lunedì 22 maggio 2017

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 23 Maggio 2017

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San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 143
MARTEDI' 23 MAGGIO 2017
S.DESIDERIO-
GIOVANNI 16, 5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Parola del Signore.
+VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 778
Una volta raccontò loro questa parabola ricca di significato. " Ecco, supponiamo che si faccia un Capitolo generale di tutti i religiosi che sono nella Chiesa ! Poiché vi sono dotti e ignoranti, sapienti ed altri che sanno piacere a Dio, pur essendo senza cultura, viene incaricato a parlare uno dei sapienti e uno dei semplici".

Il sapiente riflette--non per niente è dotto!--e pensa tra sé: " Non è questo il luogo di fare sfoggio di dottrina, perché vi sono qui luminari di scienza, e neppure farmi notare per ricercatezza nell'esporre cose sottili fra persone di ingegno sottilissimo. Forse sarà più fruttuoso parlare con semplicità".
Arriva il giorno fissato e si radunano insieme tutte le comunità dei santi assetate di udire il discorso. Avanza il sapiente vestito di sacco, la testa cosparsa di cenere e, con meraviglia di tutti, predicando più con l'atteggiamento, dice brevemente: " Abbiamo promesso grandi cose, maggiori sono promesse a noi; osserviamo quelle ed aspiriamo a queste. Il piacere è breve, la pena eterna, piccola la sofferenza, infinita la gloria. Molti i chiamati, pochi gli eletti, ma tutti avranno la retribuzione!".
Scoppiano in lacrime gli ascoltatori col cuore compunto e venerano come santo quel vero sapiente.
"Ecco--esclama in cuor suo il semplice--questo sapiente mi ha portato via tutto ciò che avevo stabilito di fare e di dire. Ma so io cosa fare. Conosco alcuni versetti dei salmi. Farò io la parte del sapiente, giacché lui ha fatto quella del semplice ". Giunge la sessione del giorno dopo, il frate semplice si alza a parlare e propone come tema un salmo. E, infervorato dallo Spirito di Dio, parla con tanto calore, acume e dolcezza, seguendo il dono dell'ispirazione celeste, che tutti sono pieni di stupore ed esclamano giustamente: "Con i semplici parla il Signore ".
192. Dopo aver esposto la parabola, l'uomo di Dio la commentava così: "La grande assemblea è il nostro Ordine, quasi un sinodo generale che si raccoglie da ogni parte del mondo sotto una sola norma di vita. In questo i sapienti traggono a loro vantaggio le qualità proprie dei semplici, perché vedono persone senza cultura cercare con ardore le cose celesti e, pur senza istruzione umana, raggiungere per mezzo dello Spirito la conoscenza delle realtà spirituali.
"In questo Ordine anche i semplici traggono profitto da ciò che è proprio dei sapienti, quando vedono umiliarsi con loro allo stesso modo uomini illustri, che potrebbero vivere carichi di onori in questo mondo. Da qui -- concluse -- risalta la bellezza di questa beata famiglia, che per le sue molteplici qualità forma la gioia del padre di famiglia".
MEDITAZIONE
Credere in Gesù è credere nel Padre che l’ha mandato , e se io credo nel profondo del mio cuore che Gesù è il figlio di Dio, inizia a nascere in me la Speranza di essere salvato e proprio perché spero, amo. E' lo Spirito che ci illumina. Lo Spirito permetterà ai discepoli di continuare la missione di Gesù, rivelando il suo mistero al mondo. Francesco, per la sua grande fede, è stato un vero strumento del Signore. "" Nel territorio attorno alla Verna, prima che il Santo vi soggiornasse, i raccolti venivano ogni anno distrutti da una violenta grandinata, provocata da una nube che si alzava dalla montagna. Ma, dopo quella fausta apparizione, con meraviglia degli abitanti, la grandine non venne più: evidentemente l'aspetto stesso del cielo, divenuto sereno in maniera inusitata, dichiarava, così, la grandezza di quella visione e la virtù taumaturgica delle stimmate, che proprio là erano state impresse "". FF1230.

PREGHIERA
Quando la tristezza colma il nostro cuore, aiutaci, Signore Gesù, a guardare con un certo distacco alla nostra sofferenza, e rendici capaci di scoprire come essa può aprirci allo Spirito, che Tu ci mandi dal Padre, perchè ci colmi della sua eterna gioia, per i secoli dei secoli.


ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN VANGELO E IL VANGELO 22 Maggio 2017

 
San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 142
LUNEDI' 22 MAGGIO 2017
S.RITA DA CASCIA
GIOVANNI 15, 26-16,4a
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».
Parola del Signore
+ VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 777 
 Fu suo desiderio costante e vigile premura mantenere tra i figli il vincolo dell'unità, in modo che vivessero concordi nel grembo di una sola madre quelli che erano stati attratti dallo stesso spirito e generati dallo stesso padre. Voleva che si fondessero maggiori e minori, che i dotti si legassero con affetto fraterno ai semplici, che i religiosi pur lontani tra loro si sentissero uniti dal cemento dell'amore.

MEDITAZIONE
La missione di Gesù non è tanto di ispirare i discepoli di modo tale che si sappiano difendere davanti ai tribunali, ma di preservarli quando la loro fede sarà messa alla prova. Davanti all’ostilità del mondo, i discepoli di Gesù saranno esposti allo scandalo, sentiranno la tentazione di disertare, proveranno il dubbio, lo scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità interverrà: darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova. In questo modo anch’essi “renderanno testimonianza” di Gesù. Francesco voleva che anche i suoi compagni vivessero il Vangelo e dessero testimonianza. Per questo disse loro: " Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole. Inclinate l'orecchio del vostro cuore e
obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli.
Lodatelo poiché è buono ed esaltatelo nelle opere vostre, poiché per questo vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui. Perseverate nella disciplina e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. Il Signore Iddio si offre a noi come a figli". FF216.

PREGHIERA
Signore, quando incontreremo ostilità o disprezzo perchè vogliamo vivere secondo il tuo vangelo, aiutaci a non scoraggiarci e a non dimenticare le tue parole. Mandaci dal Padre il Consolatore che ci darà la forza di rendere testimonianza a te, che con il Padre e con lo Spirito vivi nella gloria infinita per i secoli dei secoli.


ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 21 Maggio 2017

San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 141
DOMENICA 21 MAGGIO 2017
GIOVANNI 14, 15-21
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "«Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il padre ed egli vi darà un altro avvocato, che starà sempre con voi, lo Spirito della verità. Il mondo non lo vede e non lo conosce, perciò non può riceverlo. Voi lo conoscete, perché è con voi e sarà con voi sempre. Non vi lascerò orfani, tornerò da voi. Fra poco il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, perché io ho la vita e anche voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi. Chi mi ama veramente, conosce i miei comandamenti e li mette in pratica. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio; anch'io l’amerò e mi farò conoscere a lui».
Parola del Signore.
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 776
Mentre Francesco passava accanto ad un borgo nelle vicinanze di Assisi, gli andō incontro un certo Giovanni, uomo semplicissimo che stava arando nel campo, e gli disse "Voglio che tu mi faccia frate, perché da molto tempo desidero servire Dio". Il Santo ne provō gioia, considerando la sua semplicitā, e rispose secondo il suo desiderio: "Se vuoi, fratello, diventare nostro compagno, dā ai poveri ciō che possiedi e ti accoglierō dopo che ti sarai espropriato di tutto".

Immediatamente scioglie i buoi e ne offre uno a Francesco. "Questo bue--dice --diamolo ai poveri! Perché questa č la parte che ho diritto di ricevere dai beni di mio padre". Il Santo sorrise e approvō la sua grande semplicitā.
Appena i genitori e i fratelli pių piccoli seppero la cosa, accorsero in lacrime, addolorati pių di rimanere privi del bue che del congiunto. "Coraggio,--rispose loro il Santo--ecco, vi restituisco il bue e mi prendo il frate". Lo condusse con sé, e dopo averlo vestito dell'abito religioso, lo prese come compagno particolare in grazia della sua semplicitā.
Quando Francesco stava in qualche luogo a meditare, il semplice Giovanni ripeteva in sé e imitava subito tutti i gesti o i movimenti che egli faceva. Se sputava, sputava; se tossiva, tossiva; univa i sospiri ai sospiri ed il pianto al pianto. Se il Santo levava le mani al cielo, le alzava egli pure, fissandolo con diligenza come un modello e facendo sua ogni mossa.
Il Santo se ne accorse e gli chiese una volta, perché facesse cosė. "Ho promesso--rispose--di fare tutto ciō che fai tu. Sarebbe pericoloso per me trascurare qualche cosa". Francesco si rallegrō di quella schietta semplicitā, ma gli proibì con dolcezza di fare pių cosė in futuro.
Dopo non molto tempo in questa puritā passō con semplicitā al Signore. E quando Francesco proponeva alla imitazione la sua vita--ciō che avveniva di frequente-, lo chiamava con grande piacevolezza non frate Giovanni, ma san Giovanni.
Osserva ora che č segno distintivo della pia semplicitā vivere secondo le leggi dei maggiori, seguire sempre gli esempi e gli insegnamenti dei Santi. Chi concederā ai saggi di questo mondo di imitare con tanto trasporto Francesco, ora che egli č glorificato in cielo, quanto ne ebbe questo frate semplice nell'imitarlo mentre era sulla terra ? E in realtā, dopo aver seguito il Santo da vivo, lo ha preceduto nella eterna vita.
MEDITAZIONE
Gesù oggi smentisce tutte le false credenze e false fedi. Le sue parole meritano un'attenzione tutta particolare. La sua chiarezza è veramente divina. Lui parte dall'amore. Chi ama Gesù. Lo ama chi osserva i suoi comandamenti. L'amore per Gesù è prima dell'osservanza dei comandamenti. L'osservanza dei comandamenti è il frutto vero dell'amore per Gesù. Quest'amore è il fondamento, il principio di ogni altra realtà soprannaturale e divina, eterna e celeste.
Cosa fa Gesù per tutti coloro che lo amano? Prega il Padre ed Egli darà loro un altro Paràclito perché rimanga con loro per sempre. L'altro Paràclito è lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. I discepoli invece lo conoscono perché egli rimane presso di loro e sarà in loro. Il dono dello Spirito Santo è nell'amore e dall'amore di Cristo Gesù. Più grande è l'amore per Gesù e più potente è l'azione dello Spirito Santo nella mente e nel cuore. Se invece l'amore è nullo, nulla sarà anche l'opera dello Spirito Santo nell'uomo. Pieno di Spirito santo, Francesco non si accontentava di parole: la sua vita era disseminata di opere d'amore. Un giorno, mentre giaceva infermo nel palazzo vescovile di Assisi, a frate Elia che, molto preoccupato per il suo stato di salute gli poneva delle domande, rispose: "" Fratello, lascia che io goda nel Signore e nelle sue Laudi in mezzo ai miei dolori, poichè, con la grazia dello Spirito Santo, sono così strettamente unito al mio Signore che, per sua misericordia, posso ben esultare nell'Altissimo!". FF1614.

PREGHIERA
Dio onnipotente, fà che viviamo con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore del Cristo risorto, per testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede. Per Gesù Cristo nostro Signore.


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(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
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SAN FRANCESCO E IL VANGELO 20 Maggio 2017

 
San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 140
SABATO 20 MAGGIO 2017
S.BERNARDINO DA SIENA--memoria-
GIOVANNI 15, 18-21 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: " Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato"
Parola del Signore
Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicitā, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicitā, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto.
E' quella che pone la sua gloria nel timore del Signore, e che non sa dire né fare il male. La semplicitā che esamina se stessa e non condanna nel suo giudizio nessuno, che non desidera per sé alcuna carica, ma la ritiene dovuta e la attribuisce al migliore. Quella che non stimando un gran che le glorie della Grecia, preferisce l'agire all'imparare o all'insegnare. Č la semplicitā che in tutte le leggi divine lascia le tortuositā delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiositā a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza ma il midollo, non il guscio ma il nōcciolo, non molte cose ma il molto, il sommo e stabile Bene.
Č questa la semplicitā che il Padre esigeva nei frati letterati e in quelli senza cultura, perché non la riteneva contraria alla sapienza, ma giustamente sua sorella germana, quantunque ritenesse che pių facilmente possono acquistarla e praticarla coloro che sono poveri di scienza. Per questo, nelle Lodi che compose riguardo alle virtų, dice: "Ave, o regina sapienza. Il Signore ti salvi con la tua sorella, la pura santa semplicitā".
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 775
Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicitā, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicitā, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto.

E' quella che pone la sua gloria nel timore del Signore, e che non sa dire né fare il male. La semplicitā che esamina se stessa e non condanna nel suo giudizio nessuno, che non desidera per sé alcuna carica, ma la ritiene dovuta e la attribuisce al migliore. Quella che non stimando un gran che le glorie della Grecia, preferisce l'agire all'imparare o all'insegnare. Č la semplicitā che in tutte le leggi divine lascia le tortuositā delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiositā a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza ma il midollo, non il guscio ma il nōcciolo, non molte cose ma il molto, il sommo e stabile Bene.
E' questa la semplicitā che il Padre esigeva nei frati letterati e in quelli senza cultura, perché non la riteneva contraria alla sapienza, ma giustamente sua sorella germana, quantunque ritenesse che pių facilmente possono acquistarla e praticarla coloro che sono poveri di scienza. Per questo, nelle Lodi che compose riguardo alle virtų, dice: "Ave, o regina sapienza. Il Signore ti salvi con la tua sorella, la pura santa semplicitā".
MEDITAZIONE
Gesù mostra con chiarezza come il suo ideale d'amore deve essere legato all'umanità, alla semplicità, all'assenza di pretese mondane. Perciò i suoi discepoli devono essere piuttosto pronti all'incomprensione, ai dispetti, al rifiuto come è stato per il loro Maestro. Le difficoltà dei discepoli di fronte al mondo, il rifiuto, le persecuzioni, il disprezzo, non sono che un riflesso della passione del maestro, sono la condivisione nella sorte di Gesù che un discepolo non potrà evitare né respingere: "Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (15, 20). Ma non ci spaventiamo di fronte alla derisione e all'incomprensione del mondo, Dio è con noi, niente ci manca. Francesco imitava il Cristo nella predicazione e anche lui subiva persecuzioni. " Ma il suo più alto e appassionato impegno fu quello di possedere e conservare in se stesso la gioia spirituale. Affermava: « Se il servo di Dio si preoccuperà di avere e conservare abitualmente la gioia interiore ed esteriore, gioia che sgorga da un cuore puro, in nulla gli possono nuocere i demoni, che diranno: --Dato che questo servo di Dio si mantiene lieto nella tribolazione come nella prosperità, non troviamo una breccia per entrare in lui e fargli danno--».

PREGHIERA.
Signore Gesù Cristo, nel mondo di oggi il messaggio cristiano incontra spesso un'indifferenza più scoraggiante di un atteggiamento di aperta ostilità. Donaci la forza e la costanza necessaria per affrontare questa realtà, ricordando la persecuzione che Tu hai dovuto subire per entrare nella gloria.


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(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
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giovedì 18 maggio 2017

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 19 Maggio 2017

 foto.
17 ore fa
San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 139
VENERDI' 19 MAGGIO 2017
Ss. CRISPINO E TEOFILO
GIOVANNI 15,12-17
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 774 
 Fu interrogato una volta da un frate perché avesse rinunciato alla cura di tutti i frati e li avesse affidati a mani altrui, come se non gli appartenessero in nessun modo. "Figlio,-- rispose--io amo i frati come posso. Ma se seguissero le mie orme, li amerei certamente di più e non mi renderei estraneo a loro. Vi sono alcuni tra i prelati, che li trascinano per altre strade, proponendo loro gli esempi degli antichi e facendo poco conto dei miei ammonimenti. Ma si vedrā alla fine cosa fanno ".

E poco dopo, mentre era molto ammalato, nella veemenza dello spirito, si drizzō sul lettuccio: "Chi sono--esclamō--questi che mi hanno strappato dalle mani l'Ordine mio e dei frati? Se andrō al Capitolo generale, mostrerō loro qual'è la mia volontā ".
Insisté il frate: "Non cambierai forse anche quei ministri provinciali, che cosė a lungo hanno abusato della libertā?". Il Padre gemendo diede questa terribile risposta: "Vivano pure come a loro piace, perché la perdizione di pochi è di minor danno che quella di molti!".
Non si riferiva a tutti, ma ad alcuni che per l'eccessiva lunghezza di superiorato sembravano pretenderlo come ereditā.
A qualunque categoria poi di superiori regolari, raccomandava questo soprattutto: di non mutare le usanze se non in meglio, di non mendicare né cattivarsi favori; di non esercitare un potere, ma compiere un dovere.
MEDITAZIONE
L'amore fraterno si fonda sul comandamento di Cristo e sull'esempio della sua vita e della sua morte. 
Per Gesù l'amicizia ha un significato ben preciso, da vivere come un sentimento che conduce oltre al voler bene alla persona, anche al rispetto di quest'ultima, con la quale condividere a volte momenti della propria vita quotidiana, nel bene e nel male; agli amici con si chiede di essere serviti, ma di poterli servire quando questo è necessario, arrecare sollievo e non dolore, regalare gioia e serenità e non tristezza e angoscia. Le amicizie si scelgono, non si impongono, e l'esempio che Gesù ci fa è davvero illuminante: in nome di questa amicizia ci fa conoscere il Padre. Santa Chiara ha scritto nel suo Testamento: "Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l'esempio ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di Lui." FF2824.
Perciò, fratelli, siamo giusti con gli altri solo se li amiamo.
PREGHIERA 
 A volte, Signore, ci sembra che potremmo rendere testimonianza al tuo amore ovunque, meno che là dove ci troviamo. Tuttavia forse sei proprio Tu che ci hai voluto porre in quella situazione. Donaci di amare tutti coloro che incontreremo giorno per giorno, nella banalità del quotidiano, perchè così facendo porteremo frutto per la vita eterna.

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mercoledì 17 maggio 2017

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 18 MAGGIO 2017


San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 138
GIOVEDI' 18 MAGGIO 2017
S.FELICE DA CANTALICE---memoria-
GIOVANNI 15, 9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Parola del Signore.

VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 773
Il beato padre pretendeva tutti questi requisiti anche nei ministri provinciali, quantunque nel ministro generale le singole qualità debbano eccellere in modo particolare. Li voleva affabili verso gli inferiori, e tanto benigni e sereni che i colpevoli non avessero timore di affidarsi al loro affetto. Come pure, che fossero moderati nei comandi, benevoli nelle mancanze, più facili a sopportare che a ritorcere le offese, nemici dichiarati dei vizi e medici per i peccatori. In una parola, esigeva in essi una condotta tale che la loro vita fosse specchio di disciplina per tutti gli altri. Però voleva anche che fossero circondati di ogni onore ed affetto, come coloro da portano il peso delle preoccupazioni e delle fatiche.
E diceva che sono degni di grandissimi premi davanti a Dio quelli che con tale animo e tale norma governano le anime loro affidate.


MEDITAZIONE
Dalla fedeltà alla parola di Gesù scaturisce una gioia profonda e duratura, quella di sapersi amati dal Signore e di vivere, come Lui, uniti al Padre. Amare e sentirsi amati è una della aspirazioni più profondi, importanti ed urgenti nella vita di ogni essere umano e ciò sia nelle nostre mutue relazioni, sia soprattutto nei confronti del Signore. Il contrario è sempre motivo di un profondo ed insanabile malessere, che spesso degenera in depressione, solitudine e abbandono. Come l’amore che ci viene donato è della stessa natura e della stessa intensità con cui Padre e Figlio vivono l’intimità divina, così anche la nostra obbedienza a Cristo deve avere le stesse caratteristiche di quella praticata da Gesù nei confronti del Padre suo. Dalla consapevolezza di essere amati e dalla certezza di essere noi capaci di amare sgorga la vera gioia nel cuore dell’uomo: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». L'amore per Cristo riempiva di gioia il cuore di Francesco: cercava di vivere sempre sotto il suo sguardo d'amore. Era così unito a Cristo che meritò il dono più grande, le stimmate. "Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I'amante nella immagine stessa
dell'amato. Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell'arcangelo Michele. Perciò l'uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l'effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri".

PREGHIERA
Signore Gesù, per farci comprendere la profondità della tua tenerezza, Tu arrivi a dire che ci ami come ti ama il Padre. Donaci di accogliere con gioia la tua parola, per avere il coraggio di essere fedeli al comandamento dell'amore, che ci fa partecipare alla vita di un Padre che ci ama come figli infinitamente e nei secoli dei secoli.
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 16 maggio 2017

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 17 MAGGIO 2017

 la sua foto.
5 min
San Francesco e il Vangelo
12 aprile
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 137
MERCOLEDI' 17 MAGGIO 2017
S.PASQUALE BAYLON-memoria-
GIOVANNI 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 772 186. "Vorrei che tutti l'onorassero come rappresentante di Cristo, e si provvedesse a tutte le sue necessità con ogni benevolenza. Da parte sua non dovrebbe lasciarsi solleticare dagli onori, né provare più gusto dei favori che delle ingiurie. Se a volte, perché debole o stanco, avesse bisogno di un cibo più abbondante, sarebbe opportuno lo prendesse non di nascosto, ma in luogo pubblico per togliere ad altri il rossore di dovere provvedere alla propria debolezza fisica.
"È suo compito soprattutto indagare nel segreto delle coscienze per estrarre la verità dalle vene più occulte, ma non presti orecchio a chi fa pettegolezzi. Infine, deve essere tale da non macchiare in nessun modo l'aspetto virile della giustizia per la smania di mantenere la carica, e che senta più un peso che un onore sì alto ufficio. Guardi tuttavia che l'eccessiva bontà non generi rilassamento, né la condiscendenza colpevole il dissolvimento della disciplina, in modo da essere amato da tutti, ma anche non meno temuto da quanti operano il male.
"Vorrei anche che avesse come collaboratori persone fornite di onestà e che si presentino, come lui, esempio di ogni virtù: rigidi contro le attrattive mondane, forti contro le difficoltà, e tanto convenientemente affabili, da accogliere con santa affabilità quanti ricorrono a loro.
"Ecco--concluse--come dovrebbe essere il ministro generale dell'Ordine".
MEDITAZIONE
La vera vigna di Dio di cui parlano i profeti è il Figlio che comunica la vita ai suoi. Uniti a Lui potremo portare un frutto che rimane. In verità, Gesù indicava una via semplice per restare con lui; si rimane in lui se le "sue parole rimangono in noi". E' la via che intraprese Maria, sua madre, la quale "conservava nel suo cuore tutte queste cose". E' la via che scelse Maria la sorella di Lazzaro, che restava ai piedi di Gesù. E' la via tracciata per ogni discepolo. Nella tradizione bizantina c'è una splendida icona che riproduce plasticamente questa parabola evangelica. Al centro è dipinto il tronco della vite su cui è seduto Gesù con la Scrittura aperta. Dal tronco partono dodici rami su ognuno dei quali è seduto un apostolo, con la Scrittura aperta tra le mani.
E' l'icona della nuova vigna, l'immagine della nuova comunità che ha origine da Gesù, vera vite. Quel libro aperto che sta nelle mani di Gesu è lo stesso che hanno gli apostoli: è la vera linfa' che permette di "non amare a parole né con la lingua. ma coi fatti e nella verità". Francesco amava Dio con tutto il cuore e ha scritto questa stupenda preghiera: FF261

"Lodi di Dio Altissimo
Tu sei santo, Signore solo Dio,
che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei Altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra.
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carita', Tu sei sapienza,
Tu sei umilta', Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quite,
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore,
Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza,
Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carita'.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore.
PREGHIERA 
Signore Gesù, noi accettiamo volentieri di rimanere in te, ma non siamo altrettanto disponibili a essere purificati e "potati". Donaci di essere profondamente uniti a te, come il tralcio alla vite, e aiutaci a non sottrarci alle esigenze di questa unione. Potremo allora portare frutto per la gloria del Padre, che vive con te nell'unità dello Spirito santo, per i secoli dei secoli.


ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento. Amen.