domenica 6 maggio 2018

SAN VANGELO E IL VANGELO 6 MAGGIO 2018



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 126
DOMENICA 6 MAGGIO 2018
GIOVANNI 15,9-17
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 773
Il beato padre pretendeva tutti questi requisiti anche nei ministri provinciali, quantunque nel ministro generale le singole qualità debbano eccellere in modo particolare. Li voleva affabili verso gli inferiori, e tanto benigni e sereni che i colpevoli non avessero timore di affidarsi al loro affetto. Come pure, che fossero moderati nei comandi, benevoli nelle mancanze, più facili a sopportare che a ritorcere le offese, nemici dichiarati dei vizi e medici per i peccatori. In una parola, esigeva in essi una condotta tale che la loro vita fosse specchio di disciplina per tutti gli altri. Però voleva anche che fossero circondati di ogni onore ed affetto, come coloro da portano il peso delle preoccupazioni e delle fatiche.
E diceva che sono degni di grandissimi premi davanti a Dio quelli che con tale animo e tale norma governano le anime loro affidate.
MEDITAZIONE
Dalla fedeltà alla parola di Gesù scaturisce una gioia profonda e duratura, quella di sapersi amati dal Signore e di vivere, come Lui, uniti al Padre. Amare e sentirsi amati è una della aspirazioni più profondi, importanti ed urgenti nella vita di ogni essere umano e ciò sia nelle nostre mutue relazioni, sia soprattutto nei confronti del Signore. Il contrario è sempre motivo di un profondo ed insanabile malessere, che spesso degenera in depressione, solitudine e abbandono. Come l’amore che ci viene donato è della stessa natura e della stessa intensità con cui Padre e Figlio vivono l’intimità divina, così anche la nostra obbedienza a Cristo deve avere le stesse caratteristiche di quella praticata da Gesù nei confronti del Padre suo. Dalla consapevolezza di essere amati e dalla certezza di essere noi capaci di amare sgorga la vera gioia nel cuore dell’uomo: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». L'amore per Cristo riempiva di gioia il cuore di Francesco: cercava di vivere sempre sotto il suo sguardo d'amore. Era così unito a Cristo che meritò il dono più grande, le stimmate. "Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I'amante nella immagine stessa
dell'amato. Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell'arcangelo Michele. Perciò l'uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l'effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri".
PREGHIERA
O Dio, che ci hai amati per primo
e ci hai donato il tuo Figlio,
perché riceviamo la vita per mezzo di lui,
fa’ che nel tuo Spirito
impariamo ad amarci gli uni gli altri
come lui ci ha amati,
fino a dare la vita per i fratelli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 5 Maggio 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 125
SABATO 5 MAGGIO 2018
S.GOTTARDO
GIOVANNI 15,18-21
Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 775
Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicitā, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicitā, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto.

E' quella che pone la sua gloria nel timore del Signore, e che non sa dire né fare il male. La semplicitā che esamina se stessa e non condanna nel suo giudizio nessuno, che non desidera per sé alcuna carica, ma la ritiene dovuta e la attribuisce al migliore. Quella che non stimando un gran che le glorie della Grecia, preferisce l'agire all'imparare o all'insegnare. Č la semplicitā che in tutte le leggi divine lascia le tortuositā delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiositā a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza ma il midollo, non il guscio ma il nōcciolo, non molte cose ma il molto, il sommo e stabile Bene.
E' questa la semplicitā che il Padre esigeva nei frati letterati e in quelli senza cultura, perché non la riteneva contraria alla sapienza, ma giustamente sua sorella germana, quantunque ritenesse che pių facilmente possono acquistarla e praticarla coloro che sono poveri di scienza. Per questo, nelle Lodi che compose riguardo alle virtų, dice: "Ave, o regina sapienza. Il Signore ti salvi con la tua sorella, la pura santa semplicitā".
MEDITAZIONE
Gesù mostra con chiarezza come il suo ideale d'amore deve essere legato all'umanità, alla semplicità, all'assenza di pretese mondane. Perciò i suoi discepoli devono essere piuttosto pronti all'incomprensione, ai dispetti, al rifiuto come è stato per il loro Maestro. Le difficoltà dei discepoli di fronte al mondo, il rifiuto, le persecuzioni, il disprezzo, non sono che un riflesso della passione del maestro, sono la condivisione nella sorte di Gesù che un discepolo non potrà evitare né respingere: "Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (15, 20). Ma non ci spaventiamo di fronte alla derisione e all'incomprensione del mondo, Dio è con noi, niente ci manca. Francesco imitava il Cristo nella predicazione e anche lui subiva persecuzioni. " Ma il suo più alto e appassionato impegno fu quello di possedere e
conservare in se stesso la gioia spirituale.
Affermava: « Se il servo di Dio si preoccuperà di avere e conservare abitualmente la gioia interiore ed esteriore, gioia che sgorga da un cuore puro, in nulla gli possono nuocere i demoni, che diranno: --Dato che questo servo di Dio si mantiene lieto nella tribolazione come nella prosperità, non troviamo una breccia per entrare in lui e fargli danno--».

PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno,
che nel battesimo ci hai comunicato la tua stessa vita,
fa’ che i tuoi figli,
rinati alla speranza dell’immortalità,
giungano con il tuo aiuto alla pienezza della gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 6 Maggio 2018


SAN FRANCESCO E IL VANGELO 126
DOMENICA 6 MAGGIO 2018
GIOVANNI 15,9-17
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 773
Il beato padre pretendeva tutti questi requisiti anche nei ministri provinciali, quantunque nel ministro generale le singole qualità debbano eccellere in modo particolare. Li voleva affabili verso gli inferiori, e tanto benigni e sereni che i colpevoli non avessero timore di affidarsi al loro affetto. Come pure, che fossero moderati nei comandi, benevoli nelle mancanze, più facili a sopportare che a ritorcere le offese, nemici dichiarati dei vizi e medici per i peccatori. In una parola, esigeva in essi una condotta tale che la loro vita fosse specchio di disciplina per tutti gli altri. Però voleva anche che fossero circondati di ogni onore ed affetto, come coloro da portano il peso delle preoccupazioni e delle fatiche.
E diceva che sono degni di grandissimi premi davanti a Dio quelli che con tale animo e tale norma governano le anime loro affidate.

MEDITAZIONE
Dalla fedeltà alla parola di Gesù scaturisce una gioia profonda e duratura, quella di sapersi amati dal Signore e di vivere, come Lui, uniti al Padre. Amare e sentirsi amati è una della aspirazioni più profondi, importanti ed urgenti nella vita di ogni essere umano e ciò sia nelle nostre mutue relazioni, sia soprattutto nei confronti del Signore. Il contrario è sempre motivo di un profondo ed insanabile malessere, che spesso degenera in depressione, solitudine e abbandono. Come l’amore che ci viene donato è della stessa natura e della stessa intensità con cui Padre e Figlio vivono l’intimità divina, così anche la nostra obbedienza a Cristo deve avere le stesse caratteristiche di quella praticata da Gesù nei confronti del Padre suo. Dalla consapevolezza di essere amati e dalla certezza di essere noi capaci di amare sgorga la vera gioia nel cuore dell’uomo: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». L'amore per Cristo riempiva di gioia il cuore di Francesco: cercava di vivere sempre sotto il suo sguardo d'amore. Era così unito a Cristo che meritò il dono più grande, le stimmate. "Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I'amante nella immagine stessa
dell'amato. Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell'arcangelo Michele. Perciò l'uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l'effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri".

PREGHIERA
O Dio, che ci hai amati per primo
e ci hai donato il tuo Figlio,
perché riceviamo la vita per mezzo di lui,
fa’ che nel tuo Spirito
impariamo ad amarci gli uni gli altri
come lui ci ha amati,
fino a dare la vita per i fratelli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

venerdì 4 maggio 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 4 Maggio 2018

  
SAN FRANCESCO E IL VANGELO 124
VENERDI' 4 MAGGIO 2018
S.ANTONINA
GIOVANNI 15, 12-17
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 774
Fu interrogato una volta da un frate perché avesse rinunciato alla cura di tutti i frati e li avesse affidati a mani altrui, come se non gli appartenessero in nessun modo. "Figlio,-- rispose--io amo i frati come posso. Ma se seguissero le mie orme, li amerei certamente di pių e non mi renderei estraneo a loro. Vi sono alcuni tra i prelati, che li trascinano per altre strade, proponendo loro gli esempi degli antichi e facendo poco conto dei miei ammonimenti. Ma si vedrā alla fine cosa fanno ".
E poco dopo, mentre era molto ammalato, nella veemenza dello spirito, si drizzō sul lettuccio: "Chi sono--esclamō--questi che mi hanno strappato dalle mani l'Ordine mio e dei frati? Se andrō al Capitolo generale, mostrerō loro qual'è la mia volontā ".
Insisté il frate: "Non cambierai forse anche quei ministri provinciali, che cosė a lungo hanno abusato della libertā?". Il Padre gemendo diede questa terribile risposta: "Vivano pure come a loro piace, perché la perdizione di pochi č di minor danno che quella di molti!".
Non si riferiva a tutti, ma ad alcuni che per l'eccessiva lunghezza di superiorato sembravano pretenderlo come ereditā.
A qualunque categoria poi di superiori regolari, raccomandava questo soprattutto: di non mutare le usanze se non in meglio, di non mendicare né cattivarsi favori; di non esercitare un potere, ma compiere un dovere.
MEDITAZIONE
L'amore fraterno si fonda sul comandamento di Cristo e sull'esempio della sua vita e della sua morte.
Per Gesù l'amicizia ha un significato ben preciso, da vivere come un sentimento che conduce oltre al voler bene alla persona, anche al rispetto di quest'ultima, con la quale condividere a volte momenti della propria vita quotidiana, nel bene e nel male; agli amici con si chiede di essere serviti, ma di poterli servire quando questo è necessario, arrecare sollievo e non dolore, regalare gioia e serenità e non tristezza e angoscia. Le amicizie si scelgono, non si impongono, e l'esempio che Gesù ci fa è davvero illuminante: in nome di questa amicizia ci fa conoscere il Padre. Santa Chiara ha scritto nel suo Testamento: "Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l'esempio ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di Lui." FF2824.
Perciò, fratelli, siamo giusti con gli altri solo se li amiamo.
PREGHIERA
Donaci, o Padre, di uniformare la nostra vita
al mistero pasquale che celebriamo nella gioia,
perché la potenza del Signore risorto
ci protegga e ci salvi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

giovedì 3 maggio 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 3 Maggio 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 123
GIOVEDI' 3 MAGGIO 2018
SS.FILIPPO E GIACOMO AP.-festa-
GIOVANNI 14, 6-14
Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
Parola del Signore
Dalla LEGGENDA PERUGINA 1580
VISITA DEL CARDINALE UGOLINO ALLA PORZIUNCOLA 
1580 33. Diceva Francesco che i frati dovevano avere mense così umili e modeste, affinché i secolari ne restassero edificati. E se vi era invitato qualche povero, sedesse insieme con i frati,e non lui per terra e loro in alto.Papa Gregorio, quando era vescovo di Ostia, venuto al luogo della Porziuncola, entrò nell'abitazione dei frati. Andò a vedere il dormitorio, con molti cavalieri, monaci e altri ecclesiastici del suo seguito. Nell'osservare che i frati si coricavano per terra, su poca paglia, senza cuscini, con delle misere coperte quasi tutte sfilacciate e a brandelli, si mise a piangere
davanti a tutti e diceva: « Ecco dove riposano i frati. Sventurati noi, che ci permettiamo tante superfluità. Che sarà di noi? ». Sia lui che gli accompagnatori ne rimasero molto edificati. E non vide in quel luogo nessuna mensa, poiché i frati mangiavano seduti per terra. Sebbene il luogo della Porziuncola fin dai primordi, quando cioè venne fondato, fosse il più frequentato dai frati di tutto l'Ordine ( invero, tutti quelli che si facevano frati, prendevano l'abito a Santa Maria degli Angeli), tuttavia i frati di questa comunità mangiavano sempre per terra, pochi o molti che fossero. E finché visse Francesco, conformandosi all'esempio e al volere di lui, prendevano i loro pasti accomodandosi a terra.

MEDITAZIONE
“Se conoscete me, conoscerete anche il Padre” (Gv 14,7). Conoscere Gesù significa conoscere il Padre, Dio amore. Gli apostoli conoscono già il Padre e in qualche modo lo hanno visto nel Figlio, nel suo dono di amore. La domanda di Filippo e la riposta di Gesù (Gv 14,8-10) indicano unità tra il Padre e il Figlio, così stretta che sono parole e opere di salvezza, di amore, di dono di vita. L’opera di Gesù rappresenta la prova migliore di questa unità. 
Ora Gesù fa due magnifiche promesse. In primo luogo promette al credente che compirà opere più grandi ancora delle sue (Gv 14,12) e poi promette di ascoltare sempre la preghiera di colui che la rivolgerà al Padre nel suo nome (Gv 14,13-14). Anche noi, in Gesù, siamo figli del Padre ! Francesco aveva compreso almeno in parte il mistero divino, “.Aveva infatti gustato e provato personalmente quanto è dolce, soave e buono il Dio d'Israele per i retti di cuore (Sal 72,1), che lo cercano sempre con semplicità pura e con purezza vera. La dolcezza e soavità, che egli sentiva infusa dall'alto nella sua anima, dono rarissimo concesso a pochissimi, lo spingeva a dimenticare totalmente se stesso, e allora, riboccante di tale gaudio, bramava con tutte le forze ascendere alla vita immortale degli spiriti eletti, dove uscendo da se stesso col desiderio in parte si era già elevato. Ripieno dello spirito di Dio, era pronto ad affrontare qualsiasi angustia di spirito, qualsiasi tormento nel corpo, a patto che gli fosse concesso quanto bramava: che si compisse in lui totalmente la misericordiosa volontà del Padre celeste”. .Comportiamoci in modo da meritare anche noi la dolcezza e la soavità dell'amore di Dio e la sua misericordia!

PREGHIERA
O Dio, nostro Padre,
che rallegri la Chiesa
con la festa degli apostoli Filippo e Giacomo,
per le loro preghiere concedi al tuo popolo
di comunicare al mistero della morte e risurrezione
del tuo unico Figlio,
per contemplare in eterno la gloria del tuo volto.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
“ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

mercoledì 2 maggio 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 2 MAGGIO 2018



SAN FRANCESCO E IL VANGELO 122
MERCOLEDI' 2 MAGGIO 2018
S.ATANASIO-memoria-
GIOVANNI 15,1-8
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore
VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO 772 186. "Vorrei che tutti l'onorassero come rappresentante di Cristo, e si provvedesse a tutte le sue necessità con ogni benevolenza. Da parte sua non dovrebbe lasciarsi solleticare dagli onori, né provare più gusto dei favori che delle ingiurie. Se a volte, perché debole o stanco, avesse bisogno di un cibo più abbondante, sarebbe opportuno lo prendesse non di nascosto, ma in luogo pubblico per togliere ad altri il rossore di dovere provvedere alla propria debolezza fisica.
"È suo compito soprattutto indagare nel segreto delle coscienze per estrarre la verità dalle vene più occulte, ma non presti orecchio a chi fa pettegolezzi. Infine, deve essere tale da non macchiare in nessun modo l'aspetto virile della giustizia per la smania di mantenere la carica, e che senta più un peso che un onore sì alto ufficio. Guardi tuttavia che l'eccessiva bontà non generi rilassamento, né la condiscendenza colpevole il dissolvimento della disciplina, in modo da essere amato da tutti, ma anche non meno temuto da quanti operano il male.
"Vorrei anche che avesse come collaboratori persone fornite di onestà e che si presentino, come lui, esempio di ogni virtù: rigidi contro le attrattive mondane, forti contro le difficoltà, e tanto convenientemente affabili, da accogliere con santa affabilità quanti ricorrono a loro.
"Ecco--concluse--come dovrebbe essere il ministro generale dell'Ordine".
MEDITAZIONE
La vera vigna di Dio di cui parlano i profeti è il Figlio che comunica la vita ai suoi. Uniti a Lui potremo portare un frutto che rimane. In verità, Gesù indicava una via semplice per restare con lui; si rimane in lui se le "sue parole rimangono in noi". E' la via che intraprese Maria, sua madre, la quale "conservava nel suo cuore tutte queste cose". E' la via che scelse Maria la sorella di Lazzaro, che restava ai piedi di Gesù. E' la via tracciata per ogni discepolo. Nella tradizione bizantina c'è una splendida icona che riproduce plasticamente questa parabola evangelica. Al centro è dipinto il tronco della vite su cui è seduto Gesù con la Scrittura aperta. Dal tronco partono dodici rami su ognuno dei quali è seduto un apostolo, con la Scrittura aperta tra le mani.
E' l'icona della nuova vigna, l'immagine della nuova comunità che ha origine da Gesù, vera vite. Quel libro aperto che sta nelle mani di Gesu è lo stesso che hanno gli apostoli: è la vera linfa' che permette di "non amare a parole né con la lingua. ma coi fatti e nella verità". Francesco amava Dio con tutto il cuore e ha scritto questa stupenda preghiera: FF261
"Lodi di Dio Altissimo
Tu sei santo, Signore solo Dio,
che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei Altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra.
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carita', Tu sei sapienza,
Tu sei umilta', Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quite,
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore,
Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza,
Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carita'.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore.
PREGHIERA
Signore Gesù, noi accettiamo volentieri di rimanere in te, ma non siamo altrettanto disponibili a essere purificati e "potati". Donaci di essere profondamente uniti a te, come il tralcio alla vite, e aiutaci a non sottrarci alle esigenze di questa unione. Potremo allora portare frutto per la gloria del Padre, che vive con te nell'unità dello Spirito santo, per i secoli dei secoli.
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen

martedì 1 maggio 2018

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 1 MAGGIO 2018

 

SAN FRANCESCO E IL VANGELO 121
MARTEDI' 1 MAGGIO 2018
S.GIUSEPPE LAVORATORE
MATTEO 13, 54-58
Non è costui il figlio del falegname?
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Parola del Signore
Leggenda Maggiore di San Bonaventura XI, 1: FF 1187
1187 1. La dedizione instancabile alla preghiera, insieme con l'esercizio ininterrotto delle virtù, aveva fatto pervenire l'uomo di Dio a così grande chiarezza di spirito che, pur non avendo acquisito la competenza nelle sacre Scritture mediante lo studio e l'erudizione umana, tuttavia, irradiato dagli splendori della luce eterna, scrutava le profondità delle Scritture con intelletto limpido e acuto. Il suo ingegno, puro da ogni macchia, penetrava il segreto dei misteri, e dove la scienza dei maestri resta esclusa, egli entrava con l'affetto dell'amante. Leggeva, di tanto in tanto, i libri sacri e riteneva tenacemente impresso nella memoria quanto aveva una volta assimilato: giacché ruminava continuamente con affettuosa devozione ciò che aveva ascoltato con mente attenta. 1188 Una volta i frati gli chiesero se aveva piacere che le persone istruite, entrate nell'Ordine, si applicassero allo studio della Scrittura; ed egli rispose: “ Ne ho piacere, sì; purché, però, sull'esempio di Cristo, di cui si legge non tanto che ha studiato quanto che ha pregato, non trascurino di dedicarsi all'orazione e purché studino non tanto per sapere come devono parlare, quanto per mettere in pratica le cose apprese, e, solo quando le hanno messe in pratica, le propongano agli altri. Voglio che i miei frati siano discepoli del Vangelo e progrediscano nella conoscenza della verità, in modo tale da crescere contemporaneamente nella purezza della semplicità. Così non disgiungeranno la semplicità della colomba dalla prudenza del serpente, che il Maestro insuperabile ha congiunto con la sua parola benedetta

MEDITAZIONE
Dio stesso, di fronte alla rettitudine morale ed alla santità di vita di Giuseppe, non ha trovato persona migliore a cui affidare l’Unigenito, il Verbo incarnato. Ciò che per gli abitanti di Nazareth sembrava una vergogna in realtà è motivo di grande onore per Gesù. Stiamo attenti! Anche noi spesso, a causa della mentalità del mondo in cui viviamo, pensiamo che ci si può vergognare dell’onestà e del guadagno frutto di duro lavoro.Ogni lavoro vale se è ispirato alla parola di Dio. "Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre". Impariamo da Gesù, che volle condividere la condizione operaia di Giuseppe e imparare il suo lavoro per continuare l’opera della creazione del Padre, e........ imitiamo Francesco, che non disgiunse mai la semplicità della colomba dalla prudenza del serpente, per progredire sempre più nella conoscenza della verità e crescere nella semplicità.

PREGHIERA
O Dio, che nella tua provvidenza hai chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro al disegno della creazione, fa’ che per l’intercessione e l’esempio di san Giuseppe siamo fedeli alle responsabilità che ci affidi, e riceviamo la ricompensa che ci prometti.
Per Cristo nostro Signore.
ACTIONES NOSTRAS”
(Indulgenza parziale se recitata ogni giorno)
“Ispira le nostre azioni o Signore e accompagnale con il tuo santo aiuto, perchè ogni nostra azione abbia da te il suo inizio ed in te il suo compimento” Amen.