giovedì 24 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 24 Settembre 2014

Giovedì 24 Settembre 2015
S. Pacifico D. da San Severino, francescano.
Luca 9, 7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.
Leggenda Minore di San Bonaventura : FF 1348
1348 L'insigne seguace di Gesù Crocifisso, I'uomo di Dio Francesco, fin dagli inizi della sua conversione crocifiggeva la carne e le sue passioni con il rigore della disciplina e frenava i moti dei sensi con la legge della moderazione in maniera tanto severa che a stento prendeva il sostentamento indispensabile alla natura.
Nei tempi in cui era sano, a fatica e di raro si permetteva vivande cotte e, quando se le permetteva, qualche volta le rendeva amare col mescolarvi della cenere oppure, per lo più, le rendeva insipide col versarci liquor d'acqua. Usò severa parchezza nel bere e tenne lontano il corpo dal vino, per poter applicare la mente alla luce della sapienza. Siamo in grado di costatarlo con chiarezza da questo particolare: quando era tormentato dall'arsura della sete, a stento osava bere a sufficienza perfino l'acqua fresca. Il più delle volte era la nuda terra il letto per il corpicciuolo stanco; guanciale, una pietra; e coperta era un vestito semplice, grinzoso ed ispido, giacché per esperienza sicura aveva imparato che i nemici maligni vengono messi in fuga dalle vesti dure e ruvide, mentre da quelle delicate e molli vengono animati a tentare con maggior baldanza.
MEDITAZIONE
La vita non dà vere soddisfazioni. Gli Israeliti che antepongono i loro interessi a quelli di Dio non gustano nè successo né gioia, perché manca loro la cosa più importante, che sarebbe cercare veramente il servizio e la gloria del Signore. Perfino nelle privazioni allora c'è gioia piena, perché c'è quello che più conta. Chi invece cerca solo il proprio interesse giunge a una specie di disgusto, di insoddisfazione profonda di tutto, perché vien meno alla vera vocazione dell'uomo, che è la generosità, la fedeltà al Signore.
Chiediamo a Lui di darci la premura di servirlo, di non cercare i nostri ma i suoi interessi prima di tutto, di aumentare la nostra vigilanza perché facciamo davvero le cose importanti, per avere la consolazione di sentirci dire: "Ecco, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria". A noi non è chiesta la rigida disciplina che si era imposta san Francesco per amore del suo Signore: per paura di contristarlo con atteggiamenti sbagliati, faceva grandi sacrifici; però, col suo comportamento, ci insegna che se tutto ha un inizio e una fine, è da schiocchi attaccare il cuore a ciò che è destinato a finire e non alle cose di Dio che portano frutto per la vita eterna. Per questo è importante vivere bene tutte le esperienze, belle o brutte, che la vita ci offre, considerandole come dono di Dio per la nostra crescita spirituale. Impariamo a valorizzare, come Francesco, le nostre giornate e la nostra vita.
PREGHIERA
Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, Tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall’ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e sincero, perché sappiamo riconoscere che Tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito santo per i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



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