mercoledì 13 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 14 Maggio 2015


Giovedì 14 Maggio 2015

Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,14: FF 1202
Come, poi, egli sia apparso miracolosamente a persone da cui si trovava lontano, ce lo hanno detto con evidenza le pagine precedenti. Basta richiamare alla memoria come, assente, egli comparve ai frati, trasfigurato su un carro di fuoco e come si fece vedere presente, in figura di croce, ai capitolari di Arles. Si deve credere che questi fatti siano avvenuti per disposizione divina, nel senso che quel suo meraviglioso comparire in vari luoghi con la sua persona fisica stava ad indicare palesemente come il suo spirito era in perfetta comunione con la Luce della eterna Sapienza, quella Sapienza che è più nobile d'ogni moto e penetra dappertutto per la sua purezza, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti. Infatti l'eccelso Dottore suole rivelare i suoi misteri ai semplici e ai piccoli, come abbiamo visto dapprima in Davide, il più sublime tra i profeti, e, successivamente, in Pietro, il principe degli apostoli e, finalmente, in Francesco, il poverello di Cristo. Erano, essi, semplici e illetterati; ma lo Spirito Santo con il suo magistero li rese illustri: Davide, pastore, perché pascesse il gregge della Sinagoga, liberato dall'Egitto; Pietro, il pescatore, perché riempisse le reti della Chiesa con una moltitudine di credenti, Francesco, il mercante, perché, vendendo e donando tutto per Cristo, comprasse la perla della vita evangelica.

MEDITAZIONE
La morte di Gesù ha gettato i discepoli nella tristezza, mentre i suoi nemici sembrano trionfare. Ma

 

questa morte non è che un passaggio. Gesù annuncia con parole velate la risurrezione e la gloria che lo attendono, e che procureranno ai discepoli una gioia senza fine. Nelle parole di Gesù è racchiuso il culmine della rivelazione di Dio: Dio è amore, ed Egli lo dimostra rivelando la sua verità sconvolgente nella sua semplicità. Per quanto possiamo credere di dare amore a Dio, la nostra rimane sempre una risposta ad un’iniziativa che è partita da Lui. Egli ci ha amati creandoci, ci ha amati rendendoci suoi figli adottivi, continua ad amarci per primo perché, nonostante i nostri peccati, Egli continua a nutrirci di Sé con l’Eucaristia. Come si può avere dubbi sul suo amore per noi? Solo se nella fede ci apriamo al dono di Dio, saremo pronti per ricevere lo Spirito Santo e vivere in intimità con Dio come Francesco: infatti “come il suo spirito era in perfetta comunione con la Luce della eterna Sapienza, quella Sapienza che è più nobile d'ogni moto e penetra dappertutto per la sua purezza, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti”.

PREGHIERA
Signore Gesù, noi facciamo molta fatica a comprendere il mistero della tua croce. Ogni sofferenza, e quindi anche la tua, è per noi un problema insolubile. Non tardare troppo a manifestarci il tuo trionfo sul male, perché la nostra tristezza possa finalmente cambiarsi in gioia, oggi e sempre, nei secoli dei secoli.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 12 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 13 Maggio 2015

Mercoledì 13 Maggio 2015
B.V.MARIA DI FATIMA

Giovanni 16,12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,13: FF 1201
1201 Una volta andarono da lui due frati della Terra di Lavoro, il più vecchio dei quali, durante il viaggio, aveva dato non poco scandalo al più giovane. Quando furono davanti al Padre, egli chiese al più giovane come si era comportato con lui il frate suo compagno. E quello rispose: “ Sì, sì: abbastanza bene ”. Ma Francesco replicò: “ Sta attento, fratello, a non mentire, sotto pretesto di umiltà! Perché io so, io so. Ma aspetta un po' e vedrai! ”. Il frate rimase enormemente meravigliato: come mai il Santo aveva potuto conoscere in ispirito cose avvenute così lontano? Di lì a pochi giorni lascia l'Ordine e se ne va fuori, colui che aveva dato scandalo al fratello, non aveva chiesto perdono al Padre e non aveva ricevuto il necessario ammaestramento della correzione. Due cose risultarono ben chiare contemporaneamente nella fine disastrosa di uno solo: quanto siano giusti i castighi di Dio e quanto fosse penetrante lo spirito profetico di Francesco.

MEDITAZIONE
Lo Spirito che Gesù promette ai discepoli non sarà portatore di un insegnamento diverso dal suo, ma li guiderà a scoprire tutta la verità a proposito della sua vita e della sua morte. Per questo Gesù dice: “Egli mi glorificherà”. Lo Spirito Santo, secondo le parole di Gesù, ha un compito insostituibile. E’ quello di accompagnare e di guidare il credente alla verità tutta intera. In realtà non è che Gesù non abbia detto tutto: quello che manca è la comprensione profonda delle sue parole e della sua vita. Dunque, lo Spirito ci viene incontro per introdurci sempre di più nelle parole di Gesù, per farcene vivere l’essenza. Tu, fratello, hai mai pregato lo Spirito perché venga a riscaldare le profondità del tuo cuore? Solo così potrai camminare verso la verità tutta intera. Imita Francesco , il cui supremo proposito era di seguire Cristo e, ispirato dallo Spirito Santo, di imitarne gli esempi. Vivere integralmente la vita cristiana consiste nella imitazione di Gesù anche per te. Misurati su questo metro, i battezzati si distinguono in due gruppi: i santi mancati che non hanno attuato il “rinnega te stesso” e i “santi veri” che lo hanno fatto. Tu, in quale gruppo vuoi collocarti?

PREGHIERA
Ci sono molte verità, Signore, di cui non siamo capaci di portare il peso, per la ristrettezza del nostro spirito e la scarsità della nostra fede. Mandaci lo Spirito di verità, che ci guidi a poco a poco alla verità tutta intera: la verità su di noi stessi, creature destinate alla morte eppure chiamate alla vita e all‘amore, e la verità su di te e sul
Padre, che conosceremo nei secoli dei secoli.


 




ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 11 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 12 Maggio 2015

Martedì 12 Maggio 2015
S. LEOPOLDO MANDIC

Giovanni 16, 5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,12: FF 1200
1200 Un'altra volta capitò che due frati, da paesi lontani, si recassero all'eremo di Greccio, per vedere di persona l'uomo di Dio e portarne via con sé la benedizione che già da lungo tempo desideravano. Ma, giunti sul posto, non lo trovarono, perché dal luogo comune si era già ritirato in cella. Già se ne ripartivano sconsolati, quando, mentre si allontanavano, egli, contro ogni sua abitudine, uscì dalla cella, e, benché non avesse potuto in alcun modo, con mezzi umani, sentirli arrivare e partire, li chiamò, gridando dietro di loro ad alta voce, e li benedisse in nome di Cristo, tracciando il segno della croce. Proprio come loro avevano desiderato.

MEDITAZIONE
Lo Spirito permetterà ai discepoli di continuare la missione di Gesù, rivelando il suo mistero al mondo. Il suo ruolo consisterà nel mettere in luce la giustizia del Signore, e quindi il peccato di coloro che si rifiutano di accogliere il suo insegnamento. La sua opera sarà rivolta a sconfiggere il male che domina nel mondo. Quando un pensiero triste occuperà la nostra mente, ricordiamoci le seguenti parole: “Io non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani”.(Is 49,15-16).Francesco non sopportava di vedere la tristezza negli occhi dei suoi compagni. Un giorno disse a un frate triste: "Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno. Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza e alla presenza di Dio piangi e gemi. Ma quando ritorni tra i frati, lascia la tristezza e conformati agli altri ".


 

PREGHIERA
Quando la tristezza colma il nostro cuore, aiutaci, Signore Gesù, a guardare con un certo distacco alla nostra  
sofferenza, e rendici capaci di scoprire come essa può aprirci allo Spirito, che Tu ci mandi dal Padre, perché ci colmi della sua eterna gioia, per i secoli dei secoli. 

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

domenica 10 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 11 Maggio 2015

Lunedì 11 Maggio 2015
S.IGNAZIO DA LACONI

Giovanni 15, 26-16,4°
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,11: FF 1199
1199 11 . Mentre, una volta, il suo vicario stava tenendo il Capitolo, Francesco se ne stava a pregare nella cella, quasi facendosi intermediario tra i frati e Dio. Ebbene, uno di questi frati, protetto dal mantelletto di qualcuno che lo difendeva, rifiutava di assoggettarsi alla disciplina. Il Santo vide in ispirito la scena, chiamò uno dei frati e gli disse: “ Fratello, ho visto sulla schiena di quel frate disobbediente un diavolo, che lo stringeva al collo: soggiogato da un simile cavaliere, guidato dalle sue briglie e dai suoi incitamenti, egli disprezzava il freno dell'obbedienza. Ho pregato Dio per quel frate, e subito il demonio se n'è andato via scornato. Perciò va dal frate e digli che senza indugio pieghi il collo sotto la santa obbedienza ”. Ammonito per ambasciatore, il frate si convertì immediatamente a Dio e si gettò umilmente ai piedi del vicario.

MEDITAZIONE
Lo Spirito dona ai discepoli di proclamare il mistero di Gesù. Questo annuncio avviene tra difficoltà e persecuzioni, perché condanna un mondo che si chiude nel proprio rifiuto. Il destino dei discepoli di Gesù è tutt’altro che facile, né Gesù promette facili risultati: Egli avverte i suoi che per essi è prevista la persecuzione e la testimonianza suprema del martirio. L’intenzione di Gesù non è quella di spaventare i suoi amici: Egli invece vuole che essi capiscano la potenza dello Spirito Consolatore, nel quale troveranno forza per la loro azione apostolica. Ciò che il Maestro vuole evitare è lo scandalo in loro: la sofferenza nel nome di Gesù non deve impedire il cammino verso di Lui. Lo Spirito Santo continua ad operare nell’anima di Francesco nonostante i disagi, le malattie, e gli ostacoli della vita. Anzi, libero dalla propria volontà e dimentico di sé stesso, la sua umiltà e lo Spirito di preghiera lo rendevano così intimo a Dio che dava grande testimonianza di Dio stesso.

PREGHIERA
Signore, quando incontreremo ostilità o disprezzo perché vogliamo vivere secondo il tuo Vangelo, aiutaci a non scoraggiarci e a non dimenticare le tue parole. Mandaci dal Padre il Consolatore che ci darà la forza di rendere testimonianza a Te, che con il Padre e con lo Spirito vivi nella gloria infinita per i secoli dei secoli.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 10 Maggio 2015





Domenica 10 Maggio 2015

Giovanni 15, 9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,10: FF 1198
1198 10. C'era un frate, a giudicare dal di fuori, santissimo e veramente esemplare; ma amante delle singolarità. Dedicava tutto il suo tempo alla preghiera; osservava il silenzio con tale intransigenza che aveva preso l'abitudine di confessarsi non a parole, ma a cenni. Il padre santo si trovò a passare dal luogo dov'era questo frate e parlò di lui con gli altri confratelli. Tutti gli altri magnificavano questo tale con grandi panegirici; ma l'uomo di Dio replicò: “ Smettetela, fratelli, di lodarmi in costui le finzioni del diavolo. Sappiate che si tratta di tentazione diabolica e d'inganno frodolento ”. Male accolsero i frati questa risposta: secondo loro era impossibile che la falsità e la frode potessero imbellettarsi sotto tanti indizi di perfezione. Ma, di lì a non molti giorni, quando quel tale se ne andò dall'Ordine, fu ben chiaro a tutti che l'uomo di Dio aveva letto, col suo sguardo luminoso, nell'intimo segreto di quel cuore. Era questo il modo in cui egli prevedeva infallibilmente anche la caduta di molti, che sembravano star dritti come pure la conversione a Cristo di molti peccatori. Perciò sembrava che egli contemplasse ormai da vicino lo specchio della luce eterna, nel cui mirabile splendore l'occhio del suo spirito poteva vedere le cose fisicamente lontane come se fossero presenti.

MEDITAZIONE
Vi è una misura nell’amore? Secondo Gesù vi sono diversi livelli d’amore, ma quello oltre il quale non si può più andare, in quanto non vi è nulla di più grande, è il dono della propria vita per gli altri. Dare la vita per gli altri, proprio come ha fatto Lui. Eppure, non riusciamo ad immaginare in quanti modi ciò si può realizzare: per qualcuno il dono supremo avviene per mezzo del martirio cruento, ma per molti altri questo dono si consuma nel silenzio di una quotidianità che non è meno eroica della prima. Per Francesco nessun uomo era estraneo: non importa se parente o no, se antipatico o no, se moralmente degno di aiuto o no. Nella preghiera aveva un profondo desiderio di Dio ed esprimeva l’amore per il suo Creatore e per ogni creatura. Si riteneva sempre peccatore e lo lodava e ringraziava Dio per averci amato creandoci, per averci resi suoi figli adottivi e continua ad amarci per primo perché nonostante i nostri peccati continua a nutrirci di Sé.

PREGHIERA
O Dio, che ci hai amati per primo
e ci hai donato il tuo Figlio,
perché riceviamo la vita per mezzo di lui,
fa’ che nel tuo Spirito
impariamo ad amarci gli uni gli altri
come lui ci ha amati,
fino a dare la vita per i fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

venerdì 8 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 9 Maggio 2015

Sabato 9 Maggio 2015

Giovanni 15, 18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,9: FF 1196
1196 9 Un frate, devoto a Dio e al servo di Cristo, andava rimuginando nel cuore questo suo pensamento: sarà degno della grazia del cielo colui al quale il Santo concede la sua familiarità e il suo affetto; invece colui che il Santo tratta come un estraneo, lo si deve considerare escluso dal numero degli eletti. Tormentato spesso da questa idea conturbante bramava ardentemente che l'uomo di Dio gli accordasse la sua familiarità, e tuttavia non svelava a nessuno il segreto del suo cuore. Ma il padre pietoso lo chiamò dolcemente a se e gli parlò così: "Non ti turbi alcun pensiero, o figlio, perché io ti ritengo il più caro tra tutti quelli che mi sono particolarmente cari e volentieri ti faccio dono della mia familiarità e del mio amore". Il frate ne fu meravigliato e, divenuto da allora ancor più devoto, non solo crebbe nell'amore verso il Santo, ma, per opera e grazia dello Spirito Santo, si arricchì di doni sempre maggiori. 1197 Al tempo in cui, sul monte della Verna, se ne restava rinchiuso nella cella, uno dei suoi compagni sentiva un gran desiderio di avere la Francesco qualche scritto con le parole del Signore, firmate di sua propria mano. Aveva la convinzione che con questo mezzo avrebbe potuto eliminare o almeno, certo, sopportare con minore pena la grave tentazione da cui era tormentato: tentazione non di sensi ma di spirito. Languiva per tale desiderio e si sentiva interiormente angustiato; ma si lasciava vincere dalla vergogna e non osava confidare la cosa al reverendo padre. Ma quello che non disse l'uomo, lo rivelò lo Spirito. Francesco, infatti, ordinò a quel frate di portargli inchiostro e carta e vi scrisse le Lodi del Signore, firmandole con la benedizione di propria mano, e gli disse: “ Prendi questo bigliettino e custodiscilo con cura fino al giorno della tua morte ”. Prende, il frate, quel dono tanto desiderato e immediatamente sente svanire tutta quella tentazione. La lettera viene conservata, e, in seguito, servì a compiere cose meravigliose, a testimonianza delle virtù di Francesco.

MEDITAZIONE
Io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Gesù dice questo per farci capire che un cristiano non può pensare di percorrere una strada diversa da quella seguita dal Cristo nella sua lotta contro il peccato, in mezzo alle prove e alle contraddizioni. Gesù non promette ai suoi una vita facile. Il mondo, inteso come regno del maligno, resta ostile a Lui e a coloro che sono suoi discepoli. Nelle parole del Maestro qualcosa infonde grande pace: i suoi discepoli sono stati scelti personalmente da Lui, per cui essi non devono temere nulla, poiché la sua mano è su di loro per proteggerli. Anche Francesco aveva a cuore il benessere dei suoi compagni. Per rallegrare il cuore di Dio si impegnava nel sorridere sempre, sforzandosi di cogliere il bene negli altri e di fare contenti quelli che lo circondavano.

PREGHIERA
Signore Gesù Cristo, nel mondo di oggi il messaggio cristiano incontra spesso un’indifferenza più scoraggiante di un atteggiamento di aperta ostilità. Donaci la forza e la circostanza necessaria per affrontare questa realtà, ricordando la persecuzione che Tu hai dovuto subire per entrare nella gloria.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



giovedì 7 maggio 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 8 Maggio 2015

Venerdì 8 Maggio 2015

Giovanni 15, 12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,8: FF 1195
1195 8 Di ritorno dai paesi d'oltremare, una volta, mentre viaggiava in compagnia di frate Leonardo d'Assisi, dovette servirsi dl un asinello, perché troppo affaticato. Frate Leonardo, che lo scortava, in un momento di umana debolezza, incominciò a dire dentro di sé: “ Mica giocavano insieme i genitori di costui e i miei. Ed ecco, lui sta in sella e io qui a piedi a guidare il suo asino ”. Aveva appena fatto questo pensiero che il Santo scese improvvisamente dall'asino e gli disse: “ Non conviene fratello, che io stia in sella e tu vada a piedi, perché tu nei mondo eri più nobile e più importante di me ”. Stupefatto e ricoperto di rossore, il frate si riconosce colto in fallo, e subito si prostra ai suoi piedi; profondendosi in lacrime, mette a nudo tutto quanto ha pensato e chiede perdono.

MEDITAZIONE
L’amore fraterno si fonda sul comandamento del Cristo e sull’esempio della sua vita e della sua morte. Il discepolo che dimentica sé stesso per i fratelli porta il frutto di una testimonianza efficace. Una cosa davvero inaudita per gli Ebrei contemporanei di Gesù, era sentire che Dio chiamasse le sue creature amici. Ciò perché l’amicizia presume una parità di dignità e uno scambio reciproco di sentimenti e di obiettivi. Ora, non è che l’uomo sia asceso di grado o sia aumentata la sua dignità: egli è sempre la creatura meravigliosa di Dio, ma anche colei che ha conosciuto il peccato e la disobbedienza. E’ Dio che si è abbassato ed ha cercato l’amicizia dell’uomo. Per provare che non esiste amore più grande del suo, egli ha offerto la propria vita per i suoi amici. Di conseguenza, ciò che era raro nell’antichità, è comune nella Chiesa, in cui uomini e donne conoscono e vivono la verità. 
Tale verità distrugge ogni barriera sociale, culturale o razziale; unisce i cuori e gli spiriti che cercano di conoscere e di vivere quella verità, che è la nostra fede. 
Così la Chiesa è cattolica, come lo è la vera amicizia, ed è per questo che uomini e donne provenienti dagli ambienti più diversi possono amarsi davvero, come ci ha amati Cristo. Ciò è evidente soprattutto nella vita religiosa. Per Francesco, la risposta a qualsiasi male è l’amore-dono che abbraccia tutti, oppressi e oppressori, sempre attento a non ferire nessuno per l’amore che lo animava.

PREGHIERA
A volte, Signore, ci sembra che potremmo rendere testimonianza al tuo amore dovunque, meno che là dove ci troviamo. Tuttavia forse sei proprio Tu che ci hai voluto porre in quella situazione. Donaci di amare tutti coloro che incontreremo giorno per giorno, nella banalità del quotidiano, perché così facendo porteremo frutto per la vita eterna.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen





8 Maggio = B.V.Maria di Pompei

San Bernardo: l’umiltà è il fondamento e la garanzia di ogni virtù. Senza umiltà non ci può essere né virtù né vera virtù.
Gesù è stato il primo ed il sommo Umile: Mt 11,29 e lettera di san Paolo ai Filippesi (2,5-11).
Maria fu la prima e più perfetta discepola di Gesù in questa virtù. Santa Matilde ci dice: “Maria si esercitò molto nell’umiltà fin dalla fanciullezza”.

Cos’è l’umiltà?
Avere un basso concetto di sé. Disse la Vergine a santa Elisabetta (monaca benedettina): “Sappi bene che io mi ritenevo la più spregevole e la più indegna delle grazie di Dio”.
Riconoscere le grazie, i doni e i favori del Signore ed attribuirne a Lui solo l’origine e il merito. San Bernardino da Siena: “la Vergine aveva sempre un rapporto attuale con la Divina Maestà e col proprio niente; ed è stata così tanto innalzata, proprio perché nessuna creatura si è umiliata tanto quanto Lei”. Queste prime due caratteristiche formano quella che si chiamaumiltà di conoscenza.
Occultare i doni di Dio. Disse Maria a Santa Brigida: “Cosa c’è di più spregevole che essere considerata da poco, aver bisogno di tutto e credersi la più indegna di tutti? Tale, o figlia, fu la mia umiltà, questa la mia gioia e tutto il mio volere, cioè il pensare di non compiacere altri se non mio figlio”.
Rifiutare le lodi per sé, rivolgendole tutte a Dio. Disse Maria a santa Brigida: “Ho meritato tanta grazia, perché mi umiliavo tanto ed ho saputo e pensato di non essere e di non avere niente. Perciò non ho voluto lodi per Me, ma soltanto per il Donatore ed il Creatore”.
Servire gli altri. Perché sentendosi meno degli altri, e considerando gli altri superiori a sé, ci si mette al loro servizio. San Bernardo: “Elisabetta si meravigliava non solo che Maria fosse venuta, ma anche che fosse venuta per servire e non per essere servita”.
Stare in disparte e all’ultimo posto. Gesù mostrò a s. Brigida due dame: “Una, tutto fasto è vanità, è la superbia. L’altra, con atteggiamento dimesso, rispettosa con tutti, col pensiero sempre rivolto a Dio, e che si ritiene una nullità, è l’umiltà e si chiama Maria”.
Amare il disprezzo. La venerabile suor Paola da Foligno vide in un’estasi la grandezza dell’umiltà della Vergine e disse al suo padre spirituale: “L’umiltà della Madonna! Oh, Padre, l’umiltà della Madonna! Nel mondo non vi è umiltà neppure al minimo grado, in confronto all’umiltà di Maria”. Queste ultime due caratteristiche formano quella che si chiama umiltà di volontà, che non solo si riconosce un nulla, ma vuole abbracciare tutto ciò che la fa vivere e ritenere come tale.

Dove e come si vede l’umiltà di Maria?
Basso concetto di sé: santa Matilde ci dice che Maria lo aveva al punto che mai si preferì ad alcuno, pur vedendosi arricchita di molte più grazie degli altri.
Riconoscere le grazie attribuendole a Dio. Mai Maria pensò di essere una peccatrice, ma, pur riconoscendo le grazie straordinarie concessegli da Dio, ne traeva occasione per lodare e riconoscere l’infinita bontà e grandezza del suo Dio (L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva…).
Occultare i doni di Dio. Ella non rivelò la sua gravidanza a san Giuseppe, nemmeno per liberare dall’angoscia il suo povero Sposo.
Rifiutare le lodi per sé, rivolgendole tutte a Dio. Lo si vede da come Maria reagisce alle lodi di Elisabetta.
Servire gli altri. Appena saputo che Elisabetta era incinta, parte subito, senza pensare a sé, allo strapazzo del viaggio, etc.
Gli umili stanno in disparte e all’ultimo posto. Quando Maria cercava Gesù, Ella era fuori casa e non entrò di sua iniziativa, ma si fece annunciare (Cf Mt 12). E nel Cenacolo, con gli apostoli, viene nominata per ultima (At 1,14). Secondo un autore ciò fu scritto da Luca non per mancanza di riguardo a Maria, ma per descrivere la collocazione dei presenti nella stanza.
Amare il disprezzo. La Madonna fu sempre in disparte durante la vita pubblica e le glorie di Gesù… Ma sul Golgota si mostrò senza paura in pubblico.

I figli di Maria e l’umiltà
Non si può essere veri figli di Maria se non si è umili. “Se non puoi imitare la verginità della Umile, imita l’umiltà della Vergine” (san Bernardo). Per l’uomo decaduto, però, non c’è virtù più difficile da praticare di questa (san Gregorio di Nissa). 
Disse Maria a santa Brigida: “Figlia mia, vieni sotto il mio manto: questo manto è la mia umiltà, che però scalda solo chi lo indossa non solo col pensiero, ma anche con le opere. La mia umiltà non giova, se ognuno non si sforza di imitarla. Perciò, figlia mia, rivestiti di questa umiltà”.
L’umiltà di Maria negli scritti di Maria Valtorta
“Quando il peccato di Lucifero sconvolse l’ordine del Paradiso celeste, travolgendo nel disordine tutti gli angeli infedeli, un grande orrore ci percosse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, distrutto, senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era: si era distrutta l’assoluta carità degli Angeli ed era nato l’Odio. Sbigottiti, noi, Angeli fedeli, piangemmo per il dolore di Dio, per l’ordine violato, per la fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri di essere impeccabili. L’esperienza di Lucifero ci aveva dimostrato che anche l’Angelo può peccare e divenire demonio. Sentimmo che la superbia poteva svilupparsi in noi e tememmo che nessuno, fuorché Dio, potesse resistervi, se addirittura Lucifero aveva ad essa ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, e ci chiedevamo con palpiti di luce: ‘Ma dunque l’essere così puri non serve? Chi mai allora darà a Dio l’amore che Egli esige e merita, se anche noi siamo soggetti a peccare?’.
Ecco che allora, alzando il nostro contemplare dall’abisso e dalla desolazione alla Divinità, e fissando il suo Splendore, con un timore fino allora ignorato, contemplammo la seconda rivelazione del Pensiero Eterno: Maria, che adorò e servì l’Incarnazione della Parola Divina. E se per la conoscenza della prima rivelazione (l’Incarnazione del Verbo) venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorarla, per la conoscenza della seconda (Maria che serve e adora l’Incarnazione) tornò a noi la pace che si era turbata. Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza e pace fu una cosa sola. Salutammo la nostra futura Regina, la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite (doni e grazie straordinarie) e volontarie (virtù). Oh! Bellezza di quell’attimo in cui, a conforto dei suoi Angeli, l’Eterno presentò ad essi la Gemma del suo Amore e della sua Potenza. E la vedemmo tanto umile da riparare da sé sola ogni superbia umana e angelica. Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni di Dio uno strumento di rovina. Non la sua corporea effigie, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per aver contemplato per un attimo, nel Pensiero eterno di Dio, l’Umilissima. Per secoli operammo nella soavità di quella fulgida rivelazione e gioimmo, gioiamo e gioiremo di possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La Gioia di Dio, che è Maria, è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua luce per essere da essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati” (cf. Maria Valtorta, Libro di Azaria, pp. 337-341).

Messaggi di Maria
“Guardate, o figli, a questa vostra Madre Bambina. Perché piccola piacqui all’Altissimo. Piccola, perché tutto ho avuto da Dio. La mia ricchezza è perciò solo quella dei piccoli, dei poveri: l’umiltà, la fiducia, l’abbandono, la speranza. Guardate a questa vostra Mamma bambina e imparerete ad essere piccoli. Dovete essere piccoli perché siete miei figli, e perciò dovete vivere la mia stessa vita. Dovete essere piccoli per diventare docili strumenti per il mio disegno e per attrarre su di voi la compiacenza di mio Figlio Gesù. Dovete essere piccoli per fronteggiare Satana che riesce a sedurre con l’orgoglio e la superbia. Dovete essere sempre più piccoli, perché la Mamma vi vuole tutti per Sé: vi vuole nutrire, vestire, portare nelle sue braccia. Piccoli, infine, per formare quel mio umile calcagno che Satana cercherà di mordere, ma con cui Io gli schiaccerò la testa. Dovete perciò essere sempre più piccoli se volete preparare il più grande trionfo del mio Cuore Immacolato. (La Madonna a don Stefano Gobbi, 8 Settembre 1976).

“Cari figli, sforzatevi di partecipare alla Messa come si deve. Io vi sono più vicina durante la Messa che durante l’apparizione. Molti pellegrini vorrebbero essere presenti nella stanzetta delle apparizioni e perciò si accalcano attorno alla canonica. Quando si spingeranno davanti al Tabernacolo, come ora fanno davanti alla canonica, allora avranno capito tutto, avranno capito la presenza di Gesù, perché fare la comunione è più che essere veggente” (1.6 e 12.11.1986).

“A chi vuol fare un cammino spirituale profondo, io consiglio di purificarsi confessandosi una volta alla settimana. Confessatevi anche dei più piccoli peccati, perché quando andrete all’incontro con Dio soffrirete di aver dentro di voi anche una minima mancanza” (28.9.1984).
Digiunate. Il digiuno è di grande importanza nella vita spirituale. Durante quest’ultimo quarto di secolo il digiuno è stato dimenticato in seno alla Chiesa Cattolica” (31.5.1984).
Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell’altare. Io sono sempre presente quando i miei figli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari. Vorrei che la gente pregasse il più possibile e che ogni giorno recitasse almeno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi (15.3 e 14.8.1984).
“Voglio mettervi in guardia perché in questo tempo Satana vi tenta e vi cerca. A Satana è sufficiente un vostro piccolo vuoto interiore per poter operare dentro di voi. Perciò, come vostra Madre, Io vi invito a pregare. Che la vostra arma sia la preghiera. Con la preghiera del cuore vincerete Satana”. Come Mamma vi invito a pregare per i giovani di tutto il mondo” (5.9.1988).



SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, (in questo giorno solenne) 1, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
(1) Solo l'8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre.
Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, su le nostre famiglie, su l'Italia, su l'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono. Ave Maria.
E' vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

           O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave Maria.
            Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie. 
            Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie. Ave Maria.
CHIEDIAMO LA BENEDIZIONE A MARIA
Un' ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solenne) 1. Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.
Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.

         O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne.E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
(1) Solo l'8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre.

Salve Regina.