mercoledì 14 ottobre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 15 Ottobre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 


Giovedì 15 Ottobre 2015
S.Teresa d’Avila---memoria

Luca 11, 47—54
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Leggenda Minore di San Bonaventura: FF
1369 Una volta il servitore del Signore stava predicando in riva al mare, a Gaeta. Volendo sottrarsi alla calca
della folla che per devozione si riversava su di lui, saltò su da solo su una barca, che si trovava presso il lido.
E quella, come fosse pilotata dalla forza di una misteriosa spinta interiore, senza alcun rematore si allontanò
un bel pezzo da terra, sotto lo sguardo ammirato di tutti i presenti.
Addentratasi per un po' nel mare, restò poi immobile in mezzo alle onde, per tutto il tempo che
all'uomo di Dio piacque di predicare alle turbe in attesa sul lido.
Ascoltato il discorso e visto il miracolo, la moltitudine, dietro preghiera del Santo stesso, si stava
allontanando, dopo aver ricevuta la benedizione: e allora, non per altra spinta che per quella di un comando
celeste, la barca venne a riva: così la creatura, per servire al suo Fattore, si assoggettava senza ribellione e
obbediva senza indugio a colui che era un adoratore perfetto del Creatore.

MEDITAZIONE
Scribi e Farisei si reputavano giusti e Gesù fa loro toccar con mano che non lo sono: Dio solo è giusto. Dio è giusto e datore di giustizia. La sua è una giustizia che si comunica, che rende giusti gli altri, che mette ogni cosa al suo posto, che mette in noi la pace: pace della coscienza, pace tra noi, pace tra noi e Dio. E tutta la vita cristiana è fondata su questa giustizia di Dio che ci ha "giustificati", resi giusti. Però per agire la giustizia di Dio domanda una cosa sola: la fede.. Fondamento di tutto è la fede, l'accettazione dell'intervento di Dio giusto e buono, della giustizia liberante di Dio. Su questo fondamento noi possiamo compiere opere buone, dobbiamo anzi compierne molte, ma senza credere che siano esse a meritarci la giustificazione. Paolo ha lottato con tutte le sue forze contro questa illusione. Solo perché tutti "sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù" noi possiamo compiere opere buone e Dio può darcene la ricompensa, dopo averle prestabilite perché le compissimo. Dio è intervenuto a renderci giusti gratuitamente, senza alcun nostro merito. Su questo saldo fondamento tutto si può poi costruire, per la gloria di Dio. Diceva Francesco: “Quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come il Signore stesso dice nel Vangelo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la mente, e il prossimo tuo come te stesso». (FF 186). I profeti, ancora oggi, camminano in mezzo a noi e parlano a nome di Dio, ci spingono a mettere in discussione i nostri stili di vita e ancora… vengono uccisi! Non da noi in occidente - i profeti preferiamo ignorarli con fare politicamente corretto - ma nelle chiese giovani: centinaia di fratelli vengono uccisi a causa della loro testimonianza, del loro impegno per la pace e la giustizia che troppo spesso irrita i potenti di turno. Niente di nuovo sotto il sole: chi parla viene ammazzato, ma - per noi credenti - la sua testimonianza feconda la terra di nuovi cristiani.

PREGHIERA
O Dio fedele, che hai parlato per mezzo dei profeti e del tuo Figlio, il Verbo fatto carne, Tu continui a suscitare anche oggi autentici testimoni della tua Parola. Donaci di incontrare questi maestri della vera sapienza e di accogliere il loro messaggio, perché ci sia data la chiave della conoscenza che apre le porte del Regno. Te lo chiediamo per Gesù Cristo nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

domenica 11 ottobre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 12 Ottobre 2015


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 


Lunedì 12 Ottobre 2015
Serafino da Montegranaro

Luca 11, 29-32 In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1366
1366 Certamente. nel suo servo Francesco. era presente quello Spirito del Signore che lo aveva unto e lo
stesso Cristo, potenza e sapienza di Dio: per la potenza e la grazia di questo spirito non soltanto gli
venivano manifestate le cose incerte ed occulte, ma anche gli obbedivano le creature di questo mondo.
Ci fu un tempo in cui i medici lo consigliavano e i frati lo esortavano con insistenza ad accettare di
lasciarsi curare la malattia degli occhi mediante la cauterizzazione. L'uomo di Dio acconsentì umilmente,
persuaso che l'intervento non solo sarebbe stato una medicina contro l'infermità del corpo, ma anche
materia per esercitare la virtù.
Poiché la sensibilità della sua carne, alla vista dello strumento di ferro ormai incandescente, era
rimasta scossa da un naturale orrore, il Santo prese a parlare al fuoco come a un fratello e gli comandò, nel
nome e nella potenza del Creatore, di moderare il suo calore e di bruciare con dolcezza, in modo che lui
riuscisse a sopportarlo.
Il ferro crepitante affondò nella tenera carne e il cauterio venne esteso dall'orecchio fino al
sopracciglio; eppure l'uomo pieno di Dio, con lo spirito esultante, disse ai frati: « Lodate l'Altissimo, perché,
dico la verità, il calore del fuoco non mi ha dato molestia e il dolore della carne non mi ha procurato
afflizione ».

MEDITAZIONE
Gesù proclama che nella religione che egli istituirà non saranno i segni esteriori i più importanti. Egli compirà ogni genere di miracolo, ma il grande segno, il solo segno che deve essere il sostegno estremo di tutti coloro che credono in lui, è la sua morte e la sua risurrezione. Dio ci concede generalmente molti segni del suo amore e della sua presenza. Quando la nostra unione con Gesù diventa più profonda, possiamo conoscere momenti di grande debolezza, passare attraverso ogni sorta di purificazione attraverso delle morti e delle agonie a volte molto dolorose. Ma questi momenti difficili sono sempre seguiti da momenti di grazia, di risurrezione del nostro cuore. Gesù ci insegna a camminare senza timore su questa stretta via che ci unisce a lui nei suoi misteri. “Nel suo servo Francesco. era presente quello Spirito del Signore che lo aveva unto e lo stesso Cristo, potenza e sapienza di Dio”, come ci racconta san Bonaventura: ma anche nei seguaci di Francesco troviamo un alto grado di santità perché,come Francesco, vivevano lo spirito delle Beatitudini nell’imitazione di Cristo, povero e crocifisso,…….. e avevano un cuore desideroso di essere illuminato!

PREGHIERA
La Bibbia dice che alla predicazione di Giona gli abitanti di Ninive si sono convertiti. Allontana da noi, Signore, ogni vano pretesto che potrebbe trattenerci dal fare ritorno a Te, ora che abbiamo fra noi ben più che Giona nella persona di Gesù, l’unico profeta che apre agli uomini la vita eterna.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 11 Ottobre 2015

Domenica 11 Ottobre 2015

Marco 10, 17-30
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1365
1365 Dopo il suo ritorno dai paesi d'oltremare, si recò una volta a Celano per predicare.
Un cavaliere lo invitò, con umiltà e devozione e con grande insistenza, a pranzo, e quasi lo costrinse
contro sua voglia .
Ma prima che prendessero cibo, I'uomo devoto stava, secondo la sua abitudine, offrendo con la
mente preci e lodi a Dio, quando vide in spirito che per quell'uomo ormai era imminente la morte, e il
giudizio.
Rapito fuori di sé, rimaneva con gli occhi levati al cielo. Terminata finalmente l'orazione, prese in
disparte il buon ospitante e gli predisse che la morte era vicina, lo ammonì a confessarsi e lo stimolò, con
tutte le sue forze, al bene.
L'uomo acconsentì subito alle parole del Santo e manifestò al compagno di lui in confessione tutti
quanti i peccati: mise ordine alle cose sue, si affidò alla misericordia divina e si preparò megIio che poté ad
accogliere la morte.
Pertanto: mentre gli altri attendevano a rifocillare il corpo, il cavaliere, che appariva sano e forte,
esalò improvvisamente l'anima, secondo la parola dell'uomo di Dio. Certo egli fu portato via da una morte
repentina; ma, per lo spirito profetico del Santo, poté premunirsi con le armi della penitenza e così sfuggì
alla dannazione eterna ed entrò nei tabernacoli eterni, secondo la promessa del Vangelo.

MEDITAZIONE
Secondo il pensiero di molti, la provvidenza benedice i virtuosi, offrendo loro l’abbondanza. Così anche gli ebrei al tempo di Gesù credevano che i beni e le ricchezze fossero segno della benedizione di Dio. Ma Gesù ha vissuto povero, e ha portato gli apostoli alle medesime privazioni. I primi cristiani li hanno seguiti, e la persecuzione li ha talora condotti ad abbandonare anche la famiglia. È fondamentale riconoscere la dimensione del dono totale e gratuito di Dio. L'osservazione finale di Pietro provoca la risposta risolutiva di Gesù. Chi ha lasciato tutto e seguito il Maestro riceve il centuplo insieme a persecuzioni, ma si evidenzia anche quanto diventi ossigenante l'apertura al dono di Dio. Gesù non promette beni in un tempo futuro e procrastinabile, ma "già ora". I discepoli non si sentivano soli o indifesi: avevano la convinzione di essere entrati nella sola vita che valga la pena di essere vissuta; la loro esistenza quotidiana era ricca della vita di Dio. . Il discorso di Gesù è mirato alla croce, al dono totale di sé, alla volontaria e generosa condivisione della sorte del Maestro che non rifiuta di passare per la strettoia della croce per giungere alla vita. Egli stesso nella croce lascia tutto, abbandona tutto e rimane spoglio per poter abbracciare meglio la gioia della vita eterna. San Francesco ammoniva così i suoi frati (FF 57): “Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui”

PREGHIERA
O Dio, nostro Padre,
che scruti i sentimenti e i pensieri dell’uomo,
non c’è creatura che possa nascondersi davanti a te;
penetra nei nostri cuori
con la spada della tua parola,
perché alla luce della tua sapienza
possiamo valutare le cose terrene ed eterne,
e diventare liberi e poveri per il tuo regno. Per Gesù Cristo nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



sabato 26 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27 Settembre 2015

Domenica 27 Settembre 2015
Marco 9, 38-43. 45. 47-48
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1351
1351 L'umiltà, custode e ornamento di tutte le virtù, si era giuridicamente impadronita dell'uomo di Dio. Difatti, benché egli risplendesse per il privilegio di molte virtù, sembrava tuttavia che l'umiltà avesse conseguito un dominio particolare su di lui: minore di tutti i minori.
E certo secondo il criterio con cui lui stesso si giudicava, dichiarandosi il più grande peccatore, egli era proprio e soltanto un piccolo e sudicio vaso di creta: in realtà, invece, era un vaso eletto di santità, fulgido e adorno di molteplici virtù e di grazia, consacrato dalla purezza.
Si studiava di essere spregevole agli occhi propri ed altrui; di ripulire, confessandoli in pubblico, le macchie in lui nascoste e di celare nel segreto del cuore i doni del Datore supremo: non voleva in alcun modo che venisse rivelato, per averne gloria, quanto poteva essere occasione di rovina .
Piuttosto, per compiere ogni giustizia nella realizzazione dell'umiltà perfetta, si impegnò a rimanere soggetto non solo ai superiori, ma anche agli inferiori, a tal punto che aveva l'abitudine di promettere obbedienza anche al compagno di viaggio, fosse stato anche il più semplice. In questo modo egli non comandava autoritariamente, alla maniera di un prelato; ma, alla maniera di un ministro e di un servo, obbediva per umiltà anche ai sudditi.

MEDITAZIONE
Non siamo noi cristiani i padroni della salvezza, donataci da Cristo. 
La consapevolezza della gratuità del dono di Cristo ci obbliga a valorizzare tutto ciò che, nel mondo, fa presagire e manifesta la sua presenza redentrice, perché Cristo, unico ad avere una risposta esauriente all’inquietudine presente nel cuore dell’uomo, può inviare lo Spirito Santo a illuminare il cuore di ogni persona. L’uomo, se non riesce a inchinarsi a Dio, adora il suo ‘io’, diventando schiavo della sua reputazione, del riconoscimento umano, delle sue capacità, della sua carriera, della vanità, della sua arroganza. Il denaro diventa l’unica preoccupazione e valore. In questo modo adora Satana nelle sue varie manifestazioni. La preghiera è il cordone ombelicale del rapporto dell’uomo con Dio e la sua vera vita. Con grande umiltà invochiamo lo Spirito Santo, chiediamo aiuto , perchè la nostra vita spirituale è in grave pericolo: Satana vuole privare ogni uomo della dignità di figlio di Dio».


PREGHIERA
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia, 
perché, camminando verso i beni da te promessi, 
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per Gesù Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

giovedì 24 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 24 Settembre 2014

Giovedì 24 Settembre 2015
S. Pacifico D. da San Severino, francescano.
Luca 9, 7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.
Leggenda Minore di San Bonaventura : FF 1348
1348 L'insigne seguace di Gesù Crocifisso, I'uomo di Dio Francesco, fin dagli inizi della sua conversione crocifiggeva la carne e le sue passioni con il rigore della disciplina e frenava i moti dei sensi con la legge della moderazione in maniera tanto severa che a stento prendeva il sostentamento indispensabile alla natura.
Nei tempi in cui era sano, a fatica e di raro si permetteva vivande cotte e, quando se le permetteva, qualche volta le rendeva amare col mescolarvi della cenere oppure, per lo più, le rendeva insipide col versarci liquor d'acqua. Usò severa parchezza nel bere e tenne lontano il corpo dal vino, per poter applicare la mente alla luce della sapienza. Siamo in grado di costatarlo con chiarezza da questo particolare: quando era tormentato dall'arsura della sete, a stento osava bere a sufficienza perfino l'acqua fresca. Il più delle volte era la nuda terra il letto per il corpicciuolo stanco; guanciale, una pietra; e coperta era un vestito semplice, grinzoso ed ispido, giacché per esperienza sicura aveva imparato che i nemici maligni vengono messi in fuga dalle vesti dure e ruvide, mentre da quelle delicate e molli vengono animati a tentare con maggior baldanza.
MEDITAZIONE
La vita non dà vere soddisfazioni. Gli Israeliti che antepongono i loro interessi a quelli di Dio non gustano nè successo né gioia, perché manca loro la cosa più importante, che sarebbe cercare veramente il servizio e la gloria del Signore. Perfino nelle privazioni allora c'è gioia piena, perché c'è quello che più conta. Chi invece cerca solo il proprio interesse giunge a una specie di disgusto, di insoddisfazione profonda di tutto, perché vien meno alla vera vocazione dell'uomo, che è la generosità, la fedeltà al Signore.
Chiediamo a Lui di darci la premura di servirlo, di non cercare i nostri ma i suoi interessi prima di tutto, di aumentare la nostra vigilanza perché facciamo davvero le cose importanti, per avere la consolazione di sentirci dire: "Ecco, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria". A noi non è chiesta la rigida disciplina che si era imposta san Francesco per amore del suo Signore: per paura di contristarlo con atteggiamenti sbagliati, faceva grandi sacrifici; però, col suo comportamento, ci insegna che se tutto ha un inizio e una fine, è da schiocchi attaccare il cuore a ciò che è destinato a finire e non alle cose di Dio che portano frutto per la vita eterna. Per questo è importante vivere bene tutte le esperienze, belle o brutte, che la vita ci offre, considerandole come dono di Dio per la nostra crescita spirituale. Impariamo a valorizzare, come Francesco, le nostre giornate e la nostra vita.
PREGHIERA
Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, Tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall’ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e sincero, perché sappiamo riconoscere che Tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito santo per i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 25 Settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Venerdì 25 Settembre 2015
Luca 9, 18-22
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1349
1349 Rigoroso nella disciplina, vigilava assai attentamente su se stesso e aveva cura speciale nel custodire quel tesoro inestimabile della castità, che noi portiamo nel fragile vaso del corpo: e anche il corpo egli si studiava di tenere con rispetto e santità, mediante l'integerrima purezza di tutto se stesso, carne e spirito.
Per questo agli inizi della sua conversione, nel tempo del gelo invernale, forte e fervente nello spirito, si immergeva per lo più in una fossa colma di ghiaccio o di neve, sia per rendersi perfettamente soggetto il nemico di casa, sia per preservare dal fuoco della concupiscenza la veste candida della purezza.
Con pratiche di questa specie incominciò anche ad apparire, nell'uso dei sensi, adorno di un pudore così luminoso e bello, che pareva aver conseguito ormai il pieno dominio della carne e stabilito con i suoi occhi il patto non solo di rifuggire da ogni sguardo sensuale, ma di astenersi totalmente da qualsiasi sguardo curioso o inutile.
MEDITAZIONE
Chi è Gesù?
Oggi come allora, ciascuno si fa di lui un'idea propria, con caratteri particolari. Ma si coglie così la sua vera identità? Luca si propone di porre Gesù nella sua giusta luce che è esclusivamente la luce di Dio. Essa corregge le idee, che normalmente ci si fa su di lui. Due verità dominano sulle altre: la croce come espressione della volontà di Dio e la risurrezione come opera di Dio. Esse scompigliano diverse concezioni su Gesù.
Gesù è il Messia, è il Servo del Signore di cui scrisse Isaia chiamandolo uomo dei dolori; è l'Agnello che viene condotto al macello; è colui che porta i peccati del popolo e li prende su di sé. La sua via è quella della sofferenza. Sarà ucciso. È un olocausto senza alcuna comprensione da parte degli uomini; un donarsi nell'annientamento. Satana festeggerà in questa morte il suo trionfo, ma poco dopo dovrà riconoscere la propria sconfitta. Poiché la morte di Gesù genera la nuova vita e la sua risurrezione sarà l'inizio della risurrezione della nuova umanità. “Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, …..” Vi è un disegno d’amore infinito anche nella sofferenza, ma fuori della grazia è del tutto inaccettabile ed incomprensibile, nella grazia sempre più accolta si può sempre più accendere, nel profondo dell’uomo e non certo solamente in un’emozione passeggera, un amore intenso anche nelle più aspre prove. In san Francesco vediamo tutto il dolore di una strada difficilissima, ma anche la piena adesione, con tutto il cuore, con tutta la fiducia, a Gesù Cristo e al disegno del Padre.
PREGHIERA
Signore Gesù, oggi come ieri tu continui a rappresentare un problema, e molti cercano invano di collocarti in una categoria che sia loro familiare. Rivelaci come, con le tue parole e con la tua vita, con la tua morte e la tua risurrezione, tu sei lo straordinario nel quotidiano, l'onnipotente nella debolezza, il Dio con noi, il santo e l'unico, per i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 21 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 21 Settembre 2015


Lunedì 21 Settembre 2015
S. Matteo Apostolo ed Evangelista—festa—proprio
Matteo 9, 9-13
In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1345
1345 Un religioso, di nome Morico, che apparteneva allora all'Ordine dei Crociferi, si trovava in un ospedale vicino ad Assisi, colpito da una infermità così grave e così prolungata da farlo credere ormai prossimo a morte.
Divenuto un supplicante per interposta persona, chiedeva insistentemente all'uomo di Dio di volere intercedere presso Dio in suo favore.
Accondiscese benevolmente l'uomo pietoso e, dopo aver pregato, prese delle briciole di pane, le mescolò con l'olio della lampada che ardeva davanti all'altare della Vergine e, per mano dei frati, fece portare all'infermo quello speciale elettuario, dicendo: « Questa medicina, portatela al nostro fratello Morico: per mezzo di essa la potenza di Cristo non soltanto gli ridonerà piena salute, ma lo farà diventare un robusto combattente tra le nostre file, e ci resterà per sempre ».
Appena l'infermo ebbe assaggiato quell'antidoto, fabbricato per invenzione dello Spirito Santo, si alzò sano e ottenne da Dio tanta vigoria di corpo e di spirito che di lì a poco entrò nella Religione del Santo, dove per lungo tempo portò sulle carni la lorica e, contento al più di cibi crudi, non beveva vino e non mangiava niente di cotto.
MEDITAZIONE
Matteo presenta se stesso come un pubblicano perdonato e chiamato, e così ci fa capire in che cosa consiste la vocazione di Apostolo. E prima di tutto riconoscimento della misericordia del Signore. E’ qui il fondamento dell'apostolato: aver capito la propria povertà e pochezza, averla accettata come il "luogo" in cui si effonde l'immensa misericordia di Dio: "Misericordia io voglio; non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Chi ha un profondo sentimento della misericordia divina, non in astratto, ma per se stessa, è preparato per un autentico apostolato. Chi non lo possiede, anche se è chiamato, difficilmente può toccare le anime in profondità, perché non comunica l'amore di Dio, l'amore misericordioso di Dio. Il vero Apostolo, come dice san Paolo, è pieno di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, avendo esperimentato per se stesso la pazienza, la mansuetudine e l'umiltà divina. San Francesco, si è lasciato trasformare dalla misericordia di Dio e, pieno di umiltà, ha ascoltato e vissuto il Vangelo, l’ha annunciato ovunque si trovava, anche tra gli infedeli: con le parole, le opere e il buon esempio. Quando si vive davvero in Dio, la Divina Volontà diventa la massima aspirazione e si scopre che ogni cosa che avviene è un dono,… e si vive in un crescendo d’amore per il nostro Signore. Come sarebbe bello se anche noi, come Francesco, potessimo vivere continuamente in una dimensione di abbandono fiducioso nelle mani di Dio !!!
PREGHIERA
Signore Gesù Cristo, nostro Signore, nostro maestro e nostra guida, il giorno del nostro battesimo siamo diventati figli del Padre nostro che è nei Cieli, come Te. Donaci di riflettere la tua luce e di ardere del tuo amore, per dargli gloria come hai fatto Tu. Ora e sempre. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen