mercoledì 25 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26 MAGGIO 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 147

GIOVEDI' 26 MAGGIO 2016
S.Filippo Neri-memoria-

MARCO 10, 46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore



DALLA LEGGENDA PERUGINA 1605

IL MANTELLO Dl EGIDIO

1605 55 Nei primordi dell'Ordine, quando Francesco abitava presso Rivotorto con i due soli fratelli che aveva allora, un uomo, che sarebbe stato il terzo compagno, abbandonò il mondo per abbracciare la nuova vita. Restò alcuni giorni in quel luogo, seguitando a indossare i suoi vestiti consueti. Si presentò un povero a chiedere l'elemosina a Francesco. Questi si rivolse a colui che stava per diventare il terzo fratello: « Dona il tuo mantello al fratello povero! ». E lui all'istante se lo tolse di dosso e glielo diede. Sentì allora che il Signore gli comunicava in cuore
d'improvviso come una nuova grazia, poiché aveva donato con gioia il mantello al povero.

MEDITAZIONE
La preghiera fiduciosa e perseverante del cieco di Gerico scaturisce da una fede profonda, che ottiene il dono della luce e sostiene la fedeltà con cui egli si pone a seguire Gesù. Fede = Luce ! Riconosciamo anche noi che Gesù è il Signore della vita? Il Signore ci concederà ciò che la nostra fede ci riconosce! Come francescani abbiamo il dovere morale di essere missionari del Vangelo, di farlo conoscere e amare. Francesco, dubbioso, “Dopo aver indagato con l'insistenza della preghiera quale fosse il volere divino su questo punto, fu illuminato dal responso di una rivelazione celeste e comprese che egli era stato inviato da Dio a questo scopo: guadagnare a Cristo le anime, che il diavolo si sforza di rapire.
Stabilì, perciò, che bisognava scegliere di vivere per tutti, piuttosto che per sé solo”. FF 1343. Guadagnare a Cristo le anime è anche nostro compito: mettiamoci al lavoro!

PREGHIERA
Signore Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di noi. Ci rivolgiamo a Te perchè sappiamo che puoi salvarci. Aiutaci a balzare in piedi, come il cieco di Gerico, quando Tu ci chiami; apri i nostri occhi e permettici di seguirti lungo il cammino, Tu che ci ami nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.





martedì 24 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 25 MAGGIO 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 146
MERCOLEDI' 25 MAGGIO 2016
MARCO 10, 32-45 
Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. 
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1604
ALTRI ESEMPI DI GENEROSITA'
1604 54.         Un'altra volta un mendicante miseramente vestito giunse ad un eremo di frati, e chiese loro per amor di Dio qualche pezza. Francesco disse a un fratello di cercare nella casa qualche panno o stoffa da regalare a quel povero. Quello perlustrò la dimora e tornò dicendo di non aver trovato nulla.Affinché  il  mendico  non  dovesse  ripartire  a mani  vuote, Francesco  si  recò  in  disparte,cercando di non farsi notare nel timore che il guardiano glielo proibisse, prese un coltello, si mise seduto e cominciò a  tagliare  una  pezza che stava cucita  all'interno  della  tonaca, con l'intenzione di darla segretamente al povero. Ma il guardiano, che aveva intuito in un baleno cosa stava per fare il Santo, venne da lui e gli vietò di staccare quel panno, soprattutto perché il tempo era assai rigido e Francesco era malato e molto sensibile al freddo. Rispose il Santo:« Se vuoi che non gliela dia, è indispensabile che tu faccia regalare una pezza al fratello povero». Così i frati, incitati da Francesco, donarono a colui un po' di stoffa tolta alle loro vesti. Talora i frati gl'imprestavano un mantello, quando andava per il mondo a predicare, a piedi o in groppa a un asino. Bisogna sapere che Francesco, dal momento che cominciò a non star bene, non riusciva più a fare la strada a piedi, e perciò gli era necessario servirsi di un asino. Non volle il cavallo, tranne in casi di stretta e grave necessità; e vi si arrese solo poco innanzi la sua morte, allorché il suo stato di salute ormai precipitava. Non voleva accettare il mantello, se non a condizione di poterlo regalare a qualche povero che incontrava o che veniva da lui, e lo Spirito gli faceva capire che del mantello aveva vero bisogno.
MEDITAZIONE
Per la terza volta Gesù annuncia ai discepoli la morte che lo attende a Gerusalemme. Questo discorso li spaventa, ma non cambia il loro unico desiderio: insieme al Signore dominare gli altri. Gesù denuncia la vanità delle loro aspirazioni: la sua gloria non consiste nel dominare, ma nel servire gli uomini che Egli ama al punto da donare la propria vita per salvarli. Gesù è chiaro, perciò non facciamoci illusioni! Se vogliamo la vita eterna, la gloria con Lui, dobbiamo scegliere l'abbassamento e la dimenticanza di noi stessi e, come Francesco, essere servi anche di coloro che ci disprezzano. Chiediamo l'aiuto dello Spirito Santo per sentire in noi la pace del cuore, decisi “a realizzare coi fatti e ad insegnare con la parola la verità della perfezione evangelica che (Francesco) aveva concepita nella mente e promessa in voto con la professione”. FF 1343.

PREGHIERA
O Dio, Padre nostro, per rivelare all'uomo che lo ami come un figlio Tu hai mandato il tuo Figlio unigenito a farsi servo di tutti. Donaci di metterci al servizio gli uni degli altri, seguendo l'esempio di Colui che è venuto per essere il primogenito di una moltitudine di fratelli, Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.





SAN FRANCESCO E IL VANGELO 24 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 145
MARTEDI' 24 MAGGIO 2016
Ded. Basilica di S. Francesco in Assisi-festa-proprio
GIOVANNI 10,22-30 (per i francescani)
Io e il Padre siamo una cosa sola.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore
+++
(Liturgia del giorno della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Mc 10,28-31
Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Parola del Signore
+++
DALLA LEGGENDA PERUGINA 1603
DONA LA TONACA A DUE FRATI FRANCESI
1603 53. Una volta che percorreva una regione predicando, accadde che due frati francesi gli si fecero incontro, traendone una profonda consolazione. Al momento del commiato, gli chiesero, spinti da devozione, la sua tonaca per amore di Dio. E Francesco, appena ebbe udito invocare l'amore di Dio, si tolse il saio, e rimase nudo per qualche ora. Era infatti suo costume, quando gli si diceva: « Per amore di Dio, dammi la tonaca o la corda » o altro ch'egli portava, di donarlo immediatamente per riverenza a quel Signore che è chiamato: "carità". Ma gli dispiaceva tanto, e ne faceva rimprovero ai frati allorché udiva nominare l'amor di Dio per ogni sciocchezza. Diceva: « Così sublime è l'amor di Dio, che solo raramente e in caso di gran necessità deve esser nominato, e sempre con molta venerazione ».Quella volta, uno dei frati presenti, si spogliò della propria tonaca e la diede al Santo. Molto spesso si trovava a sopportare disagio e imbarazzo, quando regalava la sua tonaca per intero o in parte. Non era infatti facile trovare, da un momento all'altro, un'altra tonaca o farsela confezionare, soprattutto perché voleva avere e indossare sempre una misera tonaca, fatta di pezze cucite insieme, e talvolta rappezzata dentro e fuori. Solo raramente omai si adattava a ricevere e portare un saio di panno nuovo. Preferiva procurarsi da qualche fratello una tonaca già logora per l'uso; e alle volte ricevere parte della tonaca da uno, parte da un altro. All'interno del saio, a cagione delle sue molte infermità e perché soffriva tanto il freddo, cuciva talora una pezza di panno nuovo. Egli osservò questa pratica di povertà nelle vesti fino all'anno in cui migrò al Signore. Pochi giorni prima della morte, com'era sofferente di idropisia e ridotto a pelle e ossa, oltre che tormentato da altre infermità, i frati gli confezionarono più tonache, per potergliele mutare notte e giorno secondo ne avesse bisogno.

MEDITAZIONE
Se il cristiano deve essere distaccato da tutto, è perchè il suo cuore si apra all'amore del Cristo,che lo unirà a tutti coloro che il Cristo ama. Seguire Gesù significa rientrare in noi stessi, riconoscere la verità della nostra storia, sapendo che Egli ci ama, vuole aiutarci e trasformare ogni amarezza in dolcezza e letizia di cuore. Il rapporto con il Signore deve essere sempre alimentato da un colloquio intimo, profondo e concreto. Lui è sempre pronto ad ascoltarci perchè ci conosce tutti personalmente e profondamente. E' la forza dell'amore che riceviamo che ci permette di amare. L'amore vero non è quello che noi manifestiamo, ma è quello che riceviamo, che riempie il nostro cuore quando siamo capaci di custodirlo. Francesco, anche se con grandi sacrifici e rinunce, è riuscito a custodirlo e a condividerlo, ridonandolo al prossimo. Così ha raggiunto la santità. Papa Gregorio IX, dopo aver proclamato “santo” Francesco, volle che si innalzasse un tempio in suo onore in Assisi e che ivi si conservassero i suoi resti mortali. Lo stesso pontefice benedisse la prima pietra nel 1228, e nel 1230 comandò che il corpo del Santo fosse trasportato dalla tomba provvisoria della chiesa di San Gregorio al nuovo tempio, che da lui ebbe il titolo di Basilica, “Capo e madre” di tutte le chiese dell'Ordine francescano. Innocenzo IV la consacrò solennemente nel 1253. Il tempio fu elevato a Basilica Patriarcale e Cappella Papale da Benedetto XIV.

PREGHIERA
O Dio, che con pietre vive e scelte prepari il tempio della tua gloria, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perchè, per intercessione del nostro Padre San Francesco, edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. Per Gesù Cristo nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen


sabato 21 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 22 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 143

DOMENICA 22 MAGGIO 2016
SS. TRINITA'--solennità--proprio

GIOVANNI 16, 12-15
Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1600/1601

ALTRI SEGNI D' AMORE
PER LE CREATURE
1600 51. Quando si lavava le mani, sceglieva un posto dove l'acqua non venisse pestata con i piedi.
E se gli toccava camminare sulle pietre, si moveva con delicatezza e riguardo, per amore di Colui che è chiamato "Pietra". Allorché recitava il versetto del salmo: Sulla pietra mi hai innalzato, lo trasformava per devozione e reverenza così: « Sotto i piedi della pietra mi hai innalzato ». Al frate che andava a tagliare la legna per il fuoco, raccomandava di non troncare interamente l'albero, ma di lasciarne una parte. Diede quest'ordine anche a un fratello del luogo dove egli soggiornava. Diceva al frate incaricato dell'orto, di non coltivare erbaggi commestibili in tutto il terreno, ma di lasciare uno spiazzo libero di produrre erbe verdeggianti, che alla stagione propizia producessero i fratelli fiori. Consigliava alI'ortolano di adattare a giardino una parte dell'orto, dove seminare e trapiantare ogni sorta di erbe odorose e di piante che producono bei fiori, affinché nel tempo della fioritura invitino tutti quelli che le guardano a lodare Dio, poiché ogni creatura sussurra e dice: « Dio mi ha fatta per te, o uomo ». Noi che siamo vissuti con lui, lo abbiamo visto sempre dilettarsi intimamente ed esteriormente di quasi ogni creatura: le toccava, le guardava con gioia, così che il suo spirito pareva muoversi in cielo, non sulla terra.
1601 Questo è evidente e vero, che cioè Francesco ricevette molte consolazioni dalle creature di Dio. Infatti, poco prima della morte, egli compose le Laudi del Signore per le sue creature, allo scopo d'incitare il cuore degli ascoltatori alla lode di Dio, e perché il Creatore sia esaltato nelle sue creature.

MEDITAZIONE
La cristianità del medio evo aveva certamente sentito parlare della povertà come beatitudine; ma era una parola morta, finchè non riprese vita nel “poverello” di Assisi: san Francesco. Ugualmente oggi, fra tanto odio e razzismo, è stata necessaria la testimonianza di uomini come Luter King e papa Giovanni in passato, e quella di papa Francesco oggi, perchè noi comprendessimo la dimensione sociale del comandamento dell'amore: attraverso la loro testimonianza scopriamo che il Vangelo non è qualcosa da conservare, ma da vivere giorno per giorno. L'amore è dono ed è tale solo se non si chiude in se stesso, solo se si apre agli altri: l'amore lascia posto all'altro, l'amore è reciproco, l'amore è scambio, è appartenenza. Nessuno s’illuda di poter amare per davvero, se non si fa “piccolo” nel senso evangelico della parola: non c’è “Amore” senza “piccolezza evangelica”,....come quella di Francesco! La Santissima Trinità è comunione profonda e unità piena. Comunità e unità di amore, e ci ricorda che tutto è relazione e relazione d'amore. San Francesco, pieno d'amore e riconoscenza verso la Trinità, con grande umiltà terminava così la “Lettera a tutto l'Ordine”: [FF233] “Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l'aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.” 

PREGHIERA
Noi ti rendiamo grazie, o Padre da cui viene ogni dono perfetto, per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio, che ci apre le porte del mondo della grazia, nello Spirito che è stato effuso nei nostri cuori.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 21 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 142


SABATO 21 MAGGIO 2016

MARCO 10, 13-16
Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: <<Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso>>. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.
Parola di Dio.

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1599

LA CELLA IN FIAMME
1599 50. Mentre faceva la quaresima sul monte della Verna, un giorno, all'ora della refezione, uno dei suoi compagni accese il fuoco nella cella in cui Francesco veniva per mangiare. Acceso che fu andò nella celletta dove il Santo usava pregare e riposarsi per leggergli il brano di Vangelo assegnato alla Messa di quel giorno. Infatti, Francesco, prima del pasto, voleva sempre ascoltare il Vangelo del giorno, quando non aveva potuto partecipare alla Messa. Quando arrivò per prendere cibo nella cella dov'era stato acceso il fuoco, già le fiamme erano salite al tetto e lo stavano bruciando. Il compagno cercava di spegnere l'incendio, ma da solo non riusciva; Francesco non voleva aiutarlo, anzi prese una pelle con cui si copriva di notte, e si addentrò nella selva. Intanto i frati del luogo, sebbene dimoranti lontano da quella celletta costruita fuori mano, accorgendosi che stava bruciando, accorsero ed estinsero l'incendio. Francesco tornò più tardi per mangiare. Dopo il pasto disse al compagno: « Non voglio più stendere su di me questa pelle, poiché, per colpa della mia avarizia, non ho concesso a fratello Fuoco di divorarla ».

MEDITAZIONE
L'ingresso nel Regno è soltanto un dono gratuito che dobbiamo ricevere con l'umile fiducia di un bambino. Con il suo atteggiamento verso i piccoli, Gesù si stacca da quelli che fanno mostra della loro sapienza piena di presunzione: infatti solo a chi è come i fanciulli Egli rivela i misteri più alti del Regno. Il rapporto uomo/Dio è identico al rapporto bambino/genitore: se è corretto non è un rapporto di diritti e di doveri, di forze o di antagonismi, ma di amore e di libertà ricevuta. Dio dà se' stesso all'uomo, come il genitore dà se stesso al figlio. Per questo l'accesso al Regno di Dio è riservato ai bambini, perché sono pura capacità di ricevere, di accogliere: sono povertà assoluta! Chi ha pretese, non entra nel Regno. Ciò che univa Francesco a Dio non era solo la fede, ma la “piccolezza” accolta nel Figlio: egli ci mostra come si può diventare “piccoli” pur essendo adulti di età, e servire Dio in grande umiltà. Francesco riuscì a vivere l'insufficienza e il bisogno come forza: la forza di riconoscersi figlio, la forza di esistere in relazione ad un altro, che è datore della vita. C'è qualcosa di divino nell'insufficienza e nel bisogno, perchè Gesù stesso ha deciso di diventare piccolo tra i piccoli, impotente tra gli impotenti, debole tra i deboli, ferito tra i feriti, umile tra gli umili. Leggiamo nelle Fonti Francescane (FF604): “Il servo di Dio, Francesco, piccolo di statura, umile di spirito e minore di professione, mentre viveva qui sulla terra scelse per sé e per i suoi una piccola porzione di mondo: altrimenti, senza usare nulla di questo mondo, non avrebbe potuto servire Cristo. E furono di certo ispirati da Dio quelli che, anticamente, chiamarono Porziuncola il luogo che toccò in sorte a coloro che non volevano assolutamente possedere nulla su questa terra......” E noi, amiamo la “piccolezza evangelica?”. “Se non diventiamo piccoli come i bambini”, non illudiamoci di potere realizzare qualcosa “nel regno di Dio”, (che inizia quaggiù), perché non avremo “la fortuna” neanche di “entrarci”:
Non si può neppure iniziare (e tanto meno proseguire) il cammino della vita cristiana.
La piccolezza evangelica è come la porta d’ingresso del “Regno”: Se tu non la apri, resti fuori…..non puoi “entrare” in comunione con Dio e con i fratelli…
Allora, a che servono tutte le altre cose?…


PREGHIERA
Signore Gesù, dovevi essere una persona simpatica e disponibile se i bambini venivano da te. Ti ringraziamo per averceli proposti come modello. Donaci di accostarci a te con la spontaneità e la fiducia dei piccoli galilei, per essere circondati dalla tua tenerezza, ora e sempre, nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen





SAN FRANCESCO E IL VANGELO 20 Maggio 2016








SAN FRANCESCO E IL VANGELO 141

VENERDI' 20 MAGGIO 2016
S.Bernardino da Siena--memoria

MARCO 10, 1-12
L' uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Parola del Signore

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1598

STRAORDINARIO RISPETTO PER IL FUOCO
1598 49. Non deve stupire che il fuoco e le altre creature talvolta lo onorassero. Come abbiamo visto noi, vissuti con lui, Francesco aveva un grande affettuoso amore e rispetto per esse, e gli procuravano tanta gioia. Dimostrava a tutte le creature così spontanea pietà e comprensione che quando taluno le trattava senza riguardi, egli ne soffriva. Parlava con esse con così grande letizia, intima ed esteriore come ad esseri dotati di sentimento, intelligenza e parola verso Dio, che molto spesso, in quei momenti, egli era rapito nella contemplazione di Dio.
Una volta che stava seduto presso il fuoco, questo si attaccò ai suoi panni di lino lungo la gamba, senza che Francesco se ne avvedesse. Cominciò a sentirne il calore, ma il compagno, notando che i panni bruciavano, corse per spegnere il fuoco. Gli disse il Santo: «Carissimo fratello, non far male a fratello Fuoco! >>, e non gli permetteva in alcun modo di spegnerlo. Allora quello si precipitò dal frate «guardiano" di Francesco e lo condusse da lui. E così, contro la volontà del Santo, il fuoco fu estinto. Non voleva mai spegnere la candela, la lampada o il fuoco, come si suol fare quando
occorre: tanta era la pietà e affettuosità che portava a questa creatura. Nemmeno voleva che un frate gettasse via il fuoco o i tizzi fumiganti, come si fa d'abitudine; ma raccomandava che si ponesse delicatamente per terra, in reverenza di Colui che lo ha creato.

MEDITAZIONE
Il fondamento della fedeltà coniugale è l'amore di Dio. Creando l'uomo e la donna, Dio ha messo nel loro cuore un amore che li rende capaci di unirsi nella reciprocità di un dono totale e fedele. Ma perchè questo sia possibile e duri nel tempo, non bisogna mai chiudere il proprio cuore all'amore di cui Dio è la fonte. La famiglia indissolubile non è stata un'invenzione dell'uomo, né frutto di un'esigenza sociale. Essa è voluta da Dio stesso, secondo l'affermazione categorica di Gesù: "L'uomo non separi quello che Dio ha congiunto". Questa precisa dichiarazione non ammette dubbi. L'uomo non può distruggere l'unione stabilita dal suo Signore e Creatore in alcun modo perchè è volontà di Dio!
Per questo, quando un matrimonio è in crisi e gli sposi non si sopportano più o si detestano, devono trovare la forza in Cristo, sempre presente nella vita matrimoniale. Il coniuge che rimane fedele alle promesse, che non porta rancore e perdona con l'aiuto di Dio, è segno del Cristo crocifisso che perdonò i suoi crocifissori e oggi perdona alla sua Chiesa tante infedeltà. San Francesco aiutava chi gli chiedeva aiuto e preghiere per il matrimonio in crisi. Infatti (FF1193),una volta, “una devota nobildonna si recò dal Santo, per esporgli il proprio dolore e richiedere il rimedio: aveva un marito molto cattivo, che la faceva soffrire osteggiandola nel servizio di Cristo. Perciò chiedeva al Santo di pregare per lui, affinché Dio si degnasse nella sua bontà d'intenerirgli il cuore.
Il Santo, dopo averla ascoltata, le disse: “ Va in pace e sta sicura che fra poco avrai dal tuo uomo la consolazione che desideri ” E aggiunse: “ Gli dirai da parte di Dio e mia che ora è tempo di misericordia, poi, di giustizia ”. Ricevuta la benedizione, la donna ritorna, trova il marito, gli riferisce quelle parole. Scende sopra di lui lo Spirito Santo che, trasformandolo in un uomo nuovo, così lo induce a rispondere con tutta mansuetudine: “ Signora, mettiamoci a servire il Signore e salviamo l'anima nostra”.. ”.

PREGHIERA
Signore, Dio nostro, Tu sei fedele alle tue promesse e costante nel tuo amore, sii Tu benedetto per aver fatto della coppia umana un'immagine dell'unione di Cristo con la Chiesa! Dona agli sposi di comprendere la grandezza dell'amore che li unisce, e rendili fedeli alla tua alleanza in Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 17 maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 18 Maggio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 139

MERCOLEDI' 18 MAGGIO 2016
San Felice da Cantalice

MARCO 9, 38-40
Chi non è contro di noi è per noi.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Parola del Signore

DALLA LEGGENDA PERUGINA 1596

« IL SIGNORE VI RICOMPENSERA' >>
1596 47. Una notte che non riusciva a dormire per i dolori, preso da compassione e pietà,
disse ai compagni: << Carissimi fratelli e figli miei, non abbiate fastidio e pena nell'assistermi
in questa malattia. Il Signore vi renderà in questo mondo e nell'altro il frutto delle fatiche che
avete durato per me, suo servo. Egli vi rimeriterà anche di quello che vi tocca tralasciare per
accudire a me. Anzi, per questo servizio che mi rendete, riceverete una ricompensa maggiore
di quella data a chi si impegna per il bene di tutto l'Ordine.
Ditemi:--Noi facciamo delle spese per te, ma al tuo posto sarà Dio il nostro debitore!--
».
Così parlava il padre santo, allo scopo di incoraggiare e stimolare la fiacchezza e
debolezza di spirito dei compagni, affinché, provati dalla stanchezza, non avessero a dire: « Ecco, non riusciamo più a pregare e nemmeno a sopportare questa fatica! ». E presi da
scoramento e noia, non perdessero il merito di quella fatica.

MEDITAZIONE
Gesù disapprova il settarismo dei discepoli, che pretendono di riservare al proprio gruppo il diritto di invocare il suo nome. Al contrario, l'invocazione di questo nome, su cui si fonda l'unità del gruppo, dà a ciascuno il diritto di essere accolto in esso. Perciò questa è la nostra ora: usciamo fuori dalle nostre paure, dalle nostre sacrestie e compiamo la volontà del Padre.

PREGHIERA
Signore, Dio dell'universo, facci comprendere che i confini del tuo regno sono molto più ampi di quelli entro cui noi vorremmo rinchiuderlo. Invece di escludere coloro che ci sembranolontani da te, Insegnaci a preoccuparci di togliere dalla nostra vita quello che ci impedisce di appartenere pienamente a Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen