 18 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 19 APRILE 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 110
MARTEDI' 19 APRILE 2016





GIOVANNI 10, 22-30
Io e il Padre siamo una cosa sola.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1566
GIOVANNI IL SEMPLICE
1566 19. Un giorno Francesco si recò nella chiesa di una borgata del territorio di Assisi e si
mise a fare le pulizie. Immediatamente si sparse nel villaggio la voce del suo arrivo, poiché
quella gente lo vedeva e ascoltava volentieri .
Sentì la notizia anche un certo Giovanni, uomo di meravigliosa semplicità, che stava
arando un suo campo vicino a quella chiesa. E subito andò da lui, e lo trovò intento a pulire.
Gli disse: « Fratello, da' la scopa a me, voglio aiutarti ». Prese lui la scopa e finì di fare pulizia.
Poi si misero a sedere, e Giovanni prese a dire: « Da molto tempo ho intenzione di
servire a Dio, soprattutto da quando ho inteso parlare di te e dei tuoi fratelli. Ma non sapevo
come unirmi a te. Ma dal momento che è piaciuto al Signore ch'io ti vedessi, sono disposto a
fare tutto quello che ti piace ». Osservando il fervore di lui, Francesco esultò nel Signore, anche perché allora aveva
pochi fratelli e perché quelI'uomo, con la sua pura semplicità, gli dava affidamento che
sarebbe un buon religioso. Gli rispose: « Fratello, se vuoi condividere la nostra vita e stare
con noi, è necessario che tu doni ai poveri, secondo il consiglio del santo Vangelo tutti i beni
che possiedi legittimamente. Così hanno fatto i miei fratelli cui è stato possibile ».
Sentendo ciò, subito Giovanni si diresse verso il campo dove aveva lasciato i buoi, li
sciolse e ne portò uno davanti a Francesco, dicendogli: « Fratello, per tanti anni ho lavorato
per mio padre e gli altri della famiglia. Sebbene questa parte della mia eredità sia scarsa,
voglio prendere questo bue e darlo ai poveri nel modo che ti sembrerà più opportuno
secondo Dio ».
Vedendo che voleva abbandonarli, i genitori, i fratelli che erano ancora piccoli, e tutti
quelli di casa cominciarono a lacrimare e piangere forte. Francesco si sentì mosso a
compassione, massime perché la famiglia era numerosa e senza risorse. Disse loro: «
Preparate un pranzo, mangeremo insieme. E non piangete, poiché vi farò lieti ». Quelli si
misero all'opera, e pranzarono tutti con molta allegria.
Finito il desinare, Francesco parlò: « Questo vostro figlio vuole servire a Dio. Non
dovete contristarvi di ciò, ma essere contenti. E un onore per voi, non solo davanti a Dio ma
anche agli occhi della gente; e ne avrete vantaggio per l'anima e per il corpo. Di fatti, è uno
del vostro sangue che dà onore a Dio, e d'ora innanzi tutti i nostri frati saranno vostri figli e
fratelli. Una creatura di Dio si propone di servire al suo Creatore--ed essere suo servo vuol
dire essere re,--voi capite quindi che non posso e non debbo ridarvi vostro figlio. Tuttavia,
affinché riceviate da lui un po' di conforto, io dispongo ch'egli rinunci per voi, che siete
poveri alla proprietà di questo bue, benché secondo il consiglio dei santo Vangelo dovesse
darlo agli altri poveri ».
Furono tutti confortati dal discorso di Francesco, e soprattutto furono felici che fosse
loro reso il bue, poiché erano veramente poveri.
Francesco, cui piacque sempre la pura e santa semplicità in se stesso e negli altri, ebbe
grande affetto per Giovanni. E appena lo ebbe vestito del saio, prese lui come suo compagno.
Era questi talmente semplice, che si riteneva obbligato a fare qualunque cosa facesse
Francesco. Quando il Santo stava a pregare in una chiesa o in un luogo appartato, Giovanni
voleva vederlo e fissarlo, per ripetere tutti i gesti di lui: se Francesco piegava le ginocchia, se
alzava al cielo le mani giunte, se sputava o tossiva, anche lui faceva altrettanto.
Pur essendo incantato da tale semplicità di cuore, Francesco cominciò a rimproverarlo.
Ma Giovanni rispose: « Fratello, ho promesso di fare tutto quello che fai tu; e perciò intendo
fare tutto quello che tu fai ». Il Santo era meravigliato e felice davanti a tanta purità e
semplicità. Giovanni fece tali progressi in tutte le virtù, che Francesco e gli altri frati
restavano stupefatti della sua santità.
E dopo non molto tempo egli morì in questa santa perfezione. Francesco, colmo di
letizia nell'intimo ed esteriormente, raccontava ai frati la vita di lui, e lo chiamava « san
Giovanni » in luogo di « frate Giovanni >>.
MEDITAZIONE
I giudei, che attendono il messia, chiedono a Gesù che si dichiari apertamente come l'inviato di Dio. Ma se accogliessero la sua testimonianza, comprenderebbero dal suo modo di agire che il suo rapporto col Padre è ben più profondo di quello di un semplice inviato.....Le Sue parole, le parole del Vangelo, sono per la vita e per la salvezza. Il Signore non vuole la sofferenza ma la pazienza, che Egli per primo ha sperimentato , perchè dà a noi conforto e coraggio per le nostre difficoltà. A san Francesco, Gesù disse: “....la tua infermità è caparra del mio regno e per il merito della pazienza devi aspettarti con sicurezza e certezza di aver parte allo stesso regno”. FF802.
PREGHIERA
Signore Gesù, che ti riveli come il messia a coloro che ti ascoltano con disponibilità di spirito, rendici attenti alla tua voce, per essere capaci di riconoscere nei tuoi gesti l'opera del Padre, che è una cosa sola con te, nell'amore dello Spirito per tutti i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 18 APRILE 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 109
LUNEDI'  18 APRILE 2016


GIOVANNI 10, 1-10
Io sono la porta delle pecore.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1565
PULIZIA DELLE CHIESE
1565 18. In altro tempo, quando Francesco abitava presso Santa Maria della Porziuncola, e i
frati erano ancora pochi, andava talora per i villaggi e le chiese dei dintorni di Assisi,
annunziando e predicando al popolo di fare penitenza E in questi suoi giri portava una scopa
per pulire le chiese.
Molto soffriva Francesco nell'entrare in una chiesa e vederla sporca. Così, dopo aver
predicato al popolo, faceva riunire in un posto fuori mano tutti i sacerdoti che si trovavano
presenti, per non essere udito dalla gente. E parlava della salvezza delle anime, e
specialmente inculcava loro di avere la massima cura nel mantenere pulite le chiese, gli altari
e tutta la suppellettile che serve per la celebrazione dei divini misteri.
MEDITAZIONE
Radunando intorno a sé coloro che credono alla sua parola, Gesù non si comporta certo come i cattivi pastori che <pascono sé stessi> alle spalle del gregge. Egli vuole una cosa sola: che i suoi <abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza>. Uno dei salmi più belli, è quello che enumera le virtù del Buon Pastore: Egli consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone sole nel loro isolamento. Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito, non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue pecorelle e, se è necessario, per morire per loro. Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria vita in una dilezione che si spinge sino alla fine. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida-pastore: a questa prova molti risultano incapaci. A proposito dei sacerdoti,buoni o cattivi pastori, san Francesco diceva ai suoi frati:”"Noi - ripeteva - siamo stati mandati in aiuto del clero per la salvezza delle anime, in modo da supplire le loro deficienze. …..Se poi essi ostacolano la salvezza dei popoli, a Dio spetta la vendetta, ed egli darà a ciascuno la paga a suo tempo. Perciò siate sottomessi all'autorità, affinché, per quanto sta in voi, non sorga qualche gelosia. Se sarete figli della pace, guadagnerete al Signore clero e popolo. Questo è più gradito a Dio, che guadagnare solo la gente, con scandalo del clero".
E concludeva: "Coprite i loro falli, supplite i vari difetti, e quando avrete fatto questo, siate più umili ancora ".
FF 730.
PREGHIERA
Signore Gesù, come un vero pastore Tu ci conosci uno per uno e ci chiami per nome. Fra le tanti voci che risuonano intorno a noi, aiutaci a riconoscere la tua e a lasciarci guidare da Te verso quell'abbondanza di vita che Tu vuoi donarci, nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

sabato 16 aprile 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 17 APRILE 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 108
DOMENICA 17 APRILE 2016
GIOVANNI 10, 27-30
Alle mie pecore io do la vita eterna.




+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1564
ULTIME VOLONTA'
1564 17. In quei giorni stessi e proprio nella celletta dove aveva così parlato a messer
Bonaventura, una sera fu preso da conati di vomito, a causa della sua malattia di stomaco. E
nel violento sforzo che fece per rigettare, mandò fuori sangue, e ciò per tutto il corso della
notte, fino al mattino.
I suoi compagni, vedendolo in procinto di morire per lo sfinimento e i dolori della
malattia, con molta angoscia e piangendo gli dissero: « Padre, che facciamo? Dona la tua
benedizione a noi e agli altri tuoi fratelli. E lascia ai tuoi fratelli un memoriale della tua
volontà, affinché, se il Signore ti vorrà chiamare da questo mondo, possano sempre tenere in
mente e ripetere: " Il nostro padre, sul punto di morire, ha lasciato queste parole ai suoi
fratelli e figli! » ».
Francesco disse: « Chiamatemi frate Benedetto da Piratro ». Era questi sacerdote,
uomo equilibrato e santo, ascritto all'Ordine fino dai primordi, e talvolta celebrava per
Francesco in quella stessa cella. Infatti il Santo, sebbene infermo, sempre e volentieri, quando
gli era possibile, voleva ascoltare devotamente la Messa. Arrivato Benedetto, gli disse Francesco: « Scrivi che io benedico tutti i miei frati che
attualmente sono nell'Ordine e quelli che vi entreranno sino alla fine del mondo ». Era
abitudine di Francesco alla fine di tutti i Capitoli, quando i frati erano riuniti, di dare la
benedizione a tutti i presenti e agli altri che facevano parte dell'Ordine, e benediceva altresì
tutti coloro che vi sarebbero entrati in futuro. E non solo in occasione dei Capitoli, ma molto
di frequente benediceva tutti i frati, sia quelli già nell'Ordine, sia quanti vi sarebbero venuti
in seguito.
Francesco riprese: « Siccome per lo sfinimento e le sofferenze della malattia non posso
parlare, esprimo brevemente ai miei fratelli la mia volontà in questi tre ricordi. In memoria
della mia benedizione e della mia ultima volontà, i frati sempre si amino e rispettino l'un
l'altro; amino e rispettino sempre la santa povertà, nostra signora; sempre siano lealmente
sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa ».
Era solito ammonire i frati a temere ed evitare il malesempio. E malediceva tutti quelli
che, a causa dei loro pravi e malvagi esempi, provocavano la gente a imprecare contro
l'Ordine e i frati, anche quelli santi e pieni di bontà, che così ne soffrivano vergogna e
afflizione.
MEDITAZIONE
Per entrare nella fede è necessario essere disponibili ai piani di Dio. Ci sentiamo sicuri, nella Chiesa, perché Gesù è sempre con noi, e ci chiama e ci guida con la voce esplicita del Papa e con i suggerimenti interiori che ci aiutano a riconoscerla e a corrispondervi. A noi il compito di aprire le nostre orecchie per ascoltare la sua voce e seguirlo ovunque, imparando anche ad offrire la nostra vita e il nostro tempo per essere veramente cristiani. Cristo ha conosciuto la nostra umana fragilità sperimentandola nella sua carne. Per questo nessuno più di Lui può confermarci nella certezza che il Padre ci ama. Se restiamo nella Chiesa, con il Papa, non andremo mai dispersi, perché Gesù ci conosce per nome e ha dato la sua vita per salvarci. Quella vita che si comunica a noi, pegno di eternità, nell’Eucaristia degnamente ricevuta. Non dobbiamo aver paura di nulla. Attraverso Gesù entriamo in comunione con il Padre, partecipiamo alla vita trinitaria, perciò: “A Colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi, renda lode, gloria, onore e benedizione, poiché Egli è la nostra virtù e la nostra fortezza.” FF202.
PREGHIERA
Dio onnipotente e misericordioso,
guidaci al possesso della gioia eterna,
perché l’umile gregge dei tuoi fedeli
giunga con sicurezza accanto a te,
dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. Per Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen