sabato 5 gennaio 2019

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 GENNAIO 2019



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6
DOMENICA 6 GENNAIO 2019
EPIFANIA DEL SIGNORE-solennità-proprio-
MATTEO 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
DALLE FONTI
Leggenda Maggiore di San Bonaventura II,1: FF 1038
Il servo dell’Altissimo, in questa sua nuova esperienza, non aveva altra guida, se non Cristo, perciò Cristo, nella sua clemenza, volle nuovamente visitarlo con la dolcezza della sua grazia.
Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano, che minacciava rovina, vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso, si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui dalla croce e dirgli per tre volte: «Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!».
All’udire quella voce, Francesco rimane stupito e tutto tremante, perché nella chiesa è solo e, percependo nel cuore la forza del linguaggio divino, si sente rapito fuori dei sensi.
Tornato finalmente in sé, si accinge ad obbedire, si concentra tutto nella missione di riparare la chiesa di mura, benché la parola divina si riferisse principalmente a quella Chiesa, che Cristo acquistò col suo sangue, come lo Spirito Santo gli avrebbe fatto capire e come egli stesso rivelò in seguito ai frati.
Si alzò, pertanto, munendosi del segno della croce, e, prese con sé delle stoffe, si affrettò verso la città di Foligno, per venderle.
Vendette tutto quanto aveva portato; si liberò anche, mercante fortunato, del cavallo, col quale era venuto, incassandone il prezzo.
Tornando ad Assisi, entrò devotamente nella chiesa che aveva avuto l’incarico di restaurare. Vi trovò un sacerdote poverello e, dopo avergli fatta debita reverenza, gli offrì il danaro per la riparazione della chiesa e umilmente domandò che gli permettesse di abitare con lui per qualche tempo.
Il sacerdote acconsentì che egli restasse; ma, per timore dei suoi genitori, non accettò il denaro – e quel vero dispregiatore del denaro lo buttò su una finestra, stimandolo polvere abbietta.

MEDITAZIONE La festa che si occupa di questo episodio viene chiamata "Epifania", vocabolo che significa "manifestazione del Signore". In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.
E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.
Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.
Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.
Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo. E la stella?
Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.
E' difficile accettare l'identificazione della stella con la cometa di Halley in quanto comparsa 12 anni prima della nostra era. Precedentemente era stata avvistata nel 240, 164, 88 a.C.; riapparsa anche nel nostro secolo, nel 1910 e nel 1985/86. Del resto nei cieli della Palestina non è apparsa nessuna cometa tra il 17 a.C. ed il 66 d.C.
Non si può neppure pensare ad una 'stella nova', bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell'area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.
La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi.
Le reliquie dei Magi
Una legittima curiosità provoca una domanda: ma poi, che fine hanno fatto i Magi?
Il Vangelo ci informa soltanto che "i magi per un'altra strada sono ritornati al loro paese" (Mt., 2, 12). Altro ufficialmente non sappiamo. Per completare il racconto e rispondere alla domanda non abbiamo fonti certe, ma si devono seguire le tradizioni formatesi nel tempo. Del resto non si deve ritenere inutile la questione dato che nei giorni 19 e 20 dicembre 1998 si è svolto all'Abbazia di Chiaravalle (presso Milano) il convegno: "I tre Saggi e la Stella. Mito e Realtà dei Re Magi", organizzato da Identità Europea.
Una tradizione ci dice che i Tre, dopo la loro conversione, sono stati consacrati vescovi dall'apostolo Tommaso e morirono martiri all'età tra i 106 e 118 anni. Sarebbero stati sepolti in India (dove l'apostolo Tommaso avrebbe predicato) ma in luoghi separati.
Un'altra tradizione invece ci dice che sono morti in Persia e sepolti insieme in una grande tomba. Secondo questa tradizione l'imperatrice Elena (madre di Costantino), venutane a conoscenza, avrebbe fatto trasportare le reliquie a Costantinopoli in una grande chiesa fatta costruire apposta per ospitarle. Tuttavia in questa città a quel tempo non si riscontra un culto in onore dei Magi.
Alcuni storici sostengono che queste reliquie nello stesso IV secolo furono trasportate da Costantinopoli a Milano da Eustorgio, vescovo di questa città.
Altri infine ritengono che le reliquie sono giunte in Italia con le crociate, dato che prima di questo periodo a Milano non c'è traccia di questo culto.
Una tradizione lega il vescovo Eustorgio ai Magi. A Milano fu dedicata in suo onore una basilica; già nell'XI secolo vi si trovava una urna preziosa chiamata 'Arca dei Magi' con una stella sopra un pilastro.
Una cosa sembra certa: nel 1162 si sa che le spoglie dei Magi si trovavano in Lombardia. Infatti in questa data il Barbarossa, che aveva raso al suolo Milano, teneva molto alla conservazione di quelle reliquie per appropriarsene, come garanzia di una particolare compiacenza e protezione da parte di Dio.
Si dice anche che nel XIII secolo i Tartari volessero invadere l'Europa proprio per riprendersi i 'loro' Magi.
La presenza delle reliquie nel capoluogo lombardo è testimoniata anche dal culto che si diffuse nella regione. Solo alcuni esempi: nel 1420 nella Certosa di Pavia su un trittico d'avorio sono inserite ben 26 scena della storia dei Magi; nel 1570 in S. Michele a Pavia si affresca una cappella dei Magi; pochi anni prima a Voghera i cistercensi avevano aperto una abbazia intitolata ai Re Magi.
Queste reliquie nel 1164 da Milano sono state trasportare a Colonia in Germania. Attualmente si trovano in una arca-cattedrale nel Duomo di questa città.
Di questo viaggio ci è giunta una particolareggia descrizione del carmelitano Giovanni di Hildesheim nel 1364. Riporta le 42 tappe segnate dall'arcivescovo Reinaldo di Dassel effettuate per il trasporto dell'urna. Il percorso sarebbe: Pavia (dove si trovava il Barbarossa che aveva ordinato il trasferimento), Vercelli, Torino, Alpi.
E Milano? Solo nel 1903 l'arcivescovo di Colonia inviò al suo collega di Milano alcune reliquie consistenti in qualche ossicino.
Queste almeno sono le notizie tramandateci e confermate dal padre Goffredo Viti, professore a Firenze di storia della Chiesa nella relazione, tenuta al Convegno citato, dal titolo: "La reliquie dei Re Magi. Storia di un cammino in terra lombarda".

PREGHIERA
Tu sei la nostra speranza Gesù, Tu che ascolti il povero che grida e liberi il misero che non trova aiuto. Insegnaci ad azzardare il viaggio che ci fa uscire dagli orizzonti stretti del nostro egoismo, per esplorare i sentieri sempre nuovi della tua Parola, che ci portano verso gli altri e, con loro, verso il Cielo che ci attende. Noi siamo “viandanti”, come i Magi, alla ricerca di qualcosa di infinitamente bello, quel qualcosa sei Tu, Gesù. Aiutaci a trovarti.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

venerdì 4 gennaio 2019

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 GENNAIO 2019



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5
SABATO 5 GENNAIO 2019
S.EDOARDO
GIOVANNI 1,43-51
Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.
DALLE FONTI
Leggenda Maggiore di San Bonaventura II,5: FF 1044
. D’allora in poi, affrancato dalle catene dei desideri mondani, quello spregiatore del mondo abbandonò la città, e, libero e sicuro, si rifugiò nel segreto della solitudine, per ascoltare, solo e nel silenzio, gli arcani colloqui del cielo.E, mentre se ne andava per una selva, l’uomo di Dio Francesco, e cantava giubilante le lodi di Dio nella lingua di Francia, fu assalito dai briganti, sbucati all’improvviso. Costoro, con intenzioni omicide, gli domandarono chi era Ma l’uomo di Dio, pieno di fiducia, rispose con espressione profetica: «Io sono l’araldo del gran Re». Quelli, allora, lo percossero e lo gettarono in un fosso pieno di neve, dicendo: ~ Sta lì, rozzo araldo di Dio». Mentre se ne andavano, Francesco saltò fuori dal fosso e invaso dalla gioia, continuò a cantarecon voce più alta le lodi in onore del Creatore di tutte le cose, facendone riecheggiare le selve.

MEDITAZIONE
A Natanaele non sembra possibile che il Messia sia proprio lì, a portata di mano, così vicino a lui. Siamo abituati a non dare importanza a chi vediamo spesso: cerchiamo i “grandi” sempre lontano da noi. Eppure ogni uomo è grande, perché è figlio di Dio. Allora si incontra Dio in mezzo al mondo, nell’uomo stesso, nello scandalo di quelli che ci stanno vicino !?! Giovanni Apostolo dice: “…non amate a parole, ma con i fatti e nella verità”. Come riuscirci? Ho scoperto che Cristo è come una melodia che si lascia ascoltare e conoscere. Un giorno un giovane pose questa domanda ad un sacerdote: “Come si fa a conoscere il Cristo?”. Il sacerdote, sapendo che il giovane amava particolarmente la musica, rispose: “Come hai fatto ad appassionarti di musica?”: “Eh- rispose il ragazzo –a forza di sentirla!”. “Così Cristo: a forza di leggerlo, di sentirlo, di ascoltare la sua Parola!”. Anche Francesco leggeva il Vangelo e ascoltava la Parola, Lo desiderava nel proprio cuore e Lo amava, così tanto, da sembrare pazzo per la gioia che lo invadeva. Lasciamoci contagiare dalla sua pazzia d’amore!

PREGHIERA
Signore Gesù Cristo, riconosciamo che Tu sei Dio, che Tu ci hai fatti e noi siamo tuoi. Tu solo conosci il nostro cuore e ci mostri “le cose più grandi”. Aiutaci a fare chiarezza nel nostro cuore; aiutaci a decidere di invertire la rotta dove è necessario…Allarga gli orizzonti della nostra vita con la luce della tua Parola! Salvaci, Signore!

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

giovedì 3 gennaio 2019

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 GENNAIO 2019



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4
VENERDI' 4 GENNAIO 2019
S.ANGELA DA FOLIGNO
GIOVANNI 1,35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore
BEATA ANGELA da FOLIGNO
Beata Angela da Foligno e il Perdono d’Assisi
05/08/2013 16:08
La terziaria francescana in pellegrinaggio nel 1300 per l’indulgenza della Porziuncola
È rimasto indelebile anche il pellegrinaggio del 1300, fatto in occasione del perdono di Assisi […].
Ancora più importante è quanto il redattore racconta di ciò che avviene il primo agosto, al termine della tradizionale processione pomeridiana dalla Basilica di S. Francesco alla Porziuncola. Angela, che durante la processione ha visto in spirito Dio Trino e Uno abitare nel cuore dei suoi figli spirituali e Cristo crocefisso abbracciarli e accostarli al costato, ha una magnifica visione di Maria, che compie un gesto d'infinita tenerezza: «Mentre tutti ci avvicinavamo alla chiesa della Vergine e Madre di Dio, ecco che la Regina della misericordia e Madre di ogni grazia, chinandosi verso questi suoi figli e figlie, in modo del tutto nuovo e gentile fece scendere su di loro le sue dolci benedizioni. E baciava tutti sul petto, alcuni più altri meno, e altri ancora stringeva tra le sue braccia con tale amore che, apparendo tutta luminosa, sembrava attrarli in una luce quasi infinita dentro il suo petto. Le pareva che la Vergine non avesse braccia umane: vedeva una luce misteriosa e dolcissima nella quale la Vergine li assorbiva tutti racchiudendoli nel suo petto con infinito e materno amore».
È facile immaginare la gioia che tale visione arreca al cuore di Angela. La mattina dello stesso giorno […] il Signore le ha detto: «Tu ti allieterai di questi tuoi Egli e di tutti gli altri» e ha aggiunto: «Tu avrai dei figli e tutti abbiano la mia benedizione, perché tutti i miei figli sono tuoi e tutti i tuoi figli sono miei». Vedere ora che anche la Madonna li benedice con materna tenerezza non può che accrescere a dismisura il gaudio interiore della Veggente.
Il giorno seguente […] mentre Angela sta varcando la soglia della Chiesina per prendere di nuovo l'indulgenza, rapita improvvisamente in estasi e rimasta immobile in mezzo alla folla dei pellegrini, vede sorgere attorno e sopra quel piccolo santuario mariano la grande basilica che sarà realizzata su progetto di G. Alessi solo nel secolo XVI! Ecco il suo racconto: «Vidi davanti a me una chiesa di meravigliosa grandezza e bellezza, improvvisamente ingrandita per opera divina, e in essa non compariva nulla di materiale, ma tutto era assolutamente ineffabile. Io ero tutta stupita per la repentinità con cui, nel momento in cui ponevo il mio piede sulla soglia della chiesa, questa era diventata ai miei occhi tanto grande e bella; sapevo infatti che la chiesa di Santa Maria della Porziuncola era molto piccola».
Anche se qualche studioso ipotizza che il passo possa trovare una spiegazione più convincente nella lieta sorpresa che la Pellegrina ha di fronte al nuovo aspetto assunto dalla cappella in quegli anni (nuovo tetto, decorazione, ecc.), mi sembra preferibile interpretarlo come una prefigurazione della basilica alessiana; così del resto è stato raffigurato nel 1718 da Ippolito Lemmi da Coceto nel chiostro del Convento di San Bartolomeo di Marano, vicino a Foligno, e a questa lettura mi pare spinga il testo latino.
Da: Bernardo Commodi, Esperienza mariana in Angela da Foligno, in Maria, Mater nostra. Riflessioni teologiche, esperienze mistiche e culto, a cura di P.G. Farnedi, Perugia 2013.
MEDITAZIONE
Andrea esprime così l’incontro con Gesù: ‘Abbiamo trovato il Messia, Cristo. Cristiani significa messianici. Il Messia incontrato da questi discepoli è colui che toglie il peccato del mondo, la situazione di violenza e di ingiustizia, e ricrea l’umanità. E’ questo che intendeva Andrea: ‘Ho incontrato colui che ricrea l’umanità, che darà un nuovo inizio alla storia’. E’ un sogno grande. Dobbiamo ri-messianizzare il cristianesimo, risvegliare il sogno di Dio, sognare anche noi questo sogno per riproporlo a tutta la società. Così dovrebbero essere i cristiani: sognatori, entusiasti propulsori dei tempi messianici, e invece… C’è bisogno di una scintilla per risvegliare i cristiani di oggi, per risvegliare la fede in tutto il popolo di Dio! Dunque l’incontro di questi discepoli con Gesù non è del tutto ‘casuale’: erano alla ricerca di qualcosa …..Ci sono delle inquietudini e degli atteggiamenti interiori che ci propiziano l’incontro con Gesù. Per cercare il Regno il primo requisito è essere insoddisfatti di noi stessi e preoccuparci per il ‘mondo’: sul peccato del mondo. Gesù dice: “Venite e vedrete”. E' un invito alla ricerca, a metterci in moto. Ogni vocazione matura in un contesto umano, ma l'elemento fondamentale è sempre la chiamata di Gesù che ci invita ad essere suoi seguaci in vista di una missione...Ci indica un cammino, ma poi il cammino sarà ogni volta nuovo, diverso e unico per ciascuno di noi. La vocazione è quel colore che Dio ha dato all' anima, quella speciale sfumatura, così bella da essere unica e irripetibile. E solo quando avremo scoperto quel colore saremo veramente felici. Perchè tutto ciò che faremo si vestirà di quel colore... E tutto il mondo conoscerà il colore della nostra anima da ciò che saremo e faremo. 
S. Francesco, ad esempio, visse fino all’età di 25 anni una vita dissoluta in una benestante famiglia di Assisi. Ma altruista di cuore e avido di gloria, ecco come venne chiamato e sedotto dal buon Dio:
«Una notte, Colui che possiede la verga della giustizia visitò in sogno Francesco con la dolcezza della sua grazia; e poiché era avido di gloria lo sedusse con il miraggio di una gloria più alta»! cfr (F.F. 326). «Infatti subito dopo gli apparve in una visione (in sogno cfr F.F. 326), uno splendido palazzo, in cui scorge armi di ogni specie (armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra cfr F.F. 1399), ed una sposa bellissima. Nel sonno Francesco si sente chiamare per nome e lusingare con la promessa di tutti quei beni» (F.F.586).«Svegliatosi si alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno secondo criteri mondani ... immaginava che sarebbe diventato un principe. Così delibera di partire verso la Puglia per essere creato cavaliere» (F.F.1399).
«Messosi dunque in cammino giunse fino a Spoleto, e qui ... mentre riposava nel dormiveglia, intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: “Chi può esserti più utile. Il Padrone o il servo?” 
Rispose: “Il Padrone!”.
Quello riprese: “Perchè dunque abbandoni il Padrone per seguire il servo, e il Principe per il suddito?”
Allora Francesco interrogò: “Signore che vuoi ch’ io faccia?”.
Concluse la voce: “Ritorna nella tua città (natale cfr F.F. 587), e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa, devi interpretarla in tutt’altro senso!”
Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Mentre il sogno precedente lo aveva mandato quasi fuori di sè per la felicità, questa nuova visione, lo obbligò a raccogliersi dentro di sè. Attonito – pensava e ripensava – così intensamente al messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiudere occhio. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo* verso Assisi, lieto ed esultante. E aspettava che Dio, dal quale aveva udito la voce, gli facesse comprendere la Sua volontà. Ormai il suo cuore era cambiato ... solo bramava di conformarsi al volere divino» cfr (F.F. 1401).
Si, questo era diventato il suo unico desiderio, conformarsi totalmente alla volontà del Signore !
PREGHIERA
Signore Gesù, Tu hai chiamato alcuni uomini che ti seguivano senza conoscerti veramente, ma che erano alla ricerca del messia. Anche noi ti cerchiamo spesso senza sapere chi sei o dove ti possiamo trovare. Facci vedere dove abiti nel nostro mondo di oggi e donaci di impegnarci totalmente al tuo servizio. Tu che sei il nostro unico Signore e maestro, e regni col Padre e lo Spirito santo nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
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mercoledì 2 gennaio 2019

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 GENNAIO 2019


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3
GIOVEDI' 3 GENNAIO 2019
SS. NOME DI GESU'-memoria-
GIOVANNI 1,29-34
Ecco l’agnello di Dio.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». 
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
DALLE FONTI
2 Celano 158: FF 742
Il Santo trovava grandissima consolazione nelle visite del Signore e da esse veniva assicurato che le fondamenta del suo Ordine sarebbero rimaste sempre stabili. Riceveva anche la promessa che sicuramente nuovi eletti avrebbero preso il posto di chi si perdeva. Essendo turbato per i cattivi esempi, e avendo fatto ricorso un giorno, così amareggiato, alla preghiera, si sentì apostrofato a questo modo dal Signore: «Perché tu, omiciattolo, ti turbi? Forse io ti ho stabilito pastore del mio Ordine in modo tale che tu dimenticassi che io ne rimango il patrono principale? Per questo io ho scelto te, uomo semplice, perché quelli che vorranno, seguano le opere che compirò in te e che devono essere imitate da tutti gli altri. Io vi ho chiamati: vi conserverò e pascolerò, supplirò con nuovi religiosi il vuoto lasciato dagli altri, al punto di farli nascere se non fossero già nati. Non turbarti dunque, ma attendi alla tua salvezza perché se l’Ordine si riducesse anche a soli tre frati, rimarrà il mio aiuto sempre stabile». Da quel giorno era solito affermare che la virtù di un solo frate santo supera una quantità, sia pur grande, di imperfetti, come un solo raggio di luce dissipa le tenebre più fitte

MEDITAZIONE
Giovanni sa che l'iniziativa della fede parte sempre da Dio. Non è conquista, la fede, ma accoglienza. Gesù prende l'iniziativa, è lui che si scomoda, che si mette in strada, che vuole incontrarci.Il Natale è aprirsi a questa notizia: lasciamoci incontrare da Dio! Il grande dramma del Natale è un Dio presente, ma un uomo assente. Questo ci costringe ad uno schieramento, a metterci dalla parte di chi accoglie come Maria e Giuseppe, come i pastori, come i magi, o di chi rifiuta... Dio ci cerca, ci viene incontro: ci faremo trovare? Per costruire la “civiltà dell’amore”, occorre sapere che c’è un mondo di amore, perché c’è un Dio il cui nome è Amore. Col Battesimo siamo stati “immersi” in questo mondo di amore. Noi, quale conoscenza di fede abbiamo riguardo all’Agnello di Dio? Conoscere Gesù vuol dire testimoniarlo come Messia, vuol dire presentare il suo amore come dono gratuito che Dio ha fatto agli uomini nel giorno dell’incarnazione e continua a donarci continuamente. Questo testimoniava Francesco, ed era credibile perché credeva: imitiamolo! Lasciamoci condurre da Lui ! La certezza di un buon risultato è appoggiata sulla fede nell’amore di Dio che non viene mai meno.

PREGHIERA
Signore nostro Padre, tu hai fatto discendere su Gesù il tuo Spirito, perché potesse compiere la sua missione e togliere il peccato del mondo. Ravviva in noi il dono che abbiamo ricevuto nel Battesimo, perché possiamo essere, come Francesco, testimoni del tuo amore di fronte al mondo. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo Figlio e nostro Signore.

ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 GENNAIO 2019

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2
MERCOLEDI' 2 GENNAIO 2019
SS.BASILIO E GREGORIO-memoria-
GIOVANNI 1, 19-28
Dopo di me verrà uno che è prima di me.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». 
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore
DALLE FONTI
2 Celano 156: FF 740
«Signore Gesù Cristo, tu che hai scelto i dodici Apostoli, dei quali anche se uno venne meno, gli altri però rimasero fedeli ed hanno predicato il santo Vangelo animati dall'unico Spirito, tu, o Signore, in questa ultima ora, memore della antica misericordia.
hai fondato l'Ordine dei frati a sostegno della tua fede e perché per loro mezzo si adempisse il mistero del tuo Vangelo. Chi dunque ti darà soddisfazione per loro, se quelli che hai mandato a questo scopo, non solo non mostrano a tutti esempi di luce, ma piuttosto le opere delle tenebre?

MEDITAZIONE
La subordinazione del Battista a Gesù è totale. Con la parola e con la vita egli offre al Messia una testimonianza che cerca di suscitare la fede di tutti verso il grande sconosciuto che vive tra gli uomini e che essi non conoscono. La sua umiltà e la sua fedeltà sono esemplari: egli allontana sempre più l'attenzione e lo sguardo da sé per orientare tutti verso il suo Signore. La via dell'umiltà conduce sulle vie che anche Francesco ha percorso, cioè del riconoscimento di ciò che veramente siamo agli occhi di Dio. Molti pensano che per essere credenti occorra dimenticare se stessi. Il vangelo, invece, pone al discepolo la domanda cruciale: che dici di te stesso? Giovanni Battista non si prende per Dio e, alla luce della Parola, pieno dell'esperienza di Dio, dice di essere solo una voce. Il più grande uomo mai nato sulla terra sa dire di se stesso che è una voce imprestata alla Parola di Dio. E noi, cosa diciamo di noi stessi?

PREGHIERA. 
Signore, è necessario che io sia “uomo di Dio”, persona di vita interiore, persona di orazione e di sacrificio, come il Battista, come Francesco, come i santi Basilio e Gregorio Nazianzeno. Il mio apostolato, con la tua grazia, sia una sovrabbondanza della mia vita spirituale e dell’amore che fa ardere il mio cuore.. Per Cristo nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo il suo inizio e in te il suo compimento. Amen.


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1 GENNAIO 2019



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1
MARTEDI' 1 GENNAIO 2019
MARIA SS.MADRE DI DIO-solennità-proprio-
LUCA 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore
LA VERGINE MARIA NELLA VITA E NELLA DEVOZIONE DI SAN FRANCESCO
Sia Tommaso da Celano che san Bonaventura evidenziano il fatto che una delle ragioni per cui il Poverello venerava la vergine Maria era il fatto che aveva donato Gesù a noi come nostro fratello (cfr FF 786 e 1165). Nella nascita di Gesù, la partecipazione di Maria al progetto salvifico manifesta l’importanza dell’umanità nel mistero della nostra redenzione, sia quella di Gesù stesso sia quella della Vergine. Se poi realmente essa ci dona il salvatore come nostro fratello ciò significa che in qualche modo Maria è nostra madre come anche di tutti. Questo la rende perciò mediatrice tra Dio e l’umanità con e attraverso Cristo. Più di una volta Francesco nei suoi scritti invita Maria di intervenire presso Dio in nostro favore: • per intercedere le nostre preghiere: “Madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo, prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro” (Ufficio della Passione: FF 281) • per intercedere il perdono: “E ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata Maria sempre vergine e a tutti i santi in cielo e in terra, a frate H. [Elia], ministro della nostra Religione” (Lettera a tutto l’Ordine: FF 226) “E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la portenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti” (Parafrasi del “Padre nostro”: FF 272) • per intercedere il ringraziamento: “E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima madre Maria sempre vergine, i beati […] affinché, come a te piace, per questi benefici rendano grazie a te, sommo vero Dio” (Regola non bollata: FF 67). Preghiera, perdono e ringraziamento: siano questi i tre preziosi doni che quest’anno vogliamo offrire al Signore nel celebrare la sua nascita. Conclusione Francesco era convinto che lui stesso e i suoi seguaci potessero vivere nella Chiesa come Maria, cioè totalmente disponibili alla potenza trasformante di Dio ed essere madri di Gesù, “quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri” (1 Lettera ai fedeli: FF 178/2).
MEDITAZIONE
Perché la Madonna ispira tanta umanità?
Forse perché è, come dicono gli ortodossi, un’icona ( immagine) di Dio?
Forse perché Dio parla per suo tramite anche se Maria resta sempre una sua creatura, sia pure una creatura unica grazie ai doni ricevuti dal Padre? 
Tutto ciò è stato oggetto di discussioni, spesso accese, quando spiriti grandi cercarono di esprimere in termini umani il mistero di Dio fatto uomo. Cominciamo l’anno nel segno di questo grande mistero. Dopo il Figlio, oggi sguardo e cuore sono su Maria. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, sull'esempio di san Francesco. Sulle Fonti Francescane (786).San Francesco " circondava di un amor indicibile la Madre di Gesù , perchè aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà. A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma ciò che maggiormente riempie di gioia, la costituì Avvocata dell'Ordine e pose sotto le sue ali i figli, che egli stava per lasciare, perchè vi trovassero calore e protezione sino alla fine.< Orsù , Avvocata dei poveri! Adempi verso di noi il tuo ufficio di Protettrice fino al tempo prestabilito dal Padre". > Per continuare la sua opera di salvezza, il Signore opera ancora oggi nel mondo, attraverso la collaborazione di uomini e donne, al suo progetto divino. Esempi di come ciò possa essere svolto guardiamo la beata vergine Maria e san Francesco. Compito nostro,oggi, è fare ciò che essi hanno fatto: dire “sì” a Dio in modo radicale, per collaborare pienamente con la nostra vita al volere divino, ed essere madri di Gesù attraverso le nostre azioni e il nostro stile di vita.

PREGHIERA
Padre buono,
che in Maria, vergine e madre,
benedetta fra tutte le donne,
hai stabilito la dimora
del tuo Verbo fatto uomo tra noi,
donaci il tuo Spirito,
perché tutta la nostra vita
nel segno della tua benedizione
si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 28 DICEMBRE 2018

 
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 362
VENERDI' 28 DICEMBRE 2018
Ss.INNOCENTI MARTIRI-festa-proprio
MATTEO 2,13-18
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». 
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio». 
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1876
CAPITOLO XLI
Come il venerabile frate Simone liberò di una grande tentazione un frate, il quale per questa cagione voleva uscire fuori dell' Ordine.
1876 Intorno al principio dell'Ordine, vivendo santo Francesco, venne all' Ordine uno giovane d' Ascesi, il quale fu chiamato frate Simone, il quale Iddio adornò e dotò di tanta grazia e di tanta contemplazione e elevazione di mente, che tutta la sua vita era specchio di santità, secondo ch' io udii da coloro che lungo tempo furono con lui. Costui radissime volte era veduto fuori di cella e, se alcuna volta stava co' frati, sempre parlava di Dio. Costui non avea mai apparato grammatica, e nientedimeno sì profondamente e sì altamente parlava di Dio e dell' amore di Cristo, che le sue parole pareano parole soprannaturali. Onde una sera egli essendo ito nella selva con frate Iacopo da Massa per parlare di Dio e parlando dolcissimamente del divino amore, istettono tutta la notte in quel parlare, e la mattina parea loro essere stato pochissimo ispazio di tempo, secondo che mi recitò il detto frate Iacopo. E 'l detto frate Simone sì avea in tanta soavità e dolcezza di spirito le divine illuminazioni e visitazioni amorose di Dio, che ispesse volte, quando le sentiva venire, si ponea in sul letto, imperò che la tranquilla soavità dello Ispirito Santo richiedeva in lui non solo riposo dell' anima, ma eziandio del corpo. E in quelle cotali visitazioni divine egli era molte volte ratto in Dio e diventava tutto insensibile alle cose corporali. Onde una volta ch' egli era cosl ratto in Dio e insensibile al mondo, ardea dentro del divino amore e non sentia niente di fuori con sentimenti corporali, un frate vogliendo avere isperienza di ciò, a vedere se fusse come parea, andò e prese uno carbone di fuoco, e sì gliel puose in sul piede ignudo: e frate Simone non ne sentì niente, e non gli fece nessuno segnale in sul piede, benchè vi stesse su per grande spazio, tanto che si spense da se medesimo. Il detto frate Simone quando si ponea a mensa, innanzi che prendesse cibo corporale, prendeva per sè e dava il cibo ispirituale parlando di Dio.
Per lo cui divoto parlare, si convertì una volta un giovane da San Severino, il quale era nel secolo un giovane vanissimo e mondano, ed era nobile di sangue e molto dilicato del suo corpo. E frate Simone ricevendo il detto giovane all'Ordine, si serbò li suoi vestimenti secolari appo sè ed esso istava con frate Simone per essere informato da lui nelle osservanze regolari. Di che il demonio, il quale s' ingegnava di storpiare ogni bene, gli mise addosso sì forte stimolo e sì ardente tentazione di carne, che per nessuno modo costui potea resistere. Per la qual cosa egli se ne andò a frate Simone e dissegli: « Rendimi li miei panni ch' io ci recai del secolo, imperò ch' io non posso più sostenere la tentazione carnale ». E frate Simone, avendogli grande compassione, gli dicea: « Siedi qui, figliuolo, un poco con meco ». E cominciava a parlargli di Dio, per modo ch' ogni tentazione sì si partia; e poi a tempo ritornando la tentazione, ed egli richiedea li panni, e frate Simone la cacciava con parlare di Dio.
E fatto così più volte, finalmente una notte l' assalì sì forte la detta tentazione più ch' ella non solea, che per cosa del mondo non potendo resistere, andò a frate Simone raddomandandogli al tutto li panni suoi secolari, che per nessuno partito egli ci potea più stare. Allora frate Simone, secondo ch' egli avea usato di fare, il fece sedere allato a sè; e parlandogli di Dio, il giovane inchinò il capo in grembo a frate Simone per maninconia e per tristizia. Allora frate Simone, per grande compassione che gli aveva, levò gli occhi in cielo e pregando Iddio divotissimamente per lui, fu ratto e esaudito da Dio; onde ritornando egli in sè, il giovane si sentl al tutto liberato di quella tentazione, come se mai non l' avesse punto sentita.
Anzi essendosi mutato l' ardore della tentazione in ardore di Spirito Santo, però che s'era accostato al carbone affocato, cioè a frate Simone, tutto diventò infiammato di Dio e del prossimo; intanto ch' essendo preso una volta uno malfattore, a cui doveano essere tratti amenduni gli occhi, costui, per compassione se ne andò arditamente al rettore in pieno Consiglio, e con molte lagrime e prieghi divoti addomandò che a sè fusse tratto uno occhio, e al malfattore un altro, acciò ch' e' non rimanesse privato d' amenduni. Ma veggendo il Rettore e il Consiglio il grande fervore della carità di questo frate, sì perdonarono all' uno e all' altro.
Standosi un dì il sopradetto frate Simone nella selva in orazione e sentendo grande consolazione nell' anima sua, una schiera di cornacchie con loro gridare gl' incominciarono a fare noia, di che egli comandò loro nel nome di Gesù Cristo ch' elle si dovessono partire e non tornarvi più. E partendosi allora li detti uccelli, da indi innanzi non vi furono mai più veduti nè uditi, nè ivi nè in tutta la contrada d' intorno. E questo miracolo fu manifesto a tutta la custodia di Fermo, nella quale era il detto luogo.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
MEDITAZIONE
Oggi ricordiamo i neonati di Betlemme: oggi, la Chiesa non celebra solo il martirio dei bambini di Betlemme,ma dei bimbi di tutti i tempi, passati e presenti. La Chiesa non ha paura di riportarci alla drammaticità di un mondo che rifiuta Dio e i suoi prediletti: i bambini.
Erode cercava di eliminare ogni rivale, tanto che nemmeno la sua stessa famiglia era al riparo. Di conseguenza, il suo cuore, indurito da lunghi anni trascorsi nel peccato, non provò pietà alcuna per la sofferenza di bambini innocenti, che oggi commemoriamo. 
La loro morte ci pone di fronte a un paradosso: essi sono morti al posto di Cristo, venuto a morire per loro!
Cristo, Principe della Pace, era venuto a riconciliare il mondo con Dio, a portare il perdono ai peccatori e a farci partecipare alla sua vita divina. Possiamo dunque essere sicuri che, nonostante non avessero bisogno di perdono, i santi Innocenti, che hanno perso la loro giovane vita per Cristo e per il suo vangelo, sono stati fra i primi a entrare nella gioia della vita eterna. Francesco, nelle sue preghiere ricordava anche i santi martiri. Nelle Fonti Francescane troviamo questa preghiera: (63-64-65-66-67) 
PREGHIERA E RENDIMENTO Dl GRAZIE
[63] Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra,……… [67] E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati
Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà,
virtù, angeli, arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi
innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che
furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio,
eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli.
Amen. Alleluia.
PREGHIERA
Signore nostro Dio, che oggi nei santi Innocenti
sei stato glorificato non a parole, ma col sangue,
concedi anche a noi di esprimere nella vita
la fede che professiamo con le labbra.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen