giovedì 7 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 8 Maggio 2015

Venerdì 8 Maggio 2015

Giovanni 15, 12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,8: FF 1195
1195 8 Di ritorno dai paesi d'oltremare, una volta, mentre viaggiava in compagnia di frate Leonardo d'Assisi, dovette servirsi dl un asinello, perché troppo affaticato. Frate Leonardo, che lo scortava, in un momento di umana debolezza, incominciò a dire dentro di sé: “ Mica giocavano insieme i genitori di costui e i miei. Ed ecco, lui sta in sella e io qui a piedi a guidare il suo asino ”. Aveva appena fatto questo pensiero che il Santo scese improvvisamente dall'asino e gli disse: “ Non conviene fratello, che io stia in sella e tu vada a piedi, perché tu nei mondo eri più nobile e più importante di me ”. Stupefatto e ricoperto di rossore, il frate si riconosce colto in fallo, e subito si prostra ai suoi piedi; profondendosi in lacrime, mette a nudo tutto quanto ha pensato e chiede perdono.

MEDITAZIONE
L’amore fraterno si fonda sul comandamento del Cristo e sull’esempio della sua vita e della sua morte. Il discepolo che dimentica sé stesso per i fratelli porta il frutto di una testimonianza efficace. Una cosa davvero inaudita per gli Ebrei contemporanei di Gesù, era sentire che Dio chiamasse le sue creature amici. Ciò perché l’amicizia presume una parità di dignità e uno scambio reciproco di sentimenti e di obiettivi. Ora, non è che l’uomo sia asceso di grado o sia aumentata la sua dignità: egli è sempre la creatura meravigliosa di Dio, ma anche colei che ha conosciuto il peccato e la disobbedienza. E’ Dio che si è abbassato ed ha cercato l’amicizia dell’uomo. Per provare che non esiste amore più grande del suo, egli ha offerto la propria vita per i suoi amici. Di conseguenza, ciò che era raro nell’antichità, è comune nella Chiesa, in cui uomini e donne conoscono e vivono la verità. 
Tale verità distrugge ogni barriera sociale, culturale o razziale; unisce i cuori e gli spiriti che cercano di conoscere e di vivere quella verità, che è la nostra fede. 
Così la Chiesa è cattolica, come lo è la vera amicizia, ed è per questo che uomini e donne provenienti dagli ambienti più diversi possono amarsi davvero, come ci ha amati Cristo. Ciò è evidente soprattutto nella vita religiosa. Per Francesco, la risposta a qualsiasi male è l’amore-dono che abbraccia tutti, oppressi e oppressori, sempre attento a non ferire nessuno per l’amore che lo animava.

PREGHIERA
A volte, Signore, ci sembra che potremmo rendere testimonianza al tuo amore dovunque, meno che là dove ci troviamo. Tuttavia forse sei proprio Tu che ci hai voluto porre in quella situazione. Donaci di amare tutti coloro che incontreremo giorno per giorno, nella banalità del quotidiano, perché così facendo porteremo frutto per la vita eterna.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen





8 Maggio = B.V.Maria di Pompei

San Bernardo: l’umiltà è il fondamento e la garanzia di ogni virtù. Senza umiltà non ci può essere né virtù né vera virtù.
Gesù è stato il primo ed il sommo Umile: Mt 11,29 e lettera di san Paolo ai Filippesi (2,5-11).
Maria fu la prima e più perfetta discepola di Gesù in questa virtù. Santa Matilde ci dice: “Maria si esercitò molto nell’umiltà fin dalla fanciullezza”.

Cos’è l’umiltà?
Avere un basso concetto di sé. Disse la Vergine a santa Elisabetta (monaca benedettina): “Sappi bene che io mi ritenevo la più spregevole e la più indegna delle grazie di Dio”.
Riconoscere le grazie, i doni e i favori del Signore ed attribuirne a Lui solo l’origine e il merito. San Bernardino da Siena: “la Vergine aveva sempre un rapporto attuale con la Divina Maestà e col proprio niente; ed è stata così tanto innalzata, proprio perché nessuna creatura si è umiliata tanto quanto Lei”. Queste prime due caratteristiche formano quella che si chiamaumiltà di conoscenza.
Occultare i doni di Dio. Disse Maria a Santa Brigida: “Cosa c’è di più spregevole che essere considerata da poco, aver bisogno di tutto e credersi la più indegna di tutti? Tale, o figlia, fu la mia umiltà, questa la mia gioia e tutto il mio volere, cioè il pensare di non compiacere altri se non mio figlio”.
Rifiutare le lodi per sé, rivolgendole tutte a Dio. Disse Maria a santa Brigida: “Ho meritato tanta grazia, perché mi umiliavo tanto ed ho saputo e pensato di non essere e di non avere niente. Perciò non ho voluto lodi per Me, ma soltanto per il Donatore ed il Creatore”.
Servire gli altri. Perché sentendosi meno degli altri, e considerando gli altri superiori a sé, ci si mette al loro servizio. San Bernardo: “Elisabetta si meravigliava non solo che Maria fosse venuta, ma anche che fosse venuta per servire e non per essere servita”.
Stare in disparte e all’ultimo posto. Gesù mostrò a s. Brigida due dame: “Una, tutto fasto è vanità, è la superbia. L’altra, con atteggiamento dimesso, rispettosa con tutti, col pensiero sempre rivolto a Dio, e che si ritiene una nullità, è l’umiltà e si chiama Maria”.
Amare il disprezzo. La venerabile suor Paola da Foligno vide in un’estasi la grandezza dell’umiltà della Vergine e disse al suo padre spirituale: “L’umiltà della Madonna! Oh, Padre, l’umiltà della Madonna! Nel mondo non vi è umiltà neppure al minimo grado, in confronto all’umiltà di Maria”. Queste ultime due caratteristiche formano quella che si chiama umiltà di volontà, che non solo si riconosce un nulla, ma vuole abbracciare tutto ciò che la fa vivere e ritenere come tale.

Dove e come si vede l’umiltà di Maria?
Basso concetto di sé: santa Matilde ci dice che Maria lo aveva al punto che mai si preferì ad alcuno, pur vedendosi arricchita di molte più grazie degli altri.
Riconoscere le grazie attribuendole a Dio. Mai Maria pensò di essere una peccatrice, ma, pur riconoscendo le grazie straordinarie concessegli da Dio, ne traeva occasione per lodare e riconoscere l’infinita bontà e grandezza del suo Dio (L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva…).
Occultare i doni di Dio. Ella non rivelò la sua gravidanza a san Giuseppe, nemmeno per liberare dall’angoscia il suo povero Sposo.
Rifiutare le lodi per sé, rivolgendole tutte a Dio. Lo si vede da come Maria reagisce alle lodi di Elisabetta.
Servire gli altri. Appena saputo che Elisabetta era incinta, parte subito, senza pensare a sé, allo strapazzo del viaggio, etc.
Gli umili stanno in disparte e all’ultimo posto. Quando Maria cercava Gesù, Ella era fuori casa e non entrò di sua iniziativa, ma si fece annunciare (Cf Mt 12). E nel Cenacolo, con gli apostoli, viene nominata per ultima (At 1,14). Secondo un autore ciò fu scritto da Luca non per mancanza di riguardo a Maria, ma per descrivere la collocazione dei presenti nella stanza.
Amare il disprezzo. La Madonna fu sempre in disparte durante la vita pubblica e le glorie di Gesù… Ma sul Golgota si mostrò senza paura in pubblico.

I figli di Maria e l’umiltà
Non si può essere veri figli di Maria se non si è umili. “Se non puoi imitare la verginità della Umile, imita l’umiltà della Vergine” (san Bernardo). Per l’uomo decaduto, però, non c’è virtù più difficile da praticare di questa (san Gregorio di Nissa). 
Disse Maria a santa Brigida: “Figlia mia, vieni sotto il mio manto: questo manto è la mia umiltà, che però scalda solo chi lo indossa non solo col pensiero, ma anche con le opere. La mia umiltà non giova, se ognuno non si sforza di imitarla. Perciò, figlia mia, rivestiti di questa umiltà”.
L’umiltà di Maria negli scritti di Maria Valtorta
“Quando il peccato di Lucifero sconvolse l’ordine del Paradiso celeste, travolgendo nel disordine tutti gli angeli infedeli, un grande orrore ci percosse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, distrutto, senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era: si era distrutta l’assoluta carità degli Angeli ed era nato l’Odio. Sbigottiti, noi, Angeli fedeli, piangemmo per il dolore di Dio, per l’ordine violato, per la fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri di essere impeccabili. L’esperienza di Lucifero ci aveva dimostrato che anche l’Angelo può peccare e divenire demonio. Sentimmo che la superbia poteva svilupparsi in noi e tememmo che nessuno, fuorché Dio, potesse resistervi, se addirittura Lucifero aveva ad essa ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, e ci chiedevamo con palpiti di luce: ‘Ma dunque l’essere così puri non serve? Chi mai allora darà a Dio l’amore che Egli esige e merita, se anche noi siamo soggetti a peccare?’.
Ecco che allora, alzando il nostro contemplare dall’abisso e dalla desolazione alla Divinità, e fissando il suo Splendore, con un timore fino allora ignorato, contemplammo la seconda rivelazione del Pensiero Eterno: Maria, che adorò e servì l’Incarnazione della Parola Divina. E se per la conoscenza della prima rivelazione (l’Incarnazione del Verbo) venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorarla, per la conoscenza della seconda (Maria che serve e adora l’Incarnazione) tornò a noi la pace che si era turbata. Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza e pace fu una cosa sola. Salutammo la nostra futura Regina, la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite (doni e grazie straordinarie) e volontarie (virtù). Oh! Bellezza di quell’attimo in cui, a conforto dei suoi Angeli, l’Eterno presentò ad essi la Gemma del suo Amore e della sua Potenza. E la vedemmo tanto umile da riparare da sé sola ogni superbia umana e angelica. Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni di Dio uno strumento di rovina. Non la sua corporea effigie, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per aver contemplato per un attimo, nel Pensiero eterno di Dio, l’Umilissima. Per secoli operammo nella soavità di quella fulgida rivelazione e gioimmo, gioiamo e gioiremo di possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La Gioia di Dio, che è Maria, è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua luce per essere da essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati” (cf. Maria Valtorta, Libro di Azaria, pp. 337-341).

Messaggi di Maria
“Guardate, o figli, a questa vostra Madre Bambina. Perché piccola piacqui all’Altissimo. Piccola, perché tutto ho avuto da Dio. La mia ricchezza è perciò solo quella dei piccoli, dei poveri: l’umiltà, la fiducia, l’abbandono, la speranza. Guardate a questa vostra Mamma bambina e imparerete ad essere piccoli. Dovete essere piccoli perché siete miei figli, e perciò dovete vivere la mia stessa vita. Dovete essere piccoli per diventare docili strumenti per il mio disegno e per attrarre su di voi la compiacenza di mio Figlio Gesù. Dovete essere piccoli per fronteggiare Satana che riesce a sedurre con l’orgoglio e la superbia. Dovete essere sempre più piccoli, perché la Mamma vi vuole tutti per Sé: vi vuole nutrire, vestire, portare nelle sue braccia. Piccoli, infine, per formare quel mio umile calcagno che Satana cercherà di mordere, ma con cui Io gli schiaccerò la testa. Dovete perciò essere sempre più piccoli se volete preparare il più grande trionfo del mio Cuore Immacolato. (La Madonna a don Stefano Gobbi, 8 Settembre 1976).

“Cari figli, sforzatevi di partecipare alla Messa come si deve. Io vi sono più vicina durante la Messa che durante l’apparizione. Molti pellegrini vorrebbero essere presenti nella stanzetta delle apparizioni e perciò si accalcano attorno alla canonica. Quando si spingeranno davanti al Tabernacolo, come ora fanno davanti alla canonica, allora avranno capito tutto, avranno capito la presenza di Gesù, perché fare la comunione è più che essere veggente” (1.6 e 12.11.1986).

“A chi vuol fare un cammino spirituale profondo, io consiglio di purificarsi confessandosi una volta alla settimana. Confessatevi anche dei più piccoli peccati, perché quando andrete all’incontro con Dio soffrirete di aver dentro di voi anche una minima mancanza” (28.9.1984).
Digiunate. Il digiuno è di grande importanza nella vita spirituale. Durante quest’ultimo quarto di secolo il digiuno è stato dimenticato in seno alla Chiesa Cattolica” (31.5.1984).
Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell’altare. Io sono sempre presente quando i miei figli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari. Vorrei che la gente pregasse il più possibile e che ogni giorno recitasse almeno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi (15.3 e 14.8.1984).
“Voglio mettervi in guardia perché in questo tempo Satana vi tenta e vi cerca. A Satana è sufficiente un vostro piccolo vuoto interiore per poter operare dentro di voi. Perciò, come vostra Madre, Io vi invito a pregare. Che la vostra arma sia la preghiera. Con la preghiera del cuore vincerete Satana”. Come Mamma vi invito a pregare per i giovani di tutto il mondo” (5.9.1988).



SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, (in questo giorno solenne) 1, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
(1) Solo l'8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre.
Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, su le nostre famiglie, su l'Italia, su l'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono. Ave Maria.
E' vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

           O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave Maria.
            Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie. 
            Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie. Ave Maria.
CHIEDIAMO LA BENEDIZIONE A MARIA
Un' ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solenne) 1. Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.
Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.

         O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne.E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
(1) Solo l'8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre.

Salve Regina.





mercoledì 6 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 7 Maggio 2015

Giovedì 7 Maggio 2015

Giovanni 15, 9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Leggenda Minore di San Bonaventura XI,7 : FF 1194

1194 7. A Siena, aveva predetto ad un suo amico alcune cose che dovevano accadergli nei suoi ultimi giorni. Ebbene quel dotto religioso, che, come abbiamo ricordato sopra andava talvolta a interrogare il Santo su problemi scritturistici, venne a conoscenza di quelle predizioni, ma aveva il dubbio che non le avesse fatte proprio il padre santo. Perciò andò da lui per informarsi di persona. Il Santo non solo asserì di aver fatto quelle predizioni ma, mentre l'interlocutore cercava di sapere i fatti degli altri, gli predisse profeticamente la sorte che era riservata a lui stesso. E, per imprimergli nel cuore la predizione con maggior sicurezza, espose con chiarezza un segreto tormento di coscienza che il religioso non aveva mai rivelato ad anima vivente. Non solo, però, glielo rivelò in modo mirabile, ma glielo recise via con un consiglio salutare. Aggiungo a conferma di tutti questi particolari, che quel religioso fece proprio la fine che il servo di Cristo gli aveva predetto.

MEDITAZIONE
Dalla fedeltà alla parola di Gesù scaturisce una gioia profonda e duratura, quella di sapersi amati dal Signore e di vivere come Lui, uniti al Padre. Gesù sa che per diffondere il suo Vangelo, la sua gioia e la pace che solo Lui sa donare, vi è un modo di sicuro effetto: l’amore. Quanto più amore gli apostoli saranno in grado di avere tra di loro e per gli altri, tanto più il loro esempio e la loro testimonianza sarà contagiosa. Francesco ha accettato l’amore di Cristo e il fatto che Egli ci ama di un amore eterno: per questo la sua gioia senza limiti si è espressa nelle lacrime del pentimento e negli inni di lode e di ringraziamento. Perché questa gioia raggiunga la pienezza anche in noi, l’anima nostra deve restare nel suo amore, deve sforzarsi di fare sempre la sua volontà, essere pronta a portare la propria croce quotidiana, sopportare l’assenza di ogni altra gioia, anche se legittima e persino l’esperienza orrenda del non riconoscere la presenza di Dio, quella notte dell’anima che precede l’alba della gioia eterna, ora e nel mondo futuro.

PREGHIERA
Signore Gesù, per farci comprendere la profondità della tua tenerezza, Tu arrivi a dire che ci ami come ti ama il Padre. Donaci di accogliere con gioia la tua parola, per avere il coraggio di essere fedeli al comandamento dell’amore, che ci fa partecipare alla vita di un Padre che ci ama come figli infinitamente e nei secoli dei secoli.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.




martedì 5 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 Maggio 2015

Mercoledì 6 Maggio 2015

Giovanni 15,1-8
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. 
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI, 6 : FF 1193
1193 6. In un'altra circostanza, una devota nobildonna si recò dal Santo, per esporgli il proprio dolore e richiedere il rimedio: aveva un marito molto cattivo, che la faceva soffrire osteggiandola nel servizio di Cristo. Perciò chiedeva al Santo di pregare per lui, affinché Dio si degnasse nella sua bontà d'intenerirgli il cuore. Il Santo, dopo averla ascoltata, le disse: “ Va in pace e sta sicura che fra poco avrai dal tuo uomo la consolazione che desideri ”. E aggiunse: “ Gli dirai da parte di Dio e mia che ora è tempo di misericordia; poi, di giustizia ”. Ricevuta la benedizione, la donna ritorna, trova il marito, gli riferisce quelle parole. Scende sopra di lui lo Spirito Santo che, trasformandolo in un uomo nuovo, così lo induce a rispondere con tutta mansuetudine: “ Signora, mettiamoci a servire il Signore e salviamo l'anima nostra ”. Dietro esortazione della santa moglie, condussero una vita da celibi per parecchi anni, finché ambedue nello stesso giorno tornarono al Signore. Veramente degno di ammirazione lo Spirito profetico operante in quest'uomo di Dio, con la potenza del quale egli rinnovava il vigore alle membra ormai inaridite e nei cuori induriti imprimeva la pietà. Ma non è meno stupefacente la chiarezza con cui questo spirito profetico gli faceva prevedere gli eventi futuri e scrutare il segreto delle coscienze, quasi gli avesse conferito il duplice spirito di Elia, invocato da Eliseo. 

MEDITAZIONE
La vera vigna di Dio di cui parlano i profeti è il Figlio che comunica la vita ai suoi. Uniti a Lui potremo portare un frutto che rimane. Abbandonati a noi stessi, ci perdiamo, intimoriti da forze che sembrano sempre più grandi e imperiose. 
La situazione della Chiesa delle origini non era diversa da quella attuale. Eppure i primi cristiani, al seguito di un gruppo di pescatori della Galilea, privi di potere in quanto alle cose del mondo, ma riempiti della forza dello Spirito, vinsero l’Impero Romano. Contando solo sui propri mezzi, non potevano far nulla, ma uniti a Cristo, come i tralci alla vite, produssero frutti in abbondanza. Ogni credente è chiamato a fare lo stesso: a sentirsi pronto ad essere sfrondato dal vignaiolo, cioè dal Padre. In altre parole, per dare frutti dobbiamo essere disposti a soffrire; la potatura, si sa, fa male, in quanto taglia e recide in profondità. Dolori di vario genere ci sembrano castighi e punizioni da parte di Dio, eppure 
la sofferenza purifica il cuore del credente e rafforza la vita di Cristo in noi. Cosa ha detto s.Francesco alla donna che gli aveva chiesto aiuto: “ ….. dirai da parte di Dio e mia che ora è tempo di misericordia; poi, di giustizia ”. Quanti prodigi Dio ha operato nella sua vita, e attraverso lui, nella vita di quanti ricorrevano a lui. Anche noi quante cose belle e meno belle abbiamo da condividere con chi conosciamo. Forse è arrivato il momento di dare maggior attenzione agli altri e meno a noi stessi, come faceva Francesco.




PREGHIERA
Signore Gesù, noi accettiamo volentieri di rimanere in Te, ma non siamo altrettanto disponibili a
essere purificati e “potati”. Donaci di essere profondamente uniti a Te, come il tralcio alla vite, e aiutaci a non sottrarci alle esigenze di questa unione. Potremo allora portare frutto per la gloria del Padre, che vive con Te nell’Unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

lunedì 4 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 Maggio 2015

Martedì 5 Maggio 2015

Giovanni 14, 27-31°
n quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,5: FF 1192
1192 5. Nel tempo in cui il Santo giaceva malato a Rieti, portarono da lui, steso su un letticciuolo, un canonico, di nome Gedeone, vizioso e mondano, colpito da una grave malattia . Il canonico lo pregava piangendo, insieme con i presenti, di benedirlo col segno della croce. Ma il Santo gli replicò: “ Come potrò segnarti con la croce, se finora sei vissuto seguendo gli istinti della carne, senza timore dei giudizi di Dio? Ad ogni modo, per la devozione e le preghiere di queste persone che intercedono per te, ti benedirò col segno della croce in nome del Signore. Tu, però, sappi che andrai incontro a castighi più gravi, se una volta guarito, tornerai al vomito. Perché il peccato di ingratitudine si merita sempre punizioni peggiori delle prime ”. Appena ebbe tracciato su di lui il segno della croce, colui che giaceva rattrappito si alzò risanato e, prorompendo nelle lodi di Dio, esclamò: “ Sono guarito! ”. Le ossa della sua schiena scricchiolarono, come quando si rompe legna secca con le mani: furono in molti a sentire. Ma costui, passato un po' di tempo, si dimenticò di Dio e si abbandonò di nuovo alla impudicizia. Ebbene, una sera che era andato a cena in casa di un altro canonico e vi era rimasto per passare la notte, improvvisamente il tetto della casa crollò. Ma, mentre tutti gli altri riuscirono a sfuggire alla morte, solo quel misero fu sorpreso e ucciso. Per giusto giudizio di Dio l'ultima condizione di quelI'uomo fu peggiore della prima, a causa del peccato d'ingratitudine e del disprezzo di Dio, giacché è necessario essere grati per il perdono ricevuto, e il delitto ripetuto dispiace doppiamente

COMMENTO
Prima di lasciare i discepoli stretti attorno a Lui, Gesù fa loro un dono preziosissimo, che è come una lampada che brillerà nel buio e nella tenebra della sua assenza: la pace. La pace che aveva donato loro Gesù non era simile a nulla di quanto avessero mai provato prima di allora. La pace del mondo, a cui forse anch’essi avevano agognato fino ad allora, era un periodo di prosperità e di libertà per tutto il popolo vessato ormai da anni dalla dominazione romana. Ma la vera pace si sperimenta quando si sta in armonia con Dio. L’episodio della vita di S.Francesco ci fa capire il valore del Regno dei Cieli: esso è qualcosa per il quale Dio richiede tutto di noi. I Santi sono coloro che, fidandosi ciecamente delle promesse di Dio, non hanno esitato a perdere tutto e a sacrificare per Lui le cose più importanti della loro vita , hanno fatto sacrifici per raggiungere la promessa fatta loro.

PREGHIERA
Dopo la tua vittoria, Signore, non dovremmo più conoscere il turbamento e la paura. Tuttavia ci è difficile vivere nella tua pace, che sembra incompatibile con la nostra angoscia. Facci prendere sul serio la tua promessa, per approdare finalmente a quella sicurezza che nasce dall’amore vero del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.




domenica 3 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 Maggio 2015

Lunedì 4 Maggio 2015

Giovanni 14, 21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,4: FF 1191

1191 4. In un'altra circostanza, ritornato dai paesi d'oltremare, si stava recando a Celano, per predicare e fu invitato a pranzo, con umile e devota insistenza, da un cavaliere. Egli, dunque, andò alla casa del cavaliere, accolto con grande gioia da tutta la famiglia, lieta per la venuta di quegli ospiti poverelli. Prima di prendere cibo, l'uomo a Dio devoto, secondo la sua abitudine, offrì a Dio le preghiere di lode, stando con gli occhi rivolti al cielo. Finita la preghiera, chiamò familiarmente in disparte il buon ospite e così gli disse: “ Ecco, fratello ospite: vinto dalle tue preghiere, io son venuto a mangiare nella tua casa. Ora affrettati a seguire i miei ammonimenti, perché tu non mangerai qui, ma altrove. Confessa subito i tuoi peccati, con vera contrizione e pentimento: non nascondere nulla dentro di te; rivela tutto con una confessione sincera. Tu hai accolto con tanta devozione i suoi poveri e oggi il Signore te ne darà il contraccambio ”. Acconsentì subito, quell'uomo, alle parole del Santo e manifestò al compagno di lui in confessione tutti quanti i peccati; mise ordine alle sue cose e si preparò meglio che poté ad accogliere la morte. Entrarono, infine, nella sala da pranzo e, mentre gli altri incominciavano a mangiare, l'ospite improvvisamente esalò l'anima, colpito da morte repentina, secondo la parola dell'uomo di Dio. E così, come dice la Verità, colui che aveva accolto il profeta con misericordiosa ospitalità, meritò di ricevere la mercede del profeta. Difatti, per la profezia del Santo, quel cavaliere devoto provvide a se stesso e, premunito con le armi della penitenza contro la morte improvvisa, sfuggì alla dannazione eterna e fu accolto negli eterni tabernacoli.

MEDITAZIONE
Lo Spirito svelerà ai discepoli il rapporto nuovo che, nel Figlio, li unisce a Dio. Il Cristo regna col Padre nel cuore di ogni credente che mette in pratica con amore il suo insegnamento. Il Maestro ha detto che la sua manifestazione non è legata a un fatto di merito o di capacità, come invece pensavano gli apostoli, ma è piuttosto legata ad un fatto di accoglienza interiore. Il processo viene indicato chiaramente da Gesù: quando lo si ama, si mette in pratica la sua parola; questo attira la benevolenza del Padre e del Figlio tanto da venire e manifestarsi a lui nel segreto della sua coscienza. Per Francesco, il pensiero di vivere costantemente sotto lo sguardo della Santissima Trinità e di essere sua dimora, costituisce una forte motivazione per fare straordinariamente bene le cose ordinarie. La carità “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7). La profonda convinzione e la perseveranza sono i segni del vero amore.

PREGHIERA
Signore Gesù, senza di Te non possiamo ricordare e mettere in pratica la tua parola. Manda il tuo Spirito a insegnarci ogni cosa; ravviva in noi il tuo amore, perché possiamo essere fra coloro a cui ti manifesti; vieni a dimorare in noi, insieme al Padre che ci ama per sempre. Per Cristo nostro Signore.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.






sabato 2 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 Maggio 2015

Domenica 3 Maggio 2015

Giovanni 15, 1- 8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI, 3: FF 1190
1190 3. Splendeva in lui anche lo spirito di profezia, tant'è vero che prevedeva il futuro e leggeva i segreti dei cuori, vedeva le cose lontane come se fossero presenti e lui stesso si faceva vedere presente in maniera meravigliosa, alle persone lontane. Quando l'esercito cristiano stava assediando Damiata, c'era anche l'uomo di Dio, munito non di armi ma di fede. Venne il “ giorno della battaglia ”, in cui i cristiani avevano stabilito di dare l'assalto alla città. Quando seppe questa decisione, il servo di Cristo, uscendo in forti lamenti, disse al suo compagno: “ Se si tenterà I'assalto, il Signore mi ha rivelato che non andrà bene per i cristiani. Ma, se io dirò questo, mi riterranno un pazzo; se tacerò non potrò sfuggire al rimprovero della coscienza. Dunque: a te che cosa sembra meglio? ”. Gli rispose il suo compagno: “ Fratello, non preoccuparti affatto del giudizio della gente: non è la prima volta che ti giudicano pazzo. Líberati la coscienza e abbi timore più di Dio che degli uomini ”. A queste parole, I'araldo di Cristo affronta pieno di slancio, i crociati e, preoccupato di salvarli dai pericolo, cerca di impedire l'attacco, preannuncia la disfatta. Ma la verità viene presa per una favola: indurirono il loro cuore e non vollero convertirsi. Si va, si attacca battaglia, si combatte, e tutto l'esercito cristiano si volge in fuga: frutto dell'attacco non è il trionfo, ma l'obbrobrio. Le schiere dei cristiani tornarono decimate da un terribile macello: circa sei mila tra morti e prigionieri. Allora fu ben chiaro, ben evidente che non si doveva disprezzare la sapienza del povero, poiché il cuore delI'uomo giusto annuncia talvolta le cose vere meglio di sette sentinelle in vedetta.

MEDITAZIONE
Perchè possiamo portare buoni frutti, noi che siamo i tralci della vigna del Signore, dobbiamo restare intimamente legati a Lui, che è il tronco attraverso il quale giunge a noi la linfa. Se non c’è un collegamento perfetto, non dobbiamo meravigliarci che la nostra uva sia così aspra e secca, incapace di riempire di vino nuovo le cantine del mondo. Essere discepoli di Gesù è un dono, ma anche un impegno costante. Se infatti da un lato è Lui che ci chiama a seguirlo per mezzo del Battesimo e di un particolare stato di vita, dall’altro è anche vero che dobbiamo mettere ogni impegno per restare in Lui. Dobbiamo cioè permettergli di donarci continuamente la sua linfa, cioè il suo amore stando strettamente legati a Lui, non distaccandocene per nessun motivo al mondo. Dunque, rimanere in Lui: è questo il vero dovere in cui ciascuno di noi deve impegnarsi. Rimanere in Gesù e con Gesù è lottare contro ogni peccato e imperfezione. Rimanere in Lui significa trovare rifugio nel suo Cuore, perché il Cuore di Gesù è sempre aperto e il suo più grande desiderio è quello di introdurci in esso attraverso la Piaga del suo costato e custodirci gelosamente. L’incredulità blocca e congela ogni opera di salvezza da parte di Dio verso di noi. La salvezza cristiana sta nella fede. Senza la fede Gesù non può aiutarci. I crociati, increduli alle parole di Francesco, non hanno avuto fiducia in lui e, attraverso lui non hanno avuto fede in Dio: ecco perché non c’è stato l’aiuto divino.





PREGHIERA
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace. Per Cristo nostro Signore.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

venerdì 1 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 Maggio 2015


Sabato 2 Maggio 2015

Giovanni 14,7-14
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.


 

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI, 2: FF 1189
1189 2.    Interrogato, a Siena, da  un  religioso, dottore in sacra teologia, su  alcuni  passi  di  difficile
interpretazione, svelò gli arcani della divina sapienza con tale chiarezza di dottrina, che quell'esperto rimase fortemente stupito e, pieno d'ammirazione, esclamò: “ Veramente la teologia di questo padre santo si libra, come un'aquila in volo, sulle ali della purezza e della contemplazione; mentre la nostra scienza striscia col ventre per terra ”. Per quanto egli fosse inesperto nell'arte del dire, pure, pieno di scienza, scioglieva il nodo dei dubbi e portava alla luce le cose nascoste. E non è illogico che il Santo abbia avuto in dono la comprensione delle Scritture, giacché descriveva la loro verità in tutte le sue opere, in quanto era imitatore perfetto di Cristo, e aveva in sé il loro autore, in quanto era ripieno di Spirito Santo.

MEDITAZIONE
Facendogli scoprire che Gesù e il Padre sono una cosa sola, la fede dà al discepolo la forza di cui ha bisogno per continuare l’opera del Maestro. Nella misura in cui egli agirà “ nel nome” del Cristo glorificato, la sua azione arriverà a penetrare l’umanità intera. Per vivere in comunione con Dio si deve “entrare” nella vera intimità con Lui attraverso la preghiera, quella che ottiene tutto perché ci permette di distaccarci da ciò che ci impedisce di vedere Dio solo. Francesco non è rimasto fermo sulla soglia del mistero d’amore che lega Gesù al Padre: per la fede lo Spirito Santo gli ha dato la possibilità di penetrare in maniera vitale tutte le parole di vita del Vangelo. In lui splendettero l'umiltà ,la carità e l'amore nella luce più limpida. Ora tocca a Dio confermare il cuore di chi crede in Lui grazie all’esempio di Francesco.

PREGHIERA
Signore Gesù, Tu hai promesso di esaudire coloro che ti invocano. Per questo ti preghiamo con fiducia e ti chiediamo, insieme a Filippo, di farci conoscere il Padre. Insegnaci a vederlo in te, il Figlio nel quale egli agisce ed è glorificato, da sempre e per sempre, nei secoli eterni.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.