martedì 2 febbraio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1 Febbraio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 32
LUNEDI' 1 Febbraio 2016
MARCO 5, 1-20
Esci, spirito impuro, da quest’uomo.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. 
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1901
1901 E la prima sera giunsono ad uno luogo di frati e ivi albergarono; la seconda sera, tra per lo mal tempo e perché erano istanchi, non poteano giugnere a uno luogo di frati nè a villa nessuna, e sopraggiugnendo la notte col mal tempo, si ricoverarono ad albergo in una chiesa abbandonata e disabitata, e ivi si puosono a riposare. E dormendo li compagni, santo Francesco si gettò in orazione; ed eccoti, in su la prima vigilia della notte, venire una grande moltitudine di demoni ferocissimi con romore e stroppiccìo grandissimo, e cominciarono fortemente a dargli battaglia e noia; onde l' uno lo pigliava di qua e l' altro di là: l' uno lo tirava in giù e l' altro in su; l' uno il minacciava d' una cosa e l' altro gliene rimproverava un' altra, e così in diversi modi si ingegnavano di sturbarlo dalla orazione; ma non poteano, perché Iddio sì era con lui. Onde quando santo Francesco ebbe assai sostenute queste battaglie de' demoni, egli cominciò a gridare ad alte voci: « O spiriti dannati, voi non potete niente se non quanto la mano di Dio vi permette: e però dalla parte dello onnipotente Iddio io vi dico che voi facciate nel corpo mio ciò che vi è permesso da Dio, con ciò sia cosa che io lo sostegna volentieri, perch' io non ho maggiore nemico che il corpo mio; e però se voi per me fate vendetta del mio nemico, voi sì mi fate troppo grande servigio ». E allora i demoni con grandissimo empito e furia sì lo presono e incominciaronlo a strascinare per la chiesa e fargli troppo maggiore molestia e noia che prima. E santo Francesco cominciò allora a gridare e dire: « Signore mio Gesù Cristo, io ti ringrazio di tanto amore e carità quanto tu mostri verso di me; chè è segno di grande amore, quando il Signore punisce bene il servo di tutti i suoi difetti in questo mondo, acciò che non ne sia punito nell' altro. E io son apparecchiato a sostenere allegramente ogni pena e ogni avversità che tu, Iddio mio, mi vuogli mandare per li miei peccati ». Allora li demoni, confusi e vinti dalla sua costanza e pazienza, si partirono; e santo Francesco in fervore di spirito esce dalla chiesa ed entra in uno bosco che era ivi presso, e ivi si gitta in orazione e con prieghi e con lagrime e con picchiare di petto cerca di trovare Gesù Cristo sposo e diletto dell' anima sua. E finalmente trovandolo nel secreto della anima sua, ora gli parlava riverente come a signore, ora gli rispondeva come a suo giudice, ora il pregava come padre, ora gli ragionava come ad amico. In quella notte e in quel bosco i compagni suoi, poiché s' erano desti e istavano ad ascoltare e considerare quello che faceva sì il vidono e udirono con pianti e con voci pregare divotamente la divina misericordia per li peccatori. Fu allora udito e veduto piagnere ad alta voce la passione di Cristo, come s' egli la vedesse corporalmente. In questa notte medesima il vidono orare, colle braccia raccolte in modo di croce, per grande spazio sospeso e sollevato da terra e attorniato da una nuvola splendente. E così, in questi santi esercizi, tutta quella notte passò sanza dormire.
MEDITAZIONE
Guarendo un pagano posseduto dal demonio, Gesù rivela il proprio dominio sugli spiriti del male. Senza il suo permesso, questi non potrebbero far perire il branco di porci. Acconsentendo alla richiesta degli spiriti maligni, Gesù pone i pagani di fronte a una scelta: l'amore per la ricchezza perduta li porterà alla paura, o l'amore per il fratello salvato li condurrà alla fede? Purtroppo sappiamo già la risposta: essi calcolano il grave danno economico subito e lo invitano ad uscire dal loro territorio. Spesso anche noi ci scandalizziamo del bene che Dio fa agli altri......ci sembra sprecata. Eppure oggi brilla davvero la misericordia di Gesù che manifesta, ancora una volta, la potenza della sua Parola. Apriamo i nostri cuori...Francesco aprì il cuore e accolse quella Parola che salva e.....conobbe la vera libertà!

PREGHIERA 
Gesù, Figlio del Dio altissimo, Tu sai che non abbiamo un gran desiderio di essere liberati da certe dolci schiavitù che portiamo dentro di noi. Ma poiché Tu vuoi che ti amiamo con tutto noi stessi, strappaci a tutto ciò che ostacola in noi







questo cammino, e apri il nostro cuore alla vera libertà, quella dello Spirito santo che ti unisce al Padre nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 Febbraio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 33
MARTEDI' 2 Febbraio 2016
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE -festa- proprio
Lc 2,22-40
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.
+ Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1902
1902 E di poi il mattino, conoscendo li compagni che, per la fatica della notte che passò sanza dormire, santo Francesco era troppo debole del corpo e male arebbe potuto camminare a piedi, se ne andarono a uno povero lavoratore della contrada, e sì gli chiesono per l' amore di Dio il suo asinello in prestanza per frate Francesco loro padre, il quale non puote andare a piede. Udendo costui ricordare frate Francesco, sì li domandò: « Siete voi di quelli frati di quello frate Francesco d' Ascesi, del quale si dice cotanto bene? ». Rispondono li frati che sì e che per lui veramente eglino addomandano il somiere. Allora questo buono uomo con grande divozione e sollecitudine sì apparecchiò l' asinello e menollo a santo Francesco, e con grande riverenza vel fece salire suso. E camminarono oltre, e costui con loro dietro al suo asinello.
E poiché furono iti oltre un pezzo, disse il villano a santo Francesco: « Dimmi, se' tu frate Francesco d' Ascesi? ». Risponde santo Francesco che sì. « Ora t' ingegna dunque, disse il villano, d' essere così buono come tu se' tenuto da ogni gente, perciò che molti hanno grande fede in te, e però io ti ammonisco che in te non sia altro che quello che la gente ne spera ». Udendo santo Francesco queste parole, non si isdegnò d' essere ammonito da uno villano, e non disse tra se medesimo: Che bestia è costui che m' ammonisce?, siccome direbbono oggi molti superbi che portano la cappa, ma immantanente si gittò in terra dello asino e inginocchiossi dinanzi a costui e baciogli i piedi, e sì lo ringrazia umilmente perch' egli avea degnato d' ammonirlo così caritativamente. Allora il villano insieme con li compagni di santo Francesco con grande divozione sì lo levarono da terra e ripuosonlo in su l' asino; e camminarono oltre.
E giunti che furono forse a mezza la salita del monte, perch' era il caldo grandissimo e la salita faticosa, a questo villano sì dà la sete grandissima, in tanto che cominciò a gridare dopo santo Francesco, dicendo: « Oimè! che io mi muoio di sete; chè se io non ho qualche cosa da bere, io trafelerò immantanente ». Per la quale cosa santo Francesco iscende dall' asino e gittasi in orazione; e tanto sì stette ginocchioni colle mani levate al cielo, che conobbe per rivelazione che Iddio l' avea esaudito. E allora disse al villano: « Corri, va' tosto a quella pietra, e quivi troverai l' acqua viva la quale Cristo in questa ora, per la sua misericordia, ha fatta uscire da quella pietra ». Corre costui a quello luogo che santo Francesco sì gli avea mostrato, e trova una fonte bellissima, per virtù della orazione di santo Francesco prodotta dal sasso durissimo, e bevvene copiosamente e fu confortato. E bene apparve che quella fonte fusse da Dio prodotta miracolosamente per li prieghi di santo Francesco, perciò che nè prima nè poi in quello luogo si vide giammai fonte d' acqua, nè acqua presso a quello luogo a grande ispazio. Fatto questo, santo Francesco con li compagni e col villano ringraziarono Iddio del miracolo mostrato; e camminarono oltre.
MEDITAZIONE
I pastori sono partiti da Betlemme annunciando al mondo la buona notizia, ma il popolo ebreo non accetta il messaggio. Il vecchio Simeone si presenta come il simbolo della lunga attesa messianica e della fedeltà all'alleanza. Egli, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la salvezza di cui il Cristo è portatore, e accetta il compiersi della sua esistenza. Anche Anna, questa profetessa ormai avanti negli anni, che aveva però passato quasi tutta la sua vita in preghiera e penitenza riconosce Gesù e sa parlare di Lui a quanti lo attendono. Anna e Simeone, a differenza di molti altri, capiscono che quel bimbo è il Messia perché i loro occhi sono puri, la loro fede è semplice e perché, vivendo nella preghiera e nell’adesione alla volontà del Padre e illuminati dallo Spirito, hanno conquistato la capacità di riconoscere la ricchezza dei tempi nuovi. Quello che spesso manca alla nostra fede è proprio la perseveranza che si misura nei tempi lunghi. Quando le promesse di Dio non si realizzano, siamo sempre tentati di pensare che si sia dimenticato di noi; invece, se lasciassimo vivere e operare lo Spirito dentro di noi, come fece Francesco, ci renderemmo conto che Dio vuole coinvolgerci in un dinamismo di grazia nel quale il tempo ha un ruolo diverso da quello che noi gli attribuiamo. Impariamo a vivere l’attesa piena di speranza sempre protesi verso Cristo!
PREGHIERA
O Dio, che hai esaudito l'ardente attesa del santo Simeone, compi in noi l'opera della tua misericordia; Tu che gli hai dato la gioia di stringere tra le braccia, prima di morire, il Cristo tuo Figlio, concedi anche a noi, con la forza del pane eucaristico, di camminare incontro al Signore, per possedere la vita eterna. Per Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen


giovedì 28 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 29 Gennaio 2016



VENERDI' 29 Gennaio 2016

MARCO 4, 26-34

L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1898

1898 Onde, compiuta la predica, egli trasse santo Francesco da parte e dissegli: «O padre, io vorrei ordinare teco della salute dell' anima mia ». Rispuose santo Francesco: « Piacemi molto; ma va' istamani e onora gli amici tuoi che t' hanno invitato alla festa e desina con loro, e dopo desinare parleremo insieme quanto ti piacerà ». Vassene adunque messere Orlando a desinare, e dopo desinare torna a santo Francesco, e sì ordina e dispone con esso lui i fatti dell' anima sua pienamente. E in fine disse questo messere Orlando a santo Francesco: « Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama il monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera vita solitaria. S' egli ti piacesse, volentieri lo ti donerei a te e a' tuoi compagni per salute dell' anima mia ». Udendo santo Francesco così liberale profferta di quella cosa ch' egli desiderava molto, ne ebbe grandissima allegrezza, e laudando e ringraziando in prima Iddio e poi il predetto messere Orlando, sì gli disse così: « Messere, quando voi sarete tornato a casa vostra, io sì manderò a voi de' miei compagni e voi sì mostrerete loro quel monte; e s' egli parrà loro atto ad orazione e a fare penitenza, insino a ora io accetto la vostra caritativa profferta ». E detto questo, santo Francesco si parte: e compiuto ch'egli ebbe il suo viaggio, sì ritornò a Santa Maria degli Agnoli; e messere Orlando similmente, compiuta ch' egli ebbe la solennità di quello corteo, sì ritornò al suo castello che si chiamava Chiusi, il quale era presso alla Vernia a uno miglio.

MEDITAZIONE

La Parola di Dio, umile semente che l'uomo può seminare, cresce per forza propria. Il Regno di Dio è frutto di questa crescita misteriosa, non della nostra azione umana; ma, per ognuno di noi, è anche frutto della fede che abbiamo. Bisogna avere fede per accogliere la Parola di Dio che promette la vita eterna. E' l'obbedienza alla Parola che ci chiama a passare attraverso le prove e attraverso la morte, seguendo il Figlio unigenito. Seguiamo l'esempio di Francesco:ora tocca a noi essere buoni collaboratori di Dio. Anche noi, a imitazione di Gesù, e di Francesco che è vissuto alla sua sequela, dobbiamo incarnarci nella situazione di chi non capisce o non riesce a convertirsi rapidamente ricordandoci che un tempo eravamo anche noi nelle medesime condizioni e forse lo siamo ancora. L'evangelizzatore deve agire come Gesù. Egli vuole la conversione di tutti: il suo atteggiamento è dettato dalla misericordia e dalla compassione. Egli si rivolge a tutti, buoni e cattivi, disposti e indispostiperché vuole che tutti siano salvati. Diceva san Francesco: “[99] Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi.
Domandiamo al Signore che ci assista continuamente, che apra il nostro spirito ad accogliere in pieno la sua luce in modo da poter attirare quelli che ne sono in ricerca. L’apertura al mondo diventato pagano e l’accoglienza di coloro che si sono allontanati farà in modo che essi possano nutrirsi dei frutti di vita eterna. La salvezza è aperta a tutti.

PREGHIERA
Signore, Dio nostro, la tua azione nel mondo spesso rimane nascosta, ed è facile, per noi, cedere allo scoraggiamento. Ravviva la nostra speranza, e donaci di veder germogliare il seme che Tu hai gettato sulla nostra terra. Per Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen








mercoledì 27 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27
MERCOLEDI' 27 Gennaio 2016
S. ANGELA MERICI terziaria francescana
Fondatrice della Congregazione delle Orsoline
MARCO 4, 1-20
Il seminatore uscì a seminare.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
Parola del Signore
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1896
DELLE SACRE SANTE ISTIMATE DI SANTO FRANCESCO E DELLE LORO CONSIDERAZIONI
1896 In questa parte vederemo con divota considerazione delle gloriose, sacrate e sante Istimate del beato padre nostro messere santo Francesco, le quali egli ricevette da Cristo in sul santo monte della Vernia; e imperò che le dette Istimate furono cinque, secondo le cinque piaghe del nostro Signore Gesù Cristo, e però questo trattato avrà cinque considerazioni.
La prima considerazione sarà del modo come santo Francesco pervenne al monte santo della Vernia.
La seconda considerazione sì sarà della vita e conversazione, ch' egli ebbe e tenne con li suoi compagni in sul detto santo monte.
La terza considerazione sarà della apparizione serafica e impressione delle sacratissime Istimate.
La quarta considerazione sarà come santo Francesco iscese del monte della Vernia, poi ch' egli ebbe ricevute le sacre Istimate, e tornò a Santa Maria degli Agnoli.
La quinta considerazione sarà di certe apparizioni e rivelazioni divine fatte dopo la morte di santo Francesco a santi frati e altre divote persone, delle dette sacre e gloriose Istimate.
MEDITAZIONE
Che cos'è una parabola? Un'immagine che evoca un mistero e di cui bisogna scoprire il significato. La parabola del seminatore evoca il mistero della parola di Dio che, nonostante il rifiuto di cui è oggetto, porta un frutto abbondante nei cuori che l'accolgono. Colui che accetta Cristo, Parola viva, seminata nel suo cuore, e si impegna personalmente con Cristo, si trasforma interiormente e comincia a dare frutti di pace, di giustizia e di amore in abbondanza.
Noi siamo tutti chiamati ad accettare la Parola di Dio, che concede la vita eterna. Perché ci chiudiamo davanti alla Parola e preferiamo il deserto roccioso della sterilità e della morte ai gloriosi raccolti dell’abbondanza del regno? Chi ha orecchi fedeli per ascoltare, ascolti. E noi ascolteremo la forza che agisce dall’alto e vedremo i frutti dello Spirito, che produce cento per uno in tutti i campi della terra. Francesco è stato chiamato per nome... e ha seguito veramente Gesù Cristo... e ha investito la sua vita su di Lui. “....Acceso da quella carità perfetta che caccia via il timore, bramava anch'egli di offrirsi ,ostia vivente, al Signore, nel fuoco del martirio, sia per rendere il contraccambio al Cristo che muore per noi, sia per provocare gli altri all'amore di Dio”. FF 1169. Anche per noi è il compito di ascoltare la sua voce e seguirlo ovunque, imparando anche ad offrire la nostra vita e il nostro tempo come Francesco, per essere pienamente figli di Dio.
PREGHIERA
Signore, Dio nostro, da tempo Tu hai seminato in noi la tua parola. Fà del nostro cuore una terra fertile in cui possa radicarsi, crescere e portare frutto, per oggi e per sempre, nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 28 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 28
GIOVEDI' 28 Gennaio 2016
S. TOMMASO D'AQUINO—memoria--
MARCO 4, 21-25
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1897
Della prima considerazione delle sacre sante Istimate.
1897 Quanto alla prima considerazione, è da sapere che santo Francesco, in età di quarantatrè anni, nel mille ducento ventiquattro, spirato da Dio si mosse della valle di Spuleto per andare in Romagna con frate Leone suo compagno; e andando passò a pie' del castello di Montefeltro, nel quale castello si facea allora un grande convito e corteo per la cavalleria nuova d' uno di quelli conti di Montefeltro. E udendo santo Francesco questa solennità che vi si facea e che ivi erano raunati molti gentili uomini di diversi paesi, disse a frate Leone: « Andiamo quassù a questa festa, però che con lo aiuto di Dio noi faremo alcuno frutto spirituale ».
Tra gli altri gentili uomini che vi erano venuti di quella contrada a quello corteo, sì v' era uno grande e anche ricco gentile uomo di Toscana, e aveva nome messere Orlando da Chiusi di Casentino, il quale per le maravigliose cose ch' egli avea udito della santità e de' miracoli di santo Francesco, sì gli portava grande divozione e avea grandissima voglia di vederlo e d' udirlo predicare.
Giugne santo Francesco a questo castello ed entra e vassene in sulla piazza, dove era radunata tutta la moltitudine di questi gentili uomini, e in fervore di spirito montò in su uno muricciuolo e cominciò a predicare proponendo per tema della sua predica questa parola in volgare: Tanto è quel bene ch' io aspetto, che ogni pena m' è diletto. E sopra questo tema, per dittamento dello Spirito santo, predicò sì divotamente e sì profondamente, provandolo per diverse pene e martìri de' santi Apostoli e de' santi Martiri e per le dure penitenze di santi Confessori, per molte tribulazioni e tentazioni delle sante Vergini e degli altri Santi, che ogni gente stava con gli occhi e con la mente sospesa inverso di lui, e attendeano come se parlasse uno Agnolo di Dio. Tra li quali il detto messere Orlando, toccato nel cuore da Dio per la maravigliosa predicazione di santo Francesco, si puose in cuore d' ordinare e ragionare con lui, dopo la predica, de' fatti dell' anima sua.

MEDITAZIONE
In Gesù, la luce è venuto nel mondo. Bisogna accoglierla con attenzione e diffonderla con generosità, perchè più la si dona, più la si riceve. Il vangelo è un santo slancio di Amore appassionato che vuole comunicarsi che ha bisogno di “dirsi”, che porta con sé una esigenza di crescita personale, di maturità interna, e di servizio agli altri. La parola del vangelo è come una luce posta sul candelabro: essa illumina tutto ciò che è nascosto nel cuore dell'uomo. E' la parola che mostra chiaramente se l'uomo è simile a un buon terreno o a un terreno pieno di pietre o di spine. Essa ha la funzione di giudice: è l'espressione del giudizio di Dio. Ognuno faccia dunque attenzione al proprio modo di ascoltare, perché l'ascolto è la misura del messaggio ricevuto: ognuno infatti intende solo ciò che può o vuole intendere. Parola di Dio, lampada che illumina: che posto ha la Bibbia nella nostra vita? Quale luce ne riceviamo? E Francesco? E' scritto nelle Fonti 466- 467:

“466 La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.
467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.
,
• Qual è l’immagine di Gesù che abbiamo dentro di noi? E, chi è Gesù per noi ?

PREGHIERA
Donaci, Signore, di far riecheggiare intorno a noi ciò che il tuo Verbo ci ha detto nel segreto, e di far risplendere sempre la fiamma che il tuo Spirito ha acceso nei nostri cuori. Tu che sei la luce eterna e vivi nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
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lunedì 25 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 26

MARTEDI' 26 Gennaio 2016
SS. Timoteo e Tito—memoria--proprio

LUCA 10, 1-9

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1895

1895 Al detto frate Giovanni in nel sopraddetto luogo di Molliano, secondo che recitarono li frati che vi erano presenti, addivenne una volta questo mirabile caso, che la prima notte dopo l' ottava di santo Lorenzo e infra l' ottava dell' Assunzione della Donna, avendo detto mattutino in chiesa con gli altri frati, e sopravvenendo in lui l' unzione della divina grazia, e' se ne andò nell'orto a contemplare la passione di Cristo e a disporsi con tutta la sua devozione a celebrare la messa, la quale gli toccava la mattina a cantare. Ed essendo in contemplazione della parola della consecrazione del corpo di Cristo, cioè: Hoc est corpus meum e considerando la infinita carità di Cristo, per la quale egli ci volle non solamente comperare col suo sangue prezioso ma eziandio lasciarci per cibo delle anime il suo corpo e sangue degnissimo; gli cominciò a crescere in tanto fervore e in tanta soavità l' amore del dolce Gesù, che già non potea più sostenere l' anima sua tanta dolcezza, ma gridava forte e come ebbro di spirito tra se medesimo non ristava di dire: Hoc est corpus meum: però che dicendo queste parole, gli parea vedere Cristo benedetto con la vergine Maria e con moltitudine d' Agnoli. E in questo dire era alluminato dallo Spirito santo di tutti i profondi e alti misteri di quello altissimo Sacramento.
E fatta che fu l' aurora, egli entrò in chiesa con quel fervore di spirito e con quella ansietà e con quello dire non credendo essere udito nè veduto da persona, ma in coro era alcuno frate in orazione, il quale udiva e vedeva tutto. E non potendo in quello fervore contenersi per l' abbondanza della divina grazia, gridava ad alta voce, e tanto stette in questo modo, che fu ora di dire messa; onde egli s' andò a parare allo altare e cominciò la messa. E quanto plu procedeva oltre, tanto più gli cresceva l' amore di Cristo e quello fervore della divozione, col quale e' gli era dato uno sentimento di Dio ineffabile, il quale egli medesimo non sapea nè potea poi esprimere con la lingua. Di che temendo egli che quello fervore e sentimento di Dio crescesse tanto che gli convenisse lasciare la messa, fu in grande perplessità e non sapea che parte si prendere, o di procedere oltre nella messa o di stare a aspettare. Ma imperò che altra volta gli era addivenuto simile caso, e 'l Signore avea sì temperato quello fervore che non gli era convenuto lasciare la messa; confidandosi di potere cosl fare questa volta, con grande timore si mise a procedere oltre nella messa; e pervenendo insino al Prefazio della Donna, gli cominciò tanto a crescere la divina illuminazione e la graziosa soavità dello amore di Dio, che vegnendo a Qui pridie quam, appena potea sostenere tanta soavità e dolcezza. Finalmente giugnendo all' atto della consecrazione, e detto la metà delle parole sopra l' ostia, cioè Hoc est enim; per nessuno modo potea procedere più oltre, ma pure repetia queste medesime parole, cioè Hoc est enim e la cagione perchè non potea procedere più oltre, si era che e' sentia e vedea la presenza di Cristo con moltitudine di Agnoli, la cui maestà non potea sofferire; e vedea che Cristo non entrava nella ostia, nè ovvero che l' ostia non si transustanziava nel corpo di Cristo se egli non proferia l' altra metà delle parole, cioè corpus meum. Di che stando egli in questa ansietà e non procedendo più oltre, il guardiano e gli altri frati ed eziandio molti secolari ch' erano in chiesa ad udire la messa, s' appressarono allo altare e stavano ispaventati a vedere e a considerare gli atti di frate Giovanni; e molti di loro piagnevano per divozione. Alla perfine, dopo grande spazio, cioè quando piacque a Dio, frate Giovanni proferì corpus meum ad alta voce, e di subito la forma del pane isvanì, e nell' ostia apparì Gesù Cristo benedetto incarnato e glorificato, e dimostrogli la umiltà e carità la quale il fece incarnare della vergine Maria e la quale il fa venire ognindì nelle mani del sacerdote quando consacra l' ostia. Per la qual cosa egli fu più elevato in dolcezza di contemplazione. Onde levato ch'egli ebbe l' ostia e il calice consacrato, egli fu ratto fuori di se medesimo, ed essendo l'anima sospesa dalli sentimenti corporali, il corpo suo cadde indietro, e se non che fu sostenuto dal guardiano, il quale gli stava dietro, cadea supino in terra. Di che, accorrendovi li frati e li secolari ch' erano in chiesa, uomini e donne, ne fu portato in sagrestia come morto, imperò che il corpo suo era raffreddato come corpo morto, e le dita delle mani si erano rattrappate sì forte che non si poteano appena distendere punto o muovere. In questo modo giacque così tramortito ovvero ratto insino a terza, ed era di state.
E però ch' io, il quale fui a questo presente, disiderava molto di sapere quello che Iddio avea adoperato inverso lui, immantanente ched egli fu ritornato in sè andai a lui e priega 'lo per la carita di Dio ch' egli mi dovesse dire ogni cosa. Onde egli, perchè si fidava molto di me, mi innarrò ogni cosa molto per ordine, e tra l' altre cose egli mi disse che, considerando egli il corpo e 'l sangue di Gesù Cristo anche innanzi, il suo cuore era liquido come una cera molto istemperata, e la carne sua gli parea che fosse sanza ossa per tale modo, che quasi non potea levare le braccia nè le mani a fare il segno della croce sopra l' ostia nè sopra il calice. Anche sì mi disse che, innanzi che si facesse prete, gli era stato rivelato da Dio ch' egli dovea venire meno nella messa; ma, però che già avea detto molte messe e non gli era quello addivenuto, pensava che la rivelazione non fosse stata da Dio. E nientedimeno cinque anni innanzi all' Assunzione della Donna, nella quale il sopraddetto caso gli addivenne, anco gli era da Dio istato rivelato che in quel caso gli avea a divenire intorno alla detta festa dell' Assunzione; ma poi non se ne ricordava della detta rivelazione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

MEDITAZIONE
Per la fede cattolica, "santo" è colui che sull'esempio di Gesù Cristo, animato dall'amore, vive e muore in grazia di Dio; in senso particolare è colui che in vita si è distinto per l'esercizio delle virtù cristiane in forma eroica o per aver dato la vita a causa della fede (i martiri). La Chiesa cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del Papa, proclama santo una persona solo in seguito all'esito di un articolato procedimento detto canonizzazione. Il percorso di coloro che si rendono disponibili alla predicazione del Vangelo, è apparentemente destinato alla sofferenza e al fallimento, Non ha detto Gesù che il messaggio è rivolto a lupi rapaci? Ebbene, è qui che nasce lo spirito di fede che non fa temere né tremare l'apostolo. Egli sa che la Parola possiede una forza propria, che non dipende né dalla bravura e né dalle capacità di chi l'annuncia. Essa trova spazio nel cuore di chi l'accoglie e sovente trasforma i lupi in altri agnelli. Oggi la Chiesa ricorda i santi vescovi Timoteo e Tito.Vissuti nell'orbita del grande Apostolo delle genti, S. Timoteo e S. Tito sono ora collocati nel nuovo calendario liturgico a ridosso della festa della « conversione » di S. Paolo. Timoteo è l'immagine del discepolo esemplare: obbediente, discreto, fattivo, coraggioso. Per queste doti Paolo lo volle compagno d'apostolato, al posto di Giovanni Marco, già nell'autunno del 50, durante il secondo viaggio missionario. Il secondo fedele collaboratore di Paolo, S. Tito, proviene dal paganesimo. Convertito e battezzato dallo stesso Apostolo, che lo chiama «figlio mio», era già in compagnia di Paolo nel 49, a Gerusalemme. Compì con lui il terzo viaggio missionario. Fu Tito a recapitare la « lettera delle lacrime » di Paolo ai fedeli di Corinto, presso i quali ristabilì l'armonia e organizzò la colletta da inviare ai poveri di Gerusalemme. Riassumendo:Timoteo, di padre pagano e di madre ebreo-cristiana, Eunice, fu discepolo e collaboratore di san Paolo e da lui preposto alla comunità ecclesiale di Efeso.
Tito, anch’egli compagno di san Paolo nell’attività missionaria, fu posto alla guida della Chiesa di Creta.
I due discepoli sono destinatari di tre lettere «pastorali» dell’apostolo, che fanno intravedere i primi lineamenti dei ministeri nella Chiesa. L'esempio di questi santi apostoli e di san Francesco, ci sia oggi di esempio per annunciare la Parola là dove viviamo, e sostenga e ravvivi la fede ricevuta nel Battesimo.

PREGHIERA

O Dio, nostro Padre,
che hai formato alla scuola degli Apostoli
i santi vescovi Timoteo e Tito,
concedi anche a noi per loro intercessione
di vivere in questo mondo
con giustizia e con amore di figli,
per giungere alla gloria del tuo regno.
Per Gesù Cristo, nostro Signore.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen




SAN FRANCESCO E IL VANGELO 25 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 25
Lunedì 25 Gennaio 2016
CONVERSIONE DI S.PAOLO AP. --festa--proprio.
MARCO 16, 15-18
In quel tempo, [ Gesù apparve agli Undici ] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1894
CAPITOLO LII
Della visione di frate Giovanni della Vernia, dove egli conobbe tutto l' ordine della santa Trinità.
1894 Il sopraddetto frate Giovanni della Vernia, imperò che perfettamente aveva annegato ogni diletto e consolazione mondana e temporale, e in Dio aveva posto tutto il suo diletto e tutta la sua speranza, la divina bontà gli donava maravigliose consolazioni e revelazioni, e spezialmente nelle solennità di Cristo; onde appressandosi una volta la solennità della Natività di Cristo, nella quale di certo egli aspettava consolazione da Dio della dolce umanità di Gesù, lo Spirito santo gli mise nello animo suo sì grande ed eccessivo amore e fervore della carità di Cristo, per la quale egli s' era aumiliato a prendere la nostra umanità, che veramente gli parea che l' anima gli fusse tratta del corpo e ch' ella ardesse come una fornace. Lo quale ardore non potendo sofferire, s' angosciava e struggevasi tutto quanto e gridava ad alta voce, imperò che per lo impeto dello Spirito santo e per lo troppo fervore dello amore non si potea contenere del gridare. E in quell' ora che quello smisurato fervore, gli venia con esso sì forte e certa la speranza della sua salute, che punto del mondo non credea che, se allora fusse morto, dovesse passare per lo purgatorio. E questo amore gli durò bene da sei mesi, benchè quello eccessivo fervore non avesse così di continovo, ma gli venia a certe ore del dì.
E in questo tempo poi ricevette maravigliose visitazioni e consolazioni da Dio; e più volte fu ratto, siccome vide quel frate il quale da prima iscrisse queste cose. Tra le quali, una notte fu sì elevato e ratto in Dio, che vide in lui creatore tutte le cose create e celestiali e terrene e tutte le loro perfezioni e gradi e ordini distinti. E allora conobbe chiaramente come ogni cosa creata si presentava al suo Creatore, e come Iddio è sopra e dentro e di fuori e dallato a tutte le cose create. Appresso conobbe uno Iddio in tre persone e tre persone in uno Iddio, e la infinita carità la quale fece il Figliuolo di Dio incarnare per obbidienza del Padre. E finalmente conobbe in quella visione siccome nessuna altra via era, per la quale l'anima possa andare a Dio e avere vita eterna, se non per Cristo benedetto, il quale è via e verità e vita dell'anima.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
MEDITAZIONE
Il Signore si è rivelato a Paolo e ne ha fatto il suo testimone. Ogni conversione è frutto di un'azione gratuita di Dio che cambia il cuore di un uomo, e il convertito rende, attraverso la sua vita, una testimonianza di cui nessuno può misurare tutte le conseguenze. La conversione di Paolo segna una svolta nella storia della chiesa nascente. Saulo ci assomiglia, e tanto: come noi è credente, come noi non ha mai conosciuto Gesù, come noi dovrà ricuperare la vista attraverso l'intervento di un inadeguatissimo Anania che emerge dal racconto della conversione come l'immagine fragile e pavida della prima comunità; eppure Gesù ha bisogno di Saulo, lo fa cadere dalle sue presunte certezze sulla via di Damasco, strada che lo stava conducendo alla violenza. Nessuno è perduto, agli occhi di Dio: Egli può davvero far diventare apostolo un feroce assassino. Festeggiare la conversione di Saulo, allora, significa anelare alla nostra conversione, lasciare che la Parola perfori i nostri cuori induriti. Gesù è il salvatore universale, e salva gratuitamente tutti coloro che credono in Lui. Come ha salvato Saulo, ha salvato Francesco. Egli unisce tutti coloro che salva ed affida loro, come a Paolo e Francesco, la missione di essere artefici di unità. Che dono d’amore la vita di Francesco! Tutta la sua vita, dopo la conversione, è stata una testimonianza del suo amore a Dio e ai fratelli, proprio come ha fatto Gesù. Questa sua generosità nasce dalla fede e dal riconoscere la presenza di Dio in ogni cosa: in lui e nel creato. Si mette a servizio di tutti perché in tutti vede la presenza del suo Signore, e lo fa con gratuita carità come Gesù, con una generosità fraterna, con una tale semplicità che faceva sbocciare nei cuori il seme della pace.
PREGHIERA
Padre, Dio nostro, fa che lo Spirito Santo illumini la Chiesa con quella fede che animò san Paolo e lo fece missionario e apostolo delle genti. Per Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen