sabato 26 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 27 Settembre 2015

Domenica 27 Settembre 2015
Marco 9, 38-43. 45. 47-48
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1351
1351 L'umiltà, custode e ornamento di tutte le virtù, si era giuridicamente impadronita dell'uomo di Dio. Difatti, benché egli risplendesse per il privilegio di molte virtù, sembrava tuttavia che l'umiltà avesse conseguito un dominio particolare su di lui: minore di tutti i minori.
E certo secondo il criterio con cui lui stesso si giudicava, dichiarandosi il più grande peccatore, egli era proprio e soltanto un piccolo e sudicio vaso di creta: in realtà, invece, era un vaso eletto di santità, fulgido e adorno di molteplici virtù e di grazia, consacrato dalla purezza.
Si studiava di essere spregevole agli occhi propri ed altrui; di ripulire, confessandoli in pubblico, le macchie in lui nascoste e di celare nel segreto del cuore i doni del Datore supremo: non voleva in alcun modo che venisse rivelato, per averne gloria, quanto poteva essere occasione di rovina .
Piuttosto, per compiere ogni giustizia nella realizzazione dell'umiltà perfetta, si impegnò a rimanere soggetto non solo ai superiori, ma anche agli inferiori, a tal punto che aveva l'abitudine di promettere obbedienza anche al compagno di viaggio, fosse stato anche il più semplice. In questo modo egli non comandava autoritariamente, alla maniera di un prelato; ma, alla maniera di un ministro e di un servo, obbediva per umiltà anche ai sudditi.

MEDITAZIONE
Non siamo noi cristiani i padroni della salvezza, donataci da Cristo. 
La consapevolezza della gratuità del dono di Cristo ci obbliga a valorizzare tutto ciò che, nel mondo, fa presagire e manifesta la sua presenza redentrice, perché Cristo, unico ad avere una risposta esauriente all’inquietudine presente nel cuore dell’uomo, può inviare lo Spirito Santo a illuminare il cuore di ogni persona. L’uomo, se non riesce a inchinarsi a Dio, adora il suo ‘io’, diventando schiavo della sua reputazione, del riconoscimento umano, delle sue capacità, della sua carriera, della vanità, della sua arroganza. Il denaro diventa l’unica preoccupazione e valore. In questo modo adora Satana nelle sue varie manifestazioni. La preghiera è il cordone ombelicale del rapporto dell’uomo con Dio e la sua vera vita. Con grande umiltà invochiamo lo Spirito Santo, chiediamo aiuto , perchè la nostra vita spirituale è in grave pericolo: Satana vuole privare ogni uomo della dignità di figlio di Dio».


PREGHIERA
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia, 
perché, camminando verso i beni da te promessi, 
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per Gesù Cristo nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

giovedì 24 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 24 Settembre 2014

Giovedì 24 Settembre 2015
S. Pacifico D. da San Severino, francescano.
Luca 9, 7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.
Leggenda Minore di San Bonaventura : FF 1348
1348 L'insigne seguace di Gesù Crocifisso, I'uomo di Dio Francesco, fin dagli inizi della sua conversione crocifiggeva la carne e le sue passioni con il rigore della disciplina e frenava i moti dei sensi con la legge della moderazione in maniera tanto severa che a stento prendeva il sostentamento indispensabile alla natura.
Nei tempi in cui era sano, a fatica e di raro si permetteva vivande cotte e, quando se le permetteva, qualche volta le rendeva amare col mescolarvi della cenere oppure, per lo più, le rendeva insipide col versarci liquor d'acqua. Usò severa parchezza nel bere e tenne lontano il corpo dal vino, per poter applicare la mente alla luce della sapienza. Siamo in grado di costatarlo con chiarezza da questo particolare: quando era tormentato dall'arsura della sete, a stento osava bere a sufficienza perfino l'acqua fresca. Il più delle volte era la nuda terra il letto per il corpicciuolo stanco; guanciale, una pietra; e coperta era un vestito semplice, grinzoso ed ispido, giacché per esperienza sicura aveva imparato che i nemici maligni vengono messi in fuga dalle vesti dure e ruvide, mentre da quelle delicate e molli vengono animati a tentare con maggior baldanza.
MEDITAZIONE
La vita non dà vere soddisfazioni. Gli Israeliti che antepongono i loro interessi a quelli di Dio non gustano nè successo né gioia, perché manca loro la cosa più importante, che sarebbe cercare veramente il servizio e la gloria del Signore. Perfino nelle privazioni allora c'è gioia piena, perché c'è quello che più conta. Chi invece cerca solo il proprio interesse giunge a una specie di disgusto, di insoddisfazione profonda di tutto, perché vien meno alla vera vocazione dell'uomo, che è la generosità, la fedeltà al Signore.
Chiediamo a Lui di darci la premura di servirlo, di non cercare i nostri ma i suoi interessi prima di tutto, di aumentare la nostra vigilanza perché facciamo davvero le cose importanti, per avere la consolazione di sentirci dire: "Ecco, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria". A noi non è chiesta la rigida disciplina che si era imposta san Francesco per amore del suo Signore: per paura di contristarlo con atteggiamenti sbagliati, faceva grandi sacrifici; però, col suo comportamento, ci insegna che se tutto ha un inizio e una fine, è da schiocchi attaccare il cuore a ciò che è destinato a finire e non alle cose di Dio che portano frutto per la vita eterna. Per questo è importante vivere bene tutte le esperienze, belle o brutte, che la vita ci offre, considerandole come dono di Dio per la nostra crescita spirituale. Impariamo a valorizzare, come Francesco, le nostre giornate e la nostra vita.
PREGHIERA
Signore Gesù, segno di contraddizione fra gli uomini, Tu hai costituito un enigma per i potenti del tuo paese, accecati dall’ambizione e dal vizio. Rendi il nostro cuore umile e sincero, perché sappiamo riconoscere che Tu non sei soltanto un profeta, ma il Figlio del Dio vivente, che regna con il Padre e con lo Spirito santo per i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 25 Settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Venerdì 25 Settembre 2015
Luca 9, 18-22
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1349
1349 Rigoroso nella disciplina, vigilava assai attentamente su se stesso e aveva cura speciale nel custodire quel tesoro inestimabile della castità, che noi portiamo nel fragile vaso del corpo: e anche il corpo egli si studiava di tenere con rispetto e santità, mediante l'integerrima purezza di tutto se stesso, carne e spirito.
Per questo agli inizi della sua conversione, nel tempo del gelo invernale, forte e fervente nello spirito, si immergeva per lo più in una fossa colma di ghiaccio o di neve, sia per rendersi perfettamente soggetto il nemico di casa, sia per preservare dal fuoco della concupiscenza la veste candida della purezza.
Con pratiche di questa specie incominciò anche ad apparire, nell'uso dei sensi, adorno di un pudore così luminoso e bello, che pareva aver conseguito ormai il pieno dominio della carne e stabilito con i suoi occhi il patto non solo di rifuggire da ogni sguardo sensuale, ma di astenersi totalmente da qualsiasi sguardo curioso o inutile.
MEDITAZIONE
Chi è Gesù?
Oggi come allora, ciascuno si fa di lui un'idea propria, con caratteri particolari. Ma si coglie così la sua vera identità? Luca si propone di porre Gesù nella sua giusta luce che è esclusivamente la luce di Dio. Essa corregge le idee, che normalmente ci si fa su di lui. Due verità dominano sulle altre: la croce come espressione della volontà di Dio e la risurrezione come opera di Dio. Esse scompigliano diverse concezioni su Gesù.
Gesù è il Messia, è il Servo del Signore di cui scrisse Isaia chiamandolo uomo dei dolori; è l'Agnello che viene condotto al macello; è colui che porta i peccati del popolo e li prende su di sé. La sua via è quella della sofferenza. Sarà ucciso. È un olocausto senza alcuna comprensione da parte degli uomini; un donarsi nell'annientamento. Satana festeggerà in questa morte il suo trionfo, ma poco dopo dovrà riconoscere la propria sconfitta. Poiché la morte di Gesù genera la nuova vita e la sua risurrezione sarà l'inizio della risurrezione della nuova umanità. “Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, …..” Vi è un disegno d’amore infinito anche nella sofferenza, ma fuori della grazia è del tutto inaccettabile ed incomprensibile, nella grazia sempre più accolta si può sempre più accendere, nel profondo dell’uomo e non certo solamente in un’emozione passeggera, un amore intenso anche nelle più aspre prove. In san Francesco vediamo tutto il dolore di una strada difficilissima, ma anche la piena adesione, con tutto il cuore, con tutta la fiducia, a Gesù Cristo e al disegno del Padre.
PREGHIERA
Signore Gesù, oggi come ieri tu continui a rappresentare un problema, e molti cercano invano di collocarti in una categoria che sia loro familiare. Rivelaci come, con le tue parole e con la tua vita, con la tua morte e la tua risurrezione, tu sei lo straordinario nel quotidiano, l'onnipotente nella debolezza, il Dio con noi, il santo e l'unico, per i secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 21 settembre 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 21 Settembre 2015


Lunedì 21 Settembre 2015
S. Matteo Apostolo ed Evangelista—festa—proprio
Matteo 9, 9-13
In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Leggenda Minore di San Bonaventura: FF 1345
1345 Un religioso, di nome Morico, che apparteneva allora all'Ordine dei Crociferi, si trovava in un ospedale vicino ad Assisi, colpito da una infermità così grave e così prolungata da farlo credere ormai prossimo a morte.
Divenuto un supplicante per interposta persona, chiedeva insistentemente all'uomo di Dio di volere intercedere presso Dio in suo favore.
Accondiscese benevolmente l'uomo pietoso e, dopo aver pregato, prese delle briciole di pane, le mescolò con l'olio della lampada che ardeva davanti all'altare della Vergine e, per mano dei frati, fece portare all'infermo quello speciale elettuario, dicendo: « Questa medicina, portatela al nostro fratello Morico: per mezzo di essa la potenza di Cristo non soltanto gli ridonerà piena salute, ma lo farà diventare un robusto combattente tra le nostre file, e ci resterà per sempre ».
Appena l'infermo ebbe assaggiato quell'antidoto, fabbricato per invenzione dello Spirito Santo, si alzò sano e ottenne da Dio tanta vigoria di corpo e di spirito che di lì a poco entrò nella Religione del Santo, dove per lungo tempo portò sulle carni la lorica e, contento al più di cibi crudi, non beveva vino e non mangiava niente di cotto.
MEDITAZIONE
Matteo presenta se stesso come un pubblicano perdonato e chiamato, e così ci fa capire in che cosa consiste la vocazione di Apostolo. E prima di tutto riconoscimento della misericordia del Signore. E’ qui il fondamento dell'apostolato: aver capito la propria povertà e pochezza, averla accettata come il "luogo" in cui si effonde l'immensa misericordia di Dio: "Misericordia io voglio; non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Chi ha un profondo sentimento della misericordia divina, non in astratto, ma per se stessa, è preparato per un autentico apostolato. Chi non lo possiede, anche se è chiamato, difficilmente può toccare le anime in profondità, perché non comunica l'amore di Dio, l'amore misericordioso di Dio. Il vero Apostolo, come dice san Paolo, è pieno di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, avendo esperimentato per se stesso la pazienza, la mansuetudine e l'umiltà divina. San Francesco, si è lasciato trasformare dalla misericordia di Dio e, pieno di umiltà, ha ascoltato e vissuto il Vangelo, l’ha annunciato ovunque si trovava, anche tra gli infedeli: con le parole, le opere e il buon esempio. Quando si vive davvero in Dio, la Divina Volontà diventa la massima aspirazione e si scopre che ogni cosa che avviene è un dono,… e si vive in un crescendo d’amore per il nostro Signore. Come sarebbe bello se anche noi, come Francesco, potessimo vivere continuamente in una dimensione di abbandono fiducioso nelle mani di Dio !!!
PREGHIERA
Signore Gesù Cristo, nostro Signore, nostro maestro e nostra guida, il giorno del nostro battesimo siamo diventati figli del Padre nostro che è nei Cieli, come Te. Donaci di riflettere la tua luce e di ardere del tuo amore, per dargli gloria come hai fatto Tu. Ora e sempre. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

domenica 30 agosto 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 30 Agosto 2015

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 243
Domenica 30 Agosto 2015
Marco 7, 1-8. 14-15. 21-23
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
Chiamata di nuovo la folla, Gesù diceva loro: “Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo”.
Leggenda Maggiore di San Bonaventura X,4: FF 1323
1323 4. Nella diocesi di Sabina c'era una vecchierella ottuagenaria, alla quale la figlia, morendo, aveva lasciato un bambino ancora lattante. Piena di miseria, era la vecchierella, ma vuota di latte: e non c'era nessuna donna che si prestasse a dare al bambino affamato la necessaria razione di latte, sicché la vecchierella non sapeva proprio da che parte voltarsi. Intanto il bambino si indeboliva. Allora la vecchierella, priva di ogni aiuto umano, una notte, tra una pioggia di lacrime, si rivolse con tutta l'anima al beato padre Francesco, invocando soccorso. Il Santo, che ama l'età innocente, fu subito accanto a lei e le disse: “ Io sono san Francesco che, tu o donna, hai invocato con tante lacrime. Porgi le tue mammelle alla bocca del bambino, perché il Signore ti darà latte in abbondanza ”. La vecchia adempì all'ordine del Santo e immediatamente le mammelle della ottuagenaria diedero latte in abbondanza. La fama di questo mirabile dono del Santo si diffuse ovunque, perché molti, uomini e donne, erano accorsi a vedere. E siccome la lingua non poteva impugnare ciò che gli occhi attestavano, tutti si sentivano infervorati a lodare Dio per la potenza mirabile e per l'amabile pietà del suo Santo.
MEDITAZIONE
Gesù si preoccupa di spiegare che la corruzione non viene dal di fuori, ma dal cuore dell’uomo. Ciò che rende impuro l’uomo non è né il cibo, né la moda, né l’ambiente; l’impurità è sinonimo di malvagità e viene tutta dal cuore dell’uomo. Nella nostra società, che appare sempre più influenzata dalla forza delle “immagini”, “delle apparenze”, si può correre facilmente il pericolo di ridurre il rapporto con Dio a pratiche puramente esteriori, con la conseguenza dell’ incoerenza tra le pratiche religiose, tra la vita esteriore e ciò che esiste nel cuore, dove si prendono le decisioni. Si onora Dio solamente con le labbra e non con la vita. Purifichiamo il nostro cuore ferito dal peccato originale e impariamo ad amare.
Gesù richiama l’esigenza della coerenza cristiana in tutte le manifestazioni della vita (privata, familiare, sociale, politica), nonché la necessità di un costante sforzo di purificazione. Trascorriamo più tempo davanti al Tabernacolo per ringraziare e adorare Gesù. Diceva San Francesco:
“L’umanità trepidi, l’universo intero tremi, e il cielo esulti, quando sull’altare, nelle mani del sacerdote, è il Cristo figlio di Dio vivo.
O ammirabile altezza, o degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, in poca apparenza di pane!
Guardate, frati, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a Lui vostri cuori (Sal 61,9);
umiliatevi anche voi, perché egli vi esalti (1Pt 5,6).
Nulla, dunque, di voi, tenete per voi; affinché vi accolga tutti colui che a voi si dà tutto “. (FF 221)
PREGHIERA
Guarda, o Padre, il popolo cristiano nel giorno memoriale della Pasqua, e fa che la lode delle nostre labbra risuoni nella profondità del cuore: la tua parola seminata in noi santifichi e rinnovi tutta la nostra vita. Per Gesù Cristo, nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

sabato 22 agosto 2015

CIVITAVECCHIA :  PERCHE '  LACRIME  DI SANGUE  ? 
                                                                                                                                                         
  ALLE  PORTE  DI  ROMA LA  MADONNA  MANIFESTA  IL  SUO  DOLORE.

Divine lacrime di donna 

Ha fatto scalpore nel 1995 il caso della Madonnina di Civitavecchia. Oggi, dopo dieci anni esatti di attente analisi, condotte da specialisti al di sopra di ogni sospetto, si è dovuto riconoscere che quelle lacrime di sangue (umano) che sgorgano da una Madonnina di gesso (una statuetta piena, come hanno rivelato le radiografie, senza nulla di sospetto al suo interno) sono scientificamente inspiegabili. E’ dunque la ragione umana, qua, che “vede” con gli occhi e tocca “con mano” una scintilla di soprannaturale che ha fatto irruzione nella storia (così come nei clamorosi miracoli che avvengono a Lourdes e in tanti altri luoghi). Per non riconoscere l’evidenza del Miracolo in questo caso occorrerebbe rinnegare la ragione e rifugiarsi nel pregiudizio. Come diceva un grande giornalista e scrittore inglese, Gilbert K. Chesterton: “Chi crede ai miracoli lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega lo fa perché ha una teoria contraria ad essi”.

Qui un semplice fatto spazza via litri di inchiostro che anche in questi giorni certi soloni di un vecchio laicismo hanno profuso. Penso a Eugenio Scalfari che sull’Espresso per zittire il razionalismo cristiano di Buttiglione ha preteso di chiamare in suo soccorso “il principio di indifferenza di Heisenberg” di cui deve conoscere ben poco se sbaglia perfino il nome (voleva forse citare il “principio di indeterminazione” enunciato da Heisenberg nel 1927).

In realtà la scienza contemporanea non porta affatto verso Scalfari e le vecchie ideologie laiciste, ma verso l’eterna giovinezza di Dio come dimostra la recentissima “conversione” di Anthony Flew, l’erede di Bertrand Russel, colui che per decenni è stato il maggior simbolo dell’ateismo filosofico. Ebbene, alla fine, di fronte all’evidenza delle ricerche scientifiche ha dovuto capovolgere le sue posizioni e riconoscere una misteriosa Intelligenza superiore che ha ordinato il cosmo.

Se sarà ancora fedele al suo motto socratico – “segui l’evidenza ovunque ti conduca” – scoprirà un fatto ancora più straordinario: che quell’Intelligenza superiore (che i greci chiamavano Logos) non è rimasta lontano dall’uomo, non l’ha abbandonato, ma si è fatta essa stessa uomo e ama appassionatamente e teneramente ogni creatura. Ed è presente nella storia.

Questo è ciò che dice (anche) l’evento di Civitavecchia. Ma non solo. In questi giorni non si è ricordato che quella statuetta viene da Medjugorje. Il parroco di Pantano che poi la regalò ai signori Gregori, nel settembre 1994, la comprò infatti in un negozietto di questo villaggio dell’Erzegovina dove era andato in pellegrinaggio perché lì, da ben 23 anni, appare quotidianamente la Madonna a sei bambini (oggi diventati adulti). E’ dunque una clamorosa conferma dei fatti di Medjugorje.

Proprio in un appassionato messaggio della Madonna di Medjugorje (il 24 maggio 1984) si parla di lacrime di sangue. “Cari figli, in ogni istante, quando avete delle difficoltà, non abbiate paura, perché io vi amo anche quando siete lontani da me e da mio Figlio. Vi prego, non permettete che il mio cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato”.

Marija Pavlovic, una delle veggenti, in una lunga intervista con padre Livio Fanzaga che le ricordava questo messaggio a proposito della statuetta, ha dichiarato: “Per me (la vicenda di Civitavecchia, nda) ha un significato molto grande, non tanto perché la Madonna ha pianto, in quanto l’ho vista anch’io piangere, ma perché ha pianto lacrime di sangue e ha pianto vicino a Roma. Tutto l’insieme dice molto”. L’intervistatore ha provato a saperne di più, ma la ragazza si è fermata cosicché si è intuito che stava pensando a uno dei dieci misteriosi segreti sul mondo che la Madonna ha affidato loro.



Significa forse che qualcuno dei Segreti riguarda l’Italia? O Roma? O la Santa Sede? Ha un significato simbolico che la statua della Madonna abbia pianto lacrime di sangue tra le braccia di un vescovo che, fino a poco prima, era del tutto scettico? Prefigura qualcosa che accadrà?

Marija non risponde. Ripete però: “La Madonna ci ha detto: ‘Pregate per il Santo Padre, perché questo Papa l’ho scelto io per questi tempi’….Penso in modo particolare quando vediamo che il Santo Padre ha meno forze, e anche nei prossimi anni, quando saremo al trapasso tra un Papa e l’altro e quando sarà il momento di eleggere un nuovo Papa, dobbiamo lasciarci guidare dalla preghiera e dallo Spirito Santo…”.

Sembrerebbe che nel passaggio di pontificato debba accadere qualcosa di drammatico. Ma anche questa deduzione in fondo può essere arbitraria. Ci sono però altri aspetti simbolici e inesplorati nei fatti di Civitavecchia. Per esempio un dettaglio che, al momento, seminò sconcerto fu quello relativo al sangue: i laboratori infatti attestarono che era sangue umano, ma appartenente a un soggetto maschile. Le reazioni superficiali dei più furono scandalizzate: la Madonna, si obiettava banalmente, ha sangue femminile, non maschile.

Ma i teologi avvertirono che non c’era nulla di inquietante. Al contrario: il sangue redentore infatti, per i cristiani, è quello versato da Gesù, non il sangue di Maria, che è una creatura redenta da Lui come noi. E dunque quella circostanza mostrava il legame inscindibile fra la Madre e il Figlio Salvatore, mostrava che Maria porta a Gesù redentore e non a se stessa. Tutto questo aveva un senso cristiano. Anche perché la lacrimazione iniziò il 2 febbraio, cioè per la festa liturgica della presentazione di Gesù al Tempio e della “Purificatio Sanctae Mariae”. Questa antica festa celebra la Vergine che “fu intimamente unita” alla salvezza “quale Madre del Servo sofferente di Jhave e quale modello del nuovo popolo di Dio, costantemente provato nella fede e nella speranza dalla sofferenza e dalla persecuzione” (Paolo VI).

Ecco perché il sangue di Cristo nelle lacrime di lei. E poi quella festa ricorda l’episodio evangelico del riconoscimento messianico da parte del vecchio Simeone e della profetessa Anna, che rappresentano la tradizione profetica di Israele. Ha dunque un significato profondo anche nel tempo della Chiesa: anch’essa infatti ha il compito “profetico” di riconoscere il mistero di Dio presente e operante nella storia attuale. Anche in forme speciali. A Medjugorje come a Civitavecchia, come a Fatima e a Lourdes. Non solo. La chiesetta di Pantano è dedicata a S. Agostino e sorge proprio dove – secondo la tradizione – Agostino, nel 387, sulla riva del mare, meditando sul mistero della Trinità, incontrò un angelo-bambino che lo illuminò: era come pretendere di far entrare il mare infinito nella buchetta che aveva scavato nella sabbia.

Che il fatto della statuetta accada in un luogo simile può significare un’esortazione al riconoscimento umile del mistero di Dio. Un invito a non restare prigionieri dei pregiudizi e della superbia intellettuale. Sul simbolismo delle lacrime poi si potrebbe scrivere un trattato. Il pianto torna in molte apparizioni della Vergine. Per la verità il pianto è, nella vita normale, una caratteristica in modo particolare delle donne e – verrebbe da dire – Maria di Nazaret è una donna in tutto e per tutto. Anche per la facilità al pianto che non è un indizio di debolezza femminile, come banalmente si crede, ma di intensità affettiva ed emotiva. Tom Lutz nella sua Storia delle lacrime osserva che nessun’altra specie, fuori da quella umana, è capace di piangere, così come solo quella umana possiede il linguaggio. Dunque il pianto rappresenta un fenomeno specificamente umano, esprime una profondità che è solo umana.

Ma nelle lacrime di Maria c’è un dolore che è anche divino. Don Augusto Baldini, nel volumetto sul caso di Civitavecchia, riporta alcuni spunti di meditazione. Per esempio del filosofo, convertito, Jacques Maritain: “Se gli uomini sapessero che Dio soffre con noi e molto più di noi per tutto il male che devasta la terra, molte cose cambierebbero senza dubbio e molte anime sarebbero liberate… Le lacrime della Regina del Cielo (significano) il sovrano orrore che Dio e sua Madre provano per il peccato e la sovrana loro misericordia per la miseria dei peccatori”.

Il cardinale Martini sulle lacrime della Vergine a La Salette: “E’ un mistero profondissimo, che in qualche modo ci permette di intuire la sofferenza di Dio per il male che noi compiamo”. E il Papa, sempre per l’anniversario di La Salette: “Maria, madre piena d’amore, con le sue lacrime ha mostrato la tristezza per il male morale dell’umanità. Con le sue lacrime ci aiuta meglio a comprendere la dolorosa gravità del peccato, del rifiuto di Dio, ma anche la fedeltà appassionata che suo Figlio nutre verso i fratelli: Lui, il Redentore, il cui amore è ferito dalla dimenticanza e dal rifiuto… Ella ha compassione delle difficoltà dei suoi figli e soffre nel vederli allontanarsi dalla Chiesa di Cristo”.

Antonio Socci

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 23 Agosto 2015

Domenica 23 Agosto 2015
Giovanni 6, 60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI,1 : FF 1315
1315 1. Dalle parti di Poitiers, in un villaggio chiamato Le Simon, un sacerdote di nome Reginaldo aveva ordinato ai suoi parrocchiani di celebrare solennemente la festa di san Francesco, per il quale aveva molta devozione. Ma un popolano, che non conosceva la potenza del Santo, non tenne conto dell'ordine del suo parroco. Uscito fuori nel campo per far legna, mentre si accingeva al lavoro, udi per tre volte una voce che gli diceva: “ E festa: non si può lavorare ”. Quel servo temerario, che non aveva ascoltato il comando del sacerdote, non si lasciò impressionare neppure dalla voce del cielo. Ma la potenza di Dio, a gloria del suo Santo, intervenne senza indugio con un miracolo, che fu anche un castigo. Il contadino aveva già alzato con una mano la scure per dar inizio al lavoro, mentre con l'altra teneva la forcella: ma ecco che per intervento divino, ognuna delle mani gli rimase attaccata all'arnese che impugnava e le dita gli si irrigidirono in modo tale che non riusciva più a staccarle. Stupefatto, non sapendo che fare, corse alla chiesa, mentre molti accorrevano da ogni parte per vedere il prodigio. Con il cuore contrito, si inginocchiò davanti all'altare; poi, per suggerimento di uno tra i molti sacerdoti là invitati per la festa, fece umilmente a san Francesco tre voti, come tre volte aveva sentito la voce del cielo: di celebrare con onore la sua festa; di venire, nel giorno della festa, in quella chiesa in cui ora si trovava e di andare in pellegrinaggio al sepolcro del Santo. Prodigio stupendo da raccontare: formulato un voto, rimase libero un primo dito; pronunciando il secondo, si sciolse l'altro, ma, emesso il terzo voto, non si staccò solo il terzo dito, ma tutta quanta la mano. Così pure avvenne, successivamente, per l'altra mano. Intanto la gente, ormai accorsa in gran numero, implorava con molta devozione la clemenza del Santo. L'uomo, riacquistato il libero uso delle mani, depose da se stesso i suoi attrezzi mentre la folla lodava Dio per la meravigliosa potenza dei Santo, che tanto meravigliosamente poteva colpire e risanare. A ricordo del fatto, sul luogo stesso fu costruito un altare in onore di san Francesco e davanti all'altare furono appesi quei famosi attrezzi, che anche oggi si possono vedere. Molti altri miracoli furono compiuti là e nei dintorni, quasi per dimostrare che il Santo regna glorioso nei cieli e che qui in terra si deve celebrare col debito onore la sua festa.
MEDITAZIONE
I discepoli sentono il discorso di Gesù come inaccettabile. Perché, quando qualcuno afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, ciò oltrepassa di molto il concepibile. E tuttavia: in nome dei Dodici, Pietro esprime la sua professione di fede in colui che parla in termini così poco comprensibili. Egli la giustifica in un modo sorprendente: “Soltanto le tue parole (incomprensibili) sono parole di vita eterna”. Nessun mortale è capace di pronunciare queste parole, che vanno ben oltre quello che chiunque potrebbe dire. Solo chi resta incomprensibile pur rivelandosi - con parole di vita eterna - è capace di offrire agli uomini l’ultimo rifugio. Ma, se la parola del “pane di vita” resta incompresa e scandalizza, cosa sarà della croce? Chi comprenderà che elevato sulla croce il Cristo si eleva anche nella gloria? Credere non è comprendere, ma rischiare un impegno. San Francesco si è impegnato, senza alcuna incredulità. L’unione con Cristo avviene attraverso la sua Parola e per mezzo del cibo che Egli ci ha dato come segno evidente del suo amore per noi: Egli ha voluto unirsi a noi, fare di noi il suo corpo, in modo che fossimo una cosa sola con Lui, come il corpo è unito alla testa.
PREGHIERA
Padre, rendi il mio amore sorridente, perché sia ancor più ricco di amore! Fa in modo che il mio sorriso, possa esprimere la più pura bontà! Insegnami a dimenticare con un sorriso le mie preoccupazioni e le mie pene, per prestare attenzione soltanto alle gioie degli altri. Il mio volto sorridente renda i miei contatti col prossimo più cordiali e più caldi di fraternità.
Conservami il sorriso nelle ore dolorose, perché anche in quei momenti io possa continuare a donarmi al prossimo. Aiutami a custodire in fondo al cuore quella gioia di amare che si manifesta attraverso il sorriso. E tu, Maria, insegnami a servire il Signore, con gioia, sorridendo, a qualunque costo. Amen
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen