venerdì 8 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 9 Gennaio 2016


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 9

SABATO 9 Gennaio 2016
S. Marcellino di Ancona



Marco 6, 45-52
Videro Gesù camminare sul mare.
+ Dal Vangelo secondo Marco

Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1885
1885 Il detto frate Giovanni, il quale era uomo con animo allegro e riposato e rade volte parlava, ed era uomo di grande orazione e divozione e spezialmente dopo il mattutino mai non tornava alla cella, ma istava in chiesa per insino a dì in orazione, stando egli una notte dopo il mattutino in orazione, sì gli apparve l' Agnolo di Dio e dissegli: « Frate Giovanni, egli è compiuta la via tua, la quale tu hai tanto tempo aspettata; e però io t' annunzio dalla parte di Dio che tu addimandi qual grazia tu vuogli. Ed anche t' annunzio che tu elegga quale tu vuogli, o uno dì in purgatorio, o vuogli sette dì di pene in questo mondo ». Ed eleggendo piuttosto frate Giovanni li sette dì di pene di questo mondo, subitamente egli infermò di diverse infermità; chè gli prese la febbre forte, e le gotte nelle mani e nelli piedi, e 'l mal del fianco e molti altri mali: ma quello che peggio gli facea, si era ch' uno demonio gli stava dinanzi e tenea in mano una grande carta iscritta di tutti li peccati ch' egli avea mai fatti o pensati, e diceagli: « Per questi peccati che tu hai fatti col pensiero e con la lingua e con le operazioni, tu se' dannato nel profondo dello inferno ». Ed egli non si ricordava di nessuno bene ch' egli avesse mai fatto, nè che fusse nell' Ordine, nè che mai vi fosse stato, ma così si pensava d' essere dannato, come il demonio gli dicea. Onde, quando egli era domandato com' egli stesse, rispondea: « Male, però che io sono dannato ». Veggendo questo i frati, sì mandarono per uno frate antico ch' avea nome frate Matteo da Monte Robbiano, il quale era uno santo uomo e molto amico di questo frate Giovanni. E giunto il detto frate Matteo a costui il settimo dì della sua tribulazione, salutollo o domandollo com' egli stava. Rispuose, ched egli stava male, perch' egli era dannato. Allora disse frate Matteo: « Non ti ricordi tu, che tu ti se' molte volte confessato da me, ed io t' ho interamente assoluto di tutti i tuoi peccati? Non ti ricordi tu ancora che tu hai servito sempre a Dio in questo santo Ordine molti anni? Appresso, non ti ricordi tu che la misericordia di Dio eccede tutti i peccati del mondo, e che Cristo benedetto nostro Salvatore pagò, per noi ricomperare, infinito prezzo? E però abbi buona isperanza, chè per certo tu se' salvo ». E in questo dire, imperò ch' egli era compiuto il termine della sua purgazione, si partì la tentazione e venne la consolazione.
E con grande letizia disse frate Giovanni a frate Matteo: « Imperò che tu se' affaticato e l' ora è tarda, io ti priego che tu vada a posarti ». E frate Matteo non lo volea lasciare, ma pure finalmente, a grande sua istanza, si partl da lui ed andossi a posare. E frate Giovanni rimase solo col frate che 'I serviva. Ed ecco Cristo benedetto viene con grandissimo splendore e con eccessiva soavità d' odore, secondo ch' egli gli avea promesso d' apparirgli un' altra volta, cioè quando n' avesse maggior bisogno, e sl lo sanò perfettamente da ogni sua infermità. Allora frate Giovanni con le mani giunte, ringraziando Iddio, che con ottimo fine avea terminato il suo grande viaggio della presente misera vita, e nelle mani di Cristo raccomandò e rendette l' anima sua a Dio, passando di questa vita mortale a vita eterna con Cristo benedetto, il quale egli con sl lungo tempo avea disiderato e aspettato di vedere. Ed è riposto il detto frate Giovanni nel luogo della Penna di Santo Giovanni.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

MEDITAZIONE
“Sono Io, non temete! “.Camminando sulle acque, Gesù rivela di possedere la potenza di Colui che, secondo le antiche concezioni del mondo, ha sconfitto le acque primordiali, ritenute la dimora delle forze del male. Ma i discepoli non comprendono. Gesù si avvicina e li rassicura con parole semplici eppure potenti "non temete". Sa che sono terrorizzati, sa che si sentono sperduti, va da loro ma con un nuovo gesto miracoloso, per ribadire ciò che ha fatto con la moltiplicazione dei pani: egli trascende i limiti umani, ha autorità su ogni cosa, fa quello che solo Dio può fare. In questo brano l'evangelista richiama l'attenzione sulle nostre paure e sulla nostra incapacità ad aprirci verso l'affidamento a Dio. Ecco come Gesù viene anche a noi: cammina sulle acque delle nostre tempeste interiori e ci rassicura: "Sono io, non temete"; viene per dirci che non siamo soli, anche se a noi può sembrare, si accosta alla nostra vita con amore e ci chiede di aver fede, di lasciarci avvolgere dal suo mistero e dalla sua presenza, ci chiede di sciogliere i nodi del cuore perché egli possa entrare da salvatore. Gesù ci chiede di aprirgli il nostro cuore! Come ha fatto san Francesco! La sua chiamata è stata straordinaria, ma quella di tutti i francescani è una chiamata particolare! Anche ai tempi di Francesco, come oggi, la Chiesa viveva una forte crisi: crisi più di valori che di strutture. Più i tempi sono difficili, più i francescani sono chiamati ad operare nel mondo dando testimonianza della loro fedeltà e della loro santità. Siamo chiamati a dare il buon esempio con il sacrificio e l'amore . “A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen”.

PREGHIERA
Signore Gesù, spesso ci sentiamo terribilmente stanchi, e tutto sembra andare in senso contrario alle nostre aspirazioni. Intervieni Tu, in quei momenti, a restituirci il coraggio e la fiducia in te, che ci ami di un amore infinito.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 8 Gennaio 2016





SAN FRANCESCO E IL VANGELO 8

VENERDI' 8 GENNAIO 2016

MARCO 6, 34-44

Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1884
CAPITOLO XLV

1884 E tra gli altri doni, ch' egli, ( santo frate Giovanni della Penna), ebbe da Dio, ebbe spirito di profezia; onde una volta, andando egli fuori del luogo, uno suo novizio fu combattuto dal demonio e sì forte tentato che egli acconsentendo alla tentazione, diliberò in se medesimo d' uscire dell' Ordine, sì tosto come frate Giovanni fusse tornato di fuori: la quale tentazione e deliberazione conoscendo frate Giovanni per ispirito di profezia, immantanente ritorna a casa e chiama a sè il detto novizio, e dice che vuole che si confessi. Ma in prima ch' egli si confessi, sì gli ricitò per ordine tutta la sua tentazione, secondo che Iddio gli aveva rivelato, e conchiuse: « Figliuolo, imperò che tu m' aspettasti e non ti volesti partire sanza la mia benedizione, Iddio t' ha fatta questa grazia, che giammai di questo Ordine tu non uscirai, ma morrai nell' Ordine colla divina grazia ». Allora il detto novizio fu confermato in buona volontà e rimanendo nell' Ordine diventò uno santo frate. E tutte queste cose recitò a me frate Ugolino.

MEDITAZIONE
Questo brano è iniziato svelando la sorgente del dono del Signore: "vide molta folla e si commosse per loro" (v. 34). La compassione è l'essenza nascosta di Dio, che lo porterà a dare la vita per noi. La moltiplicazione dei pani rivela il carattere profondamente buono, sensibile, e nello stesso tempo realista, del cuore di Gesù, e quindi del cuore di Dio: Egli è misericordia infinita.
L’amore non fa calcoli, si dona con sovrabbondanza, come le ceste piene di pezzi di pane che rimasero dopo che tutti ebbero mangiato a sazietà. La Parola di Dio fatta carne si fa nutrimento spirituale in ogni Eucaristia,sacramento dell'amore divino.
Riscopriamo il nostro stato di figli di Dio, di mendicanti di Dio. Al di fuori dell’amore, vedremo soltanto infantilismo, umiliazione. Nell’amore, comprenderemo che tutto è differente: siamo figli prediletti del Signore e dobbiamo comportarci con gli altri di conseguenza. Diceva san Francesco: “Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l'amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete, tutta la riverenza e tutto l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente.
Dalle Fonti Francescane 217

PREGHIERA
Signore Gesù, Tu sei un Dio d'amore, e ce l'hai dimostrato un'infinità di volte. Di fronte alla sofferenza dei fratelli, ricordaci che Tu ti sei preoccupato di assicurare all'uomo ciò di cui ha bisogno per il corpo e per lo spirito, e facci trovare nel pane eucaristico la forza di essere strumenti del tuo amore. Tu che sei il salvatore degli uomini, nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 5 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6
MERCOLEDI' 6 Gennaio 2016
EPIFANIA DEL SIGNORE—solennità
MATTEO 2, 1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore
Epifania del Signore
6 gennaio
L'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: "epifania", cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la denominazione "festivitas declarationis" o "apparitio", col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l'adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana.
Martirologio Romano: Solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.

I Re Magi non giunsero a mani vuote a Betlemme, per il Re dell’Universo, che si manifestava al mondo (Epifania), avevano preparato dei doni, che presentarono con immenso onore: l’oro, che indica la regalità di Gesù; l’incenso, il suo sacerdozio; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, l’espiazione dei peccati attraverso la morte.
«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt. 2, 9-11). Come i pastori erano stati chiamati dall’angelo a partecipare della Gloria di Dio e della pace degli uomini, così ora i Magi, esperti astronomi, venivano guidati dalla stella per partecipare anch’essi all’evento che ha mutato storia e destini. Leggiamo da sant’Agostino:
«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore, in questi giorni celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani… Era nato colui che è la pietra angolare, la pace fra provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, perché si unissero in lui che è la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto questo è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei Magi… I pastori giudei sono stati condotti a lui dall’annuncio di un angelo, i Magi pagani dall’apparizione di una stella» (Sermone 201,1; PL 38 1031).
L’Epifania, dunque, celebra l’universalità della Chiesa: Emmanuele, «Dio con noi», è giunto in terra per chiamare ognuno alla Verità e per indicare la strada per raggiungerla e salvarsi. I Re Magi, che appartenevano alla casta sacerdotale ereditaria della religione zoroastriana, hanno creduto nei segni celesti, «i cieli narrano la gloria di Dio» (Sal. 19, 2), li hanno saputi decifrare e con immensa gioia si sono genuflessi a Cristo Re.
Non hanno proposto alla Madonna e a san Giuseppe di educare il Bambino Divino nella loro religione, ma si sono sottomessi al Pargolo celeste; non hanno cercato un dialogo, un confronto, uno scambio di opinioni; non hanno neppure portato la loro esperienza o le loro interpretazioni, questi sapienti si sono umilmente prostrati alla Verità, all’Amore, alla Bellezza che avevano dinnanzi. L’Epifania perciò celebra non l’ecumenismo, bensì l’universalità della Chiesa, ovvero la chiamata dei gentili alla Fede. E il posto della stella è stato preso dal Vangelo, che invita ancora alla conversione di tutte le genti a Cristo, l’Unto di Dio.
Nel 614 la Palestina fu occupata dai Persiani guidati da Re Cosroe II e distrussero quasi tutte le chiese cristiane, risparmiando la Basilica della Natività di Betlemme perché sulla facciata vi era un mosaico raffigurante i Magi vestiti con l’abito tradizionale persiano.
Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: «In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il Milione, cap. 30).
Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, dove erano state portate le salme dei Magi (alle quali era giunta, secondo la Tradizione, sant’Elena) e se ne impossessò. Nel 1164 l’arcicancelliere imperiale Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, le sottrasse e passando in Lombardia, Piemonte, Borgogna, Renania, le traslò nella cattedrale della città tedesca, dove ancora oggi sono conservate. Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie: il 3 gennaio del 1904, l’Arcivescovo Ferrari fece collocare in Sant’Eustorgio alcuni frammenti ossei in un’urna di bronzo con la scritta «Sepulcrum Trium Magorum». Per il 6 gennaio che cosa abbiamo preparato per il Nostro Salvatore? Imitiamo un poco i saggi Sacerdoti venuti dall’Oriente e con semplicità adoriamo Gesù Bambino con l’oro dei nostri sacrifici, l’incenso delle nostre preghiere, la mirra del nostro pentimento.

Autore: Cristina Siccardi
PREGHIERA
Signore, Dio nostro, unitamente allo Spirito santo, Tu hai reso testimonianza con inequivocabile chiarezza a Gesù di Nazaret. Fà di nuovo risuonare la tua voce e donaci il tuo Spirito, perchè possiamo sempre meglio riconoscere e adorare in quest'uomo venuto dalla Galilea il tuo Figlio prediletto, che vive e regna con te nei secoli dei secoli.

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

lunedì 4 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4
LUNEDI' 4 Gennaio 2016
S. Angela da Foligno—feria
GIOVANNI 1, 35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore
BEATA ANGELA da FOLIGNO
Beata Angela da Foligno e il Perdono d’Assisi
05/08/2013 16:08
La terziaria francescana in pellegrinaggio nel 1300 per l’indulgenza della Porziuncola
È rimasto indelebile anche il pellegrinaggio del 1300, fatto in occasione del perdono di Assisi […].
Ancora più importante è quanto il redattore racconta di ciò che avviene il primo agosto, al termine della tradizionale processione pomeridiana dalla Basilica di S. Francesco alla Porziuncola. Angela, che durante la processione ha visto in spirito Dio Trino e Uno abitare nel cuore dei suoi figli spirituali e Cristo crocefisso abbracciarli e accostarli al costato, ha una magnifica visione di Maria, che compie un gesto d'infinita tenerezza: «Mentre tutti ci avvicinavamo alla chiesa della Vergine e Madre di Dio, ecco che la Regina della misericordia e Madre di ogni grazia, chinandosi verso questi suoi figli e figlie, in modo del tutto nuovo e gentile fece scendere su di loro le sue dolci benedizioni. E baciava tutti sul petto, alcuni più altri meno, e altri ancora stringeva tra le sue braccia con tale amore che, apparendo tutta luminosa, sembrava attrarli in una luce quasi infinita dentro il suo petto. Le pareva che la Vergine non avesse braccia umane: vedeva una luce misteriosa e dolcissima nella quale la Vergine li assorbiva tutti racchiudendoli nel suo petto con infinito e materno amore».
È facile immaginare la gioia che tale visione arreca al cuore di Angela. La mattina dello stesso giorno […] il Signore le ha detto: «Tu ti allieterai di questi tuoi Egli e di tutti gli altri» e ha aggiunto: «Tu avrai dei figli e tutti abbiano la mia benedizione, perché tutti i miei figli sono tuoi e tutti i tuoi figli sono miei». Vedere ora che anche la Madonna li benedice con materna tenerezza non può che accrescere a dismisura il gaudio interiore della Veggente.
Il giorno seguente […] mentre Angela sta varcando la soglia della Chiesina per prendere di nuovo l'indulgenza, rapita improvvisamente in estasi e rimasta immobile in mezzo alla folla dei pellegrini, vede sorgere attorno e sopra quel piccolo santuario mariano la grande basilica che sarà realizzata su progetto di G. Alessi solo nel secolo XVI! Ecco il suo racconto: «Vidi davanti a me una chiesa di meravigliosa grandezza e bellezza, improvvisamente ingrandita per opera divina, e in essa non compariva nulla di materiale, ma tutto era assolutamente ineffabile. Io ero tutta stupita per la repentinità con cui, nel momento in cui ponevo il mio piede sulla soglia della chiesa, questa era diventata ai miei occhi tanto grande e bella; sapevo infatti che la chiesa di Santa Maria della Porziuncola era molto piccola».
Anche se qualche studioso ipotizza che il passo possa trovare una spiegazione più convincente nella lieta sorpresa che la Pellegrina ha di fronte al nuovo aspetto assunto dalla cappella in quegli anni (nuovo tetto, decorazione, ecc.), mi sembra preferibile interpretarlo come una prefigurazione della basilica alessiana; così del resto è stato raffigurato nel 1718 da Ippolito Lemmi da Coceto nel chiostro del Convento di San Bartolomeo di Marano, vicino a Foligno, e a questa lettura mi pare spinga il testo latino.
Da: Bernardo Commodi, Esperienza mariana in Angela da Foligno, in Maria, Mater nostra. Riflessioni teologiche, esperienze mistiche e culto, a cura di P.G. Farnedi, Perugia 2013.
MEDITAZIONE
Andrea esprime così l’incontro con Gesù: ‘Abbiamo trovato il Messia, Cristo. Cristiani significa messianici. Il Messia incontrato da questi discepoli è colui che toglie il peccato del mondo, la situazione di violenza e di ingiustizia, e ricrea l’umanità. E’ questo che intendeva Andrea: ‘Ho incontrato colui che ricrea l’umanità, che darà un nuovo inizio alla storia’. E’ un sogno grande. Dobbiamo ri-messianizzare il cristianesimo, risvegliare il sogno di Dio, sognare anche noi questo sogno per riproporlo a tutta la società. Così dovrebbero essere i cristiani: sognatori, entusiasti propulsori dei tempi messianici, e invece… C’è bisogno di una scintilla per risvegliare i cristiani di oggi, per risvegliare la fede in tutto il popolo di Dio! Dunque l’incontro di questi discepoli con Gesù non è del tutto ‘casuale’: erano alla ricerca di qualcosa …..Ci sono delle inquietudini e degli atteggiamenti interiori che ci propiziano l’incontro con Gesù. Per cercare il Regno il primo requisito è essere insoddisfatti di noi stessi e preoccuparci per il ‘mondo’: sul peccato del mondo. Gesù dice: “Venite e vedrete”. E' un invito alla ricerca, a metterci in moto. Ogni vocazione matura in un contesto umano, ma l'elemento fondamentale è sempre la chiamata di Gesù che ci invita ad essere suoi seguaci in vista di una missione...Ci indica un cammino, ma poi il cammino sarà ogni volta nuovo, diverso e unico per ciascuno di noi. La vocazione è quel colore che Dio ha dato all' anima, quella speciale sfumatura, così bella da essere unica e irripetibile. E solo quando avremo scoperto quel colore saremo veramente felici. Perchè tutto ciò che faremo si vestirà di quel colore... E tutto il mondo conoscerà il colore della nostra anima da ciò che saremo e faremo.
S. Francesco, ad esempio, visse fino all’età di 25 anni una vita dissoluta in una benestante famiglia di Assisi. Ma altruista di cuore e avido di gloria, ecco come venne chiamato e sedotto dal buon Dio:
«Una notte, Colui che possiede la verga della giustizia visitò in sogno Francesco con la dolcezza della sua grazia; e poiché era avido di gloria lo sedusse con il miraggio di una gloria più alta»! cfr (F.F. 326). «Infatti subito dopo gli apparve in una visione (in sogno cfr F.F. 326), uno splendido palazzo, in cui scorge armi di ogni specie (armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra cfr F.F. 1399), ed una sposa bellissima. Nel sonno Francesco si sente chiamare per nome e lusingare con la promessa di tutti quei beni» (F.F.586).«Svegliatosi si alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno secondo criteri mondani ... immaginava che sarebbe diventato un principe. Così delibera di partire verso la Puglia per essere creato cavaliere» (F.F.1399).
«Messosi dunque in cammino giunse fino a Spoleto, e qui ... mentre riposava nel dormiveglia, intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: “Chi può esserti più utile. Il Padrone o il servo?”
Rispose: “Il Padrone!”.
Quello riprese: “Perchè dunque abbandoni il Padrone per seguire il servo, e il Principe per il suddito?”
Allora Francesco interrogò: “Signore che vuoi ch’ io faccia?”.
Concluse la voce: “Ritorna nella tua città (natale cfr F.F. 587), e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa, devi interpretarla in tutt’altro senso!”
Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Mentre il sogno precedente lo aveva mandato quasi fuori di sè per la felicità, questa nuova visione, lo obbligò a raccogliersi dentro di sè. Attonito – pensava e ripensava – così intensamente al messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiudere occhio. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo* verso Assisi, lieto ed esultante. E aspettava che Dio, dal quale aveva udito la voce, gli facesse comprendere la Sua volontà. Ormai il suo cuore era cambiato ... solo bramava di conformarsi al volere divino» cfr (F.F. 1401).
Si, questo era diventato il suo unico desiderio, conformarsi totalmente alla volontà del Signore !
PREGHIERA
Signore Gesù, Tu hai chiamato alcuni uomini che ti seguivano senza conoscerti veramente, ma che erano alla ricerca del messia. Anche noi ti cerchiamo spesso senza sapere chi sei o dove ti possiamo trovare. Facci vedere dove abiti nel nostro mondo di oggi e donaci di impegnarci totalmente al tuo servizio. Tu che sei il nostro unico Signore e maestro, e regni col Padre e lo Spirito santo nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 Gennaio 2016


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5

MARTEDI' 5 Gennaio 2016


GIOVANNI 1, 43-51
Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1882

CAPITOLO XLIV

Come a frate Currado apparve la madre di Cristo e santo Giovanni Vangelista e santo Francesco; e dissegli quale di loro portò più dolore della passione di Cristo.

1882 Al tempo che dimoravano insieme nella custodia d' Ancona, nel luogo di Forano, frate Currado e frate Pietro sopraddetti (li quali erano due stelle lucenti nella provincia della Marca e due uomini celestiali); imperciò che tra loro era tanto amore e tanta carità che uno medesimo cuore e una medesima anima parea in loro due, e' si legarono insieme a questo patto, che ogni consolazione, la quale la misericordia di Dio facesse loro, eglino se la dovessino insieme rivelare l' uno all' altro in carità
Fermato insieme questo patto, addivenne che un dl istando frate Pietro in orazione e pensando divotissimamente la passione di Cristo; e come la Madre di Cristo beatissima e Giovanni Evangelista dilettissimo discepolo e santo Francesco erano dipinti appiè della croce, per dolore mentale crocifissi con Cristo, gli venne desiderio di sapere quale di quelli tre avea avuto maggior dolore della passione di Cristo, o la Madre la quale l' avea generato, o il discepolo il quale gli avea dormito sopra il petto o santo Francesco il quale era con Cristo crocifisso. E stando in questo divoto pensiero, gli apparve la vergine Maria con santo Giovanni Vangelista e con santo Francesco, vestiti di nobilissimi vestimenti di gloria beata; ma già santo Francesco parea vestito di più bella vesta che santo Giovanni. E istando frate Pietro tutto ispaventato di questa visione, santo Giovanni il confortò e dissegli: « Non temere, carissimo frate, imperò che noi siamo venuti a consolarti e a dichiararti del tuo dubbio. Sappi adunque che la Madre di Cristo ed io sopra ogni creatura ci dolemmo della passione di Cristo; ma dopo noi santo Francesco n' ebbe maggiore dolore che nessuno altro; e però tu lo vedi in tanta gloria ». E frate Pietro il domanda: « Santissimo Apostolo di Cristo, perchè pare il vestimento di santo Francesco più bello che 'l tuo?». Risponde santo Giovanni: « La cagione si è questa: imperò che, quando egli era nel mondo, egli portò indosso più vili vestimenti che io ». E dette queste parole, santo Giovanni diede a frate Pietro uno vestimento glorioso il quale egli portava in mano e dissegli: « Prendi questo vestimento, il quale io sl ho arrecato per darloti ». E volendo santo Giovanni vestirlo di quello vestimento, e frate Pietro cadde in terra istupefatto e cominciò a gridare: « Frate Currado, frate Currado carissimo, soccorrimi tosto, vieni a vedere cose maravigliose! ». E in queste parole, questa santa visione sparve. Poi venendo frate Currado, sì gli disse ogni cosa per ordine, e ringraziarono Iddio.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

MEDITAZIONE
Vocazione e conversione sono sempre iniziative di Dio. Nel racconto evangelico troviamo atteggiamenti molto diversi: alcuni rispondono immediatamente alla chiamata, mentre altri hanno bisogno di compiere un certo cammino per arrivare a poco a poco, se sono leali, a riconoscere ed accettare le esigenze divine. Ma in entrambi i casi l'elemento decisivo è l'iniziativa del Figlio di Dio In Gesù si concretizza la realtà prefigurata dalla scala che Giacobbe aveva visto in sogno, sulla quale gli angeli salivano e scendevano: questa promessa di armonia fra cielo e terra si è realizzata nel Figlio dell’Uomo che ci ha aperto il cammino verso il cielo perché vedessimo, come Giacobbe (Gen 32,30), il volto di Dio, e questa volta realmente, non in sogno. Il legame viene ristabilito nella persona di Gesù.

PREGHIERA
Signore Gesù, noi cominciamo a conoscerti come figlio di Giuseppe e abitante nella Galilea: abbi pazienza con noi; guidaci verso di te ad ogni svolta della nostra strada, in modo che possiamo scoprire sempre meglio che Tu sei il Figlio di Dio, che vive con il Padre e con lo Spirito per i secoli dei secoli .

“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

domenica 3 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3
DOMENICA 3 Gennaio 2016
GIOVANNI 1, 1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1881
1881 Il detto frate Currado da Offida, mirabile zelatore della evangelica povertà e della regola di santo Francesco, fu di sì religiosa vita e di sì grande merito appo Iddio, che Cristo benedetto l' onorò, nella vita e nella morte, di molti miracoli.
Tra' quali una volta, essendo venuto al luogo d' Offida forestiere, li frati il pregarono per l' amore di Dio e della carità, ch' egli ammonisse uno frate giovane che era in quello luogo, lo quale si portava sì fanciullescamente e disordinatamente e dissolutamente, che li vecchi e li giovani di quella famiglia turbava dello ufficio divino, e delle altre regolari osservanze o niente o poco si curava. Di che frate Currado per compassione di quello giovane e per li prieghi de' frati, chiamò un dì a sparte il detto giovane e in fervore di carità gli disse sì efficaci e divote parole d' ammaestramento, che con la operazione della divina grazia colui subitamente diventò, di fanciullo, vecchio di costumi e sì obbediente e benigno e sollecito e divoto, e appresso sì pacifico e servente e a ogni cosa virtuosa sì studioso, che come prima tutta la famiglia era turbata per lui, così per lui tutti n' erano contenti e consolati e fortemente l' amavano.
Addivenne, come piacque a Dio, che pochi dì poi dopo questa sua conversione, il detto giovane si morì, di che li detti frati si dolsono; e pochi dì poi dopo la sua morte l' anima sua apparve a frate Currado, istandosi egli divotamente in orazione dinanzi allo altare del detto convento e sì lo saluta divotamente come padre; e frate Currado ii dimanda: « Chi se' tu? ». Risponde: « Io sono l' anima di quel frate giovane che morì in questi dì ». E frate Currado: « O figliuolo mio carissimo, che è di te? >>. Risponde: « Padre carissimo, per la grazia di Dio e per la vostra dottrina, ènne bene, però ch' io non sono dannato, ma per certi miei peccati, li quali io non ebbi tempo di purgare sofficientemente, sostegno grandissime pene di purgatorio; ma io priego te, padre, che, come per la tua piatà mi soccorresti, quand' io era vivo, così ora ti piaccia di soccorrermi nelle mie pene, dicendo per me alcuno paternostro, chè la tua orazione è molto accettevole nel cospetto di Dio >>. Allora frate Currado, consentendo benignamente alle sue preghiere e dicendo una volta il paternostro con requiem aeternam, disse quella anima: « O padre carissimo, quanto bene e quanto refrigerio io sento! Ora io ti priego, che tu lo dica un' altra volta ». E frate Currado il dice un' altra volta; e detto che l' ebbe, dice l'anima: « Santo padre, quando tu ori per me, tutto mi sento alleviare; onde io ti priego che tu non resti di orare per me ». Allora frate Currado, veggendo che quella anima era così aiutata con le sue orazioni, sì disse per lui cento paternostri; e compiuti che gli ebbe, disse quell' anima: « Io ti ringrazio, padre carissimo, dalla parte di Dio della carità che hai avuto verso di me, imperò che per la tua orazione io sono liberato da tutte le pene e sì me ne vo al regno celestiale ». E detto questo, si partì quella anima. Allora frate Currado, per dare allegrezza e conforto alli frati, loro recitò per ordine tutta questa visione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
MEDITAZIONE
Dio nessuno lo ha mai visto né lo può vedere. Ma il Figlio unigenito, Sapienza di Dio, ce lo ha fatto conoscere. In Lui, Dio ha assunto un volto d'uomo e si è espresso con parole umane. Da allora l'accoglienza o il rifiuto di Dio passa attraverso l'accoglienza o il rifiuto del suo Cristo. Giovanni colloca il Verbo in Dio, presentandone la preesistenza eterna, l'intimità di vita con il Padre e la sua natura divina. Il Verbo non solo è vicino al Padre, ma rivolto verso il Padre in atteggiamento di ascolto e di obbedienza. A chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. L’uomo è chiamato a divenire partecipe della stessa filiazione divina del Verbo: ad essere nel Verbo Incarnato figlio del Padre. Ogni uomo è fatto per la luce ed è chiamato ad essere illuminato dal Verbo con la luce eterna di Dio, che è la vita stessa del Padre donata al Figlio. Ogni credente può attingere a piene mani da questa fonte di vita ed essere partecipe del dono della verità che è in Gesù. La vita di figlio di Dio entra nell'uomo mediante la fede. Il Figlio di Dio infatti si è fatto uomo per rendere tutti gli uomini partecipi della sua realtà di Figlio e introdurli nella vita di Dio. Per amore di Dio e della carità, come frate Currado, anche noi preghiamo per la salvezza di tutte le anime: invochiamo la divina misericordia specialmente per le anime sante del Purgatorio.
PREGHIERA
Padre di eterna gloria,
che nel tuo unico Figlio ci hai scelti e amati
prima della creazione del mondo
e in lui, sapienza incarnata,
sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda,
illuminaci con il tuo Spirito,
perché accogliendo il mistero del tuo amore,
pregustiamo la gioia che ci attende,
come figli ed eredi del regno. Per Gesù Cristo, nostro Signore.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

venerdì 1 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 Gennaio 2016

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2
SABATO 2 Gennaio 2016
SS. BASILIO E GREGORIO—memoria--
GIOVANNI 1, 19-28
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore.
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO 1881
CAPITOLO XLIII
Come frate Currado da Offida convertì un frate giovane, molestando egli gli altri frati. E come il detto frate giovane morendo, egli apparve al detto frate Currado, pregandolo che orasse per lui. E come lo liberò per la sua orazione delle pene grandissime del purgatorio.
1881 Il detto frate Currado da Offida, mirabile zelatore della evangelica povertà e della regola di santo Francesco, fu di sì religiosa vita e di sì grande merito appo Iddio, che Cristo benedetto l' onorò, nella vita e nella morte, di molti miracoli.
Tra' quali una volta, essendo venuto al luogo d' Offida forestiere, li frati il pregarono per l' amore di Dio e della carità, ch' egli ammonisse uno frate giovane che era in quello luogo, lo quale si portava sì fanciullescamente e disordinatamente e dissolutamente, che li vecchi e li giovani di quella famiglia turbava dello ufficio divino, e delle altre regolari osservanze o niente o poco si curava. Di che frate Currado per compassione di quello giovane e per li prieghi de' frati, chiamò un dì a sparte il detto giovane e in fervore di carità gli disse sì efficaci e divote parole d' ammaestramento, che con la operazione della divina grazia colui subitamente diventò, di fanciullo, vecchio di costumi e sì obbediente e benigno e sollecito e divoto, e appresso sì pacifico e servente e a ogni cosa virtuosa sì studioso, che come prima tutta la famiglia era turbata per lui, così per lui tutti n' erano contenti e consolati e fortemente l' amavano.
Addivenne, come piacque a Dio, che pochi dì poi dopo questa sua conversione, il detto giovane si morì, di che li detti frati si dolsono; e pochi dì poi dopo la sua morte l' anima sua apparve a frate Currado, istandosi egli divotamente in orazione dinanzi allo altare del detto convento e sì lo saluta divotamente come padre; e frate Currado ii dimanda: « Chi se' tu? ». Risponde: « Io sono l' anima di quel frate giovane che morì in questi dì ». E frate Currado: « O figliuolo mio carissimo, che è di te? >>. Risponde: « Padre carissimo, per la grazia di Dio e per la vostra dottrina, ènne bene, però ch' io non sono dannato, ma per certi miei peccati, li quali io non ebbi tempo di purgare sofficientemente, sostegno grandissime pene di purgatorio; ma io priego te, padre, che, come per la tua piatà mi soccorresti, quand' io era vivo, così ora ti piaccia di soccorrermi nelle mie pene, dicendo per me alcuno paternostro, chè la tua orazione è molto accettevole nel cospetto di Dio >>. Allora frate Currado, consentendo benignamente alle sue preghiere e dicendo una volta il paternostro con requiem aeternam, disse quella anima: « O padre carissimo, quanto bene e quanto refrigerio io sento! Ora io ti priego, che tu lo dica un' altra volta ». E frate Currado il dice un' altra volta; e detto che l' ebbe, dice l'anima: « Santo padre, quando tu ori per me, tutto mi sento alleviare; onde io ti priego che tu non resti di orare per me ». Allora frate Currado, veggendo che quella anima era così aiutata con le sue orazioni, sì disse per lui cento paternostri; e compiuti che gli ebbe, disse quell' anima: « Io ti ringrazio, padre carissimo, dalla parte di Dio della carità che hai avuto verso di me, imperò che per la tua orazione io sono liberato da tutte le pene e sì me ne vo al regno celestiale ». E detto questo, si partì quella anima. Allora frate Currado, per dare allegrezza e conforto alli frati, loro recitò per ordine tutta questa visione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
MEDITAZIONE
La subordinazione del Battista a Gesù è totale. Con la parola e con la vita egli offre al Messia una testimonianza che cerca di suscitare la fede di tutti verso il grande sconosciuto che vive tra gli uomini e che essi non conoscono. La sua umiltà e la sua fedeltà sono esemplari: egli allontana sempre più l'attenzione e lo sguardo da sé per orientare tutti verso il suo Signore. La via dell'umiltà conduce sulle vie che anche Francesco ha percorso, cioè del riconoscimento di ciò che veramente siamo agli occhi di Dio. Molti pensano che per essere credenti occorra dimenticare se stessi. Il vangelo, invece, pone al discepolo la domanda cruciale: che dici di te stesso? Giovanni Battista non si prende per Dio e, alla luce della Parola, pieno dell'esperienza di Dio, dice di essere solo una voce. Il più grande uomo mai nato sulla terra sa dire di se stesso che è una voce imprestata alla Parola di Dio. E noi, cosa diciamo di noi stessi?
PREGHIERA
Signore Gesù, il più grande dei figli degli uomini si è dichiarato indegno di sciogliere il legaccio di tuoi sandali. Insegnaci sull'esempio di Giovanni, a non dire nulla di noi stessi, ma ad essere testimoni trasparenti della tua presenza nel mondo. Tu che condividi la nostra vita e quella del Padre, nei secoli dei secoli.
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen