sabato 6 giugno 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 7 Giugno 2015

Domenica 7 Giugno 2015
Marco 14, 12-16, 22-26
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII,8: FF 1232
1232 8. Grande era la cura che egli metteva nel nascondere il tesoro scoperto nel campo; ma non poté impedire che alcuni vedessero le stimmate delle mani e dei piedi, benché tenesse le mani quasi sempre coperte e, da allora, andasse con i piedi calzati. Videro, durante la sua vita, molti frati: uomini già per se stessi in tutto e per tutto degni di fede a causa della loro santità eccelsa, essi vollero tuttavia confermare con giuramento, fatto sopra i libri sacri, che così era e che così avevano visto. Videro anche, stante la loro familiarità con il Santo alcuni cardinali e resero testimonianza alla verità sia con la parola sia con gli scritti, intessendo veridicamente le lodi delle sacre stimmate in prose rimate, inni ed antifone, che pubblicarono in suo onore. Anche il sommo pontefice, papa Alessandro, predicando al popolo, in presenza di molti frati, fra cui c'ero anch'io affermò di aver potuto osservare quelle stimmate sacre con i propri occhi, mentre il Santo era in vita. Videro, alla sua morte, più di cinquanta frati, e Chiara la vergine a Dio devotissima, con le altre sue suore, nonché innumerevoli secolari. Molti di essi, come si dirà a suo luogo, mentre le baciavano per devozione, le toccarono anche ripetutamente, per averne una prova sicura
MEDITAZIONE
L’Eucaristia ci ricorda la vita di Gesù offerta in sacrificio per tutti gli uomini. In Cristo si è compiuto un fatto irripetibile: nell’Eucaristia si identificano contemporaneamente il sacerdote e il sacrificio, offerto sull’altare della croce. Come giustamente dice sant’Agostino, quando ci nutriamo del Pane eucaristico, non siamo noi ad assimilarlo a noi come facciamo con ogni cibo, ma è l’Eucaristia che ci assimila a sé e ci rende “creatura nuova”. Chi si nutre del Pane eucaristico non può più vivere per sé stesso: come Gesù Cristo anche noi siamo invitati ad unirci a quel sacrificio per donare la nostra vita come ha fatto Lui. Nell’Eucaristia Gesù, per amore, dona tutto sé stesso: quando partecipiamo alla Messa, riflettiamo mai su questo dono infinito? Nelle Ammonizioni di San Francesco, troviamo scritto: (FF 142-143-144-145)
[142] 3 Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l'umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. 9 E cosi ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l'altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, 10 perché è l'Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: "Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti"] (Mc 14, 22.24), 11 e ancora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna" (Cfr. Gv 6,55).
[143] 12 Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore. 13 Tutti gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e il sangue del Signore, mangiano e bevono la loro condanna (Cfr. 1Cor 11,29). 14 Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? (Sal 4,3) 15 Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio? (Cfr. Gv 9,35)
[144] 16 Ecco, ogni giorno egli si umilia (Cfr. Fil 2,8), come quando dalla sede regale (Cfr. Sap 18,15) discese nel grembo della Vergine; 17 ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; 18 ogni giorno discende dal seno del Padre sulI'altare nelle mani del sacerdote. 19 E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. 20 E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, 21 così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
[145] 22 E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: "Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
L’amore di Gesù per noi, ha conquistato anche il nostro cuore?
PREGHIERA
Gesù, nell’Eucaristia, non solo mi dai il tuo Corpo, ma anche il tuo Cuore colmo di bontà e di misericordia. Nel cibarmi di Te, ti chiedo oggi di rendere il mio cuore simile al tuo, mentre propongo seriamente di sostare spesso davanti al Tabernacolo dove sei prigioniero d’amore: mio Signore, desidero adorarti in riparazione di tutte le offese e gli oltraggi che continuamente ricevi da noi. Amen.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

  



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 Giugno 2015

Sabato 6 Giugno 2015

Marco 12, 38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

Forma breve (Mc 12, 41-44):
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, seduto di fronte al tesoro [nel tempio], osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII, 7: FF 1231
1231 Una volta, d'inverno, il Santo stava compiendo un viaggio, cavalcando, per la debolezza fisica e l'asperità della strada, un asinello, di proprietà d'un poveruomo. Non poterono giungere all'ospizio prima del calar della notte e dovettero pernottare sotto la sporgenza d'una roccia, per evitare in qualche modo i danni della neve. Il Santo si accorse che il suo accompagnatore brontolava sottovoce, si lamentava, sospirava, si agitava da una parte e dall'altra, perché aveva un vestito troppo leggero e non riusciva a dormire a causa del freddo intenso. Infiammato dal fuoco dell'amor divino, egli stese allora la mano e lo toccò. Fatto davvero mirabile: al contatto di quella mano sacra, che portava in sé il carbone ardente del serafino, immediatamente quell'uomo si sentì invadere, dentro e fuori, da un fortissimo calore, quasi fosse investito dalla fiamma di una fornace. Confortato nello spirito e nel corpo subito s'addormentò, fra sassi e nevi, e dormì fino al mattino, più saporitamente di quanto avesse mai riposato nel proprio letto, come poi raccontò lui stesso. Tutti questi sono indizi sicuri, da cui risulta che quei sacri sigilli furono impressi dalla potenza di Colui che, mediante il ministero dei serafini, purifica, illumina ed infiamma. Difatti essi, all'esterno, purificavano dalla pestilenza ed erano efficacissimi nel donare ai corpi salute, serenità e calore . Ciò fu dimostrato da miracoli anche più probanti, che avvennero dopo la morte del Santo e che noi riporteremo più tardi, a suo luogo. 

MEDITAZIONE
Ecco ciò che Gesù condanna e ciò che ammira: Marco ci propone due esempi, uno da fuggire, (quello dell’orgoglio che sotto una maschera di falsa pietà ricerca sé stesso in ogni cosa), e uno da imitare,( quello del povero che dimentica veramente sé stesso per donare tutto a Dio). A Dio non interessa quanto gli si dà, ma come glielo si dà. Tutti possono dare il superfluo, non c’è bisogno di particolare spirito di fede per questo tipo di gesti. Ma dare il necessario, cioè ciò che serve per vivere e dal quale si sa che dipende la sopravvivenza, questo è fidarsi davvero di Dio, questo è veramente eroico. Nel Vangelo, dunque, la vedova diventa il modello del vero discepolo di Gesù, perché insegna cosa significhi fidarsi veramente di Dio. Noi, come francescani, abbiamo come fulgido esempio san Francesco: egli, vivendo nell’imitazione di Cristo, proprio come Gesù ha donato tutto sé stesso e la sua vita, e come la vedova ora è per tutti un segno sincero dell’amore che si dona. 

PREGHIERA
Signore, Tu hai saputo vedere, al di là dei due spiccioli, il valore reale dell’offerta della vedova. Insegnaci a
donare non soltanto ciò che abbiamo, ma anche ciò che siamo, pagando di persona in un impegno di servizio a te e ai fratelli. Tu che hai offerto la tua vita per condurre tutti all’eterna gioia della tua gloria, nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

giovedì 4 giugno 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 Giugno 2015

Venerdì 5 Giugno 2015

Marco 12, 35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: 
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII, 7: FF 1230
1230 7. Nel territorio attorno alla Verna, prima che il Santo vi soggiornasse, i raccolti venivano ogni anno distrutti da una violenta grandinata, provocata da una nube che si alzava dalla montagna. Ma, dopo quella fausta apparizione, con meraviglia degli abitanti, la grandine non venne più: evidentemente l'aspetto stesso del cielo, divenuto sereno in maniera inusitata, dichiarava, così, la grandezza di quella visione e la virtù taumaturgica delle stimmate, che proprio là erano state impresse.

MEDITAZIONE
Dio aveva promesso che un discendente di Davide sarebbe stato il Messia. Ma l’inviato di Dio è più che un uomo, in quanto è destinato a condividere la gloria di Colui che l’ha mandato e a portare il suo nome di Signore. Gesù non rifiuta l’ascendenza davidica del Messia, ma invita ad andare “oltre”. Gesù, era il Messia, ovvero il Cristo. Messia e Cristo sono due parole che hanno lo stesso significato, ovvero “unto”. Il Messia era effettivamente un discendente di Davide dal punto di vista umano, però il fatto che Davide, ispirato dallo Spirito Santo, potesse chiamare un suo discendente “mio Signore” era piuttosto curioso. Come poteva Davide chiamare suo signore un discendente che non era neanche nato? Il Messia poteva essere signore di Davide solo se fosse stato più che umano, solo attraverso l’incarnazione. Non avrebbe senso chiamare proprio signore un discendente che nascesse diverse centinaia di anni dopo di noi, a meno che quel discendente fosse già esistente in vita al momento della nostra affermazione e fosse un nostro superiore. Naturalmente Davide non si rendeva conto della portata delle sue parole ma Gesù precisa che tali parole sono state ispirate dallo Spirito Santo. Nel corso della storia alcuni hanno esaltato solo la natura umana di Gesù, altri solo quella divina. Ma Dio ha scelto di salvare l’uomo attraverso il mistero dell’incarnazione. Gesù è contemporaneamente figlio e signore di Davide, figlio di Davide e figlio di Dio, umano e divino allo stesso tempo. La Parola di Dio è chiara in proposito. Ma per chi non crede la Parola non ha significato. Solo il Signore può farci comprendere i misteri che essa contiene. Francesco non solo pregava, ma leggeva sempre il Vangelo e lo meditava. Noi abbiamo riflettuto davvero sulla portata delle parole di Gesù? Abbiamo davvero compreso la grandezza di Gesù il Messia?

PREGHIERA
Signore Gesù, Figlio di Davide e figlio di Dio, Tu sei per tutta l’umanità un mistero e un richiamo. Fà che la tua persona non cessi mai di interpellarci, in modo che attraverso di te e in te noi continuiamo a cercare il Padre

presso il quale Tu vivi nei secoli dei secoli presso il quale Tu vivi nei secoli dei secoli.






“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

mercoledì 3 giugno 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 Giugno 2015

Giovedì 4 Giugno 2015

Marco 12, 28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici». 
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII, 6: FF 1229
1229 6. Nella provincia di Rieti, infieriva un'epidemia gravissima e violentissima, che sterminava buoi e pecore, senza possibilità di rimedio. Ma un uomo timorato di Dio una notte ebbe una visione, in cui lo si esortava a recarsi in fretta al romitorio dei frati, dove allora dimorava il servo di Dio, a prendere l'acqua con cui Francesco si era lavato, per aspergerne tutti gli animali. Al mattino, quello andò al luogo e, ottenuta di nascosto quella sciacquatura dai compagni del Santo, andò ad aspergere con essa le pecore e i buoi ammalati. Meraviglia!: appena toccati da quell'acqua, fosse pure una goccia sola, gli animali colpiti ricuperavano le forze, si alzavano Immediatamente e correvano al pascolo, come se non avessero mai avuto malattie. Così, per l'ammirabile efficacia di quell'acqua, che era stata a contatto con le sacre piaghe, ogni piaga scompariva e la pestilenza fu cacciata dal bestiame.

MEDITAZIONE
Amare come vuole l’unico Dio, Signore di tutti gli uomini, è donarsi totalmente a Lui e trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi stessi. Questo amore è l’anima del vero culto. Amare come vuole l’unico Dio, vuol dire essere alla continua ricerca del proprio cuore e del proprio essere più profondo. Là Dio ci viene incontro e, soltanto a partire di là, potremo a nostra volta andare incontro agli uomini. Gesù ha affermato con forza il primato dell’amore, un amore vissuto “con tutto il cuore” (intensità di affetti), “con tutta l’anima” (intensità di ascolto), “con tutta la mente” (intensità di riflessione e di meditazione). Se riusciremo a vivere questo genere di amore, come Francesco l’ha vissuto, anche noi capiremo l’amore di Dio per noi, e sapremo amare come siamo amati.

PREGHIERA
Signore, Dio nostro, Tu non hai voluto essere il solo a ricevere l’amore delle tue creature, ma hai chiesto oro di vivere nell’amore reciproco. Aiutaci a mettere tutto il nostro cuore, tutta la nostra mente e tutta la nostra forza nell’unire in una perfetta armonia il dono di noi stessi ai fratelli e a te, che ci ami da sempre e regni nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.



lunedì 1 giugno 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 Giugno 2015

Mercoledì 3 Giugno 2015

Marco 12, 18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII, 5: FF 1228
1228 5. Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I'amante nella immagine stessa dell'amato. Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell'arcangelo Michele. Perciò l'uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l'effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri. Ma a Dio appartiene rivelare a propria gloria i prodigi che egli compie e, perciò, Dio stesso, che aveva impresso quei segni nel segreto, li fece conoscere apertamente per mezzo dei miracoli, affinché la forza nascosta e meravigliosa di quelle stimmate si rivelasse con evidenza nella chiarezza dei segni.

MEDITAZIONE
L’uomo è fatto per la morte? Sì, dicono i sadducei, perché la sopravvivenza avrebbe conseguenze assurde. Per loro tutto finisce con la morte, non credono all’aldilà: non capiscono che la morte scioglie i vincoli terreni, ma non distrugge l’amicizia spirituale che unisce l’una all’altra due anime immortali. Per questo Gesù risponde “No”: il Dio vivente vuole dare all’uomo la vita che scaturisce dalla risurrezione. Non si tratta di un prolungamento della vita terrena, ma dell’inizio di una vita nuova, la vita eterna del cielo. In questo mondo le cose umane hanno importanza, perché Dio è invisibile. Nell’aldilà solo Dio ha significato: tutto il resto non ha più importanza. E’ sempre molto difficile, per l’uomo, capire quale sia la natura della vita eterna; non riusciamo neppure a capire che Dio ci ama, e come ci ama. Beato l’uomo che vive in intimità con Dio, perché Dio stesso gli svela i misteri del Regno e già sulla terra ne gode le dolcezze, come Francesco.

PREGHIERA
Signore, Dio nostro, spontaneamente noi tendiamo ad immaginare la vita futura sul modello della vita presente. Apri il nostro spirito, donaci di comprendere le Scritture, in modo che non pensiamo tanto alla nostra sopravvivenza quanto alla comunione con te, il Dio dei viventi, per i secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.




SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 Giugno 2015

Martedì 2 Giugno 2015

Marco 12, 13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII, 4: FF 1227
Vedeva, il servo di Cristo, che le stimmate impresse in forma così palese non potevano restare nascoste ai compagni più intimi; temeva, nondimeno, di mettere in pubblico il segreto del Signore ed era combattuto da un grande dubbio: dire quanto aveva visto o tacere? Chiamò, pertanto, alcuni dei frati e, parlando in termini generali, espose loro il dubbio e chiese consiglio. Uno dei frati, Illuminato, di nome e di grazia, intuì che il Santo aveva avuto una visione straordinaria, per il fatto che sembrava tanto stupefatto, e gli disse: “ Fratello, sappi che qualche volta i segreti divini ti vengono rivelati non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento ". Il Santo fu colpito da queste parole e, benché altre volte fosse solito dire: “ Il mio segreto è per me ”, pure in quella circostanze, con molto timore, riferì come era avvenuta la visione e aggiunse che, durante l'apparizione il serafino gli aveva detto alcune cose, che in vita sua non avrebbe mai confidato a nessuno. Evidentemente i discorsi di quel sacro serafino, mirabilmente apparso in croce, erano stati così sublimi che non era concesso agli uomini di proferirli.

MEDITAZIONE
Alle opposte ideologie fra cui i suoi nemici vogliono obbligarlo a scegliere, Gesù oppone una verità che tutti devono accettare: l’uomo in primo luogo è debitore di sé stesso a Dio, il quale lo ha creato a sua immagine. Per quanto riguarda la situazione concreta, se i giudei hanno accettato la moneta di Cesare, paghino anche il tributo che questo fatto comporta: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio”. L’insegnamento è duplice: l’autorità civile ha diritto all’obbedienza, soprattutto di coloro che approfittano dei vantaggi che essa reca; ma questa obbedienza non può ostacolare un’obbedienza superiore: quella che si deve a Dio. Gesù ha impresso nei nostri cuori il sigillo della sua creativa presenza, ci ha resi uomini e donne abbandonati alla divina volontà e docili ai suoi progetti. Francesco era totalmente abbandonato alla volontà di Dio, la sua preghiera era intrisa di speranza e di attesa per la realizzazione dei disegni di Dio e annunciava il Vangelo ogni giorno, con la sua vita, con la certezza che ciò accelera l’avanzare del Regno di Dio nel mondo. Anche da noi Dio si aspetta che gli diamo ciò che gli appartiene: il primo posto nella nostra vita. Gli spetta di diritto, in quanto è Lui il nostro Creatore. Forza, dunque, togliamo le bende dell’egoismo dai nostri occhi : esse annebbiano la nostra vista e ci impediscono di vedere e comprendere le meraviglie che Dio opera in noi e attorno a noi.

PREGHIERA
Signore Gesù, rendici capaci di compiere con coscienza il nostro dovere politico e civile, e in ogni situazione fa che sappiamo rendere a Dio quello che è di Dio, il Re dell’universo che regna per i secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.




SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1 GIUGNO 2015

Lunedì 1 Giugno 2015

Marco 12, 1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]: 
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Leggenda Maggiore di San Bonaventura XIII,3 : FF 1226
1226 Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande.

MEDITAZIONE
La parabola di oggi ci offre un compendio della storia della salvezza in cui sono concentrati gli avvenimenti più importanti dell’Antico Testamento: la sorte dei profeti e la morte di Gesù fuori delle mura di Gerusalemme. Gesù rivela per la prima volta il mistero della propria persona: Egli è il “Figlio prediletto” annunciato dai profeti e rifiutato, come loro, dai capi del popolo. Passando attraverso la morte, Egli compirà l’opera meravigliosa dell’umanità, che grazie a Lui diventa la vigna feconda del Padre. IL cristiano deve vivere con fede nella pazienza, nella pietà, nella carità, nella docilità alla Luce; deve vivere tutto raccolto per ricondurre la propria anima a Dio e lavorare e vivere davanti a Lui. E’ fondamentale comprendere che il Regno di Cristo e del Padre è fondato sull’amore, si regge con l’amore, unisce i sudditi nell’amore. Ma l’amore vero, quello essenzialmente altruista, si dimostra attraverso il servizio prestato ai fratelli: perciò, vivere cristianamente vuol dire servire il prossimo come ha fatto Gesù. Il più elevato dei servizi per Francesco è donare agli uomini l’amore di Dio e, per farlo bene, faceva il possibile per imitare Gesù e vivere come Lui. Il ricordo del Cristo crocifisso dominava continuamente i suoi pensieri e il suo spirito, e desiderava così tanto di essere trasformato in Colui che amava, che Dio volle premiare il suo servo col sigillo del suo Unigenito Figlio. 



PREGHIERA
O Dio infinitamente buono, nel tuo amore per gli uomini hai inviato loro molti messaggeri, e infine hai mandato il
tuo Figlio prediletto. Noi non siamo migliori dei nostri padri, ma chiediamo alla tua grazia di renderci capaci di accogliere il tuo amore e di offrire al tuo Figlio non una croce, ma un cuore in cui possa porre la sua dimora, nei secoli dei secoli.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen